Maxi operazione di carabinieri e polizia, decapitata la camorra più potente di Napoli: 81 indagati, colpiti Mazzarella e Alleanza di Secondigliano

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Maxi operazione camorra Napoli, blitz di carabinieri e polizia
Carabinieri e polizia durante la maxi operazione camorra Napoli che ha portato a 81 indagati.

Lo Stato colpisce al cuore la camorra napoletana. All’alba carabinieri del Nucleo Investigativo e agenti della Squadra Mobile hanno eseguito quattro ordinanze cautelari coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’operazione riguarda 81 indagati legati ai cartelli Mazzarella e Alleanza di Secondigliano.

Settantuno persone finiscono in misura cautelare. Altre dieci restano indagate a piede libero. È uno dei blitz più imponenti degli ultimi mesi nel capoluogo partenopeo.

La nuova mappa criminale

Le indagini ricostruiscono l’assetto attuale nei quartieri Forcella, Duchesca, Maddalena, Sanità, Vasto, Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, Rione Amicizia e San Giovanniello.

Gli investigatori descrivono un controllo stabile del territorio. Gli affiliati presidiano le strade. Molti girano armati. I clan dispongono di armi da fuoco e mostrano una forte capacità offensiva contro i gruppi rivali.

La Procura individua anche le strategie di alleanza tra organizzazioni. I clan si sostengono a vicenda. Condividono uomini, armi e informazioni. Gestiscono insieme estorsioni, piazze di spaccio e fondi destinati ai detenuti e alle loro famiglie.

L’omicidio di Emanuele Durante

Un filone centrale riguarda l’omicidio di Emanuele Durante, ucciso il 15 marzo 2025. L’agguato nasce dallo scontro tra gruppi della Sanità e di Piazza Mercato.

I magistrati contestano a uno degli indagati il ruolo di secondo esecutore materiale del delitto. L’inchiesta collega quell’omicidio alla morte di Emanuele Tufano, ferito mortalmente il 24 ottobre 2024 durante un conflitto tra fazioni rivali.

Due omicidi. Una sola faida. Lo scontro ruota attorno al controllo delle piazze e all’egemonia criminale nei quartieri storici.

Sequestri e colpo ai patrimoni

La Procura non si limita agli arresti. I magistrati dispongono il sequestro preventivo di conti correnti, immobili e società riconducibili ad alcuni indagati. Alcune attività si trovano anche fuori dalla Campania.

L’obiettivo è chiaro: tagliare le risorse economiche e indebolire la capacità finanziaria dei clan.

I nomi degli indagati

Il giudice applica la custodia cautelare in carcere a Luigi Acone, Alessandro Borriello, Salvatore Capasso, Leonardo Cimminiello, Gennaro Ciotola, Gennaro Corvino, Carmine De Luca, Gennaro De Luca, Maurizio Di Lorenzo, Gaetano Donzetti, Gaetano Esposito, Stefano Esposito, Pietro Falco, Carlo Finizio, Gaetano Girgenti, Vincenzo Grossi, Francesco Laezza, Vincenzo Lanzetta, Gioele Lucarelli, Emanuela Longobardi, Salvatore Longobardi, Pasquale Luongo, Pasquale Martinelli, Salvatore Martinelli, Vincenzo Merolla, Antonio Montagna, Emmanuele Palmieri, Giovanni Piccirillo, Francesco Piscopo, Gennaro Riccio, Giovanni Risi, Gennaro Ruggiero, Antonio Russo, Gennaro Russo, Giovanni Russo, Antonio Sepe, Pasquale Sepe, Antonio Trambarulo, Antonio Venezia.

Risultano inoltre indagati Alessandro Aprea, Luis Antonio Rnodio, Antonio Bonavolta, Alexandr Babalyan, Iemmúa Cardilloli, Biagio D’Alterio, Carmine De Cham, Gennaro De Marino, Antonio Di Giovanni, Luca Di Vicino, Cito Esposito, Mario Moschella, Salvatore Anilo, Salvatore Frattini, Emanuele Frenna, Gianluca Galeota, Luigi Gherardi, Carmine Grosso, Salvatore La Marca, Salvatore La Salvia, Vincenzo Leonardo, Salvatore Matrone, Vittorio Maumno, Carlo Mariani, Mauro Aro, Giovanni Nacarlo, Vincenzo Nacarlo, Assunta Napoletano, Salvatore Palumbo, Vincenzo Peluso, Valentina Peluso, Vincenzo Pitoni, Simone Quagliarella, Giuseppe Repetti, Luigi Santagata, Salvatore Savarese, Salvatore Savarese, Luigi Scapolatiello, Nicola Sequino, Vincenzo Taiani, Salvatore Verdicchio.

