Luigi Esposito, le sorelle non si arrendono: «Speriamo che quel corpo non sia il suo». L’autopsia chiarirà come è stato ucciso

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Luigi Esposito Eboli
Luigi Esposito aveva 53 anni ed era conosciuto professionalmente come Luca Esposito.

Il giornalista sportivo, conosciuto professionalmente come Luca Esposito, è stato trovato carbonizzato nelle campagne di Eboli. La Tac esclude colpi d’arma da fuoco e rivela fratture compatibili con un violento pestaggio

C’è un dolore che non riesce ancora a trasformarsi in certezza. Ida e Francesca Esposito, le sorelle del giornalista Luigi Esposito, conosciuto professionalmente come Luca Esposito, continuano a sperare che quel corpo ritrovato carbonizzato nelle campagne di Eboli, in provincia di Salerno, non appartenga al loro fratello.

Una speranza che resiste nonostante gli elementi raccolti dagli investigatori e che racconta tutto lo smarrimento di una famiglia travolta da una tragedia ancora piena di interrogativi.

Intanto proseguono le indagini coordinate dalla Procura di Salerno, mentre l’autopsia dovrà chiarire con precisione le cause della morte del 53enne.

Le sorelle sotto choc: «Sperano ancora che non sia lui»

A raccontare il dramma vissuto dalla famiglia è l’avvocato Annalisa Califano, legale delle due sorelle.

«Sono sotto choc. Chiedono a tutti di rispettare questo momento così drammatico. Anche davanti all’evidenza, continuano a sperare che quel corpo martoriato non sia quello del fratello», ha spiegato la professionista.

Per la famiglia il giornalista era Luigi, il nome con cui era conosciuto nella vita privata.

«Era benvoluto da tutti. È cresciuto nella comunità di Nocera Superiore, dove praticamente tutti si conoscono», ha aggiunto l’avvocato.

L’autopsia e gli accertamenti della Procura

Nel pomeriggio sarà conferito l’incarico al medico legale Gabriele Casaburi, incaricato dalla Procura di eseguire l’esame autoptico.

La famiglia ha nominato come consulente tecnico il dottor Giuseppe Raimo, che ha consigliato alle sorelle di non assistere alle operazioni all’obitorio dell’ospedale di Eboli per evitare un ulteriore trauma emotivo.

L’autopsia rappresenta un passaggio fondamentale dell’inchiesta e dovrà stabilire le cause esatte del decesso, oltre a verificare se la vittima sia morta prima o dopo che il corpo venisse dato alle fiamme.

Gli investigatori eseguono gli accertamenti sull’auto della vittima nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio

La Tac: nessun colpo di pistola, ma fratture compatibili con un pestaggio

Le prime risposte sono arrivate dalla Tac eseguita sulla salma.

Secondo quanto emerso, non sarebbero presenti ferite riconducibili a colpi d’arma da fuoco.

Gli esami hanno invece evidenziato numerose fratture in diverse parti del corpo, lesioni che gli investigatori ritengono compatibili con un violento pestaggio.

L’ipotesi investigativa è che Luigi Esposito sia stato prima aggredito, poi ucciso e infine dato alle fiamme nel tentativo di cancellare ogni traccia.

Il mistero della doppia identità lavorativa

Tra gli aspetti che gli investigatori stanno approfondendo emerge anche una circostanza particolare.

Il 53enne lavorava come giornalista sportivo, ma avrebbe raccontato a numerosi conoscenti di essere dipendente dell’Arpac.

Una circostanza che l’Agenzia regionale ha successivamente smentito e che ora rappresenta uno degli elementi al vaglio degli inquirenti per ricostruire gli ultimi mesi di vita della vittima e le sue relazioni personali.

Le indagini puntano sulla vita privata

Le indagini, coordinate dal procuratore Raffaele Cantone, procedono senza escludere alcuna ipotesi.

Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione soprattutto sulla vita privata del giornalista, valutando possibili contrasti personali, questioni economiche o un eventuale movente passionale.

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno e della Compagnia di Eboli continuano ad acquisire testimonianze e immagini di videosorveglianza per ricostruire le ultime ore di vita del 53enne.

Ogni elemento potrebbe rivelarsi decisivo per individuare chi abbia aggredito e ucciso Luigi Esposito prima di incendiarne il corpo nelle campagne di Eboli.

occhio.com

Papa Bergoglio a Giacarta: “Promuovere l’armonia religiosa per il bene dell’umanità”

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“Il fenomeno globale della disumanizzazione è caratterizzato soprattutto da violenze e conflitti diffusi, che spesso provocano un numero allarmante di vittime. È particolarmente preoccupante che la religione sia spesso strumentalizzata in questo senso, causando sofferenze a molti, soprattutto donne, bambini e anziani. Il ruolo della religione, tuttavia, dovrebbe includere la promozione e la salvaguardia della dignità di ogni vita umana”. E’ quanto si legge al punto 1 della ‘Dichiarazione congiunta’ firmata stamattina alla Moschea ‘Istiqlal’ di Giacarta da papa Francesco, dal grande imam Nasaruddin Umar e dagli altri leader confessionali presenti all’incontro interreligioso.

“‘Promuovere l’armonia religiosa per il bene dell’umanità’ è l’ispirazione che siamo chiamati a seguire e che dà anche il titolo alla Dichiarazione congiunta preparata per questa occasione – afferma Bergoglio -. In essa assumiamo con responsabilità le gravi e talvolta drammatiche crisi che minacciano il futuro dell’umanità, in particolare le guerre e i conflitti, purtroppo alimentati anche dalle strumentalizzazioni religiose, ma anche la crisi ambientale, diventata un ostacolo per la crescita e la convivenza dei popoli. E davanti a questo scenario, è importante che i valori comuni a tutte le tradizioni religiose siano promossi e rafforzati, aiutando la società a ‘sconfiggere la cultura della violenza e dell’indifferenza’ e a promuovere la riconciliazione e la pace”.

Alessia Pinzarrone
   

occhio.com

Terremoto di magnitudo 3 tra Udine e Pordenone

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3 è stata registrata alle 00:25 in Friuli Venezia Giulia, tra le province di Udine e di Pordenone.
Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto epicentro a cinque chilometri da Tramonti di Sopra (Pordenone) e a sei km da Socchieve e Preone (Udine); l’ipocentro è stato localizzato a dieci km di profondità.
Non si segnalano al momento danni a persone o cose.

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Silvio Berlusconi è morto, addio al Cavaliere

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Silvio Berlusconi, l’ex premier italiano e fondatore di Forza Italia, è scomparso oggi all’età di 86 anni presso l’ospedale San Raffaele di Milano. La sua battaglia contro la leucemia, che lo aveva colpito alcuni mesi fa, si è purtroppo conclusa con esito fatale. Le condizioni di Berlusconi si erano improvvisamente aggravate questa mattina, portando all’afflusso immediato dei suoi familiari più stretti. Il fratello Paolo e i figli Eleonora, Barbara, Marina e Pier Silvio sono giunti in ospedale nel giro di pochi minuti, stringendosi attorno al loro amato padre e fratello.

