Kami Rita Sherpa conquista l’Everest per la 32ª volta: nuovo record mondiale

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Kami Rita Sherpa ha raggiunto oggi la vetta del monte per la 32esima volta
'L'uomo dell'Everest' sulla vetta per la 32esima volta, nuovo record mondiale

Kami Rita Sherpa ha raggiunto la vetta del Monte Everest per la 32ª volta, stabilendo un nuovo record mondiale e confermandosi la persona con il maggior numero di ascensioni della montagna più alta del pianeta.

La storica impresa dell’alpinista nepalese, soprannominato “l’uomo dell’Everest”, è arrivata durante l’attuale stagione di scalate himalayane. A condividere l’entusiasmo per il traguardo è stato anche il premier del Nepal Balendra Shah, che sui social ha lodato gli alpinisti nepalesi per il loro “incrollabile coraggio” e la loro “ferrea disciplina”.

Chi è Kami Rita Sherpa

Kami Rita Sherpa, 56 anni, raggiunse per la prima volta la cima dell’Everest nel 1994 mentre lavorava per una spedizione commerciale. Da allora è salito quasi ogni anno sul monte alto 8.849 metri, accompagnando clienti internazionali come guida alpina professionista.

Negli anni, il suo nome è diventato simbolo dell’alpinismo himalayano e dell’esperienza degli sherpa nepalesi, figure fondamentali nelle spedizioni sull’Everest. Grazie alla sua esperienza e alla conoscenza della montagna, Kami Rita continua a battere record che sembravano impossibili.

Record anche per Lhakpa Sherpa

Accanto all’impresa di Kami Rita, anche Lhakpa Sherpa ha scritto una nuova pagina di storia. La 52enne nepalese ha raggiunto la vetta dell’Everest per l’11ª volta, migliorando il proprio record femminile.

Conosciuta come la “regina della montagna”, Lhakpa Sherpa aveva conquistato la cima per la prima volta nel 2000, diventando la prima donna nepalese a scalare e discendere con successo il Monte Everest.

Nepal protagonista dell’alpinismo mondiale

Secondo Himal Gautam, portavoce del ministero del Turismo nepalese, i successi di Kami Rita e Lhakpa Sherpa rappresentano un’ispirazione per gli alpinisti di tutto il mondo.

“Battere i record attraverso una sana competizione sull’Everest contribuirà a rendere l’alpinismo più sicuro, più dignitoso e meglio gestito”, ha dichiarato Gautam.

L’Everest continua così a essere il simbolo dell’alpinismo estremo e della straordinaria resilienza degli sherpa nepalesi, protagonisti assoluti delle spedizioni sulla vetta più alta della Terra.

occhio.com

Blitz antidroga tra Aprilia, Latina e Roma: 19 arresti, smantellata organizzazione internazionale

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Aprilia, blitz dei carabinieri: 19 arresti
Droga dal Belgio e armi: maxi blitz all'alba, 19 arresti. Coinvolto anche un dipendente del Miur -- Droga dal Belgio e armi: maxi blitz all'alba, 19 arresti. Coinvolto anche un dipendente del Miur

Maxi operazione antidroga all’alba di oggi, lunedì 18 maggio, tra Aprilia, Latina e la provincia di Roma. I carabinieri del reparto territoriale di Aprilia, insieme ai militari di diversi comandi italiani, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 persone accusate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione e detenzione illegale di armi da fuoco.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, rappresenta una nuova costola dell’operazione “Assedio”, già nota alle cronache per aver colpito gruppi criminali attivi nel territorio pontino.

La droga dal Belgio alle piazze di spaccio del Lazio

Secondo quanto emerso dalle investigazioni, l’organizzazione criminale avrebbe gestito un vasto traffico internazionale di droga proveniente dal Belgio. Lo stupefacente arrivava nella provincia di Latina per poi essere distribuito nelle piazze di spaccio dei Castelli Romani, della provincia di Roma e di altre aree italiane.

Gli investigatori hanno accertato la movimentazione di circa 100 chili di hashish, marijuana e olio di hashish, oltre a circa 10 chili di cocaina. Durante le indagini i carabinieri hanno inoltre arrestato in flagranza cinque persone, sequestrando circa due chili di cocaina destinati allo spaccio.

Armi e minacce per intimidire gli acquirenti

L’organizzazione avrebbe avuto anche una significativa disponibilità di armi, utilizzate per intimidire clienti considerati inadempienti nei pagamenti. Tra le armi individuate dagli investigatori figura anche un fucile mitragliatore.

Tra le vittime delle intimidazioni compare anche il titolare di un ristorante di Aprilia, finito nel mirino del gruppo criminale. Secondo gli inquirenti, il sodalizio poteva inoltre contare sul supporto di una società di autonoleggio con sede ad Aprilia, utilizzata per il trasporto e la movimentazione della droga.

