Monfalcone, operaio 27enne muore cadendo da 20 metri in un cantiere navale
Monfalcone, 25 febbraio 2026 – Un grave incidente sul lavoro si è verificato questa mattina nei cantieri navali diFincantieri a Monfalcone (GO), causando la morte di un giovane operaio di 27 anni. La vittima, Tommaso Andreuzza, stava svolgendo lavori in quota su una struttura alta circa 20 metri quando è precipitato.
L’incidente
Secondo le prime ricostruzioni, l’operaio era impiegato da una ditta esterna specializzata e stava operando su una linea di pannelli all’interno della salderia del cantiere. La caduta, da un’altezza significativa, ha provocato gravi politraumi che hanno portato al decesso sul posto, nonostante l’intervento tempestivo dei soccorritori del SUEM, giunti con ambulanza ed elicottero.
Indagini in corso
Le autorità, tra cui Carabinieri, Vigili del Fuoco e ispettori della sicurezza sul lavoro, hanno aperto un’indagine per chiarire le cause dell’incidente e verificare il rispetto delle norme di sicurezza. L’episodio solleva nuovamente l’attenzione sulle condizioni di lavoro nei cantieri navali italiani e sulla prevenzione degli incidenti in quota.
Reazioni sindacali
I sindacati Fiom, Fim e Uilm hanno immediatamente proclamato uno sciopero nello stabilimento di Monfalcone e in altri siti Fincantieri, chiedendo maggiori controlli e misure di sicurezza per evitare tragedie simili in futuro.
Sicurezza sul lavoro: un tema cruciale
Secondo i dati dell’INAIL, gli incidenti sul lavoro continuano a rappresentare un problema serio in Italia, con numerosi casi gravi registrati ogni anno nei settori dell’edilizia e della cantieristica navale. La vicenda di Monfalcone evidenzia la necessità di procedure più rigorose e di formazione continua per tutti i lavoratori che operano in quota.
Donna aggredita dal suocero a Roma con una mannaia
Una donna di 41 anni è stata aggredita dal suocero con una mannaia mentre si trovava in strada a Roma. Il grave episodio di violenza ha provocato ferite molto serie alla vittima, ora ricoverata in ospedale in condizioni critiche.
L’aggressione in strada
Secondo le prime informazioni, l’uomo avrebbe colpito la donna al termine di una lite scoppiata per motivi familiari ancora in fase di accertamento. L’aggressione è avvenuta in strada, in un’area frequentata, sotto gli occhi di alcuni passanti che hanno immediatamente dato l’allarme.
I soccorsi e il ricovero in ospedale
Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno prestato le prime cure alla donna prima di trasportarla d’urgenza in ospedale. La vittima è stata sottoposta a un intervento chirurgico e resta in gravi condizioni, con prognosi riservata.
Il fermo del suocero
Il suocero della donna è stato bloccato e fermato dalle forze dell’ordine poco dopo l’aggressione. L’arma utilizzata, una mannaia, è stata sequestrata. L’uomo si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Le indagini in corso
Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e chiarire il contesto familiare in cui è maturata la violenza. L’ipotesi di reato è lesioni gravissime, ma l’accusa potrebbe aggravarsi in base all’evoluzione delle condizioni della donna.
Violenza in ambito familiare, un’emergenza sociale
L’episodio riporta l’attenzione sul problema della violenza familiare, una piaga ancora molto diffusa. Le autorità invitano chi vive situazioni di pericolo o disagio a chiedere aiuto e a rivolgersi alle forze dell’ordine o ai centri di supporto presenti sul territorio.
La Procura di Napoli amplia l’inchiesta sul trapianto di cuore eseguito al piccolo Domenico.
La speranza di salvare la vita del piccolo Domenico Caliendo avrebbe viaggiato daBolzano a Napoli in un contenitore che, secondo gli inquirenti, non era dotato di una sigillatura professionale specifica per il trasporto di organi. Un box frigo comunemente utilizzato per alimenti, ora sequestrato dai Carabinieri, è al centro dell’inchiesta sulla morte del bambino di due anni e quattro mesi avvenuta all’ospedale Monaldi.
L’indagine per omicidio colposo coordinata dalla Procura punta a ricostruire l’intera catena del trasporto del cuore prelevato in Alto Adige il 23 dicembre scorso e successivamente impiantato a Napoli. L’organo, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe subito un grave danneggiamento durante il viaggio.
Il contenitore sotto sequestro
La fotografia del contenitore frigo è stata pubblicata nei giorni scorsi dalla stampa nazionale. Si tratterebbe di un box privo di sistemi di sigillatura professionale dedicati al trasporto di organi destinati a trapianto.
Gli investigatori stanno valutando se il cuore sia stato messo in contatto diretto con ghiaccio secco, provocando un abbassamento eccessivo della temperatura. Secondo una prima ricostruzione tecnica, l’organo avrebbe subito un picco anomalo verso il basso, compromettendone la funzionalità.
Il nodo centrale dell’inchiesta riguarda proprio le modalità di conservazione: se il cuore sia stato correttamente isolato all’interno del contenitore e se le condizioni di temperatura siano state monitorate secondo i protocolli previsti.