Un segnale forte alla città

La maxi operazione colpisce la camorra nel cuore operativo. Carabinieri e polizia smantellano una rete radicata nei quartieri storici. La Dda punta a interrompere le alleanze tra i cartelli e a fermare l’espansione delle nuove leve.

La pressione dello Stato resta alta. Ma la partita per il controllo dei territori napoletani continua.

occhio.com

Tragedia a Maddaloni, precipita dal balcone e muore cinque giorni dopo: Francesco Pingue aveva solo 20 anni

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Tragedia in via Carrarone a Maddaloni morto Francesco Pingue
Tragedia in via Carrarone a Maddaloni morto Francesco Pingue

Non ce l’ha fatta Francesco Pingue, il giovane di 20 anni caduto dal balcone della sua abitazione in via Carrarone, a Maddaloni, nella giornata di giovedì 26 febbraio. Dopo alcuni giorni di ricovero in condizioni disperate, il ragazzo è deceduto in ospedale.

La notizia ha scosso profondamente la comunità cittadina, che in queste ore si stringe attorno alla famiglia, molto conosciuta e stimata in città.

Il ricovero in condizioni critiche

Subito dopo la caduta erano intervenuti i sanitari del 118, che avevano trasportato il giovane d’urgenza in codice rosso. Le sue condizioni erano apparse gravissime fin dai primi momenti.

Ricoverato in terapia intensiva, era stato sottoposto a intubazione e monitorato costantemente dal personale medico. Nonostante i tentativi dei sanitari di stabilizzarlo e di strapparlo alla morte, il suo cuore ha cessato di battere dopo giorni di lotta.

Le indagini sulla dinamica

Sulla vicenda stanno ora indagando le forze dell’ordine per chiarire con precisione quanto accaduto.

Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore del ragazzo e verificando ogni elemento utile a comprendere la dinamica della caduta dal balcone dell’abitazione di via Carrarone.

Al momento nessuna ipotesi viene esclusa. Tra quelle al vaglio resta anche la possibilità del gesto volontario, ma saranno gli accertamenti tecnici e le testimonianze a fornire un quadro più chiaro.

Una comunità sotto choc

La morte di Francesco Pingue ha lasciato sgomenta Maddaloni. In città il giovane era conosciuto e benvoluto, e in queste ore sono numerosi i messaggi di cordoglio e vicinanza alla famiglia.

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Un dolore che attraversa non solo i parenti e gli amici, ma un’intera comunità che si trova improvvisamente a fare i conti con una perdita così drammatica.

Le prossime ore saranno decisive per chiarire i contorni della vicenda, mentre Maddaloni si prepara a dare l’ultimo saluto a un ragazzo di appena vent’anni.

occhio.com

Emanuele Durante, arrestato il presunto killer: chi è e il legame con la famiglia Tufano

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Maxi blitz anticamorra a Napoli
Operazione della Dda tra centro storico e Sanità, arrestato killer Emanuele Durante

Il blitz è scattato quando fuori era ancora buio pesto. Oltre cinquanta persone portate via in una sola notte tra il centro di Napoli, il Borgo Sant’Antonio, la zona Mercato e la Sanità. Una maxi operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che segna un nuovo capitolo nella guerra alle stese e alle piazze di spaccio.

Tra gli arrestati c’è il terzo presunto killer dell’omicidio di Emanuele Durante, ucciso a marzo 2025 a Santa Teresa degli Scalzi. Ma la notizia che scuote davvero è un’altra: l’uomo fermato sarebbe legato alla famiglia Tufano, lo stesso cognome che richiama un’altra tragedia recente della città.

Un incrocio di sangue che racconta meglio di qualunque dossier come la criminalità napoletana sia un groviglio di parentele, alleanze e destini che si rincorrono.

Il legame con i Tufano

Il nome della famiglia Tufano è già scolpito nella cronaca nera di Napoli. Lo scorso ottobre, a piazza Mercato, un altro Emanuele, giovanissimo, perse la vita in quello che gli inquirenti definirono “fuoco amico”, colpito durante un’azione armata della sua stessa paranza.

