Meloni: “A Caivano più forze dell’ordine”

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“‘Da quando la presidente Meloni è venuta a Caivano è stata intensificata la presenza della Polizia e dei Carabinieri in piazza, e lo spaccio non dico che sia finito del tutto, ma è diminuito notevolmente’. Le parole di Don Patriciello, che continuo a ringraziare per il suo impegno quotidiano e per la cura nei confronti di tutta la comunità di Caivano, sono per noi motivo di ispirazione a fare sempre meglio e a porre definitivamente fine alle zone franche. Anche in vista del termine dei lavori di bonifica da parte degli specialisti del genio dell’Esercito Italiano nel centro sportivo Delphinia. Restituiremo questi territori alle famiglie e ai tanti cittadini perbene che desiderano vivere in sicurezza e costruire un futuro migliore per i loro figli. Avanti con determinazione”. Così in un post su Facebook il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

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Guerra in Israele: salgono il numero dei morti

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Proseguono gli scontri tra i militanti di Hamas e le forze israeliane. Secondo gli ultimi aggiornamenti forniti nella notte dalle Forze di Difesa Israeliane, da sabato mattina sono stati uccisi almeno 700 israeliani e ci sarebbero oltre 2.150 feriti, mentre sarebbero circa 430 vittime e almeno 2.300 feriti sul lato palestinese. Le truppe israeliane hanno continuato a bombardare la Striscia di Gaza durante la notte.

Più di 500 gli obiettivi appartenenti ai gruppi militanti di Hamas e della Jihad islamica nella Striscia di Gaza colpiti dalle forze dello Stato ebraico. Intanto secondo alcune fonti israeliane di cui fa cenno il Washington Post, gli Stati Uniti si attendono che Israele lanci un’ampia operazione via terra contro Hamas a Gaza nelle prossime 24-48 ore. Il voto a favore della guerra da parte del gabinetto israeliano potrebbe, infatti, segnalare un’operazione più ampia: consentirebbe al governo di espandere la mobilitazione militare e di impiegare una gamma più letale di opzioni militari.

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Crosetto: “Siamo vicini a Israele e al popolo ebraico”

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Il ministro alla Difesa, Guido Crosetto: “La condanna del brutale atto terroristico di Hamas non può che essere unanime. Esprimo, come cittadino e come Ministro, la mia vicinanza personale e istituzionale a Israele, al popolo ebraico e a tutte le comunità ebraiche, colpite con una violenza inaudita. Mi auguro che, grazie all’azione di alcuni attori internazionali, si riesca a trovare, al più presto, un canale per liberare le centinaia di ostaggi innocenti rapiti dai terroristi di Hamas”.

“Segnalo anche che sto lavorando, dal primo momento di quella che è stata una vera dichiarazione di guerra, per cercare, in ogni modo, di fermare l’escalation. Con altrettanta attenzione e scrupolo – aggiunge – sto monitorando, insieme ai massimi vertici operativi della Difesa, oltre che in continua coordinazione con il Maeci, l’evoluzione della situazione del quadro mediorientale anche nella parte meridionale del Libano dove, da decenni, è in via di svolgimento la missione Unifil”, conclude Crosetto.

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Piantedosi: “Contrastare le partenze irregolari”

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“Il Med5 è una forma unica di cooperazione, le nostre frequenti riunioni dimostrano che esiste un dialogo consolidato tra i nostri Paesi. Abbiamo dedicato buona parte dei nostri lavori alla dimensione esterna dei confini della UE, concordando sull’esigenza di avere concreti partenariati europei con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi, che devono essere sostenuti da risorse finanziarie coerenti con gli impegni politici assunti dalla UE e in linea con le richieste italiane di creare un Piano Mattei per l’Africa”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, partecipando al vertice ministeriale a Salonicco con gli omologhi del gruppo dei Paesi del Med5 (Cipro, Grecia, Italia, Malta, Spagna) e il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas.

“Per quanto riguarda il dialogo con i Paesi Terzi – ha concluso – abbiamo convenuto sulla necessità di contrastare l’azione dei trafficanti e prevenire le partenze irregolari, sull’esigenza di favorire e accelerare i rimpatri, compresi quelli volontari assistiti che sono uno strumento da valorizzare anche attraverso programmi di riammissione diretta dai Paesi di transito verso i Paesi di origine dei flussi”.