I medici indagati
Nel registro degli indagati risultano attualmente sette medici dell’ospedale Monaldi e due infermieri della struttura sanitaria di Bolzano. L’inchiesta non si limita alla fase di trasporto, ma coinvolge anche le valutazioni effettuate al momento della ricezione dell’organo.
Domenico, dopo l’intervento, era rimasto collegato a un macchinario di supporto vitale per circa due mesi. Il suo quadro clinico era apparso fin da subito complesso, fino al decesso avvenuto lo scorso sabato.
La Procura intende chiarire se vi fossero elementi evidenti di compromissione dell’organo tali da sconsigliarne l’impianto.
Il punto sul ghiaccio e le interlocuzioni tra equipe
Uno degli aspetti più delicati riguarda la gestione del ghiaccio utilizzato durante il trasporto. Dalla documentazione acquisita emergerebbe che il team partito da Napoli avrebbe chiesto di integrare il ghiaccio disponibile a Bolzano. Alla domanda se fosse necessario ghiaccio sterile o meno, i medici campani avrebbero risposto che la distinzione non fosse rilevante ai fini della conservazione.
Un passaggio che ora assume rilievo investigativo, soprattutto alla luce dell’ipotesi secondo cui il contatto diretto con ghiaccio secco possa aver danneggiato irreversibilmente il cuore.
Gli accertamenti tecnici dovranno stabilire se siano stati rispettati i protocolli nazionali e internazionali sul trasporto di organi, che prevedono precise condizioni di temperatura e isolamento.
Lo scontro tra Bolzano e Napoli
Il Dipartimento di Prevenzione della Provincia Autonoma di Bolzano ha inviato una relazione al Ministero della Salute, evidenziando presunte “criticità operative significative” nella fase di prelievo. Nel documento si farebbe riferimento a dotazione tecnica incompleta e incertezze sulla somministrazione dell’eparina.
L’ospedale Monaldi ha replicato richiamando i verbali dell’interlocuzione tra le due equipe. Dalle carte emergerebbe una richiesta esplicita di integrazione del ghiaccio e un confronto sulle modalità di conservazione.
Lo scambio di accuse evidenzia una frattura tra le strutture coinvolte. La magistratura dovrà accertare se si sia trattato di errori tecnici, omissioni o valutazioni cliniche errate.
Il cuore della vicenda: trasporto e decisione di impianto
La questione centrale resta duplice: come è stato trasportato l’organo e perché sia stato deciso comunque di procedere con l’impianto nonostante eventuali anomalie.
Gli esperti nominati dalla Procura analizzeranno il contenitore sequestrato, i dati relativi alla temperatura, i tempi di viaggio e la documentazione clinica. Solo una perizia tecnica potrà stabilire se il danneggiamento sia avvenuto durante il trasporto o in una fase successiva.
Nel frattempo, la morte di Domenico Caliendo ha aperto una ferita profonda non solo per la famiglia, ma anche per il sistema dei trapianti, chiamato ora a rispondere su procedure e controlli.
L’inchiesta è ancora nelle sue fasi preliminari. Saranno gli accertamenti tecnici a chiarire se vi siano state responsabilità penali o se la tragedia sia il risultato di una catena di errori.
Una tragedia domestica che lascia sgomenti. Una bimba di 10 mesi è morta dopo essere stata trasferita d’urgenza dal pronto soccorso dell’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti al Policlinico Gemelli di Romain condizioni disperate. Secondo una prima ricostruzione, la piccola sarebbe rimasta schiacciata involontariamente dal corpo del padre durante il sonno, mentre riposavano nello stesso letto.
Quando è arrivata in ospedale, la bambina era già in arresto cardiaco. I sanitari hanno tentato a lungo di rianimarla, riuscendo a ripristinare temporaneamente le funzioni vitali prima di disporre il trasferimento in elicottero nella capitale. Al Gemelli, nonostante ore di tentativi, la piccola è deceduta a causa di una grave ipossia, che ha provocato danni cerebrali irreversibili.
La scoperta e la corsa disperata al pronto soccorso
L’allarme sarebbe scattato nelle prime ore del mattino. I genitori si sarebbero accorti che la bambina non respirava più. Immediata la corsa verso l’ospedale di Rieti, dove il personale del pronto soccorso ha attivato le procedure di emergenza.
Le condizioni cliniche sono apparse subito critiche. La mancanza prolungata di ossigeno aveva già compromesso le funzioni vitali. Dopo una prima fase di rianimazione, i medici hanno disposto il trasferimento urgente al Gemelli, centro di riferimento per le emergenze pediatriche più complesse.
Il trasporto in elicottero è avvenuto in codice rosso. Ma il quadro neurologico risultava ormai gravemente compromesso.
L’ipotesi dell’incidente durante il sonno
Secondo quanto emerso nelle prime ore successive al decesso, la tragedia si sarebbe verificata durante la notte. Padre e figlia dormivano nello stesso letto. In modo del tutto involontario, l’uomo si sarebbe girato nel sonno finendo per comprimere il corpo della bambina, impedendole di respirare.