Dipendente del ministero coinvolto nella coltivazione di marijuana

Tra gli aspetti più rilevanti emersi dall’inchiesta c’è il coinvolgimento di un dipendente del ministero dell’Istruzione, che avrebbe avuto il compito di seguire l’intero processo di coltivazione e produzione di marijuana in serra.

Ogni ciclo di raccolto avrebbe garantito profitti stimati intorno ai 60mila euro.

Il blitz dei carabinieri all’alba

L’operazione è scattata nelle prime ore della mattinata con il coinvolgimento del nucleo cinofili di Ponte Galeria e del nucleo elicotteri di Pratica di Mare.

Il gip del tribunale di Roma, su richiesta della Dda capitolina, ha disposto 13 misure cautelari in carcere e sei agli arresti domiciliari. Le indagini proseguono per ricostruire ulteriormente la rete di traffico e i collegamenti

occhio.com

Auto su folla a Modena, oggi l’udienza di convalida fermo per El Koudri

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Soccorsi e forze dell’ordine dopo l’attacco a Modena
I primi soccorsi dopo l’auto lanciata contro i passanti

Il 31enne accusato di strage e lesioni aggravate si è avvalso della facoltà di non rispondere. Piantedosi parla di disagio psichiatrico mentre continua il dibattito politico sui permessi di soggiorno

Resta alta la tensione a Modena dopo il drammatico attacco avvenuto sabato scorso, quando Salim El Koudri si è lanciato con un’auto contro i passanti provocando numerosi feriti.

Per il 31enne, accusato di strage e lesioni aggravate, è prevista oggi l’udienza di convalida del fermo.

Nel frattempo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso l’ipotesi terrorismo parlando invece di un grave caso di disagio psichiatrico.

Nella giornata di ieri anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni hanno visitato i feriti ricoverati negli ospedali modenesi.

Mattarella e Meloni in visita ai feriti: “Grazie per quello che fate”

Il Capo dello Stato e la presidente del Consiglio hanno incontrato i medici e alcune delle persone rimaste ferite durante l’attacco.

Secondo quanto riferito, quattro persone risultano ancora ricoverate, mentre due donne sarebbero in condizioni gravissime.

Durante la visita, Mattarella ha ringraziato il personale sanitario per il lavoro svolto nelle ore successive all’aggressione.

Anche Giorgia Meloni ha espresso vicinanza alle vittime e alle loro famiglie, soffermandosi in particolare sul coraggio dei cittadini intervenuti per fermare l’aggressore.

Sergio Mattarella e Giorgia Meloni durante l’incontro con i feriti dell’attacco di Modena

Gli eroi civili che hanno fermato l’assalitore

Tra le persone che hanno cercato di bloccare El Koudri c’è anche Luca Signorelli, indicato dalla premier come uno dei protagonisti del gesto coraggioso che ha contribuito a limitare conseguenze ancora più gravi.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, tra gli “eroi civili” ci sarebbero anche un uomo di origine egiziana e il figlio, intervenuti insieme ad altri cittadini per fermare il 31enne.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto ufficialmente che venga valutata la concessione della Medaglia al Valor Civile per Luca Signorelli e per tutte le persone intervenute durante l’emergenza.

El Koudri non risponde ai pm: oggi l’udienza di convalida

Nelle ore successive al fermo, Salim El Koudri si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati.

L’uomo è accusato di aver travolto con l’auto diversi passanti nel centro cittadino.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione le sue condizioni psicologiche e i possibili segnali emersi prima dell’attacco.

L’udienza prevista oggi dovrà stabilire la convalida del fermo e le eventuali misure cautelari da applicare nei confronti del 31enne.

Piantedosi esclude il terrorismo: “Tema serio di disagio psichico”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato alla prudenza sulle interpretazioni legate al terrorismo.

Secondo il titolare del Viminale, il caso di Modena sarebbe riconducibile soprattutto a una situazione di forte disagio psichico.

“Il sistema antiterrorismo non ha mostrato falle”, ha spiegato il ministro, sottolineando invece la necessità di rafforzare i presidi legati alla salute mentale e al supporto sociale.

Piantedosi ha inoltre ricordato che El Koudri è cittadino italiano, prendendo le distanze dal dibattito politico nato nelle ultime ore sul tema dei rimpatri e della cittadinanza.

Scontro politico sui permessi di soggiorno

Le parole del ministro hanno acceso il confronto all’interno della maggioranza.

Matteo Salvini ha rilanciato il tema della revoca della cittadinanza e dei permessi di soggiorno per chi commette reati gravi, sostenendo che il 31enne avrebbe pubblicato contenuti contro i cristiani sui social network.

Di posizione diversa Antonio Tajani, che ha ricordato come El Koudri sia cittadino italiano e che il caso non possa quindi essere affrontato come un problema di immigrazione irregolare.