Silvio Berlusconi ha lasciato un’impronta indelebile nella politica italiana. Nato il 29 settembre 1936 a Milano, ha avuto una carriera poliedrica che lo ha visto trascorrere anni come imprenditore di successo nel settore dei media, nonché come figura chiave nella scena politica italiana per oltre due decenni.

Berlusconi ha fondato Forza Italia nel 1994, contribuendo a ridefinire il panorama politico italiano. Durante i suoi tre mandati come primo ministro (1994-1995, 2001-2006 e 2008-2011), ha lasciato un segno indelebile sulla politica italiana, portando avanti diverse riforme e guidando il paese in momenti cruciali.

occhio.com

Milan, ufficiale il rinnovo di Leao

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Il Milan ha ufficializzato il “prolungamento del contratto di Rafael Alexandre da Conceição Leão fino al 30 giugno 2028. Arrivato nell’estate 2019, Rafael ha collezionato 162 presenze, 41 goal e 29 assist in rossonero e si è imposto nel Campionato Italiano come ‘Miglior Calciatore della Serie A’ della scorsa stagione. AC Milan e Rafael proseguiranno il loro cammino insieme”, conclude il club rossonero.

«Adesso potrò andare in vacanza tranquillo, sereno. Sono molto contento di aver rinnovato il contratto perché è una cosa che volevo da tempo. Speriamo di fare grandi cose in futuro. È stato un lungo percorso e sono felice che siamo arrivati a un accordo. L’anno prossimo vogliamo vincere tante cose. Adesso però massima concentrazione per la gara col Verona». Così Rafa Leao, ai microfoni di Sky Sport, ha commentato il rinnovo di contratto firmato oggi pomeriggio con il Milan. L’attaccante portoghese sarà legato alla squadra rossonera fino al giugno 2028.

occhio.com

Addio ad Emanuele Liguori, storica figura dell’Antica Pizzeria Da Michele

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Si è spento a soli 59 anni, Emanuele Liguori, primo pizzaiolo dell’Antica Pizzeria Da Michele di Napoli.
Le esequie avranno luogo domani mattina, alle 10.30, presso la Chiesa di San Giacomo degli Italiani in Via Nuova Poggioreale 165.
Era considerato da molti come uno dei più grandi artigiani della pizza napoletana, ha lavorato presso la storica pizzeria di Forcella per 44 anni, da quando aveva 14 anni.
Grande la commozione di chi lo conosceva. Su Facebook,  infatti, la direzione della pizzeria rilascia uno struggente messaggio. “Caro Emanuele, ci manchi già tantissimo. Nostro primo pizzaiolo, entrato giovanissimo in pizzeria, grande lavoratore e splendida persona, sei e resterai sempre parte della famiglia Condurro.” Queste le parole che dimostrano la vicinanza affettiva e lavorativa per il 59enne.
Il ricordo anche del titolare Alessandro Condurro: «Avrei voluto portarlo con me, fargli fare viaggi, ritirare premi, era lui il migliore IL MIGLIORE DI TUTTI. Una generazione vecchia e poco illuminata non lo ha mai permesso, come non vedeva di buon occhio quello che facevo io. Questo è l’unico premio che gli ho dato.
Il vero premio sono i milioni di pizze fatte a tutto il mondo, e l’affetto che gli mostravano tutti. La semplicità, l’umiltà, pure essendo IL MIGLIORE DI TUTTI PER DISPERSIONE, era lì, sul banco, salutava, sorrideva, era Manuele».

occhio.com

Raspadori stende la Juve: il Napoli a un passo dal terzo scudetto

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Il Napoli batte la Juventus all’Allianz Stadium di Torino con un gol di Raspadori al minuto 93 ed è gioia grande per il popolo azzurro, che pregusta il terzo scudetto della sua storia. Per la squadra di Spalletti si tratta di un altro passo importante verso lo scudetto, per la Juventus è invece la terza sconfitta di fila in campionato dopo quelle in trasferta contro Lazio e Sassuolo.

Nonostante gli impegni infrasettimanali con notevole dispendio di energie sia da una parte sia dall’altra, è stata una gara di alta intensità anche se con poche occasioni da gol.

Venendo alla cronaca del match, il primo squillo della partita è arrivato al minuto 11 quando un tiro centrale di Cuadrado ha chiamato Meret alla risposta con i pugni. Meglio l’azione corale del Napoli che è parso maggiormente padrone del centrocampo, nonostante l’inserimento di Locatelli tra le linee in fase difensiva per dare più consistenza alla diga bianconera. Clamorosa la non espulsione del bianconero Gatti per un cazzotto a Kvaratskhelia non visto dall’arbitro e dal Var.

In avvio di ripresa proprio Kvaratskhelia ha chiamato per la prima volta alla parata Szczesny, ma la conclusione centrale è stata facile presa del polacco. Poi due squilli di Osimhen tra il 25′ e il 26′: dapprima il nigeriano ha scheggiato il palo con una conclusione in area deviata e sugli sviluppi del successivo calcio d’angolo, solo in mezzo all’area ha colpito di testa trovando però la presa del portiere juventino.

A otto minuti dal termine rete annullata a Di Maria per un precedente fallo di Milik su Lobotka. In pieno recupero, al 48′, il gol vittoria del Napoli: pallone scodellato in area da Elmas per Raspadori, che al volo infila la palla tra le gambe di Szczesny, chiudendo di fatto la sfida e portando il Napoli a un passo dallo scudetto.

occhio.com

Nazionale, Pirlo rinuncia alla panchina: la bufera sul caso-Russia blocca la nomina. Maldini e Leonardo verso l’addio

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Andrea Pirlo
Andrea Pirlo ha rinunciato alla candidatura come Ct della Nazionale dopo il blocco della Figc.

Stop alle trattative per l’accordo commerciale dell’ex regista con la piattaforma di scommesse Fonbet. Malagò frena per ragioni geopolitiche, mentre l’Ambasciata russa interviene a sostegno del campione

Il sogno di vedere Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale italiana di calcio si interrompe prima ancora di iniziare. Come ricostruito da Sky Sport, le trattative condotte dall’entourage dell’ex regista e i summit istituzionali previsti a Roma sono stati congelati. A confermare il definitivo stop è stato lo stesso Pirlo attraverso i propri canali social, spiegando di aver appreso di non essere più tra i candidati ufficiali per il ruolo di commissario tecnico degli Azzurri.

Lo stop della Figc e la bufera geopolitica

A determinare il brusco freno alla trattativa è stata la controversia legata al ruolo di global ambassador che l’ex allenatore di Juventus e Sampdoria ricopre per Fonbet, la principale piattaforma di scommesse sportive in Russia.

Dopo attente verifiche legali, il Presidente della Figc Giovanni Malagò ha scelto di non concedere il via libera alla firma. Una decisione dettata da forti ragioni di opportunità politica, istituzionale e geopolitica, scaturite dalle intense pressioni giunte negli ultimi giorni.

Il messaggio di Pirlo e le reazioni politiche

Sui propri profili social, il campione del mondo ha espresso amarezza per la vicenda, rivendicando la totale trasparenza del proprio operato e spiegando che il contratto in questione ha natura esclusivamente commerciale e sportiva.

