Frana a Niscemi, il sindaco: «Restate a casa, momento drammatico»

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Niscemi, evacuazioni dopo la frana che ha colpito il territorio
La frana a Niscemi ha coinvolto diversi quartieri e costretto centinaia di persone a lasciare le case

Un appello accorato, diretto, senza giri di parole. Niscemi vive ore di grande paura dopo la frana che ha colpito il territorio comunale, costringendo circa 1.500 persone a lasciare le proprie abitazioni. A lanciare l’allarme è stato il sindaco Massimiliano Conti, che attraverso una diretta social ha invitato i cittadini a restare in casa e a non superare le zone rosse.

«È una frana drammatica, non voglio che qualcuno prenda sottogamba questo evento. Per fortuna non si sono registrati feriti, ma solo danni alle abitazioni. Restate a casa». Parole che restituiscono il clima di emergenza che si respira nel comune del Nisseno.

Frana a Niscemi, evacuazioni e scuole chiuse

La frana a Niscemi si è verificata nelle ultime ore e ha avuto conseguenze immediate e pesanti. Diverse aree del paese sono state evacuate in via precauzionale, mentre il Comune ha disposto la chiusura delle scuole.

Il sindaco ha ribadito l’importanza di attenersi scrupolosamente alle indicazioni delle autorità. «Vi invito a non superare il limite delle zone transennate. Faremo di tutto per risolvere il problema e mettere in sicurezza il territorio», ha spiegato Conti, parlando di «un’ulteriore ferita grave» per la città.

Il fronte della frana si allarga

Secondo i primi rilievi tecnici, il movimento franoso ha interessato la strada provinciale SP10, nel tratto di collegamento con il centro abitato. Il cedimento del terreno, stimato in circa sei metri, si è verificato in prossimità del quartiere Sante Croci.

Con il passare delle ore, però, il fronte della frana si è ulteriormente esteso, coinvolgendo interi quartieri. Tra le zone evacuate figurano:

  • Sante Croci
  • Trappeto
  • via Popolo

A causa dell’instabilità del terreno, molte abitazioni risultano danneggiate e non agibili, rendendo necessario l’allontanamento immediato dei residenti.

Il sindaco: «Siamo tutti provati»

Nel suo messaggio ai cittadini, il primo cittadino non ha nascosto la difficoltà del momento. «È un momento drammatico. Siamo tutti provati», ha detto, sottolineando come l’intera comunità sia chiamata a collaborare per affrontare l’emergenza.

L’amministrazione comunale ha attivato il Centro operativo comunale (Coc) per coordinare gli interventi, l’assistenza alla popolazione evacuata e il monitoraggio costante della situazione.

A Niscemi il vertice della Protezione civile

La gravità della frana a Niscemi ha portato sul posto i massimi vertici istituzionali. Nella giornata di oggi sono attesi:

  • il presidente della Regione Sicilia Renato Schifani
  • il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Fabio Ciciliano
  • il responsabile della Protezione civile regionale Salvo Cocina

Il sopralluogo servirà a fare il punto sull’evoluzione del dissesto e a valutare le misure urgenti di messa in sicurezza.

Emergenza idrogeologica nel Nisseno

L’episodio di Niscemi si inserisce in un quadro più ampio di criticità idrogeologiche che stanno interessando diverse aree della Sicilia, aggravate dal maltempo delle ultime settimane.

Le autorità regionali stanno valutando l’entità dei danni e le risorse necessarie per gli interventi immediati, mentre resta alta l’attenzione su eventuali nuovi movimenti del terreno.

L’invito alla popolazione

L’appello del sindaco resta chiaro e fermo: restare a casa, evitare spostamenti non necessari e rispettare le interdizioni. «Seguite le indicazioni – ha ribadito Conti – è fondamentale per la sicurezza di tutti».

Niscemi affronta ore difficili, con la speranza che l’intervento delle istituzioni e della Protezione civile possa scongiurare conseguenze più gravi e consentire, al più presto, il ritorno alla normalità.

occhio.com

Sparatoria a Milano, indagato per omicidio il poliziotto che ha ucciso un 28enne a Rogoredo

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sparatoria Milano Rogoredo via Impastato
Via Impastato a Rogoredo, luogo della sparatoria

È indagato per omicidio volontario il poliziotto che lunedì sera ha sparato e ucciso un uomo di 28 anni in via Impastato, nel quartiere Rogoredo, a Milano. L’episodio è avvenuto durante un servizio di controllo antidroga svolto da due agenti in borghese. La vittima, di origini marocchine, avrebbe puntato contro l’agente una pistola poi risultata a salve.

L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Milano e affidata alla Squadra mobile. L’iscrizione nel registro degli indagati viene considerata un atto dovuto per consentire tutti gli accertamenti tecnici e giudiziari previsti in casi di questo tipo.

La sparatoria in via Impastato a Rogoredo

Secondo quanto ricostruito finora, i due poliziotti stavano operando in una zona nota per lo spaccio di droga. Dopo aver fermato un presunto pusher, il 28enne si sarebbe avvicinato agli agenti. A quel punto sarebbe partito l’ordine di fermarsi.

L’uomo, invece di arretrare, avrebbe estratto un’arma e l’avrebbe puntata verso uno dei poliziotti. L’agente ha reagito esplodendo un colpo che ha raggiunto il 28enne alla fronte, uccidendolo sul colpo.

Il racconto dell’agente ai pm

Il poliziotto, poco più che quarantenne, è stato interrogato in Questura dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, assistito dal suo legale Pietro Porciani.

Durante l’interrogatorio ha spiegato di aver agito per paura e per difendersi. Ha raccontato che il 28enne si trovava a circa venti metri di distanza quando avrebbe puntato l’arma contro di lui. «Gli avevamo detto “fermo polizia”, ma lui si è avvicinato ancora. Ho avuto paura e ho sparato per difendermi», ha messo a verbale.

La posizione della difesa

L’avvocato Porciani ha sottolineato che, a suo avviso, si tratta di un caso evidente di legittima difesa. «Se non c’è la scriminante in una situazione come questa, non so in quale altro caso possa esserci», ha dichiarato.

Secondo quanto riferito dal legale, il 28enne aveva con sé diversi tipi di sostanze stupefacenti, elemento che rafforzerebbe il contesto di pericolo percepito dall’agente durante l’operazione.