Nel frattempo il prefetto di Roma ed ex capo della Polizia Lamberto Giannini ha lanciato l’allarme sul rischio emulazione, invitando però a non rispondere alla violenza con altro odio.

occhio.com

Casoria, Adriano D’Orsi mangia un gelato e muore a 16 anni

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Adriano D’Orsi il ragazzo morto a Casoria dopo un malore
Adriano D’Orsi morto a 16 anni dopo un improvviso malore

Il ragazzo si è sentito male dopo una serata con gli amici. Inutili i soccorsi: la Procura di Napoli Nord dispone l’autopsia per chiarire le cause della morte

Tragedia a Casoria, dove Adriano D’Orsi è morto a soli 16 anni dopo un improvviso malore accusato nella tarda serata di sabato. Il giovane si sarebbe sentito male pochi minuti dopo aver mangiato un gelato insieme ad alcuni amici.

In pochissimo tempo le sue condizioni sono precipitate fino al drammatico epilogo. Ogni tentativo di salvarlo si è rivelato inutile.

Sarà ora l’autopsia, già disposta dall’autorità giudiziaria, a chiarire cosa abbia provocato il decesso del ragazzo.

“Papà aiutami”: gli ultimi istanti prima del crollo

Secondo una prima ricostruzione, Adriano aveva trascorso la serata con alcuni amici e, prima di rientrare a casa, si sarebbe fermato in una gelateria insieme ad altri due ragazzi.

Il 16enne, allergico al lattosio, avrebbe scelto gusti che consumava abitualmente e che in passato non gli avevano mai provocato problemi.

Subito dopo aver mangiato il gelato, però, avrebbe iniziato ad accusare un grave malore.

Gli amici lo hanno sorretto fino all’abitazione del padre, distante pochi metri dal locale.

Prima di perdere conoscenza, Adriano sarebbe riuscito a citofonare chiedendo aiuto: “Papà aiutami, non mi sento bene: sto svenendo”.

Quando il padre è sceso in strada, il ragazzo era già cianotico.

Poco dopo il suo cuore ha smesso di battere.

I soccorsi disperati e il dolore dei genitori

Appena compresa la gravità della situazione, il padre del ragazzo ha chiesto immediatamente aiuto.

Una vicina avrebbe praticato al 16enne un’iniezione di cortisone nel tentativo di contrastare la crisi respiratoria.

Sul posto sono poi arrivati i sanitari del 118, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano.

I medici hanno soltanto potuto constatare il decesso del giovane.

Il dolore della famiglia è devastante.

“Non si può morire così, è un dolore troppo grande”, ha dichiarato il padre del ragazzo.

Distrutta anche la madre, Antonietta Esposito, che ha raccontato le abitudini del figlio e la sua attenzione costante verso gli alimenti da consumare.

“Adriano leggeva sempre le etichette e non sbagliava mai”, ha spiegato la donna, definendolo un ragazzo attento e responsabile.

Il sospetto della contaminazione crociata nella gelateria

Uno degli aspetti sui quali si stanno concentrando le indagini riguarda una possibile contaminazione crociata.

Secondo quanto riferito dai familiari, Adriano frequentava abitualmente quella stessa gelateria e il personale conosceva bene la sua allergia al lattosio.

Per questo motivo i parenti sospettano che il problema possa essere nato durante la preparazione del gelato.

L’ipotesi è che possa essere stato utilizzato lo stesso porzionatore per gusti con e senza lattosio senza una corretta pulizia tra una vaschetta e l’altra.

Al momento, però, si tratta soltanto di una delle piste al vaglio degli investigatori.

Le indagini dei carabinieri e l’autopsia sul corpo del 16enne

I Carabinieri della compagnia di Casoria, coordinati dalla Procura di Napoli Nord, hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto.

Gli investigatori hanno ascoltato gli amici presenti al momento del malore e disposto il sequestro di alcune vaschette contenenti i gusti scelti dal ragazzo.

La salma è stata trasferita all’obitorio di Ospedale San Giuliano, dove verrà effettuato l’esame autoptico.

L’autopsia dovrà stabilire se il decesso sia stato provocato da una reazione allergica improvvisa oppure da altre cause.

Il cordoglio della città di Casoria

La morte del giovane ha sconvolto l’intera comunità di Casoria.

Numerosi i messaggi di cordoglio comparsi nelle ultime ore sui social network.

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Anche il sindaco Raffaele Bene ha espresso vicinanza alla famiglia parlando di una tragedia che colpisce profondamente tutta la città.

“Ci sono notizie che una comunità non vorrebbe mai apprendere, soprattutto quando riguardano un ragazzo”, ha dichiarato il primo cittadino.

occhio.com

Tragedia nel Napoletano, due donne trovate morte in un cantiere a Pollena Trocchia: si indaga per duplice omicidio

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Carabinieri sul luogo del ritrovamento dei corpi a Pollena Trocchia
I carabinieri intervenuti nel cantiere dove sono stati trovati i due corpi

I corpi sono stati scoperti nel seminterrato di un edificio in costruzione in viale Italia. I carabinieri escludono al momento l’ipotesi del suicidio

Mistero nel Napoletano, dove i corpi senza vita di due donne sono stati trovati all’interno di un edificio in costruzione a Pollena Trocchia. La scoperta è avvenuta in un cantiere edile situato in viale Italia, dove sono intervenuti nella notte i carabinieri dopo una segnalazione arrivata alle forze dell’ordine.