Ora il cognome ritorna negli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Emanuele Durante. Un intreccio che non è solo giudiziario ma simbolico: due vicende distinte, due morti, un unico sottobosco criminale dove i legami familiari diventano anche vincoli operativi.

Per gli investigatori non si tratta di una coincidenza. È il segno di un sistema in cui le nuove generazioni ereditano non solo i territori ma anche i conflitti.

L’omicidio di Emanuele Durante

L’assassinio di Emanuele Durante avvenne a marzo 2025, in pieno giorno, nella zona di Santa Teresa degli Scalzi. Un agguato che segnò un ulteriore salto di tensione negli equilibri criminali del centro cittadino.

Con l’arresto del terzo presunto killer, la Procura prova a chiudere il cerchio su uno dei delitti simbolo della nuova camorra urbana: meno strutturata ma più imprevedibile, composta da gruppi giovanissimi e fluidi.

Emanuele Durante Era parente della 14enne Annalisa Durante uccisa per errore nel 2004 vittima innocente di camorra

L’asse dei clan: Mazzarella e Contini

Parallelamente all’arresto per l’omicidio, l’operazione ha colpito 39 soggetti ritenuti vicini ai clan Mazzarella e Contini, storici protagonisti della mappa camorristica napoletana.

Il Borgo Sant’Antonio e la zona Mercato rappresentano snodi strategici per il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni. Qui si gioca una partita delicata: i vecchi assetti di Secondigliano cercano di non perdere terreno, mentre nuove leve provano a scalare gerarchie.

L’obiettivo della Dda è chiaro: spezzare le filiere operative prima che diventino strutture consolidate.

La Sanità e la “parata degli scooter”

L’ultimo fronte dell’operazione riguarda il quartiere Sanità, dove sono stati eseguiti 22 arresti.

Le immagini raccolte dagli investigatori restituiscono uno scenario che sembra cinematografico, ma è reale: batterie di giovanissimi che sfrecciano in scooter, pistole in vista, tatuaggi esibiti come marchi di appartenenza.

Non è solo criminalità organizzata. È una vera e propria estetica della violenza, studiata per intimidire, presidiare e comunicare potere.

Le cosiddette stese non sono soltanto azioni dimostrative: sono strumenti di controllo del territorio, messaggi in codice indirizzati ai rivali e alla popolazione.

Una città sotto pressione

L’operazione congiunta di carabinieri, polizia e Guardia di Finanza rappresenta una risposta muscolare dello Stato. Tre diverse ordinanze, un’unica regia investigativa.

Napoli vive da mesi una tensione sotterranea, alimentata da conflitti tra gruppi emergenti e clan storici. L’arresto del presunto killer di Emanuele Durante è un tassello importante, ma non definitivo.

Il vero nodo resta quello generazionale: ragazzi sempre più giovani, cresciuti in un sistema dove l’identità criminale diventa l’unica appartenenza possibile.

E in questo groviglio di parentele e vendette, la linea tra vittima e carnefice si assottiglia fino quasi a scomparire.

occhio.com

Roma, carabiniera travolta a un posto di blocco: è grave. La 22enne alla guida: : “Avevo il vetro appannato”

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Posto di controllo carabinieri Campo di Mare
I rilievi dopo l’investimento della carabiniera sul litorale romano.

È stata travolta in pieno mentre era impegnata in un normale servizio su strada. Una carabiniera della Compagnia di Civitavecchia è stata investita intorno alle 21 a Campo di Mare, sul litorale romano, durante un posto di controllo in viale Benedetto Marini.

Alla guida della Fiat Panda che l’ha centrata una ragazza italiana di 22 anni, che si è fermata subito dopo per prestare soccorso. La militare è stata trasportata in elisoccorso al Policlinico Gemelli di Roma: non sarebbe in pericolo di vita, ma le sue condizioni hanno richiesto un trasferimento urgente.

La dinamica dell’investimento

Secondo una prima ricostruzione, la militare – carabiniera scelta in servizio presso la Compagnia di Civitavecchia – stava operando nell’ambito di un normale posto di controllo quando è stata improvvisamente colpita dalla vettura in transito.

L’impatto è stato violento: la donna è stata sbalzata sull’asfalto per diversi metri.