Le indagini e gli accertamenti tecnici

Nelle prossime ore verranno disposti:

  • l’autopsia sul corpo del 28enne
  • gli accertamenti balistici
  • la ricostruzione completa della traiettoria dello sparo
  • l’analisi delle testimonianze e di eventuali immagini di videosorveglianza

Gli inquirenti dovranno chiarire se l’uso dell’arma da fuoco sia stato proporzionato e se ricorrano tutti i presupposti della legittima difesa.

Salvini: «Basta indagini automatiche sugli agenti»

Sulla vicenda è intervenuto anche Matteo Salvini, che ha difeso apertamente l’operato del poliziotto. In un messaggio sui social, il leader della Lega ha criticato l’iscrizione automatica nel registro degli indagati.

Salvini ha ricordato che nel nuovo pacchetto sicurezza è prevista una norma per evitare che gli agenti vengano indagati automaticamente dopo essersi difesi. «Io sto col poliziotto», ha scritto, parlando di una dinamica che, a suo giudizio, non lascia dubbi.

Sala: «Capire bene dinamica e responsabilità»

Più prudente la posizione del sindaco di Milano Giuseppe Sala. Intervenendo in radio, Sala ha sottolineato la necessità di analizzare con attenzione quanto accaduto.

«L’agente non ha sparato a bruciapelo, era a distanza e ha visto l’altro impugnare la pistola», ha spiegato. Tuttavia, ha aggiunto di non essere favorevole a uno scudo penale automatico, ribadendo che ogni caso va valutato nel suo contesto.

Un caso destinato a far discutere

La sparatoria di Rogoredo riaccende il dibattito sul rapporto tra sicurezza, legittima difesa e tutela giudiziaria degli agenti. Da un lato c’è la necessità di proteggere chi opera quotidianamente in contesti ad alto rischio. Dall’altro, l’obbligo di accertare sempre le responsabilità quando un’operazione di polizia finisce con una morte.

Le indagini dovranno ora stabilire se il poliziotto abbia agito nel pieno rispetto della legge. Solo al termine degli accertamenti sarà possibile chiarire definitivamente la dinamica di una notte che ha scosso il quartiere Rogoredo e l’intera città.

occhio.com

Minneapolis, Trump: «Oggi ICE inizia a lasciare la città». Agenti presenti alle Olimpiadi

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ICE Minneapolis proteste e agenti federali
Proteste a Minneapolis durante le operazioni dell’ICE

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che oggi gli agenti dell’ICE inizieranno a lasciare Minneapolis, dopo settimane di tensioni, proteste e polemiche seguite alle operazioni anti-immigrazione culminate con la morte di due cittadini americani. Una parziale marcia indietro che arriva mentre resta alta la pressione politica sul governo federale e si apre, in Europa, il caso della presenza di agenti ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Secondo il sindaco della città, Jacob Frey, il ritiro degli agenti federali è iniziato nelle prime ore della giornata. Il presidente Usa, pur continuando a difendere l’operato dell’agenzia, ha ammesso la necessità di abbassare la tensione in una città ormai allo stremo.

ICE lascia Minneapolis, ma Trump difende gli agenti

La Casa Bianca ribadisce che le operazioni dell’ICE sarebbero state condotte nel rispetto delle regole. Trump ha attribuito le responsabilità degli scontri e delle vittime al “caos creato dai democratici” e alle cosiddette città santuario. Allo stesso tempo, ha aperto alla possibilità di un allontanamento degli agenti federali come gesto politico per riportare la calma.

«Tra arrestare una persona e ucciderla c’è una bella differenza», ha commentato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, intervenendo sulla vicenda e sottolineando la necessità di distinguere tra sicurezza e uso sproporzionato della forza.

Bovino non rimosso, ma allontanato dal Minnesota

Nelle stesse ore è arrivata la smentita ufficiale su una possibile destituzione di Gregory Bovino, capo della Border Patrol. La portavoce del Dipartimento della Sicurezza interna, Tricia McLaughlin, ha chiarito che Bovino non è stato rimosso dal suo incarico, definendolo «un elemento chiave del team del presidente».

Tuttavia, Bovino lascerà Minneapolis insieme a una parte degli agenti federali. In città è atteso anche Tom Homan, lo “zar dei confini” inviato da Trump per monitorare la situazione.

Tensione politica ancora alta in Minnesota

Nonostante l’annuncio del ritiro, il clima resta teso. Alcuni senatori repubblicani hanno chiesto un’indagine completa e trasparente sulle sparatorie che hanno portato alla morte di due cittadini americani. Secondo video e testimonianze, una delle vittime non sarebbe stata armata.

A livello statale, prosegue l’azione legale del Minnesota, che ha chiesto un’ordinanza restrittiva temporanea contro le attività dell’ICE nello Stato. L’udienza è prevista nelle prossime ore.

ICE alle Olimpiadi di Milano-Cortina: cosa sappiamo

Mentre negli Stati Uniti l’ICE arretra, in Italia esplode il caso Milano-Cortina. Il ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi, ha escluso che l’agenzia statunitense possa operare sul territorio nazionale in materia di immigrazione.

Diversa la posizione dell’ambasciata Usa e della stessa Immigration and Customs Enforcement, che ha confermato la presenza di propri agenti solo in funzione di supporto.

ICE: «In Italia solo per supporto e monitoraggio»

In una nota ufficiale, l’ICE ha chiarito che i suoi agenti saranno presenti in Italia per sostenere il Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato americano, in collaborazione con le autorità italiane.

L’obiettivo dichiarato è valutare e mitigare i rischi legati alle organizzazioni criminali transnazionali durante i Giochi olimpici invernali. L’agenzia ha ribadito che non verranno svolte operazioni di immigrazione all’estero e che tutte le attività resteranno sotto l’autorità dell’Italia.

Sala attacca: «Non mi sento tutelato»

Durissima la reazione del sindaco di Milano Giuseppe Sala. In un intervento radiofonico, Sala ha dichiarato di non sentirsi tutelato dal governo italiano sulla questione ICE.