Le vittime, la cui identità è ancora in fase di accertamento, sono state trovate sul pavimento del piano seminterrato della struttura.

Secondo le prime informazioni raccolte dagli investigatori, le due donne potrebbero essere straniere e frequentare la zona per attività di prostituzione.

La pista del duplice omicidio è quella ritenuta più probabile

Le indagini, coordinate dalla Procura di Nola, si stanno concentrando soprattutto sull’ipotesi del duplice omicidio.

Gli investigatori considerano al momento improbabile la pista del suicidio.

I carabinieri della sezione operativa della compagnia di Torre del Greco, insieme ai militari della tenenza di Cercola, stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita delle due donne e verificare eventuali contatti avuti prima della morte.

Nelle ultime ore sarebbe stato anche ascoltato un uomo per chiarire alcuni aspetti della vicenda, anche se al momento non risultano provvedimenti ufficiali nei suoi confronti.

I corpi trovati nel vano ascensore dell’edificio in costruzione

Secondo una prima ricostruzione, le due donne sarebbero precipitate attraverso i vani dell’ascensore da differenti piani dello stabile.

Gli investigatori stanno cercando di capire se la caduta sia avvenuta accidentalmente oppure se le vittime siano state spinte nel vuoto.

Sul posto sono intervenuti anche gli specialisti della sezione investigazioni scientifiche del nucleo investigativo dei carabinieri di Torre Annunziata, impegnati nei rilievi tecnici all’interno del cantiere.

L’area è stata transennata per consentire gli accertamenti e la raccolta di eventuali elementi utili alle indagini.

Gli accertamenti dei carabinieri per ricostruire la dinamica della morte delle due donne

Accertamenti in corso per identificare le vittime

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarda ora l’identificazione delle due donne.

Gli investigatori stanno verificando eventuali denunce di scomparsa e controllando le immagini delle telecamere presenti nella zona di viale Italia.

Saranno decisive anche le autopsie, che potrebbero chiarire le cause esatte della morte e stabilire se le vittime abbiano subito violenze prima della caduta.

La comunità di Pollena Trocchia resta intanto sotto choc per una vicenda ancora piena di interrogativi.

occhio.com

Italiani morti alle Maldive, il mistero della grotta sommersa: recupero dei corpi ad altissimo rischio

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Le vittime italiane morte durante l’immersione alle Maldive
I cinque italiani morti durante l’esplorazione subacquea nell’atollo di Vaavu

La Guardia costiera prepara una prima immersione esplorativa nell’atollo di Vaavu mentre la Procura di Roma apre un’inchiesta. Restano ancora senza risposta le cause della tragedia

Sono ore drammatiche alle Maldive, dove proseguono le operazioni per il recupero dei cinque sub italiani morti durante un’immersione nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu. Sul luogo della tragedia sono arrivate le imbarcazioni della Guardia costiera maldiviana con squadre specializzate di sommozzatori, affiancate anche da un esperto sub italiano impegnato a collaborare con le autorità locali.

Nelle prossime ore potrebbe essere effettuata una prima immersione esplorativa per individuare con precisione i punti di accesso alla grotta dove si troverebbero ancora alcuni corpi. Le condizioni del mare, però, continuano a rendere estremamente complessa ogni operazione.

Nel frattempo la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo per fare luce sulle cause del disastro subacqueo.

Le vittime e il recupero considerato ad altissimo rischio

Le vittime della tragedia sono Monica Montefalcone, già recuperata nelle ore successive all’incidente, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri.

Il recupero viene considerato dagli esperti estremamente delicato a causa delle condizioni meteo avverse e delle forti correnti che stanno interessando l’area dell’atollo di Vaavu.

Per gran parte della giornata era stato diramato un allarme giallo per imbarcazioni e pescatori. Nonostante il mare agitato, i soccorritori della Guardia costiera maldiviana hanno continuato a lavorare senza interruzioni, proseguendo le ricerche anche durante la notte.

Le operazioni si stanno concentrando soprattutto sulla localizzazione precisa dei cunicoli sommersi e dei punti di accesso alla grotta.

Le operazioni di ricerca e recupero nell’atollo di Vaavu

Il mistero sulle cause dell’incidente subacqueo

Resta ancora senza una risposta certa il motivo per cui i cinque sub non siano riusciti a riemergere.

Tra le ipotesi valutate dagli esperti ci sarebbe un possibile problema alla miscela respiratoria contenuta nelle bombole, ma anche improvvise correnti ascensionali o un disorientamento all’interno della grotta.

