Mosca, ucciso il generale Sarvarov

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“Un ordigno piazzato sotto il telaio di una automobile è stato fatto esplodere la mattina del 22 dicembre (…) a Mosca e il generale Fanil Sarvarov, capo del Dipartimemto di addestramento operativo dello Stato maggiore russo, è morto a causa delle ferite riportate”. Lo scrive l’agenzia russa Tass, che cita la portavoce del comitato investigativo russo, Svetlata Petrenko, aggiungendo che le autorità sospettano la mano dei servizi ucraini nell’attentato.
Poco prima si era saputo dell’esplosione di un’auto nel cortile di un palazzo nella zona sud di Mosca.

Gli inquirenti russi, scrive la Tass, stanno valutando diverse teorie sull’omicidio, secondo una delle quali “l’attentato sarebbe stato organizzato dai servizi speciali ucraini”. Sul luogo dell’esplosione sono in corso indagini. “I testimoni oculari vengono interrogati e si stanno esaminando le riprese delle telecamere a circuito chiuso”, ha dichiarato la portavoce del comitato investigativo, Petrenko.
Il militare ucciso, Fanil Sarvarov, 56 anni, direttore del dipartimento di addestramento operativo dello Stato maggiore dell’esercito, nel maggio 2024 aveva ricevuto il grado di generale luogotenente dallo stesso presidente, Vladimir Putin, ricorda la Tass. 

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Prato, sequestrati 90mila articoli dannosi per la salute

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Prato sequestrati articoli dannosi
Sequestro articoli dannosi Prato

Sequestrati dalla guardia di finanza di Prato circa 90.000 articoli – giocattoli e cartoleria – non conformi e potenzialmente dannosi per la salute, i quali avrebbero fruttato un illecito profitto stimabile in oltre 300.000 euro.

I finanzieri hanno agito in un esercizio commerciale nel quartiere di Prato ormai definito da anni Chinatown.
Le verifiche, condotte dalle fiamme gialle pratesi, hanno portato al sequestro di decorazioni, addobbi e oggettistica natalizia di vario genere. Nonché di giocattoli destinati ai bambini e ai ragazzi in età scolastica.
Tutti gli articoli sottoposti a sequestro, spiegano le Fiamme gialle, erano senza le indicazioni in lingua italiana e dell’etichettatura riportante le informazioni minime riguardanti la composizione merceologica. Come il prodotto, il produttore, il Paese di origine nonché l’eventuale presenza di materiali o sostanze pericolose, i materiali impiegati e le istruzioni per l’uso.
Invece il Codice del Consumo prevede l’obbligo di riportare le indicazioni e le specifiche di dettaglio per tracciare l’intera filiera di produzione. E garantire un adeguato standard qualitativo della merce. In modo da escludere che nella fabbricazione siano utilizzati materiali e sostanze potenzialmente nocive per la salute.

occhio.com

Trieste, arrestato un uomo perchè filmava di nascosto le figlie della convivente

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Filmava le figlie della convivente, anche minorenni, durante momenti di vita quotidiana, e acquisiva filmati dalle videocamere di case altrui che lui stesso aveva installato.

Per queste ragioni un elettricista e installatore di sistemi di sicurezza è stato arrestato in flagranza. Il reato che gli è stato contestato è di interferenze illecite nella vita privata.

A notificarglielo sono stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando di Trieste che hanno compiuto indagini sul caso. Non è il solo reato imputatogli: tra i suoi archivi e dispositivi informatici, è stato trovato materiale pedopornografico. L’autorità giudiziaria ha disposto dunque per l’uomo l’allontanamento da casa. Questi aveva installato in vari punti della casa alcune microtelecamere, anche in bagno. L’inchiesta avviata dai carabinieri di Trieste nasce dalla denuncia presentata in Settembre da una donna della provincia di Udine. La donna si era rivolta ai Carabinieri denunciando di aver trovato, sul telefono cellulare del convivente, foto che ritraevano le sue figlie senza abiti.

