Abderrahim Fakir morto durante il fermo della polizia: la Procura acquisisce bodycam e video

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Polizia immobilizza Abderrahim Fakir
Le fasi del fermo di Abderrahim Fakir riprese durante l'intervento della Polizia al Pilastro
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L’uomo, 43 anni, è deceduto dopo essere stato immobilizzato durante un intervento al Pilastro. La Procura acquisisce bodycam e video, mentre il procuratore chiarisce: «I fatti sono più estesi rispetto alle immagini diffuse online»

La Procura di Bologna ha avviato un procedimento per fare piena luce sulla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne di origine marocchina deceduto il 19 luglio nel quartiere Pilastro, dopo un intervento della Polizia e dei sanitari del 118.

L’uomo è morto dopo essere stato immobilizzato e ammanettato dagli agenti. Le immagini riprese da alcuni residenti e diffuse sui social mostrano parte della fase finale dell’intervento, ma secondo il procuratore capo Paolo Guido la ricostruzione dovrà basarsi su un quadro molto più ampio, comprendente anche i filmati delle bodycam in dotazione ai poliziotti e tutti gli altri elementi raccolti dagli investigatori.

Abderrahim Fakir aveva 43 anni, viveva a Sasso Marconi e lavorava nel settore della logistica

La Procura iscrive sei persone nel nuovo registro 45 bis

Per chiarire le circostanze del decesso, la Procura ha aperto un procedimento iscrivendo nel registro Modello 45 bis i nomi di sei persone coinvolte nelle varie fasi dell’intervento: due agenti della Polizia di Stato e quattro operatori sanitari del 118.

Non si tratta di un registro degli indagati, ma del nuovo strumento introdotto dalla recente riforma della giustizia per annotare preliminarmente soggetti ai quali viene attribuito un fatto di reato potenzialmente coperto da una causa di giustificazione.

Sarà l’inchiesta a stabilire se emergeranno eventuali responsabilità penali.

Il procuratore: «I fatti sono più ampi del video diffuso»

Il procuratore capo Paolo Guido ha invitato alla prudenza, sottolineando che il filmato circolato online rappresenta soltanto una parte dell’intervento.

Secondo la Procura, gli accertamenti terranno conto dell’intera sequenza degli eventi, comprese le immagini registrate dalle bodycam degli agenti e l’operato sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario.

La Questura di Bologna ha confermato che tutte le registrazioni effettuate durante l’intervento saranno immediatamente messe a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La chiamata al 118 per una presunta crisi psichiatrica

Dai primi accertamenti emerge che gli agenti erano intervenuti dopo diverse segnalazioni di residenti che riferivano della presenza di un uomo in forte stato di agitazione.

Quando è stato richiesto l’intervento del 118, la situazione sarebbe stata descritta come una possibile crisi psichiatrica.

Secondo la ricostruzione della Questura, il 43enne avrebbe dato in escandescenze e avrebbe danneggiato un’automobile, opponendo poi resistenza agli agenti intervenuti.

Per contenerlo sarebbe stato utilizzato anche lo spray al peperoncino prima dell’immobilizzazione.

Le urla nel video e la morte durante il fermo

Il video registrato da un residente mostra alcuni momenti dell’intervento.

Si sentono chiaramente le urla di Abderrahim Fakir, che ripete più volte: «Aiuto, basta, basta» mentre viene bloccato a terra dagli agenti.

Nel filmato compaiono anche alcuni soccorritori, in attesa di poter intervenire.

Dopo alcuni minuti il 43enne smette di dimenarsi e perde conoscenza. I sanitari tentano quindi di prestargli assistenza, ma l’uomo muore poco dopo.

L’autorità giudiziaria ha disposto l’autopsia, che dovrà chiarire con precisione le cause del decesso e verificare se siano intervenuti fattori patologici o altre concause.

Polizia, operatori del 118 e residenti presenti nell’area dove è morto Abderrahim Fakir. La Procura ha disposto accertamenti e acquisito i filmati delle bodycam

Il dolore della famiglia: «Lo hanno ammanettato ed è morto»

La famiglia chiede ora che venga fatta piena luce sull’accaduto.

La sorella della vittima, profondamente provata, ha dichiarato di voler conoscere tutta la verità sulla morte del fratello, sostenendo che l’uomo sia deceduto durante il fermo.

Anche il fratello ha spiegato che Abderrahim Fakir soffriva di problemi di salute.

Il 43enne viveva a Borgonuovo, nel comune di Sasso Marconi, lavorava in un’azienda di facchinaggio e quella mattina si era recato al Pilastro per fare visita ad alcuni parenti.

Tensione nel quartiere e interviene anche la Croce Rossa

Dopo la morte del 43enne, nel quartiere Pilastro si sono registrati momenti di forte tensione.

Diversi residenti hanno contestato l’operato delle forze dell’ordine con cori e proteste durante gli accertamenti della Polizia Scientifica.

Sulla vicenda è intervenuta anche la Croce Rossa di Bologna, respingendo le accuse rivolte ai soccorritori.

L’associazione ha spiegato che il personale sanitario è rimasto in attesa fino a quando gli agenti hanno concluso le operazioni di contenimento e che l’intervento medico è iniziato non appena le condizioni di sicurezza lo hanno consentito.

La Procura attende ora l’esito dell’autopsia e delle analisi tecniche per ricostruire con precisione quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità.

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