Gli investigatori non escludono neppure che il gruppo possa essere rimasto intrappolato in uno degli anfratti sommersi durante l’esplorazione.

Al momento, però, nessuna delle ipotesi viene considerata definitiva e sarà necessario attendere il recupero dei corpi e delle attrezzature per chiarire cosa sia realmente accaduto a circa 60 metri di profondità.

L’immersione ad Alimathaa e la missione tra turismo e ricerca

L’immersione era stata organizzata nella zona di Alimathaa, una delle aree più conosciute delle Maldive per il diving estremo e l’esplorazione delle grotte marine.

Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo stava partecipando a un’attività tra turismo subacqueo ed esplorazione scientifica dedicata allo studio della flora e della fauna marina dell’atollo di Vaavu.

Tra le vittime ci sarebbe anche una docente dell’Università di Genova, descritta dai colleghi come un’esperta di livello internazionale già impegnata in precedenti campagne di monitoraggio ambientale nelle acque maldiviane.

Gli investigatori stanno ricostruendo anche il programma dell’escursione e le autorizzazioni relative all’immersione nelle grotte sommerse.

Lo yacht “Duke of York” e l’allarme scattato dopo la mancata riemersione

I cinque italiani erano partiti a bordo dello yacht “Duke of York”, imbarcazione della società Luxury Yacht Maldivesspecializzata in escursioni dedicate alle immersioni profonde.

La nave sarebbe dotata anche di sistemi per immersioni con nitrox, la miscela respiratoria utilizzata nelle esplorazioni subacquee più impegnative.

L’allarme sarebbe scattato quando i sub non sono riemersi nei tempi previsti dal piano di immersione.

Da quel momento sono iniziate le operazioni di ricerca coordinate dalla Guardia costiera maldiviana con il supporto delle autorità italiane.

La Procura di Roma apre un’inchiesta

La Procura di Roma ha deciso di avviare un’indagine sulla morte dei cinque italiani.

I magistrati della capitale, coordinati dal procuratore capo Francesco Lo Voi, affideranno una delega investigativa per eseguire tutti gli accertamenti necessari a chiarire le cause della tragedia.

L’inchiesta dovrà ricostruire le condizioni dell’immersione, le eventuali responsabilità organizzative e il funzionamento delle attrezzature utilizzate durante l’esplorazione.

Nel frattempo a Malé è arrivato anche l’ambasciatore italiano a Colombo, competente per le Maldive, che incontrerà i responsabili delle operazioni di soccorso e seguirà gli sviluppi della vicenda.

occhio.com

Giulio Lovera travolto e ucciso a 9 anni: attraversava la strada per raggiungere la mamma

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Soccorsi e polizia locale sul luogo dell'incidente a Bergamo
I soccorsi intervenuti dopo l’investimento del piccolo Giulio Lovera

Il bambino è stato investito nel quartiere Loreto di Bergamo da una Smart guidata da una donna di circa 70 anni. Inutili i soccorsi: è morto poco dopo in ospedale

Una tragedia ha sconvolto Bergamo nel pomeriggio di ieri. Giulio Lovera, 9 anni, è morto all’ospedale dopo essere stato travolto da un’auto mentre attraversava la strada nel quartiere Loreto. Il piccolo avrebbe compiuto dieci anni il prossimo 8 agosto.

L’incidente è avvenuto in piazzale Risorgimento davanti agli occhi del padre, che pochi istanti prima lo aveva accompagnato in auto e gli aveva chiesto di raggiungere a piedi la madre, che lavorava a poca distanza.

Una manciata di secondi si è trasformata in un dramma devastante che ha lasciato sotto choc familiari, residenti e testimoni presenti sul posto.

L’attraversamento tra le auto ferme e l’impatto con la Smart

Secondo una prima ricostruzione, erano circa le 16.20 quando il padre del bambino aveva parcheggiato la Fiat Punto di famiglia nei pressi dell’attività commerciale della moglie.

La madre del piccolo, Loredana Dall’Ora, si trovava nel suo laboratorio di estetica a poca distanza. Giulio sarebbe quindi sceso dall’auto e avrebbe iniziato ad attraversare la strada per raggiungerla.

Il bambino indossava una maglietta e pantaloncini blu. Durante l’attraversamento si sarebbe infilato tra alcune auto ferme al semaforo.

Un mezzo fermo avrebbe però limitato la sua visuale e Giulio non si sarebbe accorto dell’arrivo di una Smart guidata da una donna di circa 70 anni.

Secondo le testimonianze raccolte, un camionista fermo nelle vicinanze avrebbe anche suonato il clacson per richiamare l’attenzione del bambino, ma non ci sarebbe stato il tempo per evitare l’impatto.

L’urto è stato violentissimo.

Il corpo del piccolo sarebbe stato scaraventato a circa dieci metri di distanza, finendo sull’asfalto vicino alla ruota posteriore di un camion e battendo violentemente la testa.

I soccorsi disperati davanti ai passanti

Subito dopo l’incidente è scattata la richiesta di aiuto.