La segnalazione avvia un’attività investigativa dei militari della Sezione “Cyber” del Nucleo Investigativo di Trieste. Quando l’uomo si è reso conto che i Carabinieri stavano chiudendo il cerchio sui fatti, ha frantumato il proprio telefono cellulare per evitare che si potessero individuare tracce di quanto commesso. Gli specialisti dell’Arma, però, sono riusciti a rimettere insieme i pezzi ed a recuperare il contenuto del dispositivo. Con il cellulare erano stati sequestrati anche un hard disk e altri supporti informatici nel corso di una perquisizione in casa. Le analisi forensi hanno rinvenuto numerose fotografie, archiviate e catalogate con accuratezza, che ritraevano, appunto, le figlie della convivente, minorenni.

Le foto erano classificate per anno e corredate da un nominativo. L’elettricista e installatore di sistemi di videosorveglianza non si era limitato a spiare le ragazze ma aveva anche scaricato sullo smartphone diverse applicazioni che gli permettevano di accedere da remoto – e senza consenso – ai sistemi di videosorveglianza che aveva installato nelle abitazioni dei clienti, visualizzando e scaricando immagini in tempo reale. Le vittime sono state informate immediatamente e hanno presentato denuncia. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre vittime.

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Alluvione nel Ravennate, notificati 12 avvisi di garanzia

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La Procura di Ravenna ha notificato 12 avvisi di fine indagine in relazione alla terza delle alluvioni che in poco meno di un anno e mezzo hanno devastato il territorio, quella che settembre 2024 ha colpito Traversara e Boncellino, comune di Bagnacavallo.

Gli indagati sono, o erano, scrivono Resto del Carlino e Corriere di Romagna, figure apicali, locali o regionali, di Protezione civile, Cura del territorio e Ambiente regionale, dei lavori eseguiti e titolari di ditte.

Il fascicolo era per disastro colposo contro ignoti. Si è aggiunto il pericolo di disastro legato alla qualità degli interventi realizzati in seguito alle alluvioni.
   

occhio.com

Pedopornografia online, arrestate due persone nel Sassarese

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Hanno 53 e 46 anni e vivono nel Sassarese due dei quattro arrestati nella maxi operazione contro la pedopornografia on line coordinata dalla polizia postale della Toscana.

I due sono stati arrestati in fragranza dalla sezione della Polpost di Sassari circa dieci giorni fa. Gli agenti hanno sequestrato pc e supporti informatici. Secondo quanto appreso il 46enne è un rider di Castelsardo ed è finito ai domiciliari, mentre il 53enne è un meccanico sassarese ed è stato rinchiuso nel carcere di Bancali. Entrambi erano già stati indagati in passato per gli stessi reati.

L’ indagine della Polizia di Stato, che ha impegnato i poliziotti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica per la Toscana, ha portato all’esecuzione di 17 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati, di cui 4 tratti in arresto, per detenzione e diffusione di materiale pornografico realizzato con l’utilizzo di minori degli anni 18. L’attività, scaturita dall’analisi di un dispositivo informatico sequestrato durante un’altra operazione di contrasto alla pedopornografia online, ha consentito di localizzare in Italia 17 utenti, ritenuti responsabili di scambiare contenuti di pornografia minorile.

Gli investigatori, per diversi mesi, hanno monitorato le condotte dei profili sospettati, rilevando che scaricavano e, in alcuni casi, condividevano video e immagini raffiguranti minori, utilizzando una nota applicazione di messaggistica istantanea. Ulteriori approfondimenti, sia tradizionali che tecnici, hanno consentito di identificare gli utenti, tutti uomini tra i 20 e i 70 anni, residenti in diverse regioni italiane, alcuni dei quali con precedenti specifici. Sulla scorta degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze ha emesso i decreti di perquisizione, che sono stati eseguiti contestualmente, con l’impiego di oltre 50 operatori della Polizia Postale di Toscana, Sardegna, Lombardia, Campania, Sicilia, Lazio, Piemonte e Veneto, coordinati dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (CNCPO) del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica.

