Pazienti picchiati e abusi in strutture socio-sanitarie dell’Agro Aversano: quattro arresti e un divieto di dimora

0
Maltrattamenti Agro Aversano
L'inchiesta della Procura di Napoli Nord riguarda presunti maltrattamenti e abusi all'interno di strutture socio-sanitarie dell'Agro Aversano.

L’inchiesta della Procura di Napoli Nord ipotizza maltrattamenti sistematici, una presunta violenza sessuale e irregolarità nella gestione di cinque comunità tra Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta

Un sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe trasformato strutture destinate all’assistenza di persone fragili in luoghi di maltrattamenti, abusi e gravi irregolarità. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che questa mattina ha portato i carabinieri della Compagnia di Casal di Principe a eseguire quattro misure cautelari – un arresto in carcere e tre ai domiciliari – oltre a un divieto di dimora nei confronti di cinque persone.

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale, truffa, violenza privata, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, con l’aggravante di aver agito nei confronti di persone particolarmente vulnerabili. Le accuse sono allo stato delle indagini e dovranno essere verificate nel prosieguo del procedimento.

L’inchiesta sulle comunità dell’Agro Aversano

Le indagini, svolte tra luglio 2025 e marzo 2026, hanno interessato cinque strutture socio-sanitarie, assistenziali, educative e riabilitative situate nei comuni di Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta.

Secondo la ricostruzione della Procura, il legale rappresentante, la coordinatrice e alcune educatrici avrebbero gestito le comunità violando sistematicamente i diritti degli ospiti.

Le vittime sarebbero persone affette da patologie psichiatriche, disturbi della personalità e disabilità comportamentali, in alcuni casi anche minorenni.

Gli investigatori contestano inoltre l’utilizzo di un appartamento destinato al cohousing che, sempre secondo l’accusa, sarebbe risultato privo delle necessarie autorizzazioni.

Presunti maltrattamenti e una violenza sessuale

L’inchiesta descrive un quadro particolarmente grave.

Secondo gli elementi raccolti dai carabinieri, alcuni ospiti avrebbero subito maltrattamenti fisici e psicologici all’interno delle strutture.

Gli investigatori hanno inoltre acquisito elementi indiziari relativi a una presunta violenza sessuale ai danni di una giovane ospite affetta da psicosi maniaco-depressiva.

Queste contestazioni rappresentano uno degli aspetti più delicati dell’indagine e saranno oggetto degli ulteriori accertamenti dell’autorità giudiziaria.

Risparmio sui servizi e farmaci senza prescrizione

Secondo la Procura, la gestione delle comunità avrebbe privilegiato il contenimento dei costi rispetto all’assistenza dei pazienti.

Tra le contestazioni figurano la riduzione di servizi essenziali, come acqua calda e riscaldamento, e l’impiego di personale privo delle qualifiche richieste.

Gli investigatori sostengono inoltre che alcuni operatori avrebbero somministrato farmaci sedativi senza prescrizione medica, aggravando ulteriormente il quadro accusatorio.

Relazioni alterate e danno al Servizio sanitario

Le indagini avrebbero fatto emergere anche un presunto sistema finalizzato a privilegiare l’accoglienza dei pazienti economicamente più redditizi e meno impegnativi dal punto di vista assistenziale.

Secondo gli inquirenti, gli ospiti considerati più complessi sarebbero stati trasferiti o esclusi dai percorsi terapeutici.

Per giustificare proroghe dei ricoveri e modifiche dei progetti individuali, sarebbero state alterate le relazioni destinate all’autorità giudiziaria e ai servizi sanitari.

La Procura ritiene che questo meccanismo possa avere provocato anche un ingiusto aggravio di spesa per il Servizio sanitario pubblico.

occhio.com

Morte Abderrahim Fakir, sei iscritti nel registro speciale. Bologna si spacca tra dolore e scontri: Meloni chiede la verità

0
Manifestazione Bologna Fakir
Il presidio organizzato a Bologna dopo la morte di Abderrahim Fakir.

La Procura procede per omicidio colposo dopo la morte del 42enne durante un fermo di polizia. Applicata la nuova norma prevista dal Decreto Sicurezza. Nella notte violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine

La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina deceduto durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare il dibattito politico e giudiziario. Mentre la Procura prosegue gli accertamenti, il capoluogo emiliano ha vissuto una notte di tensione con violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

L’inchiesta procede con l’ipotesi di omicidio colposo. Gli investigatori hanno iscritto sei persone nel registro previsto dal modello 45 bis, introdotto dal recente Decreto Sicurezza. Si tratta dei due agenti intervenuti e di quattro operatori del 118 presenti durante il soccorso.

La Procura ricostruisce tutte le fasi del fermo

Gli inquirenti vogliono ricostruire nel dettaglio quanto accaduto durante l’intervento che ha preceduto la morte di Fakir.