Secondo il primo cittadino, l’agenzia rappresenta «una milizia che uccide» e che «entra nelle case della gente». Sala ha chiesto un no politico chiaro alla presenza degli agenti americani, sostenendo che non sarebbero allineati ai principi democratici europei in materia di sicurezza.

Cos’è l’ICE e perché è al centro delle polemiche

La United States Immigration and Customs Enforcement è un’agenzia federale nata nel 2003, dopo l’11 settembre, come ramo del Dipartimento per la Sicurezza interna. I suoi compiti spaziano dal contrasto all’immigrazione irregolare al crimine transnazionale.

Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’ICE è tornata al centro del dibattito politico. Le operazioni aggressive, soprattutto nelle città santuario, hanno alimentato proteste e scontri, come avvenuto a Minneapolis nel gennaio 2026.

Un doppio fronte per Trump

La decisione di far lasciare Minneapolis agli agenti ICE appare come un tentativo di disinnescare la crisi interna, senza però rinnegare la linea dura sull’immigrazione. Allo stesso tempo, la presenza dell’agenzia alle Olimpiadi di Milano-Cortina apre un fronte diplomatico delicato con l’Italia e l’Unione europea.

Donald Trump firma il Board of Peace a Davos con i leader presenti

Nei prossimi giorni si capirà se il ritiro da Minneapolis sarà definitivo e se Roma accetterà senza riserve il supporto dell’ICE durante i Giochi. Una partita politica che si gioca su due continenti.

occhio.com

Al via la campagna di Salesiani a sostegno dei giovani più fragili

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Al via la campagna di sensibilizzazione per i più fragili
E' partita la campagna di Salesiani di sensibilizzazione dei più fragili

Campagna “Non lasciamo al buio i bambini più fragili”

Fino al 1° febbraio 2026, Salesiani per il Sociale lancia una raccolta fondi per sostenere i bambini fragili, colmando il vuoto educativo e relazionale tra i giovani.


Giovani fragili in una Generazione Z incerta

Una Generazione Z attraversata da profonde incertezze, schiacciata tra il peso dei conflitti internazionali, l’aumento del costo della vita e la difficoltà di immaginare un futuro stabile, spesso senza punti di riferimento solidi negli adulti.

Secondo un’indagine inedita promossa da Salesiani per il Sociale e realizzata da AstraRicerche su quasi 1.100 ragazzi tra i 14 e i 20 anni:

  • Solo il 55,6% dei giovani si dichiara soddisfatto di sé.
  • Oltre la metà si sente sotto pressione, con disagio più marcato tra le ragazze e chi vive in famiglie con difficoltà economiche.
  • Le principali preoccupazioni riguardano il carovita, la stagnazione dei redditi e i conflitti internazionali.
  • La salute fisica è percepita positivamente, ma quella mentale appare più critica.

L’obiettivo della campagna

La campagna “Non lasciamo al buio i bambini più fragili” mira a rafforzare interventi su:

  • Educazione
  • Accoglienza
  • Accompagnamento allo studio e al lavoro

L’obiettivo è offrire ai giovani stabilità, ascolto e opportunità concrete, soprattutto nei contesti più vulnerabili, colmando il vuoto educativo e relazionale denunciato dai giovani stessi.


La rete e il sostegno concreto

Attiva in oltre 600 realtà territoriali e a sostegno di più di 100mila beneficiari ogni anno, la rete invita tutti a contribuire:

  • SMS o chiamata al numero solidale 45598

Con il supporto di ciascuno, i bambini fragili di oggi potranno crescere diventando adulti più forti, consapevoli e resilienti domani.

occhio.com

Cassano Irpino, ragazza di 19 anni muore nel sonno: silenzio e dolore ai funerali

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funerali ragazza 19 anni Cassano Irpino
Il silenzio della comunità ai funerali della giovane

Cassano Irpino è sotto shock per la morte improvvisa di una ragazza morta nel sonno a Cassano IrpinoRebecca Caccavallo, 19 anni, è stata trovata senza vita dopo un malore improvviso, che non le ha lasciato scampo. Una tragedia che ha colpito nel profondo l’intera comunità irpina, lasciando dolore, incredulità e silenzio.

I funerali si sono svolti sabato 25 gennaio nella Chiesa di San Nicola di Bari, nella frazione Polvica. Un ultimo saluto composto, partecipato, segnato da lacrime trattenute e da un grande rispetto per una famiglia distrutta dal dolore.

Ragazza morta nel sonno a Cassano Irpino: il paese sotto shock

La notizia della ragazza morta nel sonno a Cassano Irpino si è diffusa rapidamente, lasciando attoniti amici, conoscenti e semplici cittadini. Rebecca è deceduta mentre dormiva, senza alcun segnale premonitore. Un evento improvviso che ha spezzato una giovane vita quando il futuro era ancora tutto da scrivere.

La giovane viveva a Cassano Irpino con la sua famiglia ed era perfettamente integrata nella comunità. In paese era conosciuta come una ragazza educata, riservata e sempre gentile.

Il dolore della famiglia per la ragazza morta nel sonno a Cassano Irpino

Un dolore immenso per la mamma Tiziana, il papà Gianluca e la sorella Lucrezia, travolti da una perdita improvvisa e inspiegabile. La morte della ragazza morta nel sonno a Cassano Irpino ha lasciato una ferita profonda che difficilmente potrà rimarginarsi.

Attorno alla famiglia si è stretta l’intera comunità, con gesti silenziosi, presenze discrete e parole misurate, nel rispetto di un lutto che ha colpito tutti.

Chi era Rebecca, la ragazza morta nel sonno a Cassano Irpino

Rebecca Caccavallo aveva solo 19 anni. Originaria di Napoli, viveva da tempo a Cassano Irpino, dove aveva costruito relazioni sincere e solide. Era ricordata da tutti per il sorriso luminoso, la gentilezza e il carattere pacato.

Aveva un sogno chiaro: diventare medico. Un desiderio nato dalla voglia di aiutare gli altri, di prendersi cura delle persone. Un sogno spezzato troppo presto dalla tragedia che ha colpito Cassano Irpino.

I funerali nella chiesa di San Nicola di Bari

L’ultimo saluto alla ragazza morta nel sonno a Cassano Irpino si è svolto in un clima di grande commozione. La chiesa di San Nicola di Bari era gremita, mentre all’esterno molte persone hanno seguito il rito in silenzio.