Alcuni testimoni hanno chiamato immediatamente il 118, mentre un passante ha tentato di prestare i primi soccorsi al bambino in attesa dell’arrivo dei sanitari.

La scena si è consumata davanti a numerose persone presenti nella zona, molte delle quali erano appena uscite dal supermercato vicino.

L’ambulanza della Croce Rossa è arrivata in pochi minuti. Giulio respirava ancora ma era incosciente e perdeva molto sangue dalla testa.

I soccorritori hanno iniziato le manovre di rianimazione e praticato un lungo massaggio cardiaco per circa venti minuti, proseguendo anche durante il trasporto verso l’ospedale.

La corsa in ospedale e il dolore della madre

Quando la madre è stata avvertita di quanto accaduto, si è precipitata in strada.

Secondo le testimonianze raccolte, la donna si sarebbe accasciata a terra disperata davanti alla scena dell’incidente.

Alle 16.56 Giulio è arrivato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII in condizioni gravissime.

I medici hanno tentato ogni intervento possibile per salvargli la vita, ma pochi minuti dopo il suo cuore ha smesso di battere.

La tragedia ha colpito profondamente l’intera comunità bergamasca, che nelle ultime ore si è stretta attorno alla famiglia del bambino.

Indagini in corso sulla dinamica dell’investimento

Gli investigatori stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente.

Saranno determinanti le testimonianze raccolte sul posto, eventuali immagini delle telecamere presenti nella zona e gli accertamenti della polizia locale.

L’obiettivo è chiarire ogni dettaglio di una tragedia che in pochi istanti ha spezzato la vita di un bambino di appena nove anni.

occhio.com

Garlasco, trovati appunti ignoti su Sempio: annotazioni finite nella richiesta di archiviazione

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Andrea Sempio durante una fase dell'inchiesta sul delitto di Garlasco
Nuovi documenti emergono nelle indagini sul caso Garlasco

Spuntano nuovi documenti nelle indagini sul delitto di Chiara Poggi: correzioni a penna e annotazioni sarebbero confluite nella richiesta finale. Intanto la Procura elenca 21 elementi contro il 38enne

Nuovi sviluppi riaccendono il caso del delitto di Garlasco, uno dei più discussi della cronaca giudiziaria italiana. Al centro dell’attenzione torna Andrea Sempio, il 38enne finito nuovamente sotto la lente degli investigatori nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

Durante gli approfondimenti investigativi sarebbero emersi documenti finora sconosciuti, tra cui una serie di annotazioni scritte a penna e correzioni su una bozza della richiesta di archiviazione relativa alla prima indagine aperta tra il 2016 e il 2017.

Secondo quanto ricostruito, parte di quelle osservazioni sarebbe stata poi inserita nella versione definitiva dell’istanza. Un dettaglio che ha aperto nuovi interrogativi e che oggi viene considerato meritevole di ulteriori approfondimenti investigativi.

Parallelamente, la Procura di Pavia continua a sostenere di avere raccolto 21 elementi investigativi che, letti nel loro insieme, rafforzerebbero il quadro accusatorio nei confronti di Andrea Sempio.

Le annotazioni trovate nel fascicolo dei carabinieri

Il documento che oggi attira l’attenzione degli investigatori consiste in circa dieci righe scritte a mano, trovate all’interno di un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia.

Il particolare che ha spinto gli inquirenti ad approfondire la vicenda riguarda il luogo del ritrovamento. Il reparto nel quale sarebbero stati rinvenuti i documenti, infatti, non aveva la delega ufficiale per le indagini svolte sulla posizione di Sempio nel periodo 2016-2017.

Secondo quanto emerso, si tratterebbe di annotazioni e correzioni inserite su una bozza della richiesta di archiviazionepredisposta all’epoca.

L’aspetto ritenuto significativo dagli investigatori è che alcune di quelle modifiche sarebbero state successivamente recepite nella richiesta definitiva.

Per chiarire questo passaggio gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Brescia, che segue il filone parallelo relativo a possibili ipotesi di corruzione.

L’obiettivo è ricostruire la genesi di quelle annotazioni e comprendere se abbiano avuto un peso nel percorso che portò all’archiviazione.

Chiara Poggi
Chiara Poggi trovata morta nella villetta di Garlasco

I 21 elementi con cui la Procura punta su Andrea Sempio

Parallelamente al nuovo filone documentale, prosegue il lavoro investigativo della Procura di Pavia, convinta di avere raccolto 21 elementi che potrebbero sostenere l’ipotesi accusatoria contro il 38enne.

Tra i punti indicati dagli inquirenti figurano:

  • le telefonate effettuate a casa Poggi;
  • il tema del Dna trovato sulle unghie;
  • l’alibi dello scontrino;
  • nuove analisi sulle impronte;
  • appunti sequestrati recentemente;
  • ricerche effettuate nel corso degli anni;
  • presunte incongruenze nelle dichiarazioni.