Il fascicolo riguarda tutte le persone che hanno partecipato alle diverse fasi del soccorso e del contenimento. L’iscrizione nel registro speciale non rappresenta una condanna né attribuisce automaticamente responsabilità penali.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito che il termine “scudo penale” non descrive correttamente la norma. Secondo il Guardasigilli, si tratta di uno strumento processuale che disciplina le iscrizioni durante le indagini.

Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che «l’Italia non è uno Stato di polizia», assicurando la piena collaborazione delle istituzioni con la magistratura. La Questura di Bologna ha già consegnato agli investigatori le registrazioni delle bodycam utilizzate durante l’intervento.

Bodycam, testimonianze e autopsia al centro dell’inchiesta

La Procura non analizzerà soltanto il video diffuso online.

Gli investigatori acquisiranno anche le immagini delle bodycam, le comunicazioni radio, le telefonate di servizio e le testimonianze delle persone presenti.

L’autopsia rappresenterà uno degli accertamenti più importanti. I consulenti dovranno stabilire la causa della morte e verificare se le modalità di contenimento abbiano avuto un ruolo nel decesso.

I magistrati esamineranno inoltre le linee guida del Viminale sulle tecniche di immobilizzazione e il funzionamento della centrale operativa del 118. Gli accertamenti dovranno chiarire anche perché sul posto sia arrivata inizialmente un’ambulanza senza medico.

Il fermo di Abderrahim Fakir e i disordini scoppiati nel centro di Bologna

La famiglia chiede un’indagine imparziale

I familiari di Abderrahim Fakir chiedono che l’inchiesta faccia piena luce sull’accaduto.

Il loro legale ha sollecitato verifiche rigorose e imparziali, affinché ogni eventuale responsabilità venga accertata senza condizionamenti.

Nel frattempo il presidente della Società Italiana Sistema 118Mario Balzanelli, ha osservato che la presenza immediata di un medico avrebbe potuto aumentare le possibilità di salvare il 42enne. Ha inoltre definito rischiosa la prolungata immobilizzazione in posizione prona, precisando che saranno comunque gli accertamenti tecnici a stabilire l’effettiva incidenza di questo elemento.

Bologna divisa tra cordoglio e violenza

La manifestazione organizzata nel centro di Bologna era iniziata con un momento di raccoglimento.

Poco prima di prendere la parola, la sorella di Fakir ha accusato un malore ed è svenuta davanti ai presenti.

Successivamente una parte del corteo ha raggiunto la Prefettura. In quel momento la situazione è degenerata. Alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti e bombe carta contro gli agenti. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche, lacrimogeni e idranti.

Secondo la Questura, gli scontri hanno provocato 64 agenti feriti e il danneggiamento di sei mezzi della Polizia di Stato.

La famiglia della vittima ha preso pubblicamente le distanze dagli episodi di violenza.

Meloni e Schlein chiedono di accertare la verità

La vicenda ha provocato numerose reazioni politiche.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito gli scontri «inaccettabili». Ha chiesto di accertare eventuali responsabilità con il massimo rigore, ribadendo che nessuna aggressione contro le forze dell’ordine può trovare giustificazione.

Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha chiesto piena trasparenza. Secondo la leader dem, quando una persona muore durante un fermo, lo Stato ha il dovere di chiarire ogni responsabilità.

occhio.com

Bambina di 9 anni scompare nel lago di Como dopo un tuffo: ricerche disperate, il bagno era vietato

0
Elisoccorso lago di Como
L'elicottero dei soccorsi sorvola il lago di Como durante le operazioni di ricerca della bambina dispersa.

La piccola era in vacanza con la famiglia quando è entrata in acqua davanti al Tempio Voltiano. Imponente dispositivo di soccorso con sommozzatori, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco ed elisoccorso

Momenti di grande apprensione nel pomeriggio di oggi sul lago di Como, dove una bambina di 9 anni, di nazionalità marocchina, è scomparsa nelle acque dopo essersi tuffata nella zona dei Giardini a Lago, davanti al Tempio Voltiano. La piccola non è più riemersa e le ricerche sono proseguite per ore con un imponente spiegamento di mezzi di soccorso.

La bambina si trovava in Italia insieme ai genitori per trascorrere alcuni giorni con parenti residenti nel Monzese. Secondo le prime ricostruzioni, stava giocando con alcuni cugini in un tratto di lago dove, nonostante il divieto di balneazione, ogni estate centinaia di persone entrano ugualmente in acqua.

La bambina trascinata via dalla corrente

L’allarme è scattato intorno alle 15, quando la bambina è improvvisamente scomparsa alla vista dei familiari.

Secondo le prime ipotesi, potrebbe essere stata trascinata dalla corrente dopo essersi allontanata dalla secca che emerge periodicamente in quel punto del lago. I cuginetti che erano con lei non sono più riusciti a individuarla, mentre gli adulti presenti sulla riva hanno immediatamente chiesto aiuto.

Una pattuglia della Polizia di Stato, che si trovava nelle vicinanze, è intervenuta per prima raccogliendo la disperata richiesta dei genitori.