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Campi Flegrei, Muscarà: “Gli sfollati devono essere ospitati in Campania”

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“Finalmente anche personaggi illustri come Adriano Giannola, il presidente dello Svimez, ha capito che ‘deportare’ una popolazione, quella flegrea prima e quella vesuviana poi, in caso di eruzione, a 1000 chilometri di distanza è una pazzia che avrebbe un costo di 30 miliardi, e che le popolazioni sfollate devono essere ospitate nelle aree interne della stessa regione Campania”. Lo dichiara il Consigliere Maria Muscarà, del gruppo misto. “Sono più di sei anni che combatto affiancando il progetto ‘convivenza Vesuvio’ dell’Ing. Vincenzo Coronato, ma non ci vuole questa grande visione politica per capire i rischi ed i costi nel portare a centinaia di chilometri, centinaia di migliaia di persone, per quale motivo? Notevoli sarebbero le ricadute economiche con la perdita del PIL campano, ricadute culturali e sociali”.

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Gasparri: “Mafia, bene le audizioni”

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“Finalmente in Commissione Antimafia si respira un’aria nuova. Bisogna dare atto alla presidente Colosimo e al vicepresidente D’Attis, e a molti membri della Commissione, di avere promosso delle audizioni che finalmente ci faranno capire che cosa successe nei primi anni ’90 nella Procura di Palermo. Le audizioni in corso aprono squarci sulla verità. E bisogna ancora approfondire molte questioni. In particolare sull’archiviazione parziale dell’inchiesta Mafia-Appalti”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri vicepresidente del Senato.

“Bene ha fatto la presidente Colosimo a richiamare all’ordine il senatore Scarpinato – ha continuato – che più di una volta ha dimostrato di non avere ancora, per inesperienza, ben colto fino in fondo la differenza tra il Parlamento e un Palazzo di giustizia. Qui il confronto è libero e deve tendere alla verità. Non si parla in maniera apodittica con una disparità di posizioni. Gli interventi che abbiamo letto di Caselli, di Di Matteo, di presunta indignazione dimostrano che si sta andando nella direzione giusta. E Di Matteo che si indigna ci dovrebbe parlare delle vicende che portarono alla condanna, per la strage di via D’Amelio, di persone che non erano responsabili della strage. Ci dovrebbe parlare delle sconfitte che ha incassato nel processo che ha intentato, senza fondamento, contro i carabinieri del Ros. Insomma siamo solo all’inizio”.

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Roma, medico aggredito nel proprio studio

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Grave episodio di violenza a Roma. Un uomo era convinto che il medico che lo aveva in cura, un immunologo 66enne, avesse sbagliato le cure e per questo lo ha aggredito riducendolo in fin di vita. L’episodio si è verificato all’interno di uno studio medico in via Po, nel quartiere Salario. L’autore dell’aggressione è un uomo di 36 anni ed è stato arrestato dalla Polizia per tentato omicidio. Il medico è ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Umberto I con un grave trauma facciale. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo ha picchiato il professionista contestandogli di non avere somministrato la giusta terapia per una infezione alla colonna vertebrale di cui è affetto. 

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Pollena Trocchia: auto, vespe, moto d’epoca e il “Memorial Vincenzo Liguori”

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Auto, Vespa e moto d’epoca si danno appuntamento a Pollena Trocchia in occasione della quinta edizione del raduno promosso dalla Pro Loco e organizzato da “Gli Amici di Pollena Trocchia”, con la collaborazione di Veicoli Storici Partenopei Alfisti Vesuviani, Passione Vespa Club e RIVS – Registro Italiano Veicoli Storici.

L’appuntamento è per domenica 8 ottobre, a partire dalle ore 8.30, con la riunione dei partecipanti in via Vasca Cozzolino e la loro registrazione. «A seguire, alle ore 11, è prevista la benedizione delle auto, quindi la sfilata per le strade del paese con sosta per aperitivo e, dopo la ripartenza e il prosieguo della sfilata, il pranzo comunitario. Ci teniamo molto a sottolineare come l’evento sia accessibile e inclusivo per bambini e ragazzi con disabilità» hanno fatto sapere Francesco Piccolo e gli altri organizzatori dell’iniziativa, che anno dopo anno sempre più sta diventando occasione di incontro irrinunciabile per gli amanti delle due e quattro ruote storiche.