Si tratta di una ricostruzione ancora al vaglio degli inquirenti. Al momento non risultano elementi che facciano ipotizzare un gesto volontario. Tuttavia, come previsto in casi di morte improvvisa di minori, sono stati avviati tutti gli accertamenti necessari.
Le verifiche della Procura
La Procura competente ha aperto un fascicolo per chiarire l’esatta dinamica dei fatti. Si tratta di un atto dovuto in situazioni di questo tipo. Saranno fondamentali gli esami medico-legali per stabilire l’orario del decesso, la durata dell’assenza di ossigeno e l’eventuale presenza di segni compatibili con una compressione accidentale.
Gli investigatori stanno ricostruendo anche le ore precedenti alla tragedia e raccogliendo le testimonianze dei familiari. L’obiettivo è accertare con precisione ogni dettaglio della vicenda.
Il decesso al Gemelli
Nonostante l’intervento tempestivo e il trasferimento in una struttura di eccellenza come il Policlinico Gemelli, la situazione clinica era già compromessa. La grave ipossia ha provocato danni cerebrali irreversibili. Dopo ore di tentativi in terapia intensiva, i medici hanno dovuto constatare il decesso.
La notizia si è diffusa rapidamente a Rieti, dove la famiglia è conosciuta. Il dolore si è propagato in poche ore in tutta la comunità.
Il tema della sicurezza nel sonno dei neonati
La tragedia riporta l’attenzione sul tema della sicurezza nel sonno dei neonati, ambito su cui pediatri e specialisti raccomandano particolare prudenza. La condivisione del letto con adulti, soprattutto nei primi mesi di vita, può comportare rischi legati alla compressione involontaria o all’ostruzione delle vie respiratorie.
In questo caso, tuttavia, ogni valutazione definitiva spetterà agli accertamenti ufficiali. Solo l’esito delle indagini potrà chiarire se la dinamica ipotizzata corrisponda esattamente ai fatti.
Una comunità sotto shock
La morte della piccola ha lasciato sgomenta l’intera provincia reatina. Una tragedia consumata nel silenzio di una casa, durante il sonno, trasformando una notte qualunque in un evento irreversibile.
Le indagini sono in corso. Saranno gli esami medico-legali e le verifiche tecniche a fornire risposte definitive su una vicenda che ha colpito profondamente l’opinione pubblica.
I carabinieri davanti all’abitazione dove è stata trovata la donna.
È una scoperta drammatica quella avvenuta martedì sera a Ostellato, nel Ferrarese. Una donna di 55 anni è stata trovata senza vita nella sua abitazione di via Donatori degli Organi, con un coltello conficcato nel petto, all’altezza del cuore. A lanciare l’allarme è stato il marito, rientrato dal lavoro intorno alle 19.
Il corpo giaceva sul pavimento dell’appartamento. I sanitari del 118, intervenuti immediatamente, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. La scena ha imposto l’immediato isolamento dell’area e l’avvio di un’indagine complessa, ancora in fase preliminare.
La scoperta e l’intervento dei carabinieri
Secondo le prime informazioni, sarebbe stato il marito – cittadino italiano originario del Bolognese – a trovare la moglie già priva di vita. L’uomo avrebbe subito contattato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della stazione di Ostellato, supportati dai militari della Scientifica per i rilievi tecnici.
Le verifiche non si sono limitate all’interno dell’abitazione. Gli investigatori hanno esteso gli accertamenti anche a un camper parcheggiato nei pressi della palazzina, mezzo utilizzato abitualmente dalla coppia. Ogni elemento utile è stato repertato per ricostruire con precisione quanto accaduto.
Chi era la vittima
La donna lavorava come operatrice socio-sanitaria in una struttura del territorio. Da poco tempo si era trasferita a Ostellato insieme al marito. La coppia, secondo le testimonianze raccolte, manteneva un profilo riservato.
Alcuni vicini avrebbero riferito agli inquirenti di aver sentito, nei mesi scorsi, discussioni o grida provenire dall’appartamento durante le ore notturne. Nessuno, tuttavia, avrebbe notato movimenti o rumori sospetti nel giorno della tragedia.
Si tratta di elementi che verranno vagliati con attenzione dagli investigatori.
Le ipotesi al vaglio
Al momento, la Procura mantiene il massimo riserbo. Gli inquirenti non escludono alcuna pista. Il dettaglio che orienta le prime analisi è la presenza di un unico fendente, sferrato con estrema violenza.
Gli esperti della Scientifica stanno valutando la posizione del corpo, l’angolazione della ferita e la dinamica dell’impatto per stabilire se possa trattarsi di un gesto autoinferto o di un’aggressione. La presenza del coltello conficcato nel petto impone accertamenti approfonditi.
Il marito è stato ascoltato a lungo come persona informata sui fatti. Gli investigatori stanno ricostruendo i suoi spostamenti e le ultime ore precedenti al ritrovamento.
L’autopsia decisiva
La salma è stata trasferita all’Istituto di medicina legale di Ferrara. L’autopsia, già disposta dall’autorità giudiziaria, dovrà chiarire con precisione l’orario del decesso, la profondità del colpo e l’eventuale presenza di segni di colluttazione.