A stretto giro è arrivato anche il commento dell’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, che tramite una lettera aperta redatta dall’ambasciata russa ha espresso solidarietà a Pirlo, criticando l’ostracismo mediatico e politico subito dall’ex calciatore. Dalla presidenza del Consiglio si segue con attenzione l’evoluzione del caso per i riflessi sull’immagine dello sport italiano.

Terremoto in Federcalcio: Maldini e Leonardo a rischio

L’improvvisa fumata nera rischia ora di provocare un vero e proprio effetto domino all’interno dei vertici della Federazione. L’interruzione del progetto Pirlo ha infatti incrinato i rapporti con l’area tecnica.

Paolo Maldini e Leonardo potrebbero lasciare i propri incarichi nei vertici della Federcalcio

Il passo indietro della Figc potrebbe portare alla conclusione anticipata dell’esperienza di Paolo Maldini e Leonardo, principali sostenitori della candidatura di Pirlo per il rilancio del nuovo corso azzurro.

Fonti e Verifiche: Ricostruzione basata sui report di Sky Sport e sulle dichiarazioni ufficiali rilasciate da Andrea Pirlo tramite i propri canali social.

occhio.com

Berlino, furgone sulla folla al Pride: muore una donna. Almeno 29 feriti, identificato l’attentatore. Ministro dell’Interno: “Non si escludono altri attacchi”

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Operazioni di soccorso e forze dell'ordine sul luogo dell'attentato a Berlino nel parco Tiergarten
I soccorritori e le forze di polizia sul luogo dell'attentato a Berlino nel parco del Tiergarten.

Identificato il ricercato: si tratta del ventunenne Abdul B., già noto alle forze dell’ordine e legato ad ambienti del terrorismo islamista

Berlino precipita di nuovo nel terrore. Durante la celebre parata del Christopher Street Day, un furgone si è scagliato a gran velocità contro la folla riunita nel parco cittadino del Tiergarten. Il bilancio provvisorio dell’attacco registra una donna morta e ventinove feriti. Tra questi, tre persone hanno riportato lesioni gravi. Le autorità sanitarie confermano comunque che nessuno dei ricoverati versa più in pericolo di vita.

Il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, ha confermato la matrice dell’aggressione. Si tratta di un “attentato terroristico islamista”. L’aggressore, subito dopo l’impatto con il veicolo, è sceso dal mezzo armato di coltello e machete per colpire i passanti. Gli inquirenti hanno identificato il principale sospettato in Abdul B., un giovane di 21 anni già noto ai servizi di sicurezza per i suoi legami con ambienti estremisti.

Le forze dell’ordine mantengono massimo il livello di allerta sul territorio nazionale. Alexander Dobrindt ha rilasciato dichiarazioni molto chiare sulla situazione di pericolo: “Non possiamo escludere la possibilità che possano avvenire altri attacchi terroristici”. Il ministero e la Farnesina monitorano costantemente gli eventi. Al momento non risultano cittadini italiani tra le persone coinvolte.

La ricostruzione dell’attacco e le ricerche nel parco del Tiergarten

L’aggressione si è verificata intorno alle ore 22 di sabato 25 luglio. Il mezzo ha travolto centinaia di manifestanti nel cuore del parco di Tiergarten. L’impatto ha scatenato il panico tra la folla. Il furgone bianco, un veicolo privato e non a noleggio, si trova ora sotto sequestro per i rilievi scientifici. Gli agenti lo hanno trovato vuoto e danneggiato a breve distanza dal luogo del delitto.

Le forze di sicurezza hanno avviato un imponente dispositivo di caccia all’uomo. Oltre mille agenti della polizia di Berlino presidiano le vie della capitale. Il portavoce della polizia, Florian Nath, ha spiegato che gli inquirenti valutano la presenza di eventuali complici: “Non sappiamo se ci fossero persone che lo hanno sostenuto”.

Nel frattempo le autorità hanno fermato e interrogato tre persone sospette. Tra queste figura un cittadino di nazionalità iraniana, attualmente in stato di arresto. Gli investigatori ritengono che l’uomo si trovasse a bordo del furgone durante le fasi dell’attacco.

Chi è Abdul B.: i precedenti con l’Isis e il mancato percorso di deradicalizzazione

La polizia ha diffuso la foto e la descrizione dettagliata del ricercato. Abdul B. ha 21 anni, una corporatura snella ed è alto circa 1,90 metri. Al momento dell’attacco indossava una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi. Secondo le informazioni fornite dagli inquirenti, il giovane risulta essere un aperto sostenitore dello Stato Islamico.

Il profilo del sospettato rivela importanti precedenti legati al terrorismo internazionale. Nel 2025 il giovane aveva tentato di raggiungere la Siria per unirsi alle milizie dell’Isis. Le autorità del Libano lo avevano arrestato e successivamente rimpatriato in Germania, in quanto cittadino tedesco. In patria aveva subito una condanna a un anno e dieci mesi per preparazione di un grave atto di violenza. L’uomo si trovava tuttavia a piede libero per via di un ricorso legale ancora pendente.

Il quotidiano Die Welt ha rivelato ulteriori dettagli sul passato del giovane. Abdul B. doveva seguire un percorso di deradicalizzazione composto da 26 incontri obbligatori. La misura era scattata dopo la pubblicazione di alcuni post social a sostegno di un gruppo terroristico. Il ventunenne aveva frequentato solo due appuntamenti su base volontaria, mentre un terzo incontro era fissato per il 27 luglio.

I rilievi della polizia tedesca sul luogo del delitto e l’immagine del sospettato ventunenne Abdul B

Interruzione del Christopher Street Day e la commemorazione alla Porta di Brandeburgo

L’attacco ha colpito il Christopher Street Day, una delle manifestazioni Lgbtq+ più partecipate d’Europa. Gli organizzatori hanno disposto l’immediata cancellazione dell’evento, chiedendo ai centinaia di migliaia di partecipanti di fare ritorno a casa. La sfilata annuale commemora i moti di Stonewall del 1969, evento simbolo della nascita del movimento per i diritti civili.

Nonostante la paura, centinaia di persone si sono radunate dinanzi alla Porta di Brandeburgo per rendere omaggio alla vittima e sostenere i feriti. Molti manifestanti hanno deposto fiori, acceso candele e mostrato bandiere arcobaleno. Tra gli striscioni esposti spiccavano scritte come “L’odio uccide” e “We will dance again”.

I portavoce della manifestazione hanno lanciato un messaggio d’unione dal palco: “Quello di ieri è stato un attacco contro le nostre vite, la nostra comunità e la nostra democrazia. Non ci lasceremo abbattere”. La piazza ha risposto con lunghi applausi e momenti di profonda commozione.

Le reazioni delle istituzioni europee e le parole di Giorgia Meloni

L’attentato ha suscitato una ferma condanna da parte delle principali istituzioni europee e internazionali. La presidente della Commissione europeaUrsula von der Leyen, ha espresso profondo cordoglio sui social: “L’odio e la violenza non hanno posto nelle nostre società. Siamo uniti alla comunità Lgbtqi+”.

Anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha ribadito il valore dell’unità continentale di fronte al terrore: “L’odio e la violenza non hanno posto nella nostra Europa di libertà e rispetto. Continueremo a restare uniti contro chi cerca di seminare paura”. Il presidente federale tedesco, Frank-Walter Steinmeier, si è detto inorridito definendo l’azione un attacco diretto alla società aperta e alla convivenza pacifica.

Dall’Italia è arrivata la presa di posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier ha inviato un messaggio ufficiale di solidarietà al popolo tedesco e al governo di Berlino: “L’Italia condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio ed estremismo, lavorando ad ogni livello per difendere la libertà e la sicurezza dei nostri cittadini. Un pensiero commosso ai familiari della vittima e auguri di pronta guarigione ai molti feriti”.

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occhio.com

Incendio sul Gargano, fiamme dalle porte di Peschici alla baia: turisti evacuati via mare

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Vasto incendio sul Gargano visto dalla spiaggia con alta colonna di fumo
L'imponente colonna di fumo causata dall'incendio sul Gargano, vista da uno stabilimento balneare a Peschici.

Il rogo divora la macchia mediterranea fino alla costa: soccorsi in azione tra la Puglia e il Molise

Un vasto incendio sta devastando la periferia di Peschici. Le fiamme, alimentate da un forte vento, sono scoppiate nella tarda mattinata. Il rogo si è esteso rapidamente verso la baia di Zaiana. L’emergenza interessa un’ampia porzione della litoranea del Gargano.

Sul posto lavorano i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e la Guardia Costiera. I soccorritori stanno evacuando via mare centinaia di turisti. Le motovedette prelevano le persone dalle spiagge e dalle strutture ricettive del litorale.

Il fuoco ha distrutto ampie aree di macchia mediterranea e pini d’Aleppo. La densa colonna di fumo è visibile da decine di chilometri. L’incendio ha imposto la chiusura delle strade principali. I focolai bloccano anche i treni tra la Puglia e il Basso Molise. Le autorità locali hanno subito attivato i piani d’emergenza per proteggere residenti e turisti.

L’origine del rogo a Pile Fraballe e l’avanzata verso la baia di Zaiana

Il fuoco è partito in località Pile Fraballe, alle porte di Peschici. L’area si trova vicino alla zona di Difesa di Manaccora. Il vento di libeccio e il caldo intenso spingono il fronte del fuoco. Le fiamme risalgono le colline e minacciano le calette della baia di Zaiana. Le squadre di terra combattono contro il fuoco usando diverse autobotti.

I pompieri lavorano insieme ai volontari della Protezione Civile. Mezzi aerei e elicotteri lanciano acqua e ritardante sulle zone più impervie della pineta. Nella zona dell’incendio sorgono una decina di case rurali. I vigili del fuoco hanno protetto queste strutture, evitando danni diretti.

Il sindaco di PeschiciLuigi D’Arenzo, coordina le operazioni di soccorso. “Abitazioni non raggiunte dalle fiamme, attendiamo il Canadair da Roma”, ha dichiarato il primo cittadino. Le forze dell’ordine mantengono alta l’attenzione. I continui cambi di vento possono infatti spostare i tizzoni accesi in pochi minuti.

Centinaia di turisti evacuati via mare e l’accoglienza nelle Scuole Elementari

Il fumo denso minacciava di isolare la strada litoranea. La Guardia Costiera ha quindi avviato l’evacuazione d’emergenza via mare. Le imbarcazioni prelevano i bagnanti direttamente dalle spiagge tra Peschici e Vieste. I soccorritori portano via le persone dai campeggi a rischio. L’intervento evita che i turisti rimangano intrappolati tra le fiamme.

Il Comune di Peschici ha aperto le Scuole Elementari di via Montesanto. I volontari offrono prima assistenza e generi di conforto agli sfollati. La struttura accoglie chi ha dovuto lasciare in fretta alberghi, residence e spiagge.

Le operazioni di evacuazione via mare coordinate dalla Guardia Costiera lungo la litoranea tra Peschici e Vieste

Il ponte navale verso Vieste e i ricordi del drammatico rogo del 2007

Le motovedette hanno trasferito circa 300 turisti verso il porto di Vieste. Il sindaco Giuseppe Nobiletti ha attivato la macchina dei soccorsi della città. Il Comune mette a disposizione palestre e strutture pubbliche per ospitare le famiglie evacuate.

La società Ferrovie del Gargano ha inviato diversi autobus al porto di Vieste. I bus trasportano le persone dai moli alle strutture di accoglienza temporanee.

L’incendio riapre una ferita profonda per tutta la popolazione locale. Il presidente di Ferrovie del GarganoVincenzo Scarcia Germano, ha espresso forte dolore per l’accaduto. “Il Gargano rivive l’incubo del 2007”, ha commentato il dirigente. Le fiamme stanno distruggendo la pineta che cresceva lentamente da vent’anni.

Viabilità interrotta: chiusa la litoranea SP52 e deviazioni sulla Statale 89

Le autorità hanno chiuso la Strada Provinciale 52 per motivi di sicurezza. L’arteria litoranea collega Vieste a Peschici. I bus di linea e le auto private deviano lungo la Strada Statale 89.

I bus di linea coprono il tragitto interno fino al tratto consentito. I mezzi rientrano sulla litoranea solo dopo la fermata di Santa Maria. La Protezione Civile ha sospeso le fermate nella zona turistica di Manaccore.

Le fiamme interessano anche il territorio comunale di Cagnano Varano. L’azienda Anas ha chiuso un tratto della Strada Statale 693 “Dei Laghi di Lesina e Varano”. Lo stop riguarda il tratto tra il km 29,600 e il km 27,000. Il fumo denso riduce infatti la visibilità per gli automobilisti.

Il fuoco si estende al Basso Molise: evacuate le RSA e bloccata la Ferrovia Adriatica

L’emergenza ambientale colpisce anche altre zone della costa adriatica. Diversi incendi sono scoppiati lungo il litorale del Basso Molise, al confine con la Puglia. Il caldo e il vento forte spingono il fuoco verso campeggi e lidi. Centinaia di persone hanno abbandonato le spiagge.

A Campomarino Marina la situazione rimane molto critica. I soccorritori hanno evacuato ventuno anziani dalla residenza Villa San Gerardo. Gli operatori hanno trasferito gli ospiti nella chiesa del paese. Molte famiglie della zona hanno lasciato le proprie case.

Cinque squadre di pompieri e un elicottero combattono contro le fiamme. Il fumo blocca la circolazione stradale e ferroviaria. Le autorità hanno chiuso la Statale 16 e la Ferrovia Adriatica. Gli automobilisti registrano forti rallentamenti anche sull’autostrada A14.

occhio.com

Omicidio Luigi Esposito, c’è la svolta: fermato un 26enne. L’incontro, la lite e poi il delitto

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Luigi Esposito giornalista sportivo vittima del delitto ad Eboli
Luigi "Luca" Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni ucciso nelle campagne di Eboli.