Secondo i magistrati, Andrea Sempio avrebbe fornito spiegazioni non convincenti sulle telefonate effettuate pochi giorni prima dell’omicidio.

L’ipotesi investigativa è che quei contatti telefonici avessero finalità diverse rispetto a quelle dichiarate negli anni passati.

Dna, impronte e il nodo della colluttazione

Uno degli elementi considerati centrali nell’inchiesta riguarda il profilo genetico trovato sotto le unghie di Chiara Poggi.

Secondo gli atti della Procura, quel materiale biologico sarebbe compatibile con Andrea Sempio e incompatibile con Alberto Stasi.

Gli investigatori ritengono che la vittima abbia tentato di difendersi durante la violenta aggressione e che proprio quella reazione possa spiegare la presenza delle tracce genetiche.

Tra gli elementi richiamati dagli inquirenti compare inoltre la traccia palmare 33 e la compatibilità con un’impronta di scarpa sul gradino zero, elementi che continuano a essere oggetto di confronto tra accusa e difesa.

Su questi aspetti restano aperte interpretazioni differenti che saranno oggetto di approfondimenti e valutazioni processuali.

Il biglietto sull’ex fidanzata e i dubbi degli investigatori

Nel corso delle indagini è emerso anche un altro elemento ritenuto significativo: un appunto trovato nell’abitazione di Andrea Sempio e datato novembre 2022.

Nel testo comparirebbe una frase che ha attirato l’attenzione investigativa:

«Si capiva che aveva paura le facessi qualcosa».

Il riferimento sarebbe a una ex fidanzata del 38enne, ascoltata successivamente dagli investigatori.

La donna avrebbe però ridimensionato l’interpretazione iniziale, spiegando che il timore era legato esclusivamente alla possibilità di essere vista insieme a lui mentre aveva una nuova relazione.

Una spiegazione che offre una lettura differente rispetto alle ipotesi inizialmente valutate dagli investigatori.

La nuova inchiesta e il possibile effetto sul caso Stasi

Dagli atti emerge inoltre un elemento considerato centrale dai magistrati: la nuova inchiesta sarebbe nata anche dalla necessità di rivalutare il quadro relativo ad Alberto Stasi.

Secondo la Procura, l’eventuale conferma di nuove responsabilità potrebbe avere effetti importanti sulla sentenza definitiva pronunciata nei confronti dell’ex fidanzato della vittima.

I magistrati parlano infatti di una possibile capacità “demolitoria” rispetto ai presupposti della condanna.

Resta però una fase ancora estremamente delicata dell’inchiesta. Molti degli elementi raccolti dovranno essere sottoposti al confronto processuale e alle contestazioni difensive.

A distanza di anni il caso Garlasco continua a produrre nuovi interrogativinuovi documenti e nuovi sviluppi investigativi.

occhio.com

Napoli, accoltella la moglie con le forbici dopo mesi di minacce: arrestato 66enne

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Donna che si difende alzando le mani durante una scena di violenza domestica
Immagine di repertorio legata a un caso di aggressione in famiglia

L’aggressione nel Rione Traiano al culmine di una lite degenerata. In passato anche il figlio aveva denunciato l’uomo per episodi di violenza e intimidazioni

Ancora un episodio di violenza domestica a Napoli, dove un uomo di 66 anni è stato arrestato con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate dopo aver aggredito la moglie all’interno della loro abitazione nel Rione Traiano. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la donna, 65 anni, sarebbe stata colpita più volte con un paio di forbici da cucina al termine di una lite sfociata in una violenta aggressione.

Dietro l’episodio, però, ci sarebbe un contesto familiare già segnato da mesi di tensioni, minacce e denunce. Sia la moglie sia il figlio della coppia avevano infatti segnalato in passato comportamenti aggressivi e intimidatori dell’uomo.

La lite, le minacce e i colpi sferrati con le forbici

L’allarme è scattato nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio, quando dal pronto soccorso dell’Ospedale San Paolo è partita una segnalazione ai carabinieri per una donna arrivata con diverse ferite da arma da taglio.

Ai militari la 65enne ha raccontato che tutto sarebbe iniziato con una discussione nata per motivi banali. Nel giro di pochi minuti il confronto sarebbe degenerato. Il marito avrebbe iniziato a insultarla e minacciarla, per poi spingerla violentemente contro un tavolo del soggiorno, danneggiato durante la colluttazione.

Solo in quel momento la donna avrebbe visto nelle mani del marito un paio di forbici da cucina. Nel tentativo di fuggire sarebbe stata raggiunta da diversi colpi al petto, alla schiena e a una gamba.

Nonostante le ferite, la 65enne è riuscita a lasciare l’appartamento e a raggiungere l’ospedale in taxi. I medici le hanno diagnosticato una prognosi di 21 giorni.