Sarà fondamentale stabilire se vi siano tracce compatibili con una difesa o con un’azione esterna. Solo gli esami tecnici potranno sciogliere i dubbi su una vicenda che ha profondamente scosso la comunità locale.
Una comunità sotto shock
Ostellato si è risvegliata in un clima di sgomento. La morte della 55enne ha colpito un territorio abituato alla quiete, dove episodi di questa gravità sono rari.
Gli investigatori proseguono nel lavoro di raccolta testimonianze e analisi scientifica dei reperti. La priorità è ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi e dare una risposta definitiva su quanto accaduto all’interno dell’abitazione di via Donatori degli Organi.
Carlo Conti guida la seconda serata del Festival di Sanremo 2026.
La seconda serata di Sanremo 2026 cambia ritmo ma non intensità. Dopo il debutto con i trenta Big in gara, mercoledì 25 febbraio il Festival torna all’Ariston con una formula più snella: si esibiscono 15 dei 30 artisti, mentre gli altri 15 vestiranno i panni degli “annunciatori”, presentando i colleghi in gara. Una scelta narrativa che alleggerisce la maratona musicale e dà maggiore centralità a ogni performance.
Alla guida resta Carlo Conti, affiancato dalla co-conduttrice fissa Laura Pausini. Accanto a loro salgono sul palco tre presenze capaci di intercettare pubblici diversi: l’attrice Pilar Fogliati, il poliedrico Achille Lauro e la comicità surreale di Lillo. Una combinazione che promette ritmo, ironia e incursioni fuori copione.
La formula della seconda serata
La serata prevede l’esibizione di metà dei Big, con il voto che coinvolgerà nuovamente Sala Stampa, Giuria delle Radio e Televoto, contribuendo a delineare un quadro più articolato rispetto alla prima classifica provvisoria. La divisione dei cantanti consente una maggiore attenzione alla resa live e alla messa in scena, elemento decisivo nella fase centrale del Festival.
Nella prima serata i 30 Big si sono esibiti in quest’ordine: Ditonellapiaga con “Che fastidio”, Michele Bravi con “Prima o poi”, Sayf con “Tu mi piaci tanto”, Mara Sattei con “Le cose che non sai di me”, Dargen D’Amico con “Ai Ai”, Arisa con “Magica favola”, Luchè con “Labirinto”, Tommaso Paradiso con “I romantici”, Elettra Lamborghini con “Voilà”, Patty Pravo con “Opera”, Samurai Jay con “Ossessione”, Raf con “Ora”, J-Ax con “Italia Starter Pack”, Fulminacci con “Stupida sfortuna”, Levante con “Sei tu”, Fedez & Masini con “Male necessario”, Ermal Meta con “Stella Stellina”, Serena Brancale con “Qui con me”, Nayt con “Prima che”, Malika Ayane con “Animali notturni”, Eddie Brock con “Avvoltoi”, Sal Da Vinci con “Per sempre sì”, Enrico Nigiotti con “Ogni volta che non so volare”, Tredici Pietro con “Uomo che cade”, Bambole Di Pezza con “Resta con me”, Chiello con “Ti penso sempre”, Maria Antonietta & Colombre con “La felicità e basta”, Leo Gassmann con “Naturale”, Francesco Renga con “Il meglio di me”, Lda & Aka 7even con “Poesie clandestine”.
La seconda serata rappresenta il primo vero banco di prova per capire chi regge l’onda lunga dell’esordio e chi, invece, deve recuperare terreno.
Gli ospiti tra spettacolo e leggerezza
Accanto alla gara, il Festival prosegue nel segno dell’intrattenimento. Achille Lauro torna sul palco con la sua cifra performativa imprevedibile, mentre Pilar Fogliati porterà una presenza più teatrale e narrativa. Lillo garantirà momenti di leggerezza, inserendosi nella linea scelta da Carlo Conti: ritmo sostenuto, ironia misurata, nessuna forzatura.
Il Suzuki Stage in piazza Colombo ospiterà Bresh, mentre dalla Costa Toscana al largo di Sanremo si esibirà Max Pezzali, presenza fissa di questa edizione. Sul palco dell’Ariston è attesa anche una staffetta simbolica con i Giochi di Milano-Cortina: le campionesse Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, insieme ai campioni paralimpici Giacomo Bertagnolli con la guida Andrea Ravelli e Giuliana Turra. Un segmento che unisce musica e sport in chiave istituzionale.
Atteso inoltre il coro della delegazione de La Spezia dell’Anffas, associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive, in un momento che si preannuncia di forte impatto emotivo.
Le Nuove Proposte entrano nel vivo
Spazio anche alle semifinali delle Nuove Proposte. I vincitori di Area Sanremo sfidano quelli di Sanremo Giovani: Blind, El Ma e Soniko contro Nicolò Filippucci; Mazzariello contro Angelica Bove. Le due canzoni più votate accederanno alla terza serata. A supportare la conduzione dei giovani sarà Gianluca Gazzoli, già volto di Sanremo Giovani, che affiancherà Carlo Conti in questa sezione della gara.
È un passaggio chiave per il futuro della scena musicale italiana: qui si misura la capacità del Festival di rinnovarsi.