Ricerche senza sosta con sommozzatori ed elisoccorso

Sul posto è stato attivato un imponente dispositivo di emergenza.

Alle operazioni partecipano le unità navali della Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, i sommozzatori arrivati da Torino a bordo dell’elicottero e il personale sanitario del 118, supportato dall’elisoccorso.

Le ricerche sono proseguite fino a tarda sera, concentrate nell’area dove la bambina è stata vista per l’ultima volta.

I genitori, sotto choc, sono stati accompagnati in Questura, mentre i soccorritori hanno continuato a scandagliare il fondale nella speranza di ritrovare la piccola.

Quel tratto del lago è tra i più pericolosi

Il punto in cui è avvenuta la scomparsa è noto da anni per la sua pericolosità.

Il fondale, infatti, dopo un tratto inizialmente poco profondo, precipita improvvisamente per diversi metri, sorprendendo chi non conosce bene il lago o non sa nuotare.

Tra il 2017 e il 2023, nello stesso tratto di costa si sono verificati otto incidenti mortali, che hanno coinvolto soprattutto giovani stranieri.

Una sequenza di tragedie che aveva già acceso il dibattito sulla sicurezza dell’area.

Divieto di balneazione ignorato ogni estate

Nonostante i numerosi cartelli installati dal Comune, il tratto davanti al Tempio Voltiano continua a essere frequentato ogni giorno da centinaia di bagnanti.

La zona è interessata dal divieto di balneazione, sia per la conformazione del fondale sia per la qualità delle acque, giudicate non idonee.

Negli anni era stata valutata anche l’ipotesi di attrezzare l’area con un servizio di salvataggio, ma il progetto non è mai stato realizzato.

Intanto le ricerche della bambina proseguono senza sosta, mentre tutta la città segue con apprensione l’evolversi della vicenda.

occhio.com

Luigi Esposito, le sorelle non si arrendono: «Speriamo che quel corpo non sia il suo». L’autopsia chiarirà come è stato ucciso

0
Luigi Esposito Eboli
Luigi Esposito aveva 53 anni ed era conosciuto professionalmente come Luca Esposito.

Il giornalista sportivo, conosciuto professionalmente come Luca Esposito, è stato trovato carbonizzato nelle campagne di Eboli. La Tac esclude colpi d’arma da fuoco e rivela fratture compatibili con un violento pestaggio

C’è un dolore che non riesce ancora a trasformarsi in certezza. Ida e Francesca Esposito, le sorelle del giornalista Luigi Esposito, conosciuto professionalmente come Luca Esposito, continuano a sperare che quel corpo ritrovato carbonizzato nelle campagne di Eboli, in provincia di Salerno, non appartenga al loro fratello.

Una speranza che resiste nonostante gli elementi raccolti dagli investigatori e che racconta tutto lo smarrimento di una famiglia travolta da una tragedia ancora piena di interrogativi.

Intanto proseguono le indagini coordinate dalla Procura di Salerno, mentre l’autopsia dovrà chiarire con precisione le cause della morte del 53enne.

Le sorelle sotto choc: «Sperano ancora che non sia lui»

A raccontare il dramma vissuto dalla famiglia è l’avvocato Annalisa Califano, legale delle due sorelle.

«Sono sotto choc. Chiedono a tutti di rispettare questo momento così drammatico. Anche davanti all’evidenza, continuano a sperare che quel corpo martoriato non sia quello del fratello», ha spiegato la professionista.

Per la famiglia il giornalista era Luigi, il nome con cui era conosciuto nella vita privata.

«Era benvoluto da tutti. È cresciuto nella comunità di Nocera Superiore, dove praticamente tutti si conoscono», ha aggiunto l’avvocato.

L’autopsia e gli accertamenti della Procura

Nel pomeriggio sarà conferito l’incarico al medico legale Gabriele Casaburi, incaricato dalla Procura di eseguire l’esame autoptico.

La famiglia ha nominato come consulente tecnico il dottor Giuseppe Raimo, che ha consigliato alle sorelle di non assistere alle operazioni all’obitorio dell’ospedale di Eboli per evitare un ulteriore trauma emotivo.

L’autopsia rappresenta un passaggio fondamentale dell’inchiesta e dovrà stabilire le cause esatte del decesso, oltre a verificare se la vittima sia morta prima o dopo che il corpo venisse dato alle fiamme.

Gli investigatori eseguono gli accertamenti sull’auto della vittima nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio

La Tac: nessun colpo di pistola, ma fratture compatibili con un pestaggio

Le prime risposte sono arrivate dalla Tac eseguita sulla salma.

Secondo quanto emerso, non sarebbero presenti ferite riconducibili a colpi d’arma da fuoco.

Gli esami hanno invece evidenziato numerose fratture in diverse parti del corpo, lesioni che gli investigatori ritengono compatibili con un violento pestaggio.

L’ipotesi investigativa è che Luigi Esposito sia stato prima aggredito, poi ucciso e infine dato alle fiamme nel tentativo di cancellare ogni traccia.