I rilievi del RIS e il tracciamento dello smartphone incastrano l’indagato scovato in un casolare a Eboli: trovati gli effetti personali del giornalista

L’inchiesta sulla tragica scomparsa di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni trovato morto nelle campagne di Eboli, ha raggiunto una svolta decisiva con il fermo di Ridha Rahmouni. Il giovane di 26 anni, di origine tunisina, è stato rintracciato dalle forze dell’ordine e, durante il lungo interrogatorio sostenuto dinanzi agli inquirenti, ha reso una piena confessione in merito all’aggressione mortale. La Procura della Repubblica di Salerno, coordinata dal procuratore Raffaele Cantone, ha guidato le operazioni investigative condotte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno, portando alla luce i dettagli di un delitto qualificato dalle stesse autorità come eccezionalmente efferato.

La complessa attività d’indagine ha permesso di ricostruire i movimenti della vittima e del presunto aggressore fino al momento dell’incontro fatale, avvenuto a poca distanza dal luogo del successivo rinvenimento del cadavere. I dettagli emersi dalle prime fasi dell’istruttoria tratteggiano una sequenza di eventi culminata in uno scontro fisico e nel tentativo di distruzione del corpo. Le evidenze scientifiche e i rilievi tecnologici raccolti sul campo hanno costituito un quadro indiziario solido, riducendo i tempi necessari all’individuazione del sospettato e conducendo all’emissione del provvedimento cautelare.

Il blitz dei Carabinieri e il ritrovamento nel casolare abbandonato

L’operazione decisiva che ha portato al fermo dell’indagato è scattata nella tarda serata di giovedì, quando i militari dell’arma hanno fatto irruzione in una struttura fatiscente situata in via Ebonum, nella località Cioffi ad Eboli. Il sospettato, che si trovava all’interno di un fabbricato rurale privo di utenze e trasformato in un alloggio di fortuna, ha tentato inizialmente di barricarsi per eludere il controllo. L’azione congiunta del Reparto Investigazioni Scientifiche del ROS e dello Squadrone Cacciatori di Puglia ha consentito di mettere in sicurezza l’area e di bloccare il ventiseienne prima che potesse tentare la fuga attraverso i campi circostanti.

All’interno del rifugio improvvisato, tra giacigli di fortuna e materiale di scarto, i militari hanno rinvenuto elementi di prova considerati fondamentali per il prosseguimento dell’attività giudiziaria. La presenza di oggetti personali appartenuti alla vittima ha confermato la connessione diretta tra il fermato e gli ultimi momenti di vita del pubblicista, fornendo elementi decisivi coordinati dalla Procura della Repubblica di Salerno. La struttura utilizzata come nascondiglio sorgeva a breve distanza in linea d’aria dal terreno agricolo in cui le forze dell’ordine avevano precedentemente individuato i resti del cinquantatreenne.

Gli oggetti della vittima e l’impronta sul portabagagli dell’auto

Nel corso della perquisizione condotta all’interno dell’immobile occupato da Ridha Rahmouni, i Carabinieri hanno recuperato oggetti di valore ed effetti personali direttamente riconducibili a Luigi Esposito. Tra i beni sequestrati figurano il telefono cellulare della vittima, una carta di pagamento elettronico e un anello in oro bianco sulla cui origine sono in corso ulteriori approfondimenti tecnici. Il tracciamento del segnale telefonico, rimasto attivo sul dispositivo che l’indagato avrebbe continuato a utilizzare inserendovi una nuova scheda, ha rappresentato il vettore tecnologico principale per la geolocalizzazione del riparo.

Accanto ai dati informatici, le analisi scientifiche hanno fornito un riscontro dattiloscopico fondamentale per la ricostruzione della scena del crimine. I tecnici del RIS hanno infatti rilevato un’impronta digitale nitida sul fanale posteriore e sul portabagagli dell’automobile in uso al giornalista, trovata parcheggiata nelle immediate vicinanze del luogo del delitto. Questo elemento materiale ha permesso di collocare con assoluta certezza la presenza dell’indagato a stretto contatto con il veicolo nelle ore in cui si è consumata l’aggressione.

Gli accertamenti tecnici dei Carabinieri del RIS sull’autovettura rinvenuta nei pressi della scena del crimine

La ricostruzione della dinamica dell’omicidio e il tentativo di distruzione del corpo

Secondo la ricostruzione presentata dagli inquirenti sulla base delle dichiarazioni rese dall’indagato e dai rilievi medico-legali, l’incontro tra i due uomini sarebbe avvenuto nel pomeriggio, quando Luigi Esposito ha raggiunto il luogo stabilito a bordo della propria autovettura mentre Ridha Rahmouni si è presentato muovendosi in bicicletta. Dopo un iniziale contatto, tra i due sarebbe nata una violenta discussione verbale, degenerata rapidamente in un attacco fisico. L’aggressore avrebbe colpito la vittima a mani nude con estrema violenza, provocandogli lesioni multiple e diverse fratture ossee, per poi causarne il soffocamento.

Successivamente all’aggressione fisica, il presunto autore del reato avrebbe adoperato materiali reperiti sul posto per coprire il corpo e appiccare il fuoco. Nello specifico, sarebbero state utilizzate una coperta, sterpaglie secche e materiale plastico per alimentare le fiamme nel tentativo di cancellare ogni traccia dell’accaduto. Durante la deposizione di fronte al magistrato, il ventiseienne ha asserito di non essersi reso conto del fatto che la vittima potesse essere ancora in vita nel momento in cui il rogo è stato innescato, dettaglio su cui la magistratura intende svolgere ulteriori verifiche peritali.

I dettagli della confessione rese dall’indagato durante l’interrogatorio

Assistito dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Giovanni Mauri, il ventiseienne ha reso una lunga deposizione dinanzi ai magistrati salernitani nel corso della quale ha ripercorso la propria versione dei fatti. L’indagato ha sostenuto di aver conosciuto il giornalista alla fine del mese di giugno e di aver mantenuto con lui una serie di contatti telefonici intensificatisi nei giorni immediatamente precedenti all’evento delittuoso. Nel testo dell’interrogatorio, il giovane ha affermato di essersi sentito fortemente a disagio a causa di presunte insistenti attenzioni di natura personale che attribuisce alla vittima.

La versione fornita dall’accusa stabilisce tuttavia che tali dichiarazioni rappresentano unicamente il punto di vista dell’indagato e che ogni asserto dovrà trovare effettivo riscontro nelle indagini investigative ancora in corso. L’uomo ha altresì dichiarato di essere un praticante della religione islamica e di aver voluto interrompere una situazione che percepiva come fonte di tensione personale. Tali argomentazioni sono state formalmente acquisite dagli inquirenti ma rimangono sotto lo stretto vaglio della Procura della Repubblica di Salerno per valutarne la veridicità o l’eventuale natura strumentale a fini difensivi.

Le analisi sui tabulati e sulla convergenza delle celle telefoniche

Gli accertamenti di natura tecnica condotti dagli specialisti dell’Arma si sono concentrati sull’analisi dei dati di traffico telefonico e telematico generati dai dispositivi in uso ai soggetti coinvolti. L’esame retrospettivo delle utenze ha evidenziato una fitta rete di comunicazioni avviata nelle settimane precedenti e culminata in una serie di chiamate effettuate poche ore prima dell’appuntamento fatalmente sfociato nella violenza. Le registrazioni dei ponti radio hanno mostrato una perfetta convergenza temporale e spaziale dei dispositivi mobile nella medesima area geografica del comune di Eboli.