La partita degli ascolti
Prima ancora di salire sul palco, Carlo Conti mette le mani avanti sul fronte ascolti. «Non sono entrato camminando a cinque centimetri da terra l’anno scorso, quando gli ascolti sono andati molto bene, e non mi abbatterò se si dovessero discostare», spiega. Il contesto, sottolinea, è diverso: spostamento di calendario, concorrenza televisiva differente, partite di calcio in sovrapposizione.
«Devo battere me stesso», dice con serenità, ribadendo di non esaltarsi nei momenti positivi né deprimersi davanti a eventuali flessioni. Un approccio che definisce il tono di questa edizione: meno spettacolarizzazione dei numeri, più attenzione alla tenuta complessiva del racconto.
Una serata decisiva per l’equilibrio della gara
La seconda serata di Sanremo 2026 non assegna ancora verdetti definitivi, ma inizia a costruire gerarchie reali. Il televoto entra in modo più incisivo, la giuria delle radio misura la potenzialità dei brani, la sala stampa conferma o rivede le proprie impressioni.
Il Festival si sposta dalla sorpresa all’analisi. E quando la competizione si fa concreta, ogni dettaglio può fare la differenza.
Carlo Conti durante la seconda serata del Festival di Sanremo 2026.
Dopo la prima classifica provvisoria, Sanremo 2026 entra nella sua fase più delicata. La seconda serata non è una semplice replica del debutto: cambia il sistema di voto, si modifica il peso delle giurie e inizia a delinearsi un equilibrio più concreto tra favoriti e outsider.
Il Festival guidato da Carlo Conti prosegue con una struttura che punta a distribuire tensione e spettacolo lungo l’intera settimana. Se martedì ha votato esclusivamente la Sala Stampa, da questa sera entrano in gioco nuovi equilibri.
Il nuovo meccanismo di voto
Nella seconda serata di Sanremo 2026 cambiano le dinamiche. Oltre alla Sala Stampa, entra in scena il Televoto del pubblico da casa e la Giuria delle Radio.
Il peso viene suddiviso in modo più articolato, creando un equilibrio tra percezione mediatica e gradimento popolare. Se la stampa tende a premiare qualità e scrittura, il televoto misura l’impatto emotivo immediato. La Giuria delle Radio, invece, osserva con un’attenzione particolare alla rotazione e alla potenzialità commerciale.
Questo significa che la top 5 annunciata alla fine della prima serata – Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Fedez & Masini, Ditonellapiaga – potrebbe subire scossoni già da questa sera.
La divisione dei Big e la strategia narrativa
La seconda serata vedrà esibirsi metà degli artisti in gara, mentre l’altra metà tornerà sul palco nella terza. Una scelta che consente di dare maggiore spazio a ogni performance e di costruire un racconto più disteso.
La regia punta a evitare sovraccarichi, ma anche a mantenere alta l’attenzione. In questa fase, la narrazione conta quasi quanto la canzone.
Gli ospiti della seconda serata
Il Festival prosegue nel segno degli ospiti trasversali. Dopo l’effetto nostalgia della prima notte, la seconda serata punta su un mix tra musica e spettacolo, con presenze pensate per intercettare pubblici diversi.
Carlo Conti mantiene la linea della leggerezza, evitando eccessi di retorica e privilegiando ritmo e fluidità. L’obiettivo è non spezzare il flusso della gara.
Cosa osservare da questa sera
La seconda serata è spesso decisiva per misurare la tenuta delle canzoni fuori dall’effetto sorpresa. I brani ascoltati martedì verranno analizzati con maggiore lucidità, mentre quelli in debutto dovranno conquistare subito il pubblico.
Attenzione particolare andrà a:
La risposta del televoto ai favoriti della stampa
La performance live rispetto alle prove generali
L’impatto social, che ormai anticipa le tendenze
In questa fase il Festival smette di essere soltanto spettacolo e diventa competizione reale.
Un equilibrio ancora fragile
Se la prima serata ha acceso entusiasmo e polemiche – tra omaggi solenni e piccoli scivoloni tecnici – la seconda servirà a capire se Sanremo 2026 riuscirà a mantenere coerenza narrativa e qualità musicale.
La classifica provvisoria non assegna certezze. Il pubblico entra in gioco. E quando il televoto si attiva, ogni previsione può saltare.
Il Festival è appena iniziato. Ma la gara comincia davvero adesso.
Carlo Conti annuncia la top 5 della prima serata di Sanremo 2026.
La prima classifica provvisoria di Sanremo 2026 arriva al termine di una serata densa di memoria, spettacolo e qualche inciampo tecnico. A comunicarla è Carlo Conti, affiancato dai co-conduttori Can Yaman e Laura Pausini, davanti a un’Ariston ancora carico di energia. A votare, nella serata inaugurale, è stata esclusivamente la Giuria della Sala Stampa, Tv e Web.
I cinque artisti più votati – senza ordine di piazzamento – sono: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez & Masini. È una top 5 che fotografa un equilibrio tra tradizione e contemporaneità, tra ritorni solidi e sensibilità più nuove.