Nessun clamore, solo preghiera e raccoglimento. Un lungo applauso ha accompagnato il feretro, gesto spontaneo e rispettoso per salutare una giovane vita spezzata.

Il cordoglio delle istituzioni

Alla famiglia di Rebecca è arrivato anche il messaggio ufficiale del Comune di Nusco, che ha espresso vicinanza e dolore per la tragedia che ha colpito Cassano Irpino.

Parole di cordoglio che raccontano lo sgomento di fronte alla morte di una ragazza così giovane, in un’età in cui la vita dovrebbe offrire solo speranze.

Una comunità unita nel silenzio

La morte della ragazza morta nel sonno a Cassano Irpino ha trasformato il paese in un luogo sospeso. Niente polemiche, niente rumore. Solo silenzio, rispetto e vicinanza alla famiglia.

Un dolore collettivo che unisce Cassano Irpino e l’intera Irpinia, nel ricordo di Rebecca e nel sostegno a chi resta.

Un vuoto che resterà

Rebecca Caccavallo lascia un vuoto difficile da colmare. Una giovane vita spezzata, un sorriso che mancherà, un sogno che non potrà realizzarsi. Cassano Irpino continuerà a ricordarla con affetto e rispetto.

In momenti come questi, le parole non bastano. Restano la memoria e il silenzio.mbra fermarsi. E l’unica cosa possibile è stare accanto a chi resta, nel silenzio e nel rispetto.

occhio.com

Federica Torzullo, i genitori di Claudio Carlomagno trovati morti impiccati: svelato il testo della lettera d’addio

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Tragedia familiare ad Anguillara
La casa dove Maria Messenio e Pasquale Carlomagno si sono tolti la vita

Non avrebbero retto al peso del dolore, allo shock per il gesto del figlio e alla violenza delle accuse ricevute nei giorni successivi. Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, genitori di Claudio Carlomagno, sono stati trovati morti impiccati nella loro abitazione di Anguillara, dove avevano deciso di togliersi la vita insieme.

Una tragedia nella tragedia, che apre ora un nuovo fronte giudiziario. La Procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, un atto dovuto in vista delle autopsie ma anche un passaggio necessario per chiarire il ruolo che pressione mediatica, gogna social e messaggi d’odio potrebbero aver avuto nel drammatico epilogo.

Al centro dell’inchiesta c’è anche una lettera d’addio, lasciata ai figli. Un testo duro, lucido, carico di dolore. Un documento che racconta la solitudine di due genitori travolti da una tempesta più grande di loro.

La decisione di farla finita insieme

Maria Messenio e Pasquale Carlomagno hanno scelto di morire insieme, nella loro casa. Una decisione maturata dopo giorni di sofferenza profonda, seguiti all’omicidio commesso dal figlio Claudio.

Secondo quanto emerso, i due coniugi non avrebbero retto alla valanga di odio che si è abbattuta sulla famiglia. Insulti, accuse, messaggi violenti. Una pressione costante, alimentata anche dai social, che avrebbe reso insopportabile ogni tentativo di continuare a vivere.

La Procura vuole ora accertare se quella pressione abbia superato la soglia del lecito, trasformandosi in un contributo determinante alla decisione di togliersi la vita.

La lettera d’addio: «Messi alla gogna»

Nella lettera lasciata ai figli, e in parte destinata alla stampa, Maria e Pasquale parlano apertamente di gogna mediatica. Scrivono di essersi sentiti esposti, umiliati, giudicati, non per ciò che avevano fatto, ma per ciò che aveva fatto il loro figlio.

Nel testo emergono parole di dolore, ma anche di accusa. Accusa verso un clima che non avrebbe lasciato spazio al silenzio, al lutto, alla pietà. I due coniugi descrivono una sofferenza quotidiana, amplificata da titoli, commenti, messaggi privati e pubblici.

Non chiedono giustificazioni per il reato del figlio. Chiedono solo rispetto. Un rispetto che, secondo loro, non è mai arrivato.

Maria Messenio e Pasquale Carlomagno

Il figlio Davide: «Li avevo ospitati per proteggerli»

Prima di togliersi la vita, Maria e Pasquale avevano lasciato Anguillara. Avevano trovato rifugio a casa dell’altro figlio, Davide Carlomagno. Una scelta dettata dalla paura e dal bisogno di allontanarsi dal luogo dove tutto era iniziato.

«Erano venuti a stare da me per togliersi da Anguillara», ha raccontato Davide. «Quando sono rientrato in casa non c’erano. Ho trovato la lettera e ho chiamato mia zia perché corresse da loro».

Parole che restituiscono il senso di una tragedia annunciata, maturata nel silenzio e nella disperazione. Davide aveva cercato di proteggerli. Non è bastato.

L’indagine per istigazione al suicidio

La Procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Si tratta di un passaggio tecnico, ma non solo. Gli inquirenti vogliono capire se qualcuno, con parole, messaggi o comportamenti, abbia rafforzato o determinato la decisione dei due coniugi.

Particolare attenzione è rivolta ai messaggi ricevuti sui social, alcuni dei quali vengono descritti come estremamente violenti. Frasi offensive, auguri di morte, accuse collettive rivolte ai genitori per il reato del figlio.

Le autopsie, previste nei prossimi giorni, serviranno a chiarire le modalità del decesso. Parallelamente, verrà analizzato il contesto emotivo e comunicativo che ha preceduto il suicidio.

L’avvocato Miroli: «Anche i familiari sono vittime»

L’avvocato Andrea Miroli, che difende il presunto assassino di Federica Torzullo, ha parlato di una tragedia che travolge l’intero nucleo familiare.

Federica Torzullo e Claudio Carlomagno

Secondo il legale, questa vicenda dimostra come anche i familiari di chi commette un reato grave siano vittime. Vittime di un crimine che produce conseguenze devastanti su persone che non hanno alcuna responsabilità penale.

Miroli invita al rispetto e alla tutela della privacy. Chiede che le ragioni del gesto vengano trattate con cautela, senza trasformare il dolore in spettacolo.

I messaggi d’odio e la responsabilità collettiva

Nonostante la tragedia, anche nelle ore successive al suicidio sarebbero continuati messaggi di odio online. Commenti come «ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro» vengono indicati come esempio di un clima disumano.