A rafforzare il quadro probatorio si sono aggiunte le risultanze dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati installati lungo l’arteria stradale che conduce alla località Cioffi. Le immagini acquisite dagli investigatori mostrano il passaggio contestuale dell’autovettura del giornalista sportivo e della bicicletta utilizzata dal presunto killer verso il punto d’incontro. L’interruzione improvvisa di ogni flusso di comunicazione tra le due utenze, registrata subito dopo l’orario stimato dell’omicidio, ha costituito un ulteriore elemento indiziario inserito nel decreto di fermo emesso dalla magistratura.

Lo status dell’indagato e i precedenti decreti di espulsione

La posizione amministrativa di Ridha Rahmouni sul territorio nazionale presenta una complessa stratificazione di provvedimenti di natura prefettizia e questorile. Giunto sulle coste italiane con uno sbarco avvenuto a Lampedusa nel giugno del 2023, il ventiseienne era stato sottoposto ai rilievi foto-segnaletici di rito presso il centro di prima accoglienza dell’isola. Successivamente, nel mese di ottobre del medesimo anno, la Questura di Savona aveva effettuato ulteriori verifiche anagrafiche sul soggetto, registrandone le generalità nelle banche dati interforze.

Nel dicembre del 2024 la Questura di Salerno aveva emesso un formale diniego al rilascio del permesso di soggiorno, con la contestuale notifica di un ordine di allontanamento dal territorio nazionale mai eseguito coattivamente. Dalle verifiche condotte al momento del fermo è emerso che l’uomo, privo di fissa dimora, risultava inoltre censito nel sistema informatico con l’alias di Amed Jamal, con a carico una precedente segnalazione all’autorità giudiziaria per l’occupazione abusiva di un edificio situato nel comune di Altavilla Silentina.

Le reazioni del mondo dell’informazione e le richieste dell’Arcigay

La drammatica scomparsa di LuigiEsposito ha suscitato profondo cordoglio e accese reazioni all’interno della comunità professionale e civile della provincia salernitana. Il direttore della testata televisiva OttoChannelPierluigi Melillo, presso la quale la vittima collaborava regolarmente in qualità di opinionista per le trasmissioni sportive, ha espresso parole di dolore chiedendo il rispetto della memoria del collega ed evidenziando la necessità di mantenere un approccio sobrio rispetto alle indiscrezioni emerse. Il giornalista ha auspicato che si eviti la spettacolarizzazione del dolore e le speculazioni sommarie diffuse sulle piattaforme digitali.

Sulla vicenda è intervenuta anche la sezione territoriale dell’Arcigay di Salerno, pubblicando una nota ufficiale volta a mettere in guardia contro l’uso improprio di dettagli legati alla sfera privata delle persone coinvolte in fatti di cronaca nera. L’associazione ha ribadito come la vita personale della vittima non debba trasformarsi in una giustificazione o in una chiave di lettura distorta per spiegare un atto di violenza inaccettabile. Contestualmente, i familiari del giornalista, attraverso la voce del loro legale rappresentante, hanno espresso la volontà di mantenere un rigoroso riserbo in attesa degli sviluppi giudiziari.

Le dichiarazioni delle sorelle della vittima e le posizioni legali

Le sorelle di Luigi EspositoIda Esposito e Francesca Esposito, hanno comunicato la propria decisione di trincerarsi in un fermo e religioso silenzio di fronte alla tragedia che ha colpito la loro famiglia. Tramite l’avvocato Annalisa Califano, le congiunte hanno espresso la piena fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, rifiutando di commentare le dichiarazioni rese dall’indagato nel corso dell’interrogatorio di garanzia. La famiglia ha chiesto il rispetto della dignità della memoria del pubblicista, evitando che l’attenzione pubblica si concentri su ricostruzioni non verificate.

Sul fronte oposto, il difensore del presunto responsabile, l’avvocato Giovanni Mauri, ha sottolineato che la linea difensiva si concentrerà sull’approfondimento di tutti i contesti di fatto e di merito citati dal proprio assistito. Il legale ha evidenziato come sia necessario attendere il completamento degli esami peritali sulla scena del crimine e sulle apparecchiature tecnologiche prima di definire la struttura formale del processo. L’udienza finalizzata alla convalida del fermo indiziario si terrà di fronte al Giudice per le Indagini Preliminari presso la casa circondariale di Salerno.

Il quadro politico istituzionale e le prossime tappe del processo

Il fermo di Ridha Rahmouni ha provocato reazioni repentine anche sul piano politico nazionale, riaccendendo il dibattito sulla gestione delle espulsioni e sul controllo degli stranieri non regolari presente sul territorio italiano. Le autorità istituzionali locali hanno espresso vicinanza alla famiglia del pubblicista, rimarcando l’efficienza dimostrata dalle strutture investigative della Procura della Repubblica di Salerno nel chiudere il cerchio attorno al presunto responsabile in tempi estremamente contenuti.

Le prossime ore risulteranno decisive per il consolidamento del quadro accusatorio delineato dalla magistratura salernitana. Il GIP del Tribunale di Salerno sarà chiamato a pronunciarsi sulla convalida del fermo e sull’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere richiesta dalla procura. Contestualmente, i periti medico-legali completamenteranno gli accertamenti autoptici sulla salma della vittima per definire con precisione scientifica l’ora del decesso e l’esatta successione traumatica delle lesioni che hanno portato alla morte del giornalista.

occhio.com

Maxi sequestro di cocaina tra Bra e il Nord Italia: tre arresti, droga per un valore di 4 milioni di euro

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Droga, tre arresti nel Cuneese
Maxi sequestro di cocaina per 4 milioni di euro, il blitz della polizia e 3 arresti per traffico di droga

La Polizia di Stato ha smantellato un’organizzazione criminale specializzata nel traffico di cocaina al termine di un’articolata indagine coordinata dall’autorità giudiziaria. Il bilancio dell’operazione è di tre arresti, oltre 11 chilogrammi di cocaina sequestrati e un valore della droga sul mercato illecito stimato in circa 4 milioni di euro.

L’ultimo provvedimento eseguito riguarda un cittadino albanese, gravemente indiziato di traffico di sostanze stupefacenti, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Asti. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici, operava principalmente sul territorio di Bra.

L’indagine partita dalle segnalazioni dei cittadini

L’attività investigativa è stata condotta dagli agenti della Sezione Antidroga della Squadra Mobile della Questura di Cuneo ed è nata anche grazie alle numerose segnalazioni inviate dai cittadini attraverso l’app YouPol, lo strumento che consente di comunicare in modo rapido e riservato episodi di criminalità.

Le indagini, sviluppate con l’ausilio di strumenti tecnologici e servizi di osservazione e pedinamento, hanno permesso di individuare cinque persone indagate, tutte ritenute coinvolte in un’organizzazione dedita allo spaccio di cocaina.

Come operava l’organizzazione

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo criminale era composto da cittadini albanesi perfettamente inseriti nel mercato dello stupefacente. L’organizzazione gestiva sia l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di cocaina sia la successiva distribuzione al dettaglio.