La prima classifica provvisoria
La graduatoria non assegna ancora gerarchie definitive, ma offre un primo orientamento sul sentiment della stampa. Arisasi conferma presenza autorevole, capace di tenere il palco con intensità e misura. Fulminacci convince per scrittura e interpretazione, con una cifra che resta personale anche nel contesto sanremese. Serena Brancale, tra le performance più emozionanti della serata, conquista consenso grazie a una prova carica di autenticità. Ditonellapiaga intercetta invece un linguaggio generazionale che parla anche oltre l’Ariston. E la coppia Fedez & Masini porta sul palco un incontro inatteso che incuriosisce e divide, ma non lascia indifferenti.
È solo l’inizio, ma il Festival entra subito nel vivo.
L’apertura nel segno della memoria
Per il suo quinto Festival, Carlo Conti sceglie di affidarsi al nume tutelare di Pippo Baudo. È la sua voce a dare ufficialmente il via alla gara: «Buonasera, benvenuti al Festival della canzone italiana, benvenuti al Festival di Sanremo». L’Ariston risponde con un coro spontaneo: «Pippo, Pippo». Conti rende un omaggio “doveroso” al maestro a cui ha voluto dedicare questa edizione.
Il passaggio di testimone si completa con il ritorno sul palco di Olly, vincitore del 2025, e con l’introduzione ideale di Laura Pausini attraverso le immagini del 1993, quando Baudo la lanciò appena diciottenne con “La Solitudine”. «Sono molto felice, grazie per questo sogno», dice Pausini, ricordando la telefonata ricevuta proprio da Baudo quando Carlo Conti le propose la co-conduzione: «Laura sei pronta, non aver paura».
L’effetto nostalgia e l’ovazione per Vessicchio
Il momento nostalgia si amplifica quando all’Ariston risuona la frase: «Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio». È una formula che attraversa generazioni. Sullo schermo scorrono immagini di Mike Bongiorno, Fabio Fazio, Raffaella Carrà, Gianni Morandi. Un’ideale carrellata nella storia del Festival.
Laura Pausini ricorda Vessicchio con parole affettuose, mentre Carlo Conti omaggia anche Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati e Maurizio Costanzo, scomparso esattamente tre anni fa. Un segmento che rafforza la dimensione memoriale della serata.
Il momento civile: Gianna Pratesi e la “RepuPPlica”
Tra i passaggi più intensi c’è l’ingresso di Gianna Pratesi, 105 anni, simbolo vivente del primo voto alle donne. «In casa mia erano tutti di sinistra, ho votato per la Repubblica», racconta con lucidità e orgoglio. Carlo Conti invita il pubblico ad applaudire: «La sua testimonianza deve essere un esempio per i più giovani».
L’emozione, però, viene incrinata da un clamoroso refuso grafico: sul ledwall compare “RepuPPlica”. Un errore che sui social diventa immediatamente oggetto di ironie e critiche, trasformando un momento solenne in un piccolo caso mediatico.
Le performance che hanno segnato la serata
Tra gli ospiti, Tiziano Ferro festeggia 25 anni di carriera con un set travolgente. Inizia a cappella con “Ti scatterò una foto”, poi attraversa il repertorio con “La differenza tra me e te”, “Lo stadio”, “Xdono” e il nuovo brano “Sono un grande”. Il pubblico canta, l’Ariston vibra. E poi la battuta che fa discutere: «Il prossimo anno io e te insieme, se Carlo se ne va, vengo io», rivolta a Pausini.
La carrambata arriva con l’ingresso di Kabir Bedi, storico Sandokan, che abbraccia Can Yaman e lo benedice come «degno successore». Un momento televisivo che mescola nostalgia e rilancio.
Sul fronte gara, Serena Brancale emoziona con “Qui con me”, dedicata alla madre scomparsa. Chiude con gli occhi lucidi, mentre la sala stampa si alza in piedi. Fulminacci convince con “Stupida sfortuna”, confermando solidità autoriale. Ermal Meta canta la sua ninna nanna “Stella Stellina” e porta cucito sulla camicia il nome di Amal, piccola vittima di Gaza. Carlo Conti, consegnandogli il bouquet, commenta: «Che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini che non c’entrano niente con le follie degli uomini».
Si balla con Max Pezzali sul palco galleggiante, con “Voilà” di Elettra Lamborghini e con Sal Da Vinci, accolto dall’Ariston tra cori e applausi. Raf dedica “Ora e per sempre” alla moglie Gabriella Labate, ribadendo la dimensione sentimentale della sua proposta.
Un avvio che accende il dibattito
La prima serata di Sanremo 2026 si chiude con una classifica che non assegna ancora vincitori, ma definisce un primo perimetro narrativo. La stampa premia equilibrio e autenticità. Il pubblico reagisce tra entusiasmo e polemiche social.
Il Festival è appena iniziato. Ma la corsa è già partita.
Tiziano Ferro durante il medley alla prima serata di Sanremo 2026
La prima serata di Sanremo 2026 si muove tra memoria e contemporaneità, nostalgia orchestrata e viralità immediata. È un debutto che sceglie di non forzare la mano, ma di stratificare emozioni: il passato che rientra in scena, il presente che accelera, la regia che a tratti inciampa e i social che amplificano ogni dettaglio.