Parole che pongono una questione più ampia. Dove finisce la libertà di espressione e dove inizia la responsabilità collettiva? La Procura dovrà valutare se singoli comportamenti possano configurare un reato.

Il caso riapre il dibattito sul ruolo dei social nella radicalizzazione del giudizio pubblico e nella trasformazione del dolore privato in bersaglio pubblico.

Claudio Carlomagno: disperato, ma non pentito

Intanto emergono dettagli sulla condizione di Claudio Carlomagno, detenuto con l’accusa di aver ucciso la moglie. Secondo quanto riferito dal sindacato di polizia penitenziaria, l’uomo sarebbe disperato per la morte dei genitori.

Avrebbe chiesto di vedere il figlio e avrebbe manifestato pensieri suicidari, anche se, secondo chi lo segue, non avrebbe il coraggio di compiere gesti autolesionistici. In carcere sono stati attivati i protocolli di sorveglianza previsti in questi casi.

Tuttavia, sempre secondo quanto emerso, Claudio Carlomagno non avrebbe mostrato pentimento per l’omicidio della moglie. Un elemento che rende il quadro umano e giudiziario ancora più complesso.

Il carcere e i protocolli anti-suicidio

Dopo la notizia del suicidio dei genitori, l’attenzione su Claudio Carlomagno è aumentata. In casi simili, il rischio di emulazione o crollo psicologico è elevato.

Per questo motivo, l’amministrazione penitenziaria ha disposto controlli rafforzati, limitazioni e monitoraggi continui. L’obiettivo è prevenire atti di autolesionismo in una fase di forte instabilità emotiva.

Una catena di tragedie senza fine

La morte di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno aggiunge un nuovo capitolo a una vicenda già segnata da lutti, violenza e dolore. Una catena di eventi che sembra non avere fine.

Il rischio, ora, è che anche questa tragedia venga assorbita dal flusso dell’indignazione e del commento immediato. Ma l’inchiesta aperta potrebbe imporre una riflessione più profonda sui limiti del giudizio pubblico.

Oltre la cronaca: il peso della gogna

Il caso Carlomagno pone una domanda scomoda. Fino a che punto è lecito colpire i familiari di chi commette un crimine? La lettera lasciata dai genitori parla chiaro. Non cercavano assoluzioni. Cercavano silenzio.

La giustizia ora dovrà stabilire se qualcuno abbia oltrepassato il confine. Ma il giudizio morale resta aperto. Ed è un giudizio che riguarda tutti.

occhio.com

Fabrizio Corona bloccato dal giudice, accolto il ricorso di Alfonso Signorini: divieto di pubblicazione e sanzioni

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caso Fabrizio Corona Alfonso Signorini
Il Tribunale di Milano blocca la diffusione dei contenuti di Fabrizio Corona

La battaglia legale tra Fabrizio Corona e Alfonso Signorini entra in una fase decisiva. Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso presentato dal conduttore del Grande Fratello, imponendo a Corona un divieto immediato di pubblicazione e diffusione di contenuti che riguardino la sua sfera privata. L’ordinanza, depositata oggi 26 gennaio 2026, blocca di fatto la prosecuzione del format Falsissimo per quanto riguarda Signorini e introduce sanzioni economiche rilevanti in caso di violazione.

Il provvedimento rappresenta una presa di posizione netta della magistratura civile sul tema della diffamazione online, della tutela della reputazione e dei limiti alla libertà di espressione sui social. Una decisione che potrebbe fare scuola anche in altri procedimenti simili.

L’ordinanza del Tribunale di Milano

A firmare il provvedimento è Roberto Pertile, giudice della prima sezione civile del Tribunale di Milano. L’ordinanza impone a Fabrizio Corona di rimuovere immediatamente da ogni piattaforma digitale tutti i contenuti riferiti ad Alfonso Signorini.

Il giudice ordina la cancellazione di:

  • video già pubblicati
  • contenuti testuali
  • audio
  • immagini

La rimozione riguarda qualsiasi hosting provider e qualsiasi social media direttamente o indirettamente riconducibile a Corona.

Divieto assoluto di nuove pubblicazioni

L’ordinanza non si limita alla rimozione del materiale già online. Il giudice vieta a Corona di pubblicare, diffondere o condividere in futuro qualunque contenuto che possa:

  • ledere la reputazione di Signorini
  • danneggiarne l’immagine pubblica
  • violarne la riservatezza

Il divieto vale per qualsiasi mezzo, digitale o meno, e riguarda anche contenuti solo potenzialmente diffamatori. La misura assume quindi un carattere preventivo, raro ma sempre più utilizzato nei casi di esposizione mediatica aggressiva.

Deposito dei materiali in Tribunale

Uno degli aspetti più rilevanti del provvedimento riguarda i materiali privati in possesso di Corona. Tutti i dati, documenti e immagini riferibili alla sfera personale di Signorini dovranno essere depositati presso la cancelleria del Tribunale entro due giorni.

Questo passaggio mira a sottrarre definitivamente quei materiali alla circolazione online e a impedire ulteriori utilizzi pubblici o strumentali.

Le sanzioni economiche previste

L’ordinanza stabilisce anche un quadro sanzionatorio preciso. Fabrizio Corona dovrà:

  • pagare le spese processuali (meno di 300 euro)
  • corrispondere circa 9.000 euro per i compensi legali
  • versare 2.000 euro per ogni violazione delle disposizioni imposte

Ogni singola pubblicazione o condivisione successiva al provvedimento potrà quindi generare nuove sanzioni automatiche.

Gli avvocati di Signorini: “Non si può torturare sui social”

Soddisfazione da parte dei legali di Signorini, Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che parlano di una decisione necessaria. Secondo la difesa, il provvedimento riafferma un principio chiaro: i diritti individuali non possono essere calpestati sui social.

Gli avvocati sottolineano come non sia lecito insultare, diffamare o “torturare mediaticamente” una persona per fini economici o di visibilità. La strategia difensiva punta a dimostrare l’esistenza di un sistema strutturato di diffusione di contenuti diffamatori.

Il ruolo delle piattaforme digitali

Nel procedimento emerge anche il tema della responsabilità delle piattaforme. I legali di Signorini hanno presentato denuncia in Procura a Milano contro i responsabili delle filiali italiana e irlandese di Google, ipotizzando il concorso in diffamazione aggravata.