Gli spacciatori contattavano direttamente i clienti tramite applicazioni di messaggistica, informandoli dell’arrivo di nuovi carichi di droga e organizzando rapidamente le cessioni. Un sistema che, secondo la Polizia, dimostra un’elevata capacità organizzativa e una rete di contatti consolidata.

Le indagini hanno inoltre accertato che uno degli indagati riusciva a vendere oltre 300 dosi di cocaina in una sola settimana, confermando l’intensa attività di spaccio sul territorio.

Doppifondi nelle auto per trasportare la droga

Per eludere i controlli delle forze dell’ordine, gli indagati utilizzavano automobili appositamente modificate con doppifondi nascosti, all’interno dei quali occultavano lo stupefacente durante gli spostamenti tra diverse province del Nord Italia.

Nel corso delle perquisizioni gli agenti hanno sequestrato oltre 11 chilogrammi di cocaina ad alto grado di purezza, pari a circa 55 mila dosi, oltre a 15 mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio.

Il sequestro più consistente ha riguardato oltre otto chilogrammi di cocaina, che secondo gli investigatori erano stati ceduti dall’uomo arrestato a un altro componente dell’organizzazione, incaricato di curarne la distribuzione sul mercato al dettaglio.

Un colpo al traffico di droga nel Cuneese

L’operazione rappresenta un duro colpo al traffico di stupefacenti tra il Cuneese e le province del Nord Italia. L’inchiesta evidenzia inoltre il ruolo fondamentale della collaborazione dei cittadini, le cui segnalazioni hanno contribuito ad avviare le indagini culminate con gli arresti e il maxi sequestro di cocaina.

Le indagini proseguono per ricostruire tutti i canali di approvvigionamento dell’organizzazione e verificare eventuali ulteriori responsabilità.

occhio.com

Tragedia sul lavoro a Oniferi: muore un operaio di 18 anni

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Oniferi, operaio 18enne muore nell'impianto di trattamento dei rifiuti
Incidente nell'impianto di trattamento dei rifiuti, muore operaio 18enne

Grave incidente sul lavoro nelle prime ore della mattina a Oniferi, in provincia di Nuoro. Un giovane operaio di appena 18 anni, Fabrizio Pittalis, originario di Orotelli, ha perso la vita all’interno dell’impianto di stoccaggio e trattamento dei rifiuti situato in località S’Infurcau.

La dinamica dell’accaduto è ancora in fase di ricostruzione da parte degli investigatori. Colpito dalle forche di un muletto

Secondo le prime informazioni disponibili, il giovane sarebbe stato colpito alla testa dalle forche di un muletto condotto da un collega durante le operazioni di lavoro. L’impatto si è rivelato fatale.

Sul posto sono intervenuti tempestivamente gli operatori del 118, ma per il 18enne non è stato possibile fare altro che constatarne il decesso.

Indagini in corso per chiarire la dinamica

Le cause dell’incidente sono ora al centro delle indagini dei carabinieri della Compagnia di Ottana e degli ispettori dello Spresal della Asl di Nuoro, che dovranno accertare l’esatta dinamica dei fatti e verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.

Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e analizzando ogni elemento utile per ricostruire quanto accaduto all’interno dell’impianto.

Dolore a Orotelli e nel Nuorese

La notizia della morte di Fabrizio Pittalis ha profondamente colpito la comunità di Orotelli e l’intero territorio del Nuorese. L’ennesimo incidente mortale sul lavoro riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, una questione che continua a rappresentare una priorità nel dibattito pubblico nazionale.

Nelle prossime ore potrebbero emergere ulteriori dettagli sull’accaduto, mentre proseguono gli accertamenti delle autorità competenti.

occhio.com

Ex compagno indagato per la morte di Daniela Florea: le accuse e gli ultimi sviluppi delle indagini

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Morte Daniela Florea, indagato l'ex compagno
Donna trovata morta a Torino, indagato l'ex compagno

C’è un indagato per la morte di Daniela Florea, la donna di 35 anni di origini romene trovata senza vita in un appartamento di via Paisiello, nel quartiere Barriera di Milano, alla periferia nord di Torino. Si tratta dell’ex compagno della vittima, ora iscritto nel registro degli indagati con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Chi è l’indagato

L’uomo, 45 anni, idraulico e anche lui di origini straniere, è stato ascoltato a lungo dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Torino, coordinati dalla pubblico ministero Delia Boschetto, subito dopo il ritrovamento del corpo della donna.

Al momento nei suoi confronti non è stato disposto alcun provvedimento di fermo, ma le indagini proseguono per chiarire la dinamica della morte e le eventuali responsabilità.

Le accuse potrebbero cambiare

L’ex compagno è attualmente indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere, ma il quadro accusatorio potrebbe evolversi. Gli inquirenti stanno infatti valutando tutti gli elementi raccolti e, qualora emergessero ulteriori prove, il reato contestato potrebbe essere modificato in femminicidio, in base alla normativa introdotta recentemente.

Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire gli ultimi giorni di vita di Daniela Florea e verificare ogni dettaglio utile all’inchiesta.

Il ritrovamento del corpo

Il cadavere della 35enne è stato rinvenuto all’interno di un appartamento di via Paisiello, nel quartiere Barriera di Milano a Torino. Secondo quanto emerso, il corpo si trovava in avanzato stato di decomposizione, circostanza che rende particolarmente complesse le attività investigative e gli accertamenti medico-legali. L’autopsia e gli esami disposti dalla Procura saranno determinanti per stabilire con precisione le cause del decesso e il momento della morte.

Le indagini in corso

La Squadra Mobile continua a raccogliere testimonianze, analizzare i rilievi effettuati nell’abitazione e verificare i rapporti tra la vittima e l’ex compagno. Al momento gli investigatori mantengono il massimo riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta.

L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto previsto dalla legge per consentire lo svolgimento delle indagini e garantire il diritto di difesa dell’indagato. Saranno i prossimi accertamenti della Procura di Torino a chiarire le responsabilità e a definire l’eventuale evoluzione delle accuse.

occhio.com

Bimbo morto nella piscina di Monterotondo, tre indagati per omicidio colposo

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Monterotondo, tre indagati per la morte del bimbo in piscina
Bimbo morto in piscina, 3 indagati per omicidio colposo

La Procura di Tivoli ha iscritto nel registro degli indagati tre persone con l’ipotesi di reato di omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del bambino di 5 anni, avvenuta nella mattinata di ieri nella piscina comunale di Monterotondo, alle porte di Roma. Il piccolo partecipava alle attività organizzate da un centro estivo quando si è verificata la tragedia.

Nel frattempo, la struttura è stata posta sotto sequestro per consentire agli investigatori di svolgere tutti gli accertamenti necessari a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Le indagini della Procura di Tivoli

Le indagini sono coordinate dalla Procura di Tivoli. Sul posto operano i carabinieri della Compagnia e della Stazione di Monterotondo. I militari stanno effettuando rilievi e raccogliendo testimonianze.