Al centro del palco, Carlo Conti mantiene la promessa di un Festival “sereno”, ma costruito su simboli forti. L’apertura con la voce iconica di Pippo Baudo è un passaggio di testimone virtuale che non sa di museo, ma di continuità. L’ingresso di Laura Pausini, introdotta proprio da Baudo, chiude il cerchio della memoria e ribadisce che il motore del Festival resta il suo archivio emotivo.
La gara entra subito nel vivo. E tra chi ruggisce e chi scivola, ecco i nostri top e flop della prima serata.
TOP – Tiziano Ferro e la scossa emotiva dell’Ariston
Il ritorno di Tiziano Ferro a Sanremo 2026 non è stato una semplice ospitata. È stata una dichiarazione di presenza. Il medley che ripercorre vent’anni di carriera trasforma l’Ariston in un karaoke collettivo. Le mani si alzano, le voci si sovrappongono, l’atmosfera cambia.
Ma il punto non è solo la tenuta vocale. È la luce negli occhi. A fine esibizione, Ferro appare attraversato da una gioia autentica, quasi liberatoria. E poi la frase che accende il web e apre già il dossier 2027: «L’anno prossimo torno qui con te», rivolto a Laura Pausini.
Non è una battuta. È una prenotazione. Un’auto-candidatura elegante che lancia il toto-conduzione. Se il Festival vive anche di proiezioni, il futuro ha già un volto.
TOP – Il crossover dei due Sandokan: Kabir Bedi e Can Yaman
L’incontro tra Kabir Bedi e Can Yaman è il momento televisivo più denso della serata. Non per muscoli, ma per carisma. Bedi entra in scena con l’autorità di chi non ha bisogno di presentazioni. A ottant’anni, il suo sguardo basta.
Promuove Yaman come “degno successore”, ma non rinuncia alla zampata: la nuova sceneggiatura di Sandokan è «fin troppo fantasiosa». È una frase che pesa. Yaman è il volto contemporaneo, il contenuto virale. Bedi resta l’icona.
Un confronto tra epoche che non umilia nessuno, ma ricorda che il mito originale non si cancella. In un Festival che vive di nostalgia, il ruggito è ancora quello storico.
TOP – Ditonellapiaga e l’inno generazionale
Non sarà forse la canzone vincitrice, ma Ditonellapiaga con “Che fastidio” ha già conquistato il territorio digitale. Il brano è ironico, auto-analitico, perfettamente centrato sul disagio liquido del presente. «Io non so più cos’è normale, o un’allucinazione» diventa in poche ore citazione trasversale.
Millennial, Boomer e Gen Z si ritrovano sotto la stessa etichetta. È un pezzo che funziona perché non cerca la profondità forzata. È leggerezza intelligente. E in un Festival che spesso teme l’ironia, è un segnale.
TOP – Gianna Pratesi, memoria viva della Repubblica
Il momento più alto, però, arriva fuori dalla gara. Gianna Pratesi, quasi 106 anni, sale sul palco come simbolo degli 80 anni della Repubblica. La sua presenza è più potente di qualsiasi monologo.
Ricorda il referendum del 2 giugno 1946, il primo voto politico delle donne. L’emozione non è costruita, è naturale. L’Ariston si ferma. In quell’istante, Sanremo 2026 smette di essere solo spettacolo e torna a essere rito civile.
Se c’è un top indiscusso, è questo.
FLOP – La grafica Rai e la “RepuPPlica”
Accanto al momento più alto della serata, arriva anche la scivolata più evidente. La grafica Rai con la scritta “RepuPPlica” diventa immediatamente trend negativo.
Un errore che in una serata simbolica pesa il doppio. I social non perdonano. Screenshot, meme, ironie. È il classico dettaglio che in un grande evento non dovrebbe sfuggire.
FLOP – Audio a intermittenza
Altro punto critico: l’audio. Tra microfoni che sembrano abbassarsi all’improvviso e livelli sonori poco equilibrati, diverse esibizioni risultano penalizzate. Tredici Pietro paga il prezzo più evidente, con un microfono percepito come quasi spento.
In un Festival musicale, l’audio non può essere un dettaglio tecnico. È la base.
FLOP – Il dress code da solarium
Se l’Ariston è un teatro, la palette cromatica della prima serata ricorda più un solarium. Carlo Conti mantiene la sua abbronzatura iconica. Luchè sfoggia un incarnato ambrato. Raf vira verso l’arancio. Can Yaman, più rossiccio che bronzeo, completa il quadro.
Il risultato è un eccesso visivo che sui social si trasforma in ironia collettiva. Sanremo o equatore? La domanda rimbalza online.
Una prima serata che divide ma accende
La prima notte di Sanremo 2026 non è stata perfetta. Ma è stata viva. Ha generato emozione, discussione, meme, proiezioni future.
Ha celebrato il passato con Baudo e Pratesi, ha lanciato il futuro con Ferro e Yaman, ha inciampato su una grafica e su qualche cursore audio.
E in fondo, il Festival è questo: una macchina imperfetta che funziona proprio perché resta imprevedibile.