Il mistero della doppia identità lavorativa

Tra gli aspetti che gli investigatori stanno approfondendo emerge anche una circostanza particolare.

Il 53enne lavorava come giornalista sportivo, ma avrebbe raccontato a numerosi conoscenti di essere dipendente dell’Arpac.

Una circostanza che l’Agenzia regionale ha successivamente smentito e che ora rappresenta uno degli elementi al vaglio degli inquirenti per ricostruire gli ultimi mesi di vita della vittima e le sue relazioni personali.

Le indagini puntano sulla vita privata

Le indagini, coordinate dal procuratore Raffaele Cantone, procedono senza escludere alcuna ipotesi.

Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione soprattutto sulla vita privata del giornalista, valutando possibili contrasti personali, questioni economiche o un eventuale movente passionale.

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno e della Compagnia di Eboli continuano ad acquisire testimonianze e immagini di videosorveglianza per ricostruire le ultime ore di vita del 53enne.

Ogni elemento potrebbe rivelarsi decisivo per individuare chi abbia aggredito e ucciso Luigi Esposito prima di incendiarne il corpo nelle campagne di Eboli.

occhio.com

Maxi operazione antidroga a Firenze: 16 arresti, sequestrati 165 chili di hashish e 6 chili di cocaina

0
Firenze, 16 arresti per droga
Firenze, maxi operazione contro la criminalità giovanile: 16 arresti per droga

Maxi operazione della Polizia di Stato a Firenze e in provincia contro la criminalità giovanile e il traffico di droga. Il bilancio è di 16 arresti, tra cui un minorenne. Le persone denunciate sono 33, di cui 13 minorenni. Gli agenti hanno inoltre identificato oltre 1.500 persone e controllato 163 veicoli.

L’attività ha interessato il centro storico. I controlli hanno coinvolto anche diversi quartieri e numerosi comuni della provincia. L’obiettivo era contrastare lo spaccio e aumentare la sicurezza.

Controlli nel centro di Firenze e nei quartieri più frequentati

Le verifiche hanno riguardato le principali aree del centro storico, tra cui Piazzale Michelangelo, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria, Piazza della Repubblica e Piazza Pitti, oltre ai quartieri di Campo di Marte, Novoli, Isolotto e San Donnino.

Gli agenti hanno sequestrato circa 6 chilogrammi di cocaina, 165 chilogrammi di cannabinoidi, 105 grammi di ecstasy, oltre a quantitativi di ketamina, metadone e MDMA. Sequestrati anche oltre 29 mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio, e tre armi da taglio.

Arrestata una donna con ecstasy, hashish e ketamina

Tra gli interventi più significativi figura quello effettuato nei pressi di Piazza dei Giudici. Gli agenti del Commissariato Rifredi-Peretola hanno arrestato una donna italiana di 34 anni. Durante la perquisizione della sua abitazione sono stati trovati circa 108 grammi di ecstasy, 80 grammi di hashish, piccole quantità di metadone e ketamina, tre bilancini di precisione e 270 euro in contanti.

La donna è stata trasferita nel carcere di Sollicciano, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa della convalida dell’arresto.

San Donnino ed Empoli, arresti per spaccio

Particolare attenzione è stata riservata anche alla zona di San Donnino. Qui la Squadra Mobile ha arrestato un cittadino tunisino di 22 anni che, alla vista della polizia, avrebbe tentato di allontanarsi in bicicletta lasciando cadere alcune dosi di cocaina. La successiva perquisizione ha consentito di recuperare altro hashish, materiale per il confezionamento della droga, un bilancino di precisione e 5.050 euro in contanti.

A Empoli è stato invece arrestato un giovane italiano, classe 2004, accusato di spaccio continuato con l’aggravante della cessione di sostanze stupefacenti a minorenni. Nella sua abitazione gli investigatori hanno sequestrato circa 130 grammi di hashish, materiale per il confezionamento e 180 euro.

Maxi sequestro di hashish a Calenzano

Uno degli interventi più rilevanti si è concluso a Calenzano, dove due cittadini marocchini di 40 e 37 anni sono stati arrestati per detenzione di droga ai fini di spaccio.

Dopo un’attività investigativa iniziata a Firenze, gli agenti hanno fermato l’auto sulla quale viaggiavano, trovando quattro borsoni contenenti 1.435 panetti di hashish, per un peso complessivo di circa 160 chilogrammi.

Le successive perquisizioni hanno inoltre portato al sequestro di altri 3 chilogrammi di hashish, circa 800 grammi di cocaina e 19.250 euro in contanti nell’abitazione del trentasettenne.