Il format Falsissimo è infatti ospitato su YouTube, che fa capo al gruppo Google. Annunciate anche iniziative analoghenei confronti di Meta e TikTok per la diffusione degli stessi contenuti. Il caso apre un fronte delicato sul ruolo dei grandi colossi del web.

La reazione di Fabrizio Corona

Fabrizio Corona non intende fermarsi. Attraverso i suoi legali ha annunciato ricorso in appello contro il provvedimento. La linea difensiva insiste sul principio della libertà di parola.

Secondo i suoi avvocati, in Italia non esisterebbe la possibilità di impedire preventivamente l’espressione di un’opinione. La difesa sostiene che eventuali tutele debbano intervenire solo dopo la pubblicazione, tramite querela, e non prima.

Il fronte penale: nuove indagini su Corona

Sul piano penale, la posizione di Corona resta complessa. È indagato per diffamazione aggravata e minacce a seguito della denuncia presentata da Mediaset, che ha chiesto anche una misura di prevenzione per impedirgli l’uso dei social e del telefono.

A questo si aggiunge un procedimento per revenge porn, nato dalla denuncia di Signorini relativa alla diffusione di chat e immagini private mostrate pubblicamente.

Le accuse incrociate e il contesto giudiziario

Il quadro si complica ulteriormente per la presenza di procedimenti paralleli. Signorini risulta a sua volta iscritto nel registro degli indagati per violenza sessuale ed estorsione, su querela di Antonio Medugno, ex concorrente del Gf Vip.

Corona ha più volte fatto riferimento a queste vicende parlando di un presunto “editto bulgaro” nei suoi confronti. Tuttavia, la decisione del Tribunale di Milano riguarda esclusivamente la tutela della reputazione e della privacy.

Libertà di espressione e limiti giuridici

Il caso Corona-Signorini riporta al centro il tema del confine tra libertà di espressione e diffamazione. Il giudice ha ritenuto che, in presenza di un rischio concreto e reiterato di lesione dei diritti personali, sia legittimo intervenire in via preventiva.

Una scelta che potrebbe incidere su futuri procedimenti simili, soprattutto nel contesto dei social media e dei format digitali a pagamento.

Cosa succede ora

Nei prossimi giorni:

  • Corona dovrà completare la rimozione dei contenuti
  • depositare il materiale in Tribunale
  • decidere i tempi del ricorso in appello

Nel frattempo, Falsissimo non potrà trasmettere nuovi episodi che coinvolgano Signorini. Ogni violazione comporterà sanzioni automatiche.

Un precedente destinato a pesare

La decisione del Tribunale di Milano segna un passaggio importante nel rapporto tra giustizia e comunicazione digitale. Per la prima volta in modo così netto, un giudice interviene per bloccare preventivamente la diffusione di contenuti ritenuti lesivi.

Il caso potrebbe diventare un precedente per altri personaggi pubblici e ridefinire i confini dell’esposizione mediatica nell’era dei social.

occhio.com

«Chiara Petrolini capace di intendere e volere»: la perizia spinge verso l’ergastolo

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Tribunale di Parma, processo Chiara Petrolini
Perizia psichiatrica su Chiara Petrolini

La perizia psichiatrica disposta dalla Corte di assise di Parma segna una svolta decisiva nel processo a Chiara Petrolini, la 22enne accusata di aver ucciso e sepolto i suoi due figli neonati, partoriti a distanza di un anno l’uno dall’altro.

Secondo i consulenti nominati dal tribunale, la giovane era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Una valutazione che apre ora in modo concreto lo scenario della condanna all’ergastolo. La perizia esclude infatti qualsiasi patologia psichiatrica in grado di incidere sulla responsabilità penale dell’imputata.

La perizia psichiatrica: lucidità e consapevolezza

Le perite Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli hanno analizzato il profilo psicologico della giovane senza riscontrare disturbi mentali tali da compromettere la sua capacità di comprendere e controllare le proprie azioni.

La relazione parla di lucidità, consapevolezza e piena imputabilità. Chiara Petrolini, secondo i consulenti, era in grado di capire il disvalore delle proprie condotte e di autodeterminarsi. La Corte la ritiene anche capace di stare in giudizio, escludendo dunque ogni ipotesi di vizio di mente.

Imputabilità piena, ma profilo fragile

Pur confermando la totale imputabilità, la perizia descrive Chiara Petrolini come un soggetto immaturo e fragile, con caratteristiche personali che richiederebbero un percorso terapeutico strutturato.

Le perite sottolineano come il suo profilo psicologico sia più vicino, per dinamiche emotive e sviluppo, a quello di una persona molto giovane. Una fragilità che, però, non attenua la responsabilità penale e non incide sulla valutazione giuridica dei fatti contestati.

La difesa perde un punto chiave

Le conclusioni della perizia smontano uno dei principali pilastri della strategia difensiva. I legali avevano puntato sulla possibilità di una compromissione psichica capace di ridurre o escludere la responsabilità dell’imputata.

Il giudizio tecnico dei consulenti della Corte va invece nella direzione opposta. Con la conferma della piena capacità di intendere e di volere, il processo entra ora nella sua fase più delicata, quella che porterà alla richiesta di pena.

Il rischio ergastolo diventa concreto

Con l’imputabilità piena accertata, la 22enne rischia ora la pena dell’ergastolo. Le accuse sono tra le più gravi previste dall’ordinamento, legate all’uccisione dei due neonati e all’occultamento dei corpi.

La perizia rafforza la posizione dell’accusa e riduce drasticamente gli spazi per eventuali attenuanti legate alla capacità mentale. La valutazione finale spetterà comunque alla Corte, che dovrà tenere conto di tutti gli elementi emersi nel dibattimento.

Le prossime tappe del processo

Il calendario processuale è già definito. Sono previste:

  • 13 marzo: discussione e requisitoria dei magistrati della Procura di Parma
  • 27 marzo: arringa della difesa, eventuali repliche e interventi delle parti civili

Dopo queste fasi, il procedimento entrerà nella sua conclusione naturale. La sentenza di primo grado è attesa entro l’estate.