La gara è appena iniziata. E il dibattito è già acceso.
Carlo Conti e Can Yaman presentano la prima serata del Festival di Sanremo 2026.
C’è un momento preciso in cui il Festival smette di essere attesa e diventa realtà. Accade quando si aprono le porte della sala stampa dell’Ariston e le telecamere iniziano a trasmettere le prime immagini ufficiali. È in quell’istante che Sanremo 2026 entra nel vivo e riporta l’Italia dentro il suo rito collettivo più longevo.
La 77ª edizione si apre con una conferenza stampa che è molto più di un appuntamento istituzionale: è il primo banco di prova narrativo, il primo segnale del tono che avrà la settimana. Al centro, il direttore artistico Carlo Conti, alla sua quinta conduzione e – come annunciato – all’ultima volta sul palco dell’Ariston.
Accanto a lui, per la prima serata, c’è Can Yaman, volto internazionale chiamato a condividere la scena nella notte inaugurale. Due figure diverse, due linguaggi distinti, un unico palcoscenico che da oltre settant’anni scandisce il calendario emotivo del Paese.
È Can Yaman a rompere il ghiaccio. L’attore scherza sulla somiglianza con Carlo Conti – «separati alla nascita» – alleggerendo l’atmosfera. Ma dietro il sorriso si avverte la responsabilità del debutto. «Ho molta paura per la prima serata», ammette, mostrando un lato umano che raramente emerge nei grandi eventi televisivi.
Riferendosi al recente episodio di cronaca che lo ha coinvolto, precisa: «Non c’è mai stato alcun caso. Mi hanno fatto i controlli in Turchia, sono risultato negativo e sono stato rilasciato dopo 24 ore». Un chiarimento netto che chiude definitivamente la vicenda.
Sul versante professionale parla del progetto Sandokan, le cui riprese sono state rinviate per ragioni organizzative. «Avrei preferito iniziare subito, ma non dipende da me». E sulla musica c
onfessa con autoironia: «Ascolto tanta musica italiana, ma non so cantare». Alla domanda diretta risponde senza esitazioni: «No, non canterò sul palco».
Carlo Conti annuncia inoltre la presenza di Kabir Bedi per celebrare i cinquant’anni di Sandokan, omaggio che rafforza il legame tra televisione, memoria e immaginario collettivo.
Per Carlo Conti, questo Sanremo 2026 ha un significato particolare. Quinta conduzione e, nelle sue parole, l’ultima. Non c’è enfasi d’addio, ma consapevolezza. «Il mio compito è tenere l’ambiente sereno e risolvere eventuali intoppi», spiega, sintetizzando il suo stile fatto di equilibrio e ritmo.
Alla domanda se a Sanremo “vinca il disimpegno”, Conti sposta il piano della riflessione. Cita Gianna Capaldi Pratesi, testimone del primo voto alle donne, che salirà sul palco come simbolo vivente della Repubblica. «Non credo che il Festival debba essere due ore di proclami», osserva. «Una piccola riflessione può essere più forte».
Sul caso Andrea Pucci mantiene una linea misurata: rispetto istituzionale, dialogo con l’artista, nessuna forzatura. «Non posso obbligarlo», afferma, chiarendo che il Festival non sarà terreno di polemiche.
La scaletta della prima serata
Durante la conferenza viene comunicato l’ordine di uscita dei Big. Si partirà con Ditonellapiaga, seguita da Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei, Dargen D’Amico, Arisa, Luchè, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Patty Pravo, Samurai Ray, Raf, J-Ax, Fulminacci, Levante, Fedez & Masini, Ermal Meta, Serena Brancale, Nayt, Malika Ayane, Eddie Brock, Sal Da Vinci, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro, Bambole di Pezza, Chiello, Maria Antonietta & Colombre, Leo Gassmann, Francesco Renga e infine LDA & Aka 7even.
Un ordine che attraversa generazioni e stili, mettendo in dialogo tradizione e contemporaneità.
Dietro le quinte e prove generali
All’Ariston le prove proseguono a ritmo serrato. Orchestra disposta su tre livelli, tecnici al lavoro su audio e luci, artisti impegnati a perfezionare ogni dettaglio. Sal Da Vinci è tra i più coinvolgenti: durante una prova un problema tecnico interrompe l’esibizione, ma l’artista riparte senza esitazioni, sostenuto dal pubblico.
Le prove non servono solo a limare imperfezioni. Sono il primo vero test emotivo dell’edizione.
Un evento globale e un rito nazionale
I numeri confermano la portata dell’evento: 1492 accreditati tra Ariston Roof e Palafiori, centinaia di giornalisti, copertura internazionale. Sanremo 2026 viene raccontato in più lingue e seguito dagli italiani all’estero.
Parallelamente, il FantaSanremo registra un nuovo boom di iscrizioni. L’app è andata in tilt nelle ore precedenti alla chiusura, segno di un coinvolgimento che trasforma il Festival in un’esperienza collettiva anche digitale.
Quando le luci dell’Ariston si accendono, l’Italia si riconosce in un rito che attraversa generazioni. Il conto alla rovescia è finito. Ora è il palco a parlare.