Il bilancio dell’operazione

L’operazione conferma l’intensificazione dei controlli della Polizia di Stato sul territorio fiorentino per contrastare il traffico di stupefacenti e la criminalità giovanile. Oltre agli arresti e alle denunce, i controlli hanno interessato stazioni ferroviarie, fermate della tramvia, giardini pubblici, centri commerciali, sale giochi e locali della movida, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nelle aree maggiormente esposte ai fenomeni di spaccio.

occhio.com

Morto il comandante Alfa, addio al fondatore del Gis: aveva 75 anni

0
Lutto tra i Carabinieri, è morto il Comandante Alfa
È morto il Comandante Alfa, era stato tra i fondatori del Gis dei Carabinieri

È morto all’età di 75 anni il comandante Alfa, storico carabiniere originario di Castelvetrano e figura simbolo del Gruppo di Intervento Speciale (Gis) dell’Arma dei Carabinieri. La notizia della sua scomparsa è stata diffusa attraverso il suo profilo ufficiale Instagram, con un messaggio che ha suscitato numerose reazioni di cordoglio.

«Con immenso dolore comunichiamo la scomparsa del comandante Alfa. Ci lascia un uomo speciale, che ha saputo donare affetto, valori e ricordi che resteranno per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e non solo», si legge nel post pubblicato sui social.

Chi era il comandante Alfa

Luogotenente dell’Arma dei Carabinieri, il comandante Alfa è stato uno dei fondatori del Gis, il reparto speciale istituito per affrontare operazioni ad alto rischio. Per decenni la sua identità è rimasta riservata, diventando una delle figure più iconiche delle forze speciali italiane.

Considerato il carabiniere più decorato d’Italia, ha preso parte ad alcune delle operazioni più delicate nella storia recente del Paese, distinguendosi per professionalità e competenza.

Le missioni più importanti del fondatore del Gis

Tra gli interventi che hanno segnato la sua carriera figura l’operazione del 29 dicembre 1980 per sedare la rivolta nel carcere di Trani, uno dei primi impieghi operativi del Gis.

Nel corso degli anni ha partecipato a numerose missioni nazionali e internazionali, tra cui la cattura dei sequestratori di Cesare Casella, la liberazione di Patrizia Tacchella e il servizio di protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo.

La carriera dopo il servizio operativo

Negli ultimi anni della sua carriera il comandante Alfa ha ricoperto il ruolo di istruttore del Gis e successivamente dell’Ucis, l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale.

Ha lasciato il servizio attivo nell’Arma dei Carabinieri nel febbraio 2016, proseguendo la propria attività come istruttore, divulgatore e scrittore. Attraverso libri, incontri pubblici e conferenze ha raccontato l’esperienza maturata nelle forze speciali, trasmettendo alle nuove generazioni i valori del servizio, della disciplina e del senso dello Stato.

Il cordoglio per la scomparsa

La morte del comandante Alfa rappresenta una grave perdita per il mondo delle forze dell’ordine e per quanti hanno seguito la sua lunga carriera. In queste ore sono numerosi i messaggi di cordoglio e i ricordi condivisi sui social, dove in molti lo descrivono come un professionista esemplare e un punto di riferimento per intere generazioni di militari.

occhio.com

Abderrahim Fakir morto durante il fermo della polizia: la Procura acquisisce bodycam e video

0
Polizia immobilizza Abderrahim Fakir
Le fasi del fermo di Abderrahim Fakir riprese durante l'intervento della Polizia al Pilastro

L’uomo, 43 anni, è deceduto dopo essere stato immobilizzato durante un intervento al Pilastro. La Procura acquisisce bodycam e video, mentre il procuratore chiarisce: «I fatti sono più estesi rispetto alle immagini diffuse online»

La Procura di Bologna ha avviato un procedimento per fare piena luce sulla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne di origine marocchina deceduto il 19 luglio nel quartiere Pilastro, dopo un intervento della Polizia e dei sanitari del 118.

L’uomo è morto dopo essere stato immobilizzato e ammanettato dagli agenti. Le immagini riprese da alcuni residenti e diffuse sui social mostrano parte della fase finale dell’intervento, ma secondo il procuratore capo Paolo Guido la ricostruzione dovrà basarsi su un quadro molto più ampio, comprendente anche i filmati delle bodycam in dotazione ai poliziotti e tutti gli altri elementi raccolti dagli investigatori.

Abderrahim Fakir aveva 43 anni, viveva a Sasso Marconi e lavorava nel settore della logistica

La Procura iscrive sei persone nel nuovo registro 45 bis

Per chiarire le circostanze del decesso, la Procura ha aperto un procedimento iscrivendo nel registro Modello 45 bis i nomi di sei persone coinvolte nelle varie fasi dell’intervento: due agenti della Polizia di Stato e quattro operatori sanitari del 118.

Non si tratta di un registro degli indagati, ma del nuovo strumento introdotto dalla recente riforma della giustizia per annotare preliminarmente soggetti ai quali viene attribuito un fatto di reato potenzialmente coperto da una causa di giustificazione.

Sarà l’inchiesta a stabilire se emergeranno eventuali responsabilità penali.

Il procuratore: «I fatti sono più ampi del video diffuso»

Il procuratore capo Paolo Guido ha invitato alla prudenza, sottolineando che il filmato circolato online rappresenta soltanto una parte dell’intervento.