Un processo che segna l’opinione pubblica

Il caso di Chiara Petrolini ha scosso profondamente l’opinione pubblica per la sua drammaticità e per la giovane età dell’imputata. La perizia psichiatrica rappresenta uno snodo centrale, perché chiarisce in modo netto il quadro della responsabilità penale.

Ora il processo si avvia verso il verdetto, con una prospettiva che, alla luce degli atti, appare sempre più severa.

occhio.com

Ciclone Harry, oggi il Cdm sullo stato d’emergenza al Sud per il maltempo

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Danni del ciclone Harry nel Sud Italia
Mareggiate e frane dopo il passaggio del ciclone Harry

Il Consiglio dei ministri è stato convocato per oggi alle 15.30 a Palazzo Chigi per affrontare l’emergenza causata dal ciclone Harry, che ha colpito duramente il Sud Italia. All’ordine del giorno figura la dichiarazione dello stato di emergenza per i territori interessati dagli eventi meteorologici eccezionali a partire dal 18 gennaio 2026. Il governo valuta anche lo stanziamento di risorse immediate per fronteggiare le prime urgenze e avviare gli interventi più delicati.

Le regioni coinvolte sono Calabria, Sicilia e Sardegna, colpite da mareggiate, frane, allagamenti e danni diffusi alle infrastrutture. Nel frattempo, la Protezione civile mantiene l’allerta gialla in cinque regioni: Calabria, Campania, Sardegna, Sicilia e Veneto. Il quadro resta complesso e in continua evoluzione.

L’ordine del giorno del Consiglio dei ministri

Il punto centrale della riunione riguarda la dichiarazione dello stato di emergenza “in relazione agli eccezionali eventi meteorologici” che hanno investito le tre regioni meridionali. La misura consentirebbe a Regioni e Comuni di operare in deroga alle norme ordinarie, accelerando procedure e interventi.

Il governo punta a sbloccare risorse per:

  • il ripristino della viabilità;
  • la messa in sicurezza dei centri abitati e delle coste;
  • il sostegno alle attività economiche, in particolare quelle turistico-commerciali.

Musumeci: “Governo pronto a intervenire”

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha seguito l’emergenza fin dalle prime ore, mantenendo un contatto costante con i presidenti di Regione di Calabria, Sicilia e Sardegna.

“È ancora difficile quantificare con precisione i danni”, ha spiegato Musumeci. “I tecnici forniscono stime approssimative, ma il governo è pronto a intervenire. Partiremo dalle opere legate alle attività turistico-commerciali, perché l’estate è dietro l’angolo, soprattutto al Sud. Non possiamo aggiungere altri danni a quelli già subiti da imprenditori e operatori”.

Il ministro ha indicato anche la viabilità come priorità assoluta, sottolineando come lo stato di emergenza permetta risposte più rapide e mirate sui territori.

Evacuazioni e scuole chiuse in Sicilia

L’emergenza resta alta in Sicilia. Nel Nisseno, una frana ha costretto all’evacuazione di circa 500 persone a Niscemi, dove oggi le scuole sono rimaste chiuse per motivi di sicurezza. Le precipitazioni intense e il terreno saturo continuano a rappresentare un rischio concreto per le aree più fragili.

Le autorità locali mantengono un monitoraggio costante, mentre squadre tecniche e volontari operano per mettere in sicurezza i versanti e assistere la popolazione coinvolta.

Calabria, Musumeci: “Ricostruire presto e ricostruire bene”

Ieri Musumeci ha visitato la Calabria insieme al presidente della Regione Roberto Occhiuto, incontrando sindaci e amministratori dei territori colpiti dal ciclone Harry.

“Occorre ricostruire presto e ricostruire bene”, ha dichiarato il ministro. “Non possiamo permetterci di tornare allo stesso punto alla prossima mareggiata”. In alcune aree, la violenza delle onde ha modificato la morfologia dei luoghi, rendendo necessaria una riflessione più ampia.

Musumeci non esclude la possibilità di rivedere la pianificazione urbanistica e infrastrutturale, soprattutto nelle zone costiere più esposte. L’obiettivo è ridurre il rischio futuro e adattare il territorio a fenomeni sempre più frequenti e intensi.

La Russa in Sicilia: “Serve collaborazione, senza figli e figliastri”

Anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha visitato ieri una delle aree più colpite, nel Catanese. La Russa ha confermato la riunione straordinaria del governo e ha richiamato l’attenzione sull’ampiezza del fronte territoriale interessato.

“Il problema non sarà di facile soluzione”, ha spiegato. “Il fronte è molto ampio rispetto ad altre calamità. Per questo servono prontezza, risorse e collaborazione, soprattutto da parte dei sindaci. Non devono esserci né figli né figliastri”.

Allerta ancora in corso in cinque regioni

Nonostante il passaggio più violento del ciclone Harry, la situazione meteorologica resta instabile. La Protezione civile mantiene l’allerta gialla in:

  • Calabria
  • Campania
  • Sardegna
  • Sicilia
  • Veneto

Si prevedono ancora precipitazioni localizzate e possibili criticità idrogeologiche. Le autorità invitano i cittadini alla prudenza e a seguire gli aggiornamenti ufficiali.

Stato di emergenza, cosa cambia per i territori

La dichiarazione dello stato di emergenza rappresenta uno strumento decisivo. Consente di:

  • accelerare gli interventi urgenti;
  • semplificare le procedure amministrative;
  • attivare risorse straordinarie;
  • coordinare meglio Protezione civile, Regioni e Comuni.

Per molte comunità colpite dal ciclone Harry, questa decisione può segnare l’avvio concreto della fase di ricostruzione e messa in sicurezza.

Ciclone Harry, il Sud attende risposte rapide

Il Sud Italia affronta ora la fase più delicata: quella della gestione dell’emergenza e della ripartenza. Il Consiglio dei ministri di oggi rappresenta un passaggio chiave per dare risposte ai territori colpiti, garantire sostegno alle popolazioni e avviare interventi strutturali.