L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto previsto dalla legge che consente agli interessati di partecipare agli accertamenti irripetibili e garantisce il pieno esercizio del diritto di difesa. Allo stato attuale delle indagini, le responsabilità dovranno essere accertate nel corso dell’inchiesta. La tragedia nella piscina comunale di Monterotondo

Secondo le prime ricostruzioni, il bambino si trovava in una vasca profonda circa 1,20 metri insieme ad altri 15 bambini iscritti allo stesso centro estivo. Per cause ancora in fase di accertamento, il piccolo è stato trovato in difficoltà all’interno della piscina.

L’allarme è scattato immediatamente e sono stati attivati i soccorsi, ma ogni tentativo di salvargli la vita si è rivelato purtroppo vano.

Si cercano eventuali responsabilità

L’obiettivo degli investigatori è chiarire cosa sia accaduto nei minuti precedenti alla tragedia, verificare il rispetto delle norme di sicurezza e accertare se vi siano state omissioni o negligenze nella vigilanza dei minori presenti.

L’inchiesta della Procura di Tivoli proseguirà nei prossimi giorni con ulteriori accertamenti tecnici, l’analisi della documentazione relativa alla gestione dell’impianto e l’ascolto delle persone informate sui fatti, per ricostruire con precisione quanto accaduto nella piscina comunale di Monterotondo.

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Morto a Ibiza nel giorno del suo compleanno: chi era Francesco Forzieri, il rapper Jdf. Raccolta fondi per riportare la salma in Italia

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Ibiza, trovato morto un cameriere italiano
Un cameriere italiano di 33 anni trovato morto a Ibiza

È morto a Ibiza nel giorno del suo 33° compleanno Francesco Forzieri, giovane originario di Lucera, in provincia di Foggia, e residente a San Benedetto del Tronto. Il suo corpo è stato ritrovato nella mattinata di lunedì 20 luglio nella zona di Botafoc, nei pressi del ristorante “I Rigatoni”, dove lavorava come cameriere durante la stagione estiva.

La notizia ha profondamente colpito familiari, amici e il mondo della musica hip hop, di cui Forzieri faceva parte con il nome d’arte Jdf. Le autorità spagnole hanno avviato un’indagine per chiarire le cause del decesso, mentre si attendono gli esiti dell’autopsia.

Chi era Francesco Forzieri

Francesco Forzieri aveva 33 anni ed era cresciuto a Lucera, in provincia di Foggia. Da tempo viveva a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, ma ogni estate si trasferiva a Ibiza per lavorare.

Faceva il cameriere per mantenersi e continuare a coltivare la sua più grande passione: la musica rap. Con il nome d’arte Jdf era membro di un gruppo hip hop di Rodi Garganico, con il quale aveva pubblicato diversi brani caratterizzati da testi sociali e dall’alternanza tra italiano e dialetto pugliese.

Il ritrovamento del corpo e le indagini

Il corpo del giovane è stato trovato nella zona di Botafoc, una delle aree più frequentate di Ibiza, vicino al locale in cui lavorava.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, Francesco era arrivato sull’isola a maggio insieme ad alcuni amici per la stagione estiva. A dare l’allarme è stato proprio uno di loro, che non riuscendo a contattarlo nel giorno del suo compleanno ha provato a videochiamarlo. Alla telefonata, però, hanno risposto gli agenti della polizia spagnola.

Il fratello Antonio ha raggiunto Ibiza per seguire da vicino gli accertamenti insieme ai rappresentanti del Consolato generale d’Italia a Barcellona, competente per l’isola.

Al momento gli investigatori non hanno comunicato le cause della morte e si attendono gli esiti degli esami autoptici.

La raccolta fondi per il rimpatrio della salma

In attesa di conoscere i risultati delle indagini, la famiglia di Francesco Forzieri e i suoi compagni di musica hanno avviato una raccolta fondi su GoFundMe per sostenere le spese necessarie al rimpatrio della salma e all’organizzazione del funerale.

Nell’appello pubblicato online viene spiegato che il trasferimento della salma dall’estero comporta costi molto elevati. Per questo amici e parenti chiedono un aiuto a chi desidera contribuire, anche con una piccola donazione, per alleggerire il peso economico di questo momento difficile.

Il ricordo del gruppo hip hop

Con il nome d’arte Jdf, Francesco Forzieri aveva preso parte nel 2024 alla pubblicazione del brano “Laivz i man, disponibile su YouTube. Il pezzo affrontava temi sociali, raccontando le difficoltà vissute da chi appartiene alle fasce più fragili della società.

Dopo la notizia della sua morte, il gruppo ha condiviso sui social un messaggio di grande commozione accompagnato da una foto dell’artista.

“Ci hai insegnato che la musica non è solo fatta di rime e beat, ma di amicizia, lealtà e cuore. Per questo il tuo ricordo continuerà a vivere in ogni nostra canzone e ogni volta che pronunceremo il nome del nostro gruppo”, hanno scritto gli amici, ricordando il 33enne.

Resta ora da chiarire cosa sia accaduto nelle ore precedenti al ritrovamento del corpo. Le indagini delle autorità spagnole sono in corso e soltanto gli accertamenti medico-legali potranno fare luce sulle cause della morte di Francesco Forzieri.

occhio.com

Arresti per traffico di droga e mafia: 35 misure cautelari tra Calabria, Sicilia e Nord Italia

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35 arresti in Calabria per narcotraffico e 'ndrangheta
Narcotraffico e 'ndrangheta, 35 misure cautelari tra Calabria e altre regioni

I Carabinieri hanno condotto una vasta operazione contro un presunto gruppo criminale. L’inchiesta riguarda il traffico internazionale di stupefacenti. Il Gip di Reggio Calabria ha emesso 35 misure cautelari su richiesta della Dda.

L’operazione ha coinvolto la provincia di Reggio Calabria. Inoltre, i Carabinieri hanno operato in diverse città italiane. Tra queste figurano anche Palermo, Milano, Torino e Catania.

Arresti: le accuse contestate agli indagati

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con l’aggravante mafiosa, poiché, secondo la Procura, avrebbero agito per favorire la cosca Alvaro di Sinopoli.

Le misure cautelari rappresentano una fase delle indagini e la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del procedimento giudiziario.

L’indagine dei Carabinieri

Le indagini sono state coordinate dalla Dda di Reggio Calabria e condotte dalla Sezione operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro.

Gli investigatori hanno acquisito i dati attraverso un Ordine europeo d’indagine.

Le chat criptate Sky ECC

Inoltre, un ruolo centrale nell’inchiesta è stato svolto dall’analisi delle comunicazioni criptate della piattaforma Sky ECC, acquisite attraverso un Ordine europeo d’indagine.

Secondo gli investigatori, dall’analisi delle chat sarebbe emersa l’esistenza di un’organizzazione attiva tra il 2020 e il 2021, guidata da due uomini detenuti e compagni di cella.

Oltre 300 chili di cocaina ricostruiti dagli investigatori

L’inchiesta avrebbe permesso di ricostruire numerose importazioni di cocaina attraverso il porto di Gioia Tauro. Alcuni carichi sarebbero arrivati a destinazione, mentre altri sono stati sequestrati dalle forze dell’ordine.

Nel complesso, gli investigatori stimano un volume di traffico superiore ai 300 chilogrammi di cocaina, confermando la portata dell’operazione che ha portato ai 35 arresti e alle misure cautelari eseguite in diverse regioni italiane.

occhio.com
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