Casa devastata e forbici sequestrate dai carabinieri

Quando i militari sono arrivati nell’abitazione della coppia hanno trovato il 66enne disteso sul letto della camera da letto. L’appartamento appariva completamente a soqquadro, con mobili danneggiati e segni evidenti della violenta lite avvenuta poco prima.

Durante il sopralluogo i carabinieri hanno sequestrato le forbici ancora sporche di sangue utilizzate nell’aggressione e hanno raccolto ulteriori elementi utili alle indagini.

L’uomo è finito in arresto ed è stato trasferito nel carcere di Poggioreale, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Le forbici da cucina sequestrate dai carabinieri durante le indagini sull’aggressione

Le denunce della moglie e del figlio: violenze già segnalate

Le indagini hanno fatto emergere un quadro familiare già segnato da episodi di violenza e minacce. Negli ultimi mesi sia la moglie sia il figlio avevano presentato diverse denunce contro il 66enne, raccontando comportamenti aggressivi e continui momenti di tensione.

In uno degli episodi riferiti ai carabinieri, il figlio aveva raccontato che il padre era entrato nella sua stanza impugnando un paio di forbici e urlando contro di lui.

Gli investigatori stanno ora ricostruendo tutti i precedenti episodi denunciati per comprendere l’evoluzione della vicenda e verificare ogni elemento utile all’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli.

occhio.com

Hantavirus, report Oms: 11 casi segnalati e tre morti. Negativi i test in Italia

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Pronto soccorso durante emergenza sanitaria
Continuano controlli e verifiche sui casi sospetti di Hantavirus

L’Europa invita alla cautela ma ridimensiona l’allarme: nessuna mutazione del virus e nessuna positività tra i casi sospetti monitorati nel nostro Paese

Prosegue il monitoraggio internazionale sul focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave Mv Hondius, mentre emergono nuovi dati sulla diffusione del virus. Secondo gli ultimi aggiornamenti, i casi segnalati sono 11, di cui otto confermati, mentre il bilancio dei decessi resta fermo a tre vittime.

Nel frattempo arrivano segnali rassicuranti dall’Italia. I primi test eseguiti sui casi sospetti hanno dato esito negativo e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie continua a escludere mutazioni del ceppo virale osservato finora.

Tutti negativi i primi casi sospetti monitorati in Italia

Le autorità sanitarie italiane hanno comunicato l’esito dei primi accertamenti effettuati sui soggetti posti in osservazione dopo possibili contatti con persone coinvolte nel focolaio.

Il Ministero della Salute ha confermato che risultano negativi i test effettuati sul cittadino britannico rintracciato a Milano, sul suo accompagnatore, sul giovane marittimo calabrese e su una turista ricoverata a Messina per una polmonite dopo un viaggio in una zona considerata endemica.

I campioni biologici sono stati analizzati presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani e, al momento, non è emersa alcuna positività.

Anche le quattro persone monitorate in Italia restano asintomatiche e continuano a essere seguite attraverso la sorveglianza sanitaria.

L’Ecdc rassicura: «Nessuna mutazione del virus»

Uno dei temi che nelle ultime ore ha generato maggiore attenzione riguarda la possibilità di una mutazione del virus Andes, il ceppo coinvolto nel focolaio della Hondius.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha però escluso elementi preoccupanti. Durante un briefing dedicato all’emergenza, l’esperto Andreas Hoefer ha spiegato che i dati raccolti non mostrano variazioni nel comportamento del virus.

«Non ci sono motivi per pensare che sia diventato più trasmissibile».

Secondo gli esperti europei, il virus starebbe mostrando caratteristiche già note e compatibili con quanto osservato negli anni precedenti.

Schillaci: «Non è il Covid, i cittadini devono stare tranquilli»

A intervenire sul tema è stato anche Orazio Schillaci durante il question time alla Camera.

Il ministro ha invitato a evitare allarmismi e ha sottolineato che la situazione attuale è molto diversa da quella vissuta durante la pandemia.

«I cittadini devono stare tranquilli. Non è il Covid, è qualcosa che conosciamo».

Schillaci ha ricordato che tutte le persone monitorate in Italia risultano senza sintomi e che i test eseguiti finora hanno avuto esito negativo.

L’allarme dei medici: «Il sistema sanitario non reggerebbe una nuova pandemia»

Mentre le autorità sanitarie cercano di rassicurare la popolazione, dal mondo ospedaliero emergono riflessioni sulle capacità di risposta del sistema sanitario.

Pierino Di Silverio, segretario del principale sindacato dei medici ospedalieri, ha spiegato che oggi il sistema potrebbe trovarsi in difficoltà davanti a una nuova emergenza su larga scala.

Secondo il rappresentante dei medici, restano criticità legate alla carenza di personale e al mancato potenziamento della medicina territoriale dopo gli anni del Covid.

Le sue dichiarazioni, però, fanno riferimento a una valutazione generale sul sistema sanitario e non a un rischio imminente collegato all’attuale situazione dell’Hantavirus.

occhio.com
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