Un elemento rilevante è che, secondo quanto si apprende, all’automobilista non era stato intimato l’alt. Si tratterebbe quindi, sotto il profilo giuridico, di un incidente stradale a tutti gli effetti.

Proprio per questo motivo le indagini sono affidate alla Polizia Locale di Cerveteri, competente per territorio, che sta ricostruendo con precisione la sequenza dei fatti.

La giustificazione della conducente

La 22enne, visibilmente sotto choc, avrebbe spiegato agli agenti intervenuti e ai colleghi della militare di non essersi accorta della presenza della carabiniera sulla carreggiata.

Avevo il vetro appannato”, avrebbe dichiarato subito dopo l’impatto.

Una versione ora al vaglio degli inquirenti, che stanno verificando:

Le condizioni di visibilità al momento del fatto
L’illuminazione del tratto stradale
La velocità della vettura
L’eventuale presenza di dispositivi luminosi o segnalazioni del posto di controllo

La giovane si è fermata immediatamente per prestare soccorso e ha collaborato con le autorità.

I soccorsi e il trasferimento al Gemelli

Considerata la dinamica e la violenza dell’impatto, è stato richiesto l’intervento dell’elisoccorso.

La carabiniera è stata stabilizzata sul posto dal personale del 118 e poi trasferita d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma.

Dalle informazioni raccolte, la militare non sarebbe in pericolo di vita, ma resta sotto osservazione per le lesioni riportate nella caduta sull’asfalto.

Accertamenti in corso

Oltre ai rilievi tecnici, saranno valutati eventuali profili di responsabilità. In casi come questo, la magistratura dovrà stabilire se sussistano estremi per ipotesi di lesioni stradali o altre contestazioni.

L’episodio riaccende l’attenzione sui rischi connessi ai servizi di controllo su strada, attività quotidiana ma esposta a pericoli costanti per gli operatori in divisa.

Le prossime ore saranno decisive per chiarire la posizione della conducente e per monitorare le condizioni della militare ferita.

occhio.com

Domenico Caliendo, oggi autopsia e incidente probatorio: il caso del bimbo morto a Napoli dopo il trapianto entra nel vivo

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Domenico Caliendo
Accertamenti al Secondo Policlinico sul caso Domenico Caliendo.

Si gioca oggi un passaggio cruciale nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto lo scorso 21 febbraio a Napoli dopo un trapianto di cuore rivelatosi fatale. Presso l’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli sono in programma l’autopsia e l’incidente probatorio che dovranno chiarire i punti ancora oscuri della vicenda.

Dopo gli esiti tecnici, entrerà nel vivo la battaglia legale su una delle tragedie sanitarie che più hanno scosso l’opinione pubblica.

Le domande chiave

Il nodo centrale è uno: si poteva salvare Domenico?

Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, l’accertamento tecnico dovrà chiarire se esistesse un’alternativa terapeutica che avrebbe potuto mantenere il piccolo in condizioni compatibili con un secondo trapianto.

“Ci aspettiamo che emerga che si sarebbe potuta percorrere un’altra strada”, ha dichiarato il legale, che chiede anche un approfondimento su:

L’eventuale lesione al ventricolo sinistro
L’esatto orario del clampaggio aortico
La presenza della cartella anestesiologica, che – secondo la famiglia – non sarebbe stata ancora trasmessa

Il collegio dei periti

È stato intanto superato l’ultimo ostacolo che rischiava di far slittare l’incidente probatorio. Il gip Mariano Sorrentino ha accolto l’istanza di ricusazione avanzata dalla famiglia nei confronti del professor Mauro Rinaldi, sostituendolo con il professor Ugolini Livi.

Il collegio peritale dovrà sciogliere i nodi tecnici che ruotano attorno alla gestione dell’organo donato.

Il giallo dei tempi

Dalle conversazioni intercettate in sala operatoria emergono dettagli che aggravano il quadro.

Secondo la scansione degli orari, Domenico sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. Il nuovo organo sarebbe arrivato alle 14.30 del giorno dell’intervento. Alle 15 sarebbe stato scoperto che era conservato in un box con ghiaccio secco. Alle 15.14, secondo i verbali, i medici avrebbero tentato di scongelarlo passando l’organo sotto acqua tiepida per circa venti minuti.

Poi la decisione di impiantarlo comunque, ritenendolo “unica scelta possibile”.

