Italiani morti alle Maldive, il mistero della grotta sommersa: recupero dei corpi ad altissimo rischio

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Le vittime italiane morte durante l’immersione alle Maldive
I cinque italiani morti durante l’esplorazione subacquea nell’atollo di Vaavu
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La Guardia costiera prepara una prima immersione esplorativa nell’atollo di Vaavu mentre la Procura di Roma apre un’inchiesta. Restano ancora senza risposta le cause della tragedia

Sono ore drammatiche alle Maldive, dove proseguono le operazioni per il recupero dei cinque sub italiani morti durante un’immersione nelle grotte sommerse dell’atollo di Vaavu. Sul luogo della tragedia sono arrivate le imbarcazioni della Guardia costiera maldiviana con squadre specializzate di sommozzatori, affiancate anche da un esperto sub italiano impegnato a collaborare con le autorità locali.

Nelle prossime ore potrebbe essere effettuata una prima immersione esplorativa per individuare con precisione i punti di accesso alla grotta dove si troverebbero ancora alcuni corpi. Le condizioni del mare, però, continuano a rendere estremamente complessa ogni operazione.

Nel frattempo la Procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo per fare luce sulle cause del disastro subacqueo.

Le vittime e il recupero considerato ad altissimo rischio

Le vittime della tragedia sono Monica Montefalcone, già recuperata nelle ore successive all’incidente, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri.

Il recupero viene considerato dagli esperti estremamente delicato a causa delle condizioni meteo avverse e delle forti correnti che stanno interessando l’area dell’atollo di Vaavu.

Per gran parte della giornata era stato diramato un allarme giallo per imbarcazioni e pescatori. Nonostante il mare agitato, i soccorritori della Guardia costiera maldiviana hanno continuato a lavorare senza interruzioni, proseguendo le ricerche anche durante la notte.

Le operazioni si stanno concentrando soprattutto sulla localizzazione precisa dei cunicoli sommersi e dei punti di accesso alla grotta.

Le operazioni di ricerca e recupero nell’atollo di Vaavu

Il mistero sulle cause dell’incidente subacqueo

Resta ancora senza una risposta certa il motivo per cui i cinque sub non siano riusciti a riemergere.

Tra le ipotesi valutate dagli esperti ci sarebbe un possibile problema alla miscela respiratoria contenuta nelle bombole, ma anche improvvise correnti ascensionali o un disorientamento all’interno della grotta.

Gli investigatori non escludono neppure che il gruppo possa essere rimasto intrappolato in uno degli anfratti sommersi durante l’esplorazione.

Al momento, però, nessuna delle ipotesi viene considerata definitiva e sarà necessario attendere il recupero dei corpi e delle attrezzature per chiarire cosa sia realmente accaduto a circa 60 metri di profondità.

L’immersione ad Alimathaa e la missione tra turismo e ricerca

L’immersione era stata organizzata nella zona di Alimathaa, una delle aree più conosciute delle Maldive per il diving estremo e l’esplorazione delle grotte marine.

Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo stava partecipando a un’attività tra turismo subacqueo ed esplorazione scientifica dedicata allo studio della flora e della fauna marina dell’atollo di Vaavu.

Tra le vittime ci sarebbe anche una docente dell’Università di Genova, descritta dai colleghi come un’esperta di livello internazionale già impegnata in precedenti campagne di monitoraggio ambientale nelle acque maldiviane.

Gli investigatori stanno ricostruendo anche il programma dell’escursione e le autorizzazioni relative all’immersione nelle grotte sommerse.

Lo yacht “Duke of York” e l’allarme scattato dopo la mancata riemersione

I cinque italiani erano partiti a bordo dello yacht “Duke of York”, imbarcazione della società Luxury Yacht Maldivesspecializzata in escursioni dedicate alle immersioni profonde.

La nave sarebbe dotata anche di sistemi per immersioni con nitrox, la miscela respiratoria utilizzata nelle esplorazioni subacquee più impegnative.

L’allarme sarebbe scattato quando i sub non sono riemersi nei tempi previsti dal piano di immersione.

Da quel momento sono iniziate le operazioni di ricerca coordinate dalla Guardia costiera maldiviana con il supporto delle autorità italiane.

La Procura di Roma apre un’inchiesta

La Procura di Roma ha deciso di avviare un’indagine sulla morte dei cinque italiani.

I magistrati della capitale, coordinati dal procuratore capo Francesco Lo Voi, affideranno una delega investigativa per eseguire tutti gli accertamenti necessari a chiarire le cause della tragedia.

L’inchiesta dovrà ricostruire le condizioni dell’immersione, le eventuali responsabilità organizzative e il funzionamento delle attrezzature utilizzate durante l’esplorazione.

Nel frattempo a Malé è arrivato anche l’ambasciatore italiano a Colombo, competente per le Maldive, che incontrerà i responsabili delle operazioni di soccorso e seguirà gli sviluppi della vicenda.

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