Non solo: quest’anno il raduno ospiterà infatti anche il “Memorial Vincenzo Liguori”, in ricordo del meccanico di Pollena Trocchia vittima innocente della criminalità organizzata, che perse la vita il 13 gennaio del 2011 a San Giorgio a Cremano, dove ogni mattina si recava a lavorare alla sua officina, nei pressi della quale fu raggiunto da una pallottola vagante rivelatasi fatale.

«Ringraziamo gli organizzatori e in particolare Francesco Piccolo per aver accolto il Memorial nel loro evento e il Comune, sempre presente – il commento dei familiari di Enzo Liguori – Il motoraduno è un momento di ricordo e sarà ancora una volta un modo per chiedere giustizia: aspettiamo, ancora, che i responsabili siano individuati».

L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Pollena Trocchia. «Ancora una volta si rinnova l’appuntamento con una manifestazione che, sono sicuro, saprà come in passato portare nel nostro paese appassionati da tutta la regione offrendo a quanti assisteranno un’occasione di spensieratezza e divertimento, ma anche di memoria, riflessione e inclusione» ha detto il sindaco Carlo Esposito.

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Tragedia del bus, al momento non ci sono indagati

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Al momento c’è l’ipotesi di omicidio stradale plurimo, ma non ci sono ancora indagati per il disastro del bus precipitato da un cavalcavia in Veneto lo scorso martedì 3 ottobre.  Le 21 vittime sono state tutte identificate: si tratta di nove cittadini ucraini, quattro romeni, tre tedeschi, due portoghesi, un croato, un sudafricano e l’autista del bus, unico italiano. Si chiamava Alberto Rizzotto, 40 anni, nato a Conegliano ma residente a Vazzola nel Trevigiano. Quello che ancora manca è una ricostruzione che possa stabilire con certezza le cause dell’incidente ripreso dalle telecamere di sorveglianza. Sotto osservazione le batterie al litio e la doppia barriera di protezione che non basta a frenare il pullman. La procura vuole approfondire sul tema dell’elettrico e sul parapetto esterno. In un video si nota il bus affiancarne un altro, presumibilmente fermo al semaforo che immette a sinistra, verso Marghera, e che ha la freccia inserita. Subito dopo si nota il mezzo piegarsi e cadere, mentre l’altro pullman aziona improvvisamente lo stop. Non si intravvedono altri veicoli davanti. «Non ci sono segni di frenata, né contatti con altri mezzi» ha precisato il capo della Procura veneziana Bruno Cherchi. La dinamica dell’incidente «vede il bus toccare e scivolare lungo il guardrail per un cinquantina di metri, e infine, con un’ulteriore spinta a destra, precipitare al suolo». Le ipotesi principali al vaglio della magistratura sulle cause della tragedia sono quelle della manovra azzardata, con l’affiancamento ad un altro bus e un guardrail vecchio; oppure, sommato a questo, un malore dell’autista che non è riuscito a controllare il mezzo.

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Napoli, emanate 31 ordinanze restrittive

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La Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, in particolare i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Napoli, delle Sezioni Investigative del Servizio Centrale Operativo (S.I.S.C.O.), dei Commissariati di P.S. “Ponticelli” e “Poggioreale” ed i militari dei Nuclei Investigativi dei Carabinieri di Napoli e Torre Annunziata, hanno dato vita, stamattina, ad una maxi operazione che ha dato seguito a delle ordinanze restrittive, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. La maxi operazione ha riguardato 31 persone ritenute, a vario titolo, gravemente indiziate di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di numerosi episodi di detenzione illecita, tutti aggravati dal metodo mafioso. Gli indagati, come si legge in una nota della Polizia di Stato, risultano legati, a vario titolo, al cartello criminale camorristico denominato De Luca-Bossa-Casella-Minichini-Rinaldi-Reale attivo nella zona orientale di Napoli. Il provvedimento ha disposto per 24 persone la custodia cautelare in carcere e per 7 gli arresti domiciliari. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, avviata nell’aprile del 2016 in seguito ad un sequestro di sostanze stupefacenti e di alcuni manoscritti presso una delle abitazioni in cui veniva gestita l’attività illecita del gruppo criminale, è stata poi ampliata nel tempo raccogliendo importanti elementi probatori sull’associazione in questione. Un secondo segmento di attività, avviato nel settembre del 2020 a seguito di alcuni atti intimidatori nei confronti di alcuni cittadini del quartiere Ponticelli, a cui venivano richieste somme di denaro in cambio del mantenimento o dell’ottenimento di alloggi popolari, ha permesso di documentare l’attuale permanenza del clan e delle relative attività illecite.

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