Un buco temporale di circa venti minuti resta al centro delle verifiche investigative.

Le parole del cardiochirurgo

Nel frattempo è intervenuto pubblicamente il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto.

“Ho operato bene, ho fatto il mio mestiere. Sono una vittima: ho salvato tremila bambini da quando lavoro in Campania”, ha dichiarato in un’intervista televisiva, definendosi anch’egli vittima della vicenda.

Oppido respinge ogni accusa diretta e punta sull’errore a monte: lo scambio tra ghiaccio normale e ghiaccio secco, che avrebbe “bruciato” l’organo.

La replica della madre del piccolo è stata secca: “La vittima è solo Domenico”.

Il nodo dell’espianto anticipato

Uno dei punti più controversi riguarda la decisione di procedere con l’espianto del cuore malato prima dell’arrivo effettivo dell’organo del donatore in sala operatoria.

Perché l’intervento è stato avviato senza avere certezza delle condizioni del cuore nuovo? È uno dei quesiti che il collegio dovrà chiarire.

Nella cartella clinica emergerebbe un quadro drammatico: tentativi di scongelamento e incertezze operative prima dell’impianto definitivo.

I funerali

L’esito dell’incidente probatorio potrebbe sbloccare anche la restituzione della salma alla famiglia per i funerali. Non è esclusa la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso vicinanza alla madre del bambino.

“L’obiettivo è liberare la salma del piccolo Domenico”, ha sottolineato il legale, ma i tempi dipenderanno dagli accertamenti tecnici.

Una vicenda che interroga la sanità

Il caso di Domenico Caliendo non è solo un’inchiesta giudiziaria. È una ferita aperta nel sistema sanitario e nella fiducia dei cittadini.

Le prossime ore saranno decisive. L’autopsia e l’incidente probatorio dovranno trasformare le ipotesi in certezze tecniche.

Poi sarà il tempo delle responsabilità.

occhio.com

Attacchi in Iran, Tajani: “In partenza da Abu Dhabi i circa 200 studenti italiani bloccati”

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Italiani in partenza da Abu Dhabi
Studenti italiani in attesa del volo di rientro da Abu Dhabi verso Milano.

Mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi, scatta il piano di rientro per i connazionali. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la partenza da Abu Dhabi di circa 200 studenti italiani bloccati negli Emirati, dove partecipavano a un corso a Dubai nell’area interessata dalla crisi.

Il volo diretto a Milano Linate è previsto nel pomeriggio. A bordo viaggiano anche alcuni cittadini italiani in particolari condizioni di salute.

La Farnesina parla di una situazione “complessa”, con decine di migliaia di italiani bloccati in varie parti del mondo.

Il piano di rientro

Nel dettaglio, per oggi 3 marzo sono previsti:

Due voli commerciali speciali da Mascate (Oman) verso Roma Fiumicino, per un totale di circa 300 persone
Il volo da Abu Dhabi per Milano con circa 200 passeggeri, in larga parte minorenni della World Students’ Connection
Due ulteriori voli Etihad da Abu Dhabi: uno per Milano alle 14:20 e uno per Roma alle 14:40

Per domani 4 marzo è già stato programmato un ulteriore volo da Mascate verso l’Italia.

Il gruppo degli studenti si trova già presso l’aeroporto di Abu Dhabi ed è assistito dal personale dell’Ambasciata e del Consolato Generale.

I primi rientri

Ieri sera è atterrato a Fiumicino il primo volo charter partito da Mascate con a bordo 127 italiani rimasti bloccati in Oman o trasferiti da Dubai.

Il piano di evacuazione prosegue mentre resta alta l’attenzione per le migliaia di connazionali ancora presenti nell’area del Golfo.

Unità di crisi rafforzata

Tajani, in accordo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha disposto il rafforzamento dell’unità di crisi della Farnesina.

È stata creata una task force composta da:

Tre diplomatici
Due carabinieri
Due finanzieri
Un rappresentante della Protezione Civile

Il personale è già operativo a Mascate dalle prime ore del mattino.

L’obiettivo è garantire assistenza, monitorare i trasferimenti verso l’Oman e prevenire truffe o speculazioni sui biglietti aerei.

“Situazione molto complessa”

Il ministro ha sottolineato che la crisi non riguarda solo il Medio Oriente.