Secondo la Procura, gli accertamenti terranno conto dell’intera sequenza degli eventi, comprese le immagini registrate dalle bodycam degli agenti e l’operato sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario.

La Questura di Bologna ha confermato che tutte le registrazioni effettuate durante l’intervento saranno immediatamente messe a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La chiamata al 118 per una presunta crisi psichiatrica

Dai primi accertamenti emerge che gli agenti erano intervenuti dopo diverse segnalazioni di residenti che riferivano della presenza di un uomo in forte stato di agitazione.

Quando è stato richiesto l’intervento del 118, la situazione sarebbe stata descritta come una possibile crisi psichiatrica.

Secondo la ricostruzione della Questura, il 43enne avrebbe dato in escandescenze e avrebbe danneggiato un’automobile, opponendo poi resistenza agli agenti intervenuti.

Per contenerlo sarebbe stato utilizzato anche lo spray al peperoncino prima dell’immobilizzazione.

Le urla nel video e la morte durante il fermo

Il video registrato da un residente mostra alcuni momenti dell’intervento.

Si sentono chiaramente le urla di Abderrahim Fakir, che ripete più volte: «Aiuto, basta, basta» mentre viene bloccato a terra dagli agenti.

Nel filmato compaiono anche alcuni soccorritori, in attesa di poter intervenire.

Dopo alcuni minuti il 43enne smette di dimenarsi e perde conoscenza. I sanitari tentano quindi di prestargli assistenza, ma l’uomo muore poco dopo.

L’autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia, che dovrà chiarire con precisione le cause del decesso e verificare se siano intervenuti fattori patologici o altre concause.

Polizia, operatori del 118 e residenti presenti nell’area dove è morto Abderrahim Fakir. La Procura ha disposto accertamenti e acquisito i filmati delle bodycam

Il dolore della famiglia: «Lo hanno ammanettato ed è morto»

La famiglia chiede ora che venga fatta piena luce sull’accaduto.

La sorella della vittima, profondamente provata, ha dichiarato di voler conoscere tutta la verità sulla morte del fratello, sostenendo che l’uomo sia deceduto durante il fermo.

Anche il fratello ha spiegato che Abderrahim Fakir soffriva di problemi di salute.

Il 43enne viveva a Borgonuovo, nel comune di Sasso Marconi, lavorava in un’azienda di facchinaggio e quella mattina si era recato al Pilastro per fare visita ad alcuni parenti.

Tensione nel quartiere e interviene anche la Croce Rossa

Dopo la morte del 43enne, nel quartiere Pilastro si sono registrati momenti di forte tensione.

Diversi residenti hanno contestato l’operato delle forze dell’ordine con cori e proteste durante gli accertamenti della Polizia Scientifica.

Sulla vicenda è intervenuta anche la Croce Rossa di Bologna, respingendo le accuse rivolte ai soccorritori.

L’associazione ha spiegato che il personale sanitario è rimasto in attesa fino a quando gli agenti hanno concluso le operazioni di contenimento e che l’intervento medico è iniziato non appena le condizioni di sicurezza lo hanno consentito.

La Procura attende ora l’esito dell’autopsia e delle analisi tecniche per ricostruire con precisione quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità.

occhio.com

Caserta piange Angela Giaquinto: morta a soli 12 anni, comunità sotto choc

0
Funerali Angela Giaquinto Caserta
L'ultimo saluto ad Angela Giaquinto nel Santuario di Sant'Anna di Caserta

La piccola si è spenta improvvisamente. Le cause del decesso non sono state rese note. Questa mattina l’ultimo saluto nel Santuario di Sant’Anna tra il dolore di familiari, amici e cittadini

Profondo dolore a Caserta per la scomparsa di Angela Giaquinto, la ragazzina di appena 12 anni morta nelle scorse ore. La notizia si è diffusa rapidamente in città, lasciando sgomenta l’intera comunità, che si è stretta attorno alla famiglia in uno dei momenti più difficili.

Le cause del decesso non sono state rese note. Una perdita improvvisa che ha suscitato commozione e incredulità tra quanti conoscevano la giovane e i suoi cari.

Il dolore della famiglia

La scomparsa della dodicenne ha gettato nello sconforto i familiari, raggiunti in queste ore da centinaia di messaggi di cordoglio e vicinanza.

A piangerla sono i genitori Giuseppe e Giusy, la sorella Mayra, la nonna, gli zii, i cugini e tutti i parenti, che hanno voluto condividere con la comunità il dolore per una perdita così prematura.

Numerosi anche i messaggi pubblicati sui social da amici, conoscenti e cittadini, che hanno espresso affetto e solidarietà alla famiglia Giaquinto.

L’ultimo saluto nel Santuario di Sant’Anna

L’ultimo saluto ad Angela Giaquinto si è svolto questa mattina nel Santuario di Sant’Anna di Caserta.

Il feretro è giunto in chiesa alle 10, mentre la celebrazione della Santa Messa esequiale è iniziata alle 10.30.