Durante l’operazione sono stati rinvenuti decine di migliaia di files di pornografia minorile, in alcuni casi anche classificati meticolosamente per categorie di interesse. Il possesso di ingente quantità di materiale ha consentito di procedere all’arresto, in flagranza, di quattro dei destinatari dei provvedimenti, mentre i restanti indagati sono stati denunciati a piede libero, salvo 3 irreperibili.

occhio.com

Mafia, sequestrati beni per 20 milioni di euro ad un imprenditore siciliano

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Beni per circa 20 milioni di euro sono stati sequestrati all’imprenditore Raffaele Giudice, di 65 anni, ritenuto contiguo a Cosa nostra di Vittoria e recentemente condannato dal Gup di Catania a otto anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno all’associazione mafiosa.

Il provvedimento, emesso dalla sezione misura di prevenzione del Tribunale del capoluogo etneo, su richiesta del direttore della Dia e del Questore di Ragusa, è stato eseguito dalla Direzione investigativa antimafia di Catania, in collaborazione con la polizia del capoluogo ibleo.
Con la misura sono stati posti i sigilli a otto società e una ditta individuale, operanti tra le province di Roma, Catania e Ragusa, nel settore dei trasporti e della compravendita di beni immobili, tre ville e numerosi terreni nella provincia di Ragusa, nonché rapporti bancari e finanziari di imprese e di sei persone.

Albina Celentano

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Ecuador, ucciso il calciatore Pineida

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Un nuovo episodio di violenza scuote l’Ecuador e colpisce il mondo dello sport.

Il calciatore Mario Pineida, difensore del Barcelona Sporting Club, è stato ucciso nel pomeriggio di ieri in un attacco armato avvenuto nel quartiere Samanes 4, nel nord di Guayaquil. Secondo una prima ricostruzione, riportata dal sito del quotidiano ecuadoriano El Universo, l’agguato si è consumato intorno alle 16.30 locali all’esterno di una macelleria.

Alcuni sicari armati hanno aperto il fuoco contro due persone: Pineida è morto sul colpo, mentre un’altra è rimasta ferita. La Polizia nazionale ha immediatamente isolato l’area e avviato le indagini, mentre il Ministero dell’Interno ha confermato ufficialmente che la vittima è il giocatore del Barcelona SC.
Pineida, 33 anni, era un laterale sinistro di comprovata esperienza, con trascorsi in diversi club del campionato ecuadoriano e presenze anche in nazionale. In una nota, il Barcelona SC ha espresso profondo cordoglio, invitando tifosi e cittadini a unirsi in una preghiera per il calciatore e per la sua famiglia.
L’omicidio riaccende l’allarme sulla crescente escalation di violenza che negli ultimi mesi sta colpendo il Paese, con episodi sempre più frequenti anche ai danni di figure pubbliche e sportive.

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Droga, arrestate 23 persone in Liguria

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Droga venduta anche a ragazzini di 13 e 14 anni o a padri con in braccio i figlioletti.

Oltre 1600 cessioni, tra cocaina, eroina e crack, nel centro storico di Genova, documentate in pochi mesi che hanno portato all’arresto di 23 persone.

L’operazione è stata portata a termine dai carabinieri e dalla polizia locale, coordinati dalla procura genovese.
L’inchiesta è partita dal monitoraggio di un ristorante etnico senegalese, il Lamp fall, diventato punto di riferimento per numerosi spacciatori, soprattutto stranieri. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le dosi di droga venivano spesso nascoste all’interno e nelle vicinanze del locale. La titolare del ristorante, soprannominata “Mamma”, avrebbe fornito un supporto logistico agli spacciatori: custodiva per loro i soldi, gli zaini e le chiavi di casa dei pusher per evitare che le forze dell’ordine potessero perquisire gli appartamenti in caso di arresto.

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Otto persone arrestate per droga tra Firenze e Siena

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Otto in carcere e un’altra persona ai domiciliari, tra le province di Firenze e Siena con l’accusa di far parte di un’associazione a delinquere dedita al traffico di stupefacenti.

La guardia di finanza di Firenze ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, che ha accolto le richieste della procura fiorentina.