“È una situazione molto complessa perché sono circa 60.000 gli italiani bloccati in altre parti del mondo: da Hong Kong allo Sri Lanka, dall’India alla Thailandia, fino alle Filippine e alle Seychelles”, ha spiegato Tajani.

Tutte le ambasciate e i consolati italiani sono mobilitati per garantire sostegno e informazioni ai connazionali.

Emergenza diplomatica globale

La guerra in corso ha generato una delle più vaste operazioni di assistenza consolare degli ultimi anni.

Tra voli charter, trasferimenti via terra verso l’Oman e coordinamento con compagnie aeree, la Farnesina sta gestendo un’operazione logistica su scala internazionale.

La priorità resta il rientro in sicurezza dei cittadini italiani, in un contesto geopolitico che continua a evolversi di ora in ora.

occhio.com

Guerra Iran, nuovi raid su Beirut e Teheran. L’Idf entra nel sud del Libano, Trump: “Presto grande ondata”

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Raid su Beirut notte 2026
Fumo e esplosioni a Beirut dopo i nuovi raid nel quarto giorno di guerra.

Il confitto entra nel quarto giorno e si allarga ulteriormente. Nuovi raid colpiscono Beirut e Teheran, mentre l’esercito israeliano annuncia incursioni via terra nel sud del Libano. Gli Stati Uniti promettono una risposta dopo l’attacco con droni contro l’ambasciata americana a Riad, andata in fiamme, e la morte di sei militari statunitensi.

La regione è ormai teatro di un’escalation che coinvolge direttamente Iran, Israele, Stati Uniti e diversi Paesi del Golfo.

L’Idf entra nel Libano meridionale

Secondo il portavoce dell’esercito israeliano, le Idf sono entrate via terra nel Libano meridionale, conquistando “diversi punti strategici nelle vicinanze”. Parallelamente proseguono i raid aerei contro obiettivi ritenuti legati a Hezbollah.

Media regionali riferiscono che l’esercito libanese si sarebbe ritirato da almeno sette posizioni lungo il confine con Israele. Intanto l’Unifil, la forza Onu in Libano, ha disposto l’evacuazione del personale non essenziale dal sud del Paese.

Raid e operazioni in Iran

Fonti arabe riportano che nella notte Israele avrebbe condotto un’operazione di terra in Iran con il coinvolgimento del Mossad e di forze speciali. Le informazioni non sono state ufficialmente confermate da Tel Aviv.

Le immagini satellitari diffuse dalla società di intelligence Vantor mostrano danni significativi all’impianto nucleare di Natanz, il principale centro di arricchimento dell’uranio iraniano. Washington e Tel Aviv parlano di colpi mirati contro infrastrutture strategiche.

L’attacco all’ambasciata Usa e la risposta americana

A Riad l’ambasciata americana è stata colpita da droni ed è andata in fiamme. Sei soldati statunitensi sono morti. La Casa Bianca ha promesso una ritorsione.

Il presidente Donald Trump, parlando dalla Casa Bianca, non ha escluso l’invio di truppe di terra in Iran. “Siamo i migliori del mondo e faremo tutto il necessario per raggiungere i nostri obiettivi”, ha dichiarato, aggiungendo che “in un’ora è stata eliminata la leadership iraniana” e che è in arrivo una “grande ondata”.

Washington invita i cittadini americani a lasciare immediatamente i Paesi del Medio Oriente.

Teheran: “Non negozieremo”

L’Iran non arretra. Il capo della sicurezza iraniana Ali Larijani ha ribadito che Teheran “non negozierà” con gli Stati Uniti.

La Guardia rivoluzionaria ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale. Gli Stati Uniti hanno però smentito che il passaggio sia stato effettivamente bloccato.

Nelle ultime ore i Pasdaran hanno rivendicato un attacco contro una base americana in Bahrein, sostenendo di aver distrutto il quartier generale con 20 droni e tre missili. Il portavoce Mohammad Ali Naeini ha parlato di 650 soldati Usa uccisi o feriti nei primi due giorni di guerra, numeri che non trovano al momento conferma indipendente.

La Francia mobilita i Rafale

La Francia ha mobilitato i propri caccia Rafale di stanza ad Abu Dhabi per garantire la sicurezza delle installazioni francesi negli Emirati Arabi Uniti, dopo l’impatto di un drone iraniano su una base dove sono presenti militari francesi.