Tante le persone presenti per accompagnare la bambina nel suo ultimo viaggio e manifestare la propria vicinanza ai familiari, profondamente colpiti da un lutto che ha commosso l’intera città.

Il manifesto funebre con cui è stato comunicato l’ultimo saluto alla dodicenne Angela Giaquinto

Una comunità unita nel cordoglio

La morte della giovane ha lasciato un vuoto profondo nella comunità casertana.

In queste ore sono numerosi i messaggi di cordoglio rivolti alla famiglia, con tanti cittadini che hanno voluto ricordare Angela con parole di affetto e partecipazione.

Il dolore per la scomparsa di una ragazza così giovane ha coinvolto l’intera città, che si è stretta attorno ai familiari nel giorno dell’ultimo saluto.

occhio.com

Tragedia durante la festa per il Mondiale: crolla una fontana, muore un ragazzo di 13 anni

0
Fontana crollata Ciudad Rodrigo
L'area della fontana crollata delimitata dalle forze dell'ordine dopo il tragico incidente costato la vita a un ragazzo di 13 anni.

La vittoria della Spagna contro l’Argentina si trasforma in dramma a Ciudad Rodrigo. Il giovane è stato travolto dal crollo di una fontana sulla quale erano saliti diversi tifosi. Almeno un altro ragazzo è rimasto ferito

Una notte che doveva essere di festa si è trasformata in tragedia in Spagna, dove un ragazzo di 13 anni ha perso la vita durante i festeggiamenti per la vittoria della nazionale nella finale dei Mondiali 2026 contro l’Argentina.

Il drammatico incidente è avvenuto a Ciudad Rodrigo, nella provincia di Salamanca, poco dopo il termine della partita. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane è rimasto schiacciato dal crollo di una fontana sulla quale erano salite diverse persone per celebrare il successo della Roja. Nell’incidente è rimasto ferito anche almeno un altro ragazzo.

Il crollo durante i festeggiamenti

L’incidente si è verificato pochi minuti dopo la mezzanotte, mentre in città proseguivano i festeggiamenti per il titolo mondiale conquistato dalla Spagna dopo la vittoria ai tempi supplementari contro l’Argentina.

Secondo quanto riferito dai servizi di emergenza, intorno alle 00.30 sono arrivate numerose chiamate al numero unico di soccorso che segnalavano il crollo di una fontana monumentale sulla quale si trovavano diversi tifosi.

Quando i sanitari sono arrivati sul posto hanno trovato il tredicenne in condizioni gravissime. Nonostante i tentativi di soccorso, per lui non c’è stato nulla da fare.

Almeno un’altra persona è rimasta ferita ed è stata trasportata in ospedale per le cure del caso.

I tifosi celebrano il successo della Spagna ai Mondiali prima del tragico crollo della fontana

L’ipotesi: troppe persone sulla fontana

Le prime informazioni diffuse dai media spagnoli indicano che numerosi giovani sarebbero saliti sulla struttura durante i festeggiamenti.

Il peso eccessivo avrebbe provocato il cedimento della fontana, che è improvvisamente collassata travolgendo chi si trovava nelle immediate vicinanze.

Le autorità hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità.

Il cordoglio del Comune di Ciudad Rodrigo

Il Comune di Ciudad Rodrigo ha espresso il proprio dolore con un messaggio pubblicato sui social.

«Il Comune di Ciudad Rodrigo esprime il proprio dolore e presenta le condoglianze per la morte del ragazzo di 13 anni. Quella che avrebbe dovuto essere una celebrazione della vittoria della nazionale spagnola alla Coppa del Mondo di calcio si è trasformata in una tragedia», si legge nella nota, che rivolge anche un augurio di pronta guarigione ai feriti.

Pochi minuti prima dell’incidente, lo stesso Comune aveva condiviso il video degli ultimi istanti della finale, seguita dalla cittadinanza attraverso un maxischermo allestito per l’occasione.

La festa continua a Madrid

Nonostante il lutto che ha colpito Ciudad Rodrigo, i festeggiamenti per la conquista del titolo mondiale sono proseguiti in molte altre città spagnole.

Madrid, migliaia di tifosi hanno invaso il centro fino a tarda notte. Al mattino le strade erano ricoperte di rifiuti, lattine e bottiglie, mentre gli operatori ecologici hanno lavorato per ripristinare la normalità in vista dell’arrivo della nazionale campione del mondo.

La festa dei tifosi a Madrid dopo la conquista del titolo mondiale da parte della Spagna

La squadra è attesa nella capitale per la tradizionale sfilata celebrativa che si concluderà in Plaza de Cibeles, uno dei luoghi simbolo delle grandi feste sportive spagnole.

occhio.com

Mario Roggero in carcere, i primi giorni a Bollate: «Ha chiesto costume e accappatoio». La famiglia pronta a riaprire la gioielleria

0
Mario Roggero
Mario Roggero prima dell'ingresso nel carcere di Bollate dopo la condanna definitiva.

Il gioielliere condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori sta affrontando i primi giorni di detenzione nel carcere di Bollate. Intanto Tajani apre alla grazia, mentre Elon Musk attacca la magistratura italiana

Sono trascorsi i primi giorni di detenzione per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, entrato nel carcere di Bollate dopo la condanna definitiva a 17 anni di reclusione per aver ucciso due dei rapinatori che avevano assaltato il suo negozio il 28 aprile 2021.