La copertura usata per trasportare la droga era l’impiego di alcuni indagati come corrieri di ditte di trasporto presso cui erano dipendenti. I reati contestati a vario titolo sono associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, produzione, traffico e detenzione. L’inizio delle indagini risale al 2023, dopo il sequestro di 20 chili di cocaina che portarono all’arresto di due persone, un italiano e un albanese. Il Gico ha poi individuato un network criminale più ampio, di cui facevano parte soggetti con compiti e ruoli ben definiti, con basi logistiche e operative in Toscana e canali di rifornimento in Lombardia.
    Al vertice della banda due albanesi residenti a Castelfiorentino (Firenze) e Colle Val d’Elsa (Siena) che stabilivano strategie e canali di rifornimento, luoghi di detenzione e stoccaggio, prezzi di vendita e destinatari della droga. I referenti “fidati” gestivano i depositi e si occupavano della preparazione delle partite da consegnare ai clienti, ricevendo il corrispettivo delle cessioni. Alcuni indagati erano formalmente impiegati come autisti, corrieri di furgone di “ditte di trasporto merci su strada per conto terzi” e sfruttavano la loro attività per simulare consegne di prodotti, servendosi di buste di plastica con il marchio di una nota compagnia internazionale di trasporti e spedizioni, per nascondere la droga da cedere ai clienti. Tra gli arrestati sono due coniugi campani residenti a Poggibonsi, entrambi 36 anni (lei, originaria di Caserta ai domiciliari, lui della provincia di Napoli in carcere), e sette albanesi ormai residenti in Toscana, di età compresa tra i 25 e i 41 anni. Fra le caratteristiche del gruppo, la struttura familiare, l’inclinazione a sistematici meccanismi di difesa dei loro sodali per scongiurarne la scoperta, mentre, per sfuggire ai controlli tecnologici delle forze dell’ordine, utilizzavano mezzi di comunicazione criptati, come Signal. Nelle indagini, tra il 2023 e il 2024, tra Castelfiorentino, Colle Val d’Elsa e Busto Arsizio (Varese), erano già stati sequestrati 17 chili di cocaina, 18 di hashish e uno di marijuana, con l’arresto in flagranza di tre persone, che rientrano tra quelle destinatarie delle misure cautelari in carcere odierne.

occhio.com

Sesto San Giovanni, studente accoltellato all’uscita di scuola

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Un vero e proprio agguato all’uscita di scuola: uno studente di 18 anni è stato aggredito e accoltellato da tre coetanei davanti all’ingresso dell’Istituto De Nicola in via Saint Denis a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano.

Non è in pericolo di vita, ma è ricoverato in gravi condizioni in ospedale dopo quella che è stata una vera e propria spedizione punitiva. L’aggressione è avvenuta poco prima delle 13, quando la vittima, studente dell’Istituto, è stata accerchiata e colpita con un fendente all’addome proprio davanti l’ingresso della scuola.

I tre aggressori, che secondo una prima ricostruzione non sono studenti dell’Istituto e sono di origine nordafricana, si sono dileguati subito dopo l’agguato. Sulle loro tracce ci sono i carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni, che stanno cercando di capire il movente effettivo dell’accaduto, riconducibile secondo alcune testimonianze a una lite avvenuta in un bus nella giornata di ieri, ma la versione non è ancora confermata dai militari. Alcune testimonianze da parte degli studenti dell’Istituto, inoltre, parlano di uno scambio di bersaglio: ovvero la vittima sarebbe stata colpita per sbaglio, ma anche questa ricostruzione non ha trovato al momento conferma da parte delle forze dell’ordine. La giovane vittima, di origine egiziana, è stata soccorsa sul posto dai sanitari del 118 e trasportata in codice rosso all’ospedale Niguarda di Milano. Il giovane non è in pericolo di vita: è cosciente ed è tutt’ora ricoverato nel nosocomio milanese in condizioni stabili.

Davanti all’ingresso dell’Istituto De Nicola è rimasta un’enorme pozza di sangue. “Noi sindaci siamo stufi di vivere e raccontare situazioni di questo tipo, che vedono protagoniste baby gang, maranza e gruppi di violenti che pensano di poter trasformare le nostre città in luoghi di regolamenti di conti. È fondamentale che chi delinque paghi davvero, con certezza della pena”, ha commentato il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano, che ha espresso “la massima solidarietà al ragazzo aggredito e ai suoi familiari”.

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