La Procura procede per omicidio colposo dopo la morte del 42enne durante un fermo di polizia. Applicata la nuova norma prevista dal Decreto Sicurezza. Nella notte violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine
La morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina deceduto durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare il dibattito politico e giudiziario. Mentre la Procura prosegue gli accertamenti, il capoluogo emiliano ha vissuto una notte di tensione con violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.
L’inchiesta procede con l’ipotesi di omicidio colposo. Gli investigatori hanno iscritto sei persone nel registro previsto dal modello 45 bis, introdotto dal recente Decreto Sicurezza. Si tratta dei due agenti intervenuti e di quattro operatori del 118 presenti durante il soccorso.
La Procura ricostruisce tutte le fasi del fermo
Gli inquirenti vogliono ricostruire nel dettaglio quanto accaduto durante l’intervento che ha preceduto la morte di Fakir.
Il fascicolo riguarda tutte le persone che hanno partecipato alle diverse fasi del soccorso e del contenimento. L’iscrizione nel registro speciale non rappresenta una condanna né attribuisce automaticamente responsabilità penali.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito che il termine “scudo penale” non descrive correttamente la norma. Secondo il Guardasigilli, si tratta di uno strumento processuale che disciplina le iscrizioni durante le indagini.
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che «l’Italia non è uno Stato di polizia», assicurando la piena collaborazione delle istituzioni con la magistratura. La Questura di Bologna ha già consegnato agli investigatori le registrazioni delle bodycam utilizzate durante l’intervento.
Bodycam, testimonianze e autopsia al centro dell’inchiesta
La Procura non analizzerà soltanto il video diffuso online.
Gli investigatori acquisiranno anche le immagini delle bodycam, le comunicazioni radio, le telefonate di servizio e le testimonianze delle persone presenti.
L’autopsia rappresenterà uno degli accertamenti più importanti. I consulenti dovranno stabilire la causa della morte e verificare se le modalità di contenimento abbiano avuto un ruolo nel decesso.
I magistrati esamineranno inoltre le linee guida del Viminale sulle tecniche di immobilizzazione e il funzionamento della centrale operativa del 118. Gli accertamenti dovranno chiarire anche perché sul posto sia arrivata inizialmente un’ambulanza senza medico.

La famiglia chiede un’indagine imparziale
I familiari di Abderrahim Fakir chiedono che l’inchiesta faccia piena luce sull’accaduto.
Il loro legale ha sollecitato verifiche rigorose e imparziali, affinché ogni eventuale responsabilità venga accertata senza condizionamenti.
Nel frattempo il presidente della Società Italiana Sistema 118, Mario Balzanelli, ha osservato che la presenza immediata di un medico avrebbe potuto aumentare le possibilità di salvare il 42enne. Ha inoltre definito rischiosa la prolungata immobilizzazione in posizione prona, precisando che saranno comunque gli accertamenti tecnici a stabilire l’effettiva incidenza di questo elemento.
Bologna divisa tra cordoglio e violenza
La manifestazione organizzata nel centro di Bologna era iniziata con un momento di raccoglimento.
Poco prima di prendere la parola, la sorella di Fakir ha accusato un malore ed è svenuta davanti ai presenti.
Successivamente una parte del corteo ha raggiunto la Prefettura. In quel momento la situazione è degenerata. Alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti e bombe carta contro gli agenti. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche, lacrimogeni e idranti.
Secondo la Questura, gli scontri hanno provocato 64 agenti feriti e il danneggiamento di sei mezzi della Polizia di Stato.
La famiglia della vittima ha preso pubblicamente le distanze dagli episodi di violenza.
Meloni e Schlein chiedono di accertare la verità
La vicenda ha provocato numerose reazioni politiche.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito gli scontri «inaccettabili». Ha chiesto di accertare eventuali responsabilità con il massimo rigore, ribadendo che nessuna aggressione contro le forze dell’ordine può trovare giustificazione.
Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha chiesto piena trasparenza. Secondo la leader dem, quando una persona muore durante un fermo, lo Stato ha il dovere di chiarire ogni responsabilità.