Parigi ha confermato che i velivoli sono impegnati in operazioni di messa in sicurezza dello spazio aereo.

Italiani bloccati nel Golfo

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la partenza da Abu Dhabi di circa 200 studenti italiani che partecipavano a un corso a Dubai. Nelle scorse ore sono rientrati i primi connazionali bloccati nella regione.

La Farnesina parla di una situazione “complessa”, con decine di migliaia di italiani che si trovano in diverse aree del Medio Oriente.

Una guerra sempre più regionale

Tra incursioni terrestri, raid aerei, attacchi a basi militari e minacce sullo Stretto di Hormuz, il conflitto assume dimensioni sempre più ampie.

L’eventuale ingresso di truppe di terra americane o israeliane in Iran rappresenterebbe un salto di qualità destinato a cambiare radicalmente lo scenario.

Per ora il fronte resta multiplo: Libano, Iran, Golfo Persico, Arabia Saudita. Ma la sensazione è che la guerra abbia superato la fase degli attacchi mirati per entrare in una dinamica di scontro aperto e diffuso.

Il Medio Oriente è sull’orlo di un conflitto regionale totale.

occhio.com

Tragedia sul lavoro: morto Loris Costantino all’ex Ilva di Taranto

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Taranto, ancora una vittima sul lavoro
Stabilimento ex Ilva Taranto

Questa mattina Loris Costantino, ex operaio dell’Ilva di Taranto, è morto a causa di un incidente sul lavoro. È caduto da un’altezza di circa 10 metri mentre operava nello stabilimento. Trasportato d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, è deceduto poco dopo. Le autorità hanno avviato un’inchiesta per chiarire le dinamiche dell’incidente.

L’incidente sul lavoro a Taranto

Secondo le prime ricostruzioni, Loris Costantino Ilva Taranto stava lavorando in un’area a rischio. Il piano di calpestio ha ceduto improvvisamente, provocando la caduta. I colleghi hanno subito chiamato i soccorsi, ma l’uomo non ce l’ha fatta. Le autorità locali indagano per verificare eventuali violazioni delle norme di sicurezza.

Precedenti incidenti e sicurezza

Tragicamente, la morte di Loris Costantino all’Ilva di Taranto non è un caso isolato. Nel gennaio 2026, un altro operaio aveva perso la vita nello stesso stabilimento. Gli incidenti sul lavoro nell’Ilva di Taranto evidenziano rischi strutturali e carenze nella sicurezza. Sindacati e associazioni chiedono controlli più severi e prevenzione immediata.

Reazioni e responsabilità

La comunità e i colleghi hanno espresso profondo cordoglio per la morte di Loris Costantino. I sindacati sollecitano interventi urgenti nell’Ilva di Taranto. Le autorità e la direzione dello stabilimento stanno valutando possibili responsabilità. Si attendono misure correttive per evitare altre tragedie simili.

Futuro dell’ex Ilva

La vicenda di Loris Costantino all’Ilva di Taranto riapre il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione degli impianti. Recenti provvedimenti prevedono la sospensione delle aree a caldo se non rispettano le norme. La tragedia mette in evidenza la necessità di tutelare i lavoratori e migliorare le procedure di sicurezza.

Cordoglio e comunità

La morte di Loris Costantino ha scosso Taranto e l’intera comunità industriale. Il dibattito sulla sicurezza sul lavoro nell’Ilva di Taranto continua, con richieste di azioni concrete da parte dei cittadini e dei sindacati.

occhio.com

Studentessa 24enne in Erasmus morta in Spagna: indagini in corso sulle cause del decesso

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Studentessa 24enne morta in Spagna
Emma Cerretelli, studentessa 24enne morta durante l'Erasmus in Spagna

La giovane si trovava nella città universitaria per il programma Erasmus. Aperta un’inchiesta per chiarire cosa sia accaduto nelle ultime ore prima della tragedia.

Una studentessa di 24 anni, Emma Cerretelli, in Spagna per il programma Erasmus, è morta nelle scorse ore nella città di Cordoba. La notizia ha scosso la comunità universitaria e il paese d’origine della giovane, Castel Del Piano, provincia di Grosseto, dove la famiglia è stata informata dalle autorità consolari.

Secondo le prime informazioni diffuse dai media locali, la ragazza sarebbe stata trovata priva di sensi nel suo alloggio/studentato. Inutili i tentativi di soccorso da parte dei sanitari intervenuti sul posto.

Chi era la studentessa morta in Erasmus in Spagna

La 24enne, Emma Cerretelli, studiava Medicina Veterinaria presso l’Università Federico II di Napoli e si trovava a Cordoba per un periodo di studio all’estero nell’ambito del progetto Erasmus. Amici e colleghi la descrivono come una studentessa brillante e molto appassionata del suo percorso accademico.

L’ateneo spagnolo ha espresso cordoglio attraverso una nota ufficiale, stringendosi attorno alla famiglia e ai compagni di corso.

Indagini aperte sulle cause della morte

Le autorità spagnole hanno aperto un’indagine per chiarire le cause del decesso. Al momento non si esclude nessuna ipotesi, ma secondo fonti investigative non vi sarebbero segni evidenti di violenza. Saranno gli accertamenti medico-legali, compresa l’autopsia, a fornire risposte più precise nelle prossime ore.

Sul caso sta lavorando la polizia locale di Cordoba, in coordinamento con il consolato italiano in Spagna.

Il dolore della famiglia e della comunità

La famiglia della giovane è attesa in Spagna per il riconoscimento ufficiale e per il rimpatrio della salma. Numerosi i messaggi di cordoglio apparsi sui social network, dove amici e conoscenti hanno voluto ricordare la 24enne con parole di affetto.

Anche l’università italiana di appartenenza ha annunciato un momento di raccoglimento in memoria della studentessa.

Erasmus in Spagna: sicurezza e assistenza agli studenti

Il programma Erasmus rappresenta una delle esperienze formative più importanti per migliaia di studenti italiani ogni anno. Le università ospitanti garantiscono assistenza e supporto, ma in caso di emergenze intervengono anche le autorità consolari.

Restano ora da chiarire le circostanze che hanno portato alla morte della studentessa 24enne in Erasmus in Spagna, mentre la comunità accademica attende gli esiti ufficiali delle indagini.

occhio.com

Agguato a Napoli, ucciso in pieno giorno il 34enne Salvatore De Marco

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Via Sorrento San Giovanni a Teduccio Napoli
Il luogo dell’agguato in via Sorrento a San Giovanni a Teduccio.

Un agguato in pieno giorno, nel cuore della periferia orientale di Napoli. È stato ucciso a colpi d’arma da fuoco Salvatore De Marco, 34 anni, raggiunto dai proiettili in via Sorrento, nel quartiere San Giovanni a Teduccio.

L’uomo è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale del Mare, ma è arrivato al pronto soccorso già privo di vita a causa delle gravi ferite riportate.

L’agguato in strada

Secondo le prime ricostruzioni, De Marco sarebbe stato avvicinato e colpito con diversi colpi d’arma da fuoco. L’azione è avvenuta in pieno giorno, in un’area densamente abitata, alimentando paura e tensione tra i residenti.

Non si esclude che i killer abbiano agito con modalità tipiche degli agguati mirati, facendo perdere rapidamente le proprie tracce subito dopo aver sparato.

Chi era la vittima

Salvatore De Marco, 34 anni, aveva precedenti penali per associazione semplice e reati contro il patrimonio. Gli investigatori stanno verificando se l’omicidio possa essere collegato a dinamiche criminali locali o a contrasti maturati nell’ambito di contesti già attenzionati dalle forze dell’ordine.

Il suo profilo è ora al centro degli accertamenti per ricostruire eventuali moventi e frequentazioni recenti.

Le indagini

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile e al commissariato di Ponticelli, che stanno lavorando per ricostruire la dinamica dell’agguato.

Gli investigatori stanno acquisendo:

Eventuali immagini di videosorveglianza
Testimonianze dei presenti
Elementi balistici repertati sul luogo

L’obiettivo è individuare gli autori e comprendere il contesto in cui è maturato l’omicidio.

San Giovanni a Teduccio sotto tensione

L’omicidio riaccende i riflettori sulla periferia orientale di Napoli, territorio spesso segnato da episodi di violenza legati alla criminalità organizzata e ai contrasti tra gruppi.

La risposta investigativa è scattata immediatamente. Gli inquirenti puntano a chiarire in tempi rapidi la matrice dell’agguato e a individuare eventuali responsabili.

Un altro omicidio che scuote la città. E una scia di sangue che riapre interrogativi sulla tenuta del territorio.

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