Dopo giorni di devastazione, il Paese guarda a Palazzo Chigi con l’aspettativa di decisioni rapide e risorse adeguate, mentre l’allerta meteo e il rischio idrogeologico impongono di non abbassare la guardia.

occhio.com

Scontri a Minneapolis, Trump apre alla possibilità che Ice lasci città

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Proteste a Minneapolis contro agenti federali Ice
Manifestanti davanti al municipio di Minneapolis contro le operazioni dell’Ice

Minneapolis vive giorni di forte tensione politica e sociale. Decine di persone hanno sfilato fino all’area antistante il municipio per chiedere il ritiro degli agenti federali impegnati nelle operazioni anti-immigrazione. I manifestanti accusano il governo federale di aver trasformato la città in un teatro di violenza. Da settimane, sostengono, la presenza degli agenti ha prodotto solo paura e instabilità.

Nel giro di un mese, due cittadini americani sono morti durante interventi federali. L’ultimo caso ha acceso lo scontro istituzionale tra lo Stato del Minnesota e l’amministrazione centrale. Le autorità federali parlano di legittima difesa. Video e testimonianze raccontano una versione diversa. La città resta sull’orlo dell’escalation.

Proteste davanti al municipio e richiesta di ritiro degli agenti

Il corteo ha attraversato il centro di Minneapolis fino allo spazio davanti al municipio. I manifestanti hanno chiesto una cosa sola: l’uscita immediata degli agenti federali dalla città. Secondo gli organizzatori, le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement hanno aggravato il clima sociale.

Cartelli e slogan hanno puntato il dito contro le politiche migratorie federali. I partecipanti parlano di una presenza armata che avrebbe spezzato l’equilibrio urbano. La protesta si è svolta senza incidenti gravi, ma la tensione è rimasta alta per tutta la giornata.

Due morti in un mese e una città sotto shock

Nell’ultimo mese, Minneapolis ha contato due vittime americane durante operazioni federali. Un dato che ha scosso profondamente l’opinione pubblica locale. Il secondo episodio ha avuto un impatto nazionale. Ha riaperto il dibattito sul ruolo delle forze federali nelle città che limitano la collaborazione con l’Ice.

Le famiglie delle vittime chiedono verità. I manifestanti chiedono responsabilità politiche. Le istituzioni statali denunciano una gestione opaca degli interventi.

Il caso Alex Pretti e la sparatoria contestata

L’episodio più grave riguarda Alex Pretti, infermiere di 37 anni. Un agente dell’Ice lo ha ucciso durante uno scontro armato. Secondo la versione federale, l’agente avrebbe reagito per difendersi. La dinamica ufficiale parla di una minaccia imminente.

Diversi video, però, mostrano una scena diversa. Le immagini indicano che Pretti non impugnava alcuna arma. Testimoni oculari confermano questa versione. Durante lo scontro sarebbero partiti dieci colpi. Il materiale video ha alimentato proteste e indignazione in tutto il Paese.

Walz attacca la Casa Bianca: “Diffamano la vittima”

Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha usato parole durissime. Ha accusato i funzionari federali di aver infangato la reputazione di Pretti. Si è rivolto direttamente al presidente degli Stati Uniti.

Secondo Walz, “l’uomo più potente del mondo sta trascinando nel fango il figlio di qualcuno senza alcuna prova”. Il governatore parla di una campagna di delegittimazione. Denuncia un uso politico della vicenda. Lo scontro tra Stato e governo centrale appare ormai aperto.

Il procuratore Ellison denuncia l’esclusione degli investigatori

Il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, ha aggiunto un elemento decisivo. In conferenza stampa ha dichiarato che gli investigatori statali non hanno potuto accedere subito alla scena del crimine, nonostante un mandato già ottenuto.

Ellison parla di una violazione della sovranità statale. “Il governo federale ci sta negando i nostri poteri”, ha affermato. Secondo il procuratore, la situazione è ormai fuori controllo. Lo Stato valuta azioni legali per ristabilire le proprie competenze.

Trump accusa i democratici e rilancia sulle città santuario

Il presidente Donald Trump ha reagito attribuendo la responsabilità ai democratici. Secondo Trump, il “caos” delle città santuario avrebbe creato le condizioni per la tragedia. Il presidente ha chiesto al Congresso di porre fine a questo modello amministrativo.

Allo stesso tempo, Trump ha aperto a una possibile uscita dell’Ice da Minneapolis. Una mossa che appare tattica. Oggi è prevista un’udienza sulla richiesta dello Stato di un’ordinanza restrittiva temporanea contro le attività federali.

Donald Trump
Donald Trump

Indagine bipartisan dopo la morte di Pretti

Il caso ha superato gli steccati politici. Alcuni senatori repubblicani hanno affiancato i democratici nella richiesta di un’indagine completa. Il senatore Bill Cassidy ha parlato di una credibilità istituzionale in gioco.

Anche altri esponenti repubblicani hanno chiesto trasparenza. Vogliono un’indagine congiunta tra livello federale e statale. La pressione sul Dipartimento per la sicurezza interna cresce.

Le aziende del Minnesota chiedono cooperazione

La tensione preoccupa anche il mondo economico. Oltre 60 amministratori delegati di grandi aziende del Minnesota hanno firmato una lettera congiunta. Chiedono alle autorità di collaborare. Invocano soluzioni concrete per riportare stabilità.

I manager temono effetti negativi sul clima sociale e sugli investimenti. Vedono nella contrapposizione istituzionale un rischio per l’intero Stato.

Giornalisti Rai intimiditi, reazioni dall’Italia

La crisi ha assunto un profilo internazionale dopo le denunce di minacce a giornalisti Rai. Secondo le segnalazioni, agenti federali avrebbero intimidito una troupe italiana durante il lavoro sul campo.

La presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha chiesto un intervento immediato del governo italiano. Ha definito l’episodio gravissimo. Anche Nicola Fratoianni ha parlato di un silenzio inaccettabile da parte dell’esecutivo.

Minneapolis al centro di uno scontro istituzionale

Minneapolis è diventata il simbolo di uno scontro più ampio. In gioco ci sono sicurezza, immigrazione e diritti civili. Le prossime decisioni giudiziarie potrebbero cambiare il quadro operativo. Il possibile ritiro dell’Ice resta sul tavolo.

Nel frattempo, la città vive giorni di incertezza. Le proteste continuano. Il caso Pretti resta una ferita aperta. Lo scontro tra Stato e governo federale segna una frattura che va oltre il Minnesota.

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