Mentre la famiglia si prepara a riaprire la storica gioielleria, emergono i primi dettagli sulla nuova quotidianità dell’uomo dietro le sbarre. Nel frattempo il caso continua a dividere la politica, con Antonio Tajani che apre alla possibilità della grazia e Elon Musk che interviene sui social criticando duramente la magistratura italiana.

Le prime richieste dal carcere di Bollate

Secondo quanto riferito da persone che hanno incontrato Roggero in carcere, il gioielliere starebbe affrontando con compostezza i primi giorni di detenzione, pur vivendo con evidente difficoltà il cambiamento radicale della sua vita.

La prima richiesta rivolta alla moglie, Mariangela Sandrone, riguarda alcuni oggetti di uso quotidiano: un costume da bagno, un accappatoio, un paio di infradito e alcuni libri.

La richiesta del costume sarebbe legata all’imbarazzo di utilizzare le docce comuni del penitenziario insieme agli altri detenuti.

Attualmente Roggero condivide la cella con un altro detenuto, un ex cuoco condannato per reati legati alla droga, all’interno del carcere di Bollate, considerato uno degli istituti penitenziari più avanzati del Paese per i percorsi di reinserimento.

«È provato ma dignitoso»

Nei giorni scorsi il gioielliere ha ricevuto la visita del vicepremier Matteo Salvini e del deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami.

Entrambi lo avrebbero trovato provato dall’esperienza della detenzione ma determinato ad affrontarla con dignità.

Secondo Bignami, Roggero starebbe vivendo una fase di profonda riflessione sulla vicenda che lo ha portato in carcere.

Una presa di coscienza che potrebbe assumere un peso importante qualora la famiglia decidesse di presentare formalmente una richiesta di grazia al Presidente della Repubblica.

Il nodo dei risarcimenti

Nei colloqui con i familiari, Roggero avrebbe anche manifestato amarezza per le accuse secondo cui non avrebbe risarcito le famiglie delle vittime.

Il gioielliere sostiene invece di avere già versato 300 mila euro, spiegando di aver reperito quella somma affrontando notevoli sacrifici economici.

La questione dei risarcimenti rappresenta uno degli aspetti che potrebbero assumere rilievo anche nell’eventuale percorso verso una richiesta di clemenza.

La moglie e le figlie riaprono la gioielleria

Mentre Mario Roggero affronta la detenzione, la famiglia prova lentamente a riprendere la normalità.

La moglie Mariangela Sandrone ha trascorso il primo fine settimana senza il marito dopo quasi cinquant’anni di vita insieme e si prepara ai primi colloqui in carcere, che potranno avvenire soltanto dopo il periodo previsto dalla normativa penitenziaria.

Nel frattempo la famiglia ha annunciato l’intenzione di riaprire la gioielleria entro pochi giorni.

A portare avanti l’attività saranno la moglie e le due figlie, Luisa e Laura, profondamente segnate dalla vicenda ma determinate a mantenere aperto il negozio di famiglia.

Tajani: «Ha sbagliato, ma merita il perdono»

Il caso continua a dividere il centrodestra.

Il vicepremier e leader di Forza ItaliaAntonio Tajani, ha ribadito che il partito non mette in discussione la sentenza definitiva.

Secondo Tajani, Roggero ha oltrepassato i limiti della legittima difesa e la magistratura ha applicato la legge.

Allo stesso tempo, però, il leader azzurro ritiene che possa essere valutato un percorso di perdono sociale, eventualmente attraverso una richiesta di grazia, prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica.

Forza Italia prende così le distanze dalle posizioni più radicali emerse nelle ultime settimane, escludendo modifiche legislative o iniziative simboliche come una candidatura politica del gioielliere.

Il vicepremier Antonio Tajani commenta il caso del gioielliere Mario Roggero e la possibilità di una futura grazia

Anche Elon Musk interviene sul caso

A riaccendere il dibattito è stato anche Elon Musk, che sui social ha commentato la vicenda prendendo apertamente posizione a favore del gioielliere.

Elon Musk interviene su X esprimendo il proprio sostegno al gioielliere Mario Roggero

Rispondendo a un post pubblicato sulla piattaforma X, l’imprenditore ha definito la condanna una «follia», sostenendo che il giudice e il pubblico ministero avrebbero meritato di essere loro a subire una condanna.

Click here to display content from X.
Learn more in X’s privacy policy.

Le sue parole hanno rapidamente fatto il giro del web, alimentando un acceso confronto tra chi ritiene la sentenza eccessiva e chi, invece, ricorda che la condanna definitiva ha stabilito il superamento dei limiti della legittima difesa.

occhio.com
Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner