Bimbo trapiantato, la mamma del piccolo Domenico: «Non ci sono più speranze, iniziamo la terapia del dolore». Le lacrime del padre

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Fiaccolata Nola per Domenico
La comunità si stringe attorno alla famiglia.

La parola più difficile è arrivata.
Dopo settimane di attesa, consulti, speranze e preghiere, la famiglia del piccolo Domenico ha scelto di avviare la terapia del dolore.

«Non ci sono più speranze» ha detto la madre, Patrizia, annunciando l’avvio della Pianificazione Condivisa delle Cure presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Una decisione maturata dopo l’ultimo parere medico e comunicata pubblicamente attraverso il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi.

«Non è eutanasia – ha voluto precisare – ma una procedura che serve a evitare l’accanimento terapeutico».

L’avvio della Pianificazione Condivisa delle Cure

La famiglia ha presentato istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (Pcc), istituto previsto dalla normativa italiana che consente di concordare con l’equipe sanitaria il percorso terapeutico nelle situazioni cliniche irreversibili.

Il Monaldi ha accolto la richiesta. Il primo accesso del percorso terapeutico è stato avviato.

«Iniziamo le procedure per alleviare il dolore di mio figlio» ha dichiarato la madre. La scelta è arrivata dopo che un medico legale di parte ha escluso la possibilità di ulteriori margini terapeutici, anche all’estero.

La terapia del dolore non anticipa la morte. Serve a evitare sofferenze in presenza di un quadro clinico considerato irreversibile.

Il dramma di un padre

Accanto al linguaggio formale delle procedure mediche c’è la voce spezzata di un padre.

Durante una trasmissione televisiva, l’uomo ha raccontato il vuoto lasciato dalla malattia del figlio.

«La mattina quando mi svegliavo e andavo a lavorare mi diceva “ciao papà”. Mi manca giocare con lui, mi manca il suo sorriso, mi manca tutto di mio figlio».

L’ultimo ricordo nitido è quello del ricovero. «L’ultima volta che l’ho visto è stato quando l’abbiamo portato in ospedale. L’hanno preso e non l’ho visto più».

Parole che restituiscono il lato umano di una vicenda che ha commosso l’intero Paese.

L’inchiesta si allarga

Mentre si avvia il percorso di accompagnamento terapeutico, prosegue l’inchiesta giudiziaria.

Attualmente gli indagati sono sei, tutti operanti a Napoli, ma il numero potrebbe aumentare. L’attenzione si concentra anche su quanto avvenuto a Bolzano, dove il cuore destinato al trapianto era stato prelevato lo scorso 23 dicembre.

Due i punti centrali dell’indagine.

Il primo riguarda l’utilizzo del ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo. Secondo quanto emerso dalle verifiche interne, l’uso di ghiaccio a temperature estremamente basse avrebbe compromesso il muscolo cardiaco.

Il secondo nodo riguarda la tempistica dell’intervento al Monaldi: chi doveva verificare le condizioni dell’organo prima dell’espianto del cuore malato? Chi doveva coordinare la sequenza operatoria?

Gli inquirenti stanno valutando anche la possibilità che vengano iscritti nuovi nomi nel registro degli indagati.

I dubbi sulle alternative terapeutiche

Un altro interrogativo riguarda l’eventuale utilizzo di un dispositivo di assistenza ventricolare (Vad), alternativa all’Ecmo.

Secondo alcune ricostruzioni, un supporto diverso avrebbe potuto evitare i danni progressivi che hanno reso impossibile il secondo trapianto. Anche questo aspetto rientra nel quadro degli accertamenti.

Le indagini sono ancora nella fase preliminare e serviranno a chiarire eventuali responsabilità.

La fiaccolata e la preghiera

Intanto la comunità continua a stringersi attorno alla famiglia.

A Nola oltre cento persone hanno partecipato a una fiaccolata con palloncini a forma di cuore e uno striscione con la scritta «Per il nostro guerriero». La pioggia ha trasformato il corteo in un momento di preghiera nel duomo cittadino.

Un’altra celebrazione si era tenuta in mattinata nella parrocchia Maria Santissima della Stella.

La vicenda di Domenico ha attraversato l’Italia intera. Ora resta il silenzio di una scelta dolorosa, maturata nel tentativo di proteggere un figlio dalla sofferenza.

occhio.com

Napoli, abusa di una minore ricoverata: arrestato operatore socio-sanitario

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Carabinieri Napoli pattuglia
Operazione dei Carabinieri su delega della Procura di Napoli.

Un operatore socio-sanitario è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale pluriaggravata ai danni di un minore. Il provvedimento è stato eseguito dai militari della stazione dei Carabinieri di Monte di Procida su delega della Procura della Repubblica di Napoli – IV Sezione indagini.

L’uomo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbe gravemente indiziato di reiterati abusi commessi durante il periodo di degenza della vittima in una struttura sanitaria.

L’indagine avviata dopo la denuncia

L’attività investigativa è partita dalla denuncia presentata dalla persona offesa. La vittima ha raccontato una serie di episodi avvenuti nel corso della permanenza nella struttura.

Gli accertamenti svolti dagli investigatori hanno incluso l’analisi di dispositivi informatici, l’accesso a contenuti digitali e l’assunzione di dichiarazioni testimoniali. Le verifiche avrebbero consentito di delineare un quadro indiziario ritenuto grave nei confronti dell’indagato.

Secondo quanto comunicato dal Comando provinciale dei Carabinieri di Napoli, gli abusi sarebbero stati commessi approfittando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della vittima.

La misura cautelare

Il Gip del Tribunale di Napoli ha ritenuto sussistenti i presupposti per applicare la misura cautelare in carcere. L’operatore socio-sanitario si trova ora a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari.

Presunzione di innocenza

Come previsto dall’ordinamento, la persona sottoposta a misura cautelare deve essere considerata presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda.

occhio.com

Napoli piange Angela Luce, addio alla grande artista simbolo della cultura partenopea

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Angela Luce artista napoletana in uno scatto di Riccardo Siano
Angela Luce, simbolo della cultura partenopea.

Napoli perde una delle sue voci più autentiche e riconoscibili. Si è spenta a 88 anni, nella sua città, Angela Luce, artista simbolo della cultura partenopea degli ultimi settant’anni. Con lei se ne va un pezzo importante della storia musicale, teatrale e cinematografica italiana.

Angela Savino, questo il suo nome all’anagrafe, aveva iniziato la carriera giovanissima, all’inizio degli anni Cinquanta. Da allora non si era più fermata, attraversando epoche e generazioni, mantenendo intatta la sua identità artistica e il legame profondo con Napoli.

Una carriera tra musica, teatro e cinema

Il percorso di Angela Luce è stato straordinario per longevità e versatilità. Cantante intensa e interprete raffinata, ha saputo imporsi anche come attrice di grande spessore, lavorando con alcuni dei nomi più importanti del cinema e del teatro italiano.

Nel corso della sua carriera ha incrociato figure come Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Totò e Alberto Sordi. Collaborazioni che raccontano il livello artistico raggiunto e la stima conquistata nel mondo dello spettacolo.

La sua presenza scenica, intensa e misurata, le ha consentito di spaziare tra generi diversi, dal teatro popolare al cinema d’autore, mantenendo sempre una cifra personale riconoscibile.

“Ipocrisia” e il successo a Sanremo

Nel 1975 Angela Luce conquistò il grande pubblico nazionale con la canzone Ipocrisia, classificatasi al secondo posto al Festival di Sanremo. Un brano che divenne simbolo di un’epoca e che ancora oggi viene ricordato come uno dei momenti più intensi della canzone italiana di quegli anni.

La sua voce, calda e profonda, riusciva a unire tradizione e modernità. Era capace di raccontare Napoli senza stereotipi, con autenticità e rigore interpretativo.

Un simbolo della napoletanità autentica

Angela Luce non è stata soltanto un’artista di successo. È stata un simbolo identitario per Napoli. La sua carriera ha accompagnato trasformazioni sociali e culturali della città, diventando parte integrante della memoria collettiva.

La sua interpretazione della canzone napoletana non era folkloristica, ma colta e consapevole. Ogni brano era una narrazione, ogni esibizione un racconto.

Il cordoglio del mondo dello spettacolo

La notizia della sua scomparsa ha generato un’ondata di commozione. Numerosi i messaggi di affetto comparsi sui social. Tra questi quello della cantante napoletana Ida Rendano, che ha ricordato Angela Luce come una delle interpreti più vere della città.

Parole che testimoniano l’impatto umano oltre che artistico della sua figura.

Un’eredità che resta

Con la morte di Angela Luce si chiude una stagione importante della cultura partenopea. Ma la sua eredità resta viva nelle sue interpretazioni, nelle incisioni discografiche, nei film e nelle opere teatrali che continuano a raccontare un pezzo di Italia.

La sua carriera, iniziata negli anni Cinquanta, ha attraversato decenni di cambiamenti senza mai perdere coerenza. Una rarità nel panorama artistico contemporaneo.

Napoli oggi la saluta con gratitudine. Perché Angela Luce non è stata soltanto una cantante o un’attrice. È stata una voce della città, una presenza costante, una memoria condivisa.

E la sua arte continuerà a parlare.

occhio.com

Sondaggio Referendum Giustizia, tutto dipende dall’affluenza. Italiani divisi sul Board of Peace

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Sondaggio referendum giustizia
L’esito dipende dall’affluenza alle urne.

Il destino del Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si gioca sull’affluenza. È questo il dato politico più rilevante che emerge dall’ultimo sondaggio realizzato da YouTrend per Sky TG24: con una partecipazione elevata il Sì sarebbe in leggero vantaggio, mentre con un’affluenza più bassa prevarrebbe il No.

Lo scenario appare fluido e strettamente legato alla mobilitazione elettorale. Il dato politico, più che nel margine tra le due opzioni, risiede nella capacità dei fronti di portare i propri elettori alle urne.

Alta affluenza: Sì avanti di poco

Nello scenario che considera chi dichiara di votare “sicuramente o probabilmente”, il Sì raggiungerebbe il 51% (-1,6% rispetto alla rilevazione precedente), contro il 49% del No (+1,6%). L’affluenza stimata si attesterebbe al 59,6%.

Si tratta di un vantaggio minimo ma sufficiente, in questo scenario, a consegnare la vittoria alla riforma.

Bassa affluenza: il ribaltamento

Se invece si considera solo il perimetro di chi voterebbe “sicuramente”, dunque con un’affluenza più contenuta al 48%, i rapporti si invertono. Il No salirebbe al 51,5%, mentre il Sì scenderebbe al 48,5%.

La fotografia restituisce un quadro netto: il fronte contrario alla riforma appare più compatto e motivato tra gli elettori certi, mentre il Sì beneficia maggiormente dell’allargamento della partecipazione.

Una divisione politica marcata

La spaccatura segue linee politiche precise. Nel centrodestra oltre il 75% degli elettori si schiera per il Sì. Nel cosiddetto Campo Largo quasi otto su dieci voterebbero No.

Tra chi oggi vota altri partiti, l’orientamento risulta più equilibrato ma con una tendenza leggermente favorevole al Sì.

Il referendum, dunque, assume un carattere fortemente identitario.

Board of Peace: italiani scettici

Tra i temi affrontati dal sondaggio emerge anche il Board of Peace. Il 36% degli italiani ritiene che l’Italia non debba partecipare in alcun modo. Il 23% preferirebbe una partecipazione come osservatore, mentre solo l’11% sostiene l’ingresso come membro a pieno titolo. Il 30% non esprime un’opinione.

Anche su questo fronte la divisione è politica. Nel Campo Largo prevale nettamente la posizione di non partecipazione. Nel centrodestra, invece, domina la linea dell’osservatore, con una quota significativa favorevole all’adesione piena.

Fiducia nell’Unione Europea ai minimi storici

Il sondaggio evidenzia un altro dato significativo: la fiducia nell’Unione Europea si attesta al 37% tra chi dichiara molta o abbastanza fiducia, mentre il 50% esprime poca o nessuna fiducia.

Il dato è sopra la media tra gli elettori del Partito Democratico, di Avs e delle forze liberal-progressiste. Nel centrodestra e tra gli elettori M5s prevale invece la sfiducia.

Europa e Trump: mediazione o opposizione?

Rispetto alla politica estera di Donald Trump, il 42% ritiene che l’Unione Europea debba cercare una mediazione. Il 36% chiede una netta opposizione. Solo il 4% vorrebbe un atteggiamento di assecondamento.

Nel Campo Largo domina la linea dura contro Washington. Nel centrodestra prevale l’idea di mediazione.

Italia tra Ue e Usa

Alla domanda su dove debba collocarsi l’Italia, il 34% indica una maggiore vicinanza all’Unione Europea. Il 30% preferisce una posizione di mediazione tra Bruxelles e Washington. Il 14% vorrebbe un distanziamento da entrambe le sponde.

La distribuzione politica conferma l’orientamento europeista del Campo Largo e la preferenza per la mediazione nel centrodestra.

La leadership europea

Sul tema della guida carismatica dell’Europa, l’elettorato appare frammentato. Giorgia Meloni è al 21%, seguita da Mario Draghi al 20% e Pedro Sánchez al 15%.

Quote consistenti si concentrano su “nessuno” (19%) e “non so” (17%), segno di una leadership europea ancora percepita come incerta.

Meloni Ucraina vertice sicurezza
La premier Meloni durante il vertice internazionale sulla sicurezza dell’Ucraina.

Ucraina: cresce l’incertezza

Sulla linea che l’Italia dovrebbe tenere rispetto alla guerra in Ucraina, aumenta l’indecisione. Il 25% non esprime un’opinione, in crescita rispetto a dicembre.

Il 7% valuterebbe l’invio di truppe. Il 20% continuerebbe a inviare armi senza truppe. Un altro 20% preferirebbe fermare l’invio di armi mantenendo il sostegno economico. Il 28% chiede di interrompere sia armi sia finanziamenti.

La frammentazione riflette un’opinione pubblica meno polarizzata e più cauta.

Intenzioni di voto: quadro stabile

Nelle intenzioni di voto Fratelli d’Italia resta primo partito al 28,6%, seguito dal Partito Democratico al 21,5%. Il distacco rimane attorno ai sette punti.

Il Movimento 5 Stelle si attesta all’11,7%. Forza Italia scende al 9,1%. Alleanza Verdi-Sinistra sale al 7,2%. La Lega è al 6,1%.

Astenuti e indecisi raggiungono il 35,7%, dato che conferma un’ampia area di elettorato ancora mobile.

Il giudizio sul governo

Il 32% esprime un giudizio positivo sul governo guidato da Giorgia Meloni, mentre il 56% lo valuta negativamente. La polarizzazione resta evidente: nel centrodestra l’apprezzamento supera l’80%, mentre nel Campo Largo i giudizi negativi sfiorano il 95%.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mantiene il livello di fiducia più alto, al 63%.

Un quadro appeso alla mobilitazione

Il sondaggio restituisce un’Italia divisa su quasi tutti i principali dossier: giustizia, politica estera, Unione Europea, guerra in Ucraina.

Il Referendum Giustizia resta il punto più immediato di verifica politica. La differenza tra vittoria del Sì o del No dipenderà dalla partecipazione.

La campagna elettorale, dunque, non si giocherà solo sugli argomenti. Si giocherà sulla capacità di mobilitare gli elettori.

occhio.com

Papa Leone XIV a Napoli e Pompei a maggio: le date ufficiali della visita

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Papa Leone XIV visita Napoli maggio
Il Pontefice sarà a Pompei, Napoli e Acerra nel mese di maggio.

Papa Leone XIV tornerà in Campania a un anno esatto dalla sua elezione. L’8 maggio, giorno in cui la Chiesa celebra la Madonna di Pompei, il Pontefice si recherà al Santuario mariano per la messa e la tradizionale supplica. Nel pomeriggio della stessa giornata è prevista una tappa a Napoli, mentre il 23 maggio il Santo Padre sarà ad Acerra, nel cuore della Terra dei Fuochi.

La conferma è arrivata dalla Prefettura della Casa Pontificia, che ha ufficializzato il calendario delle prossime visite pastorali. Le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi trovano così riscontro nel programma ufficiale.

Il ritorno a Pompei nel giorno della Madonna

L’8 maggio non è una data casuale. Proprio l’8 maggio di un anno fa Papa Leone XIV veniva eletto al soglio pontificio. Lo stesso giorno la Chiesa celebra la Supplica alla Madonna di Pompei, uno dei momenti mariani più sentiti nel Sud Italia.

Il Pontefice aveva ricordato quella coincidenza già nel giorno dell’elezione, sottolineando il valore simbolico della ricorrenza. Tra i primi santi proclamati durante il suo pontificato figura anche Bartolo Longo, fondatore del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei, segno di un legame spirituale forte con quel luogo.

La visita al Santuario rappresenterà quindi un momento altamente simbolico, sia sul piano religioso sia su quello pastorale.

Il programma dell’8 maggio tra Pompei e Napoli

Il Papa celebrerà la messa al Santuario di Pompei e parteciperà alla supplica mariana. È previsto anche un pranzo con i vescovi della Campania.

Nel pomeriggio, il Santo Padre si sposterà a Napoli. La visita nel capoluogo campano prevede un incontro con il clero e i religiosi nella Cattedrale. Successivamente, a Piazza del Plebiscito, è in programma l’incontro con la cittadinanza.

Sarà un momento di grande partecipazione popolare. Napoli si prepara ad accogliere il Pontefice in una fase storica segnata da tensioni internazionali e dalla necessità di un forte messaggio di pace.

Il 23 maggio ad Acerra, nella Terra dei Fuochi

La seconda tappa campana è prevista per il 23 maggio ad Acerra. Il Papa incontrerà i fedeli della Terra dei Fuochi, territorio segnato da anni di emergenze ambientali e sanitarie.

La visita assume un significato particolare anche alla luce di un precedente: sei anni fa Papa Francesco aveva programmato un incontro con la popolazione della zona, poi rinviato a causa del lockdown per la pandemia. Quella visita non fu più recuperata.

La presenza di Papa Leone XIV ad Acerra rappresenta dunque un segnale di attenzione e vicinanza verso una comunità che continua a chiedere risposte su salute, ambiente e giustizia.

Le altre tappe italiane del Papa

Il calendario diffuso dalla Prefettura include anche altre visite nel corso dell’estate.

Il 20 giugno il Pontefice sarà a Pavia. Il 4 luglio si recherà a Lampedusa. Il 6 agosto tornerà ad Assisi, a Santa Maria degli Angeli, per l’incontro con i giovani riuniti nel centenario del Transito di San Francesco. Il 22 agosto sarà a Rimini per il Meeting per l’amicizia fra i popoli.

Un’agenda intensa che conferma l’attenzione del Papa ai territori e ai luoghi simbolici del Paese.

Manfredi: “Grande gioia per la città”

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha espresso grande soddisfazione per la notizia.

“La visita di Papa Leone XIV rappresenta per la nostra città un motivo di grandissima gioia”, ha dichiarato. Manfredi ha sottolineato il valore del momento in un periodo storico delicato, ringraziando il cardinale Domenico Battaglia per aver favorito l’arrivo del Pontefice.

Napoli, ha aggiunto il sindaco, è pronta ad accogliere il Santo Padre con calore umano e spirito di concordia.

Un segnale per la Campania

La visita pastorale di Papa Leone XIV assume un valore che va oltre la dimensione religiosa. Pompei rappresenta la devozione mariana. Napoli incarna la vitalità e le contraddizioni di una grande città del Sud. Acerra simboleggia le ferite ambientali ancora aperte.

In poche settimane, la Campania diventerà così il centro di un percorso pastorale che intreccia fede, territorio e responsabilità sociale.

L’8 maggio segnerà un ritorno simbolico alle origini del pontificato. Il 23 maggio sarà un momento di ascolto e vicinanza a una terra che chiede attenzione.

La regione si prepara a vivere settimane di intensa partecipazione.

occhio.com

Aversa in lutto, 28enne trovato morto in casa in via Iammelli: domani i funerali

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Lutto ad Aversa, Pietro Citarella trovato morto in casa
Lutto ad Aversa, Pietro Citarella trovato morto in casa

Un grave lutto ha colpito la comunità di Aversa nella serata di ieri. Pietro Citarella, 28 anni, è stato trovato privo di vita nella sua abitazione in via Iammelli. La scoperta è avvenuta intorno alle ore 20, quando è stata lanciata la richiesta di aiuto.

I soccorritori del 118 sono intervenuti immediatamente, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile. I sanitari hanno potuto soltanto constatare il decesso del giovane.

Sul posto sono giunti anche i carabinieri della locale Compagnia, che hanno effettuato i primi rilievi e avviato gli accertamenti necessari per chiarire le cause della morte.

Le indagini in corso

Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore di Pietro Citarella per comprendere con precisione quanto accaduto. Tra le ipotesi al vaglio vi sarebbe anche quella di un gesto volontario, ma al momento non sono stati diffusi elementi ufficiali definitivi.

Saranno gli ulteriori accertamenti a fornire un quadro più chiaro. Le autorità mantengono il massimo riserbo sulla vicenda.

Il dolore della comunità

La notizia si è diffusa rapidamente in città, suscitando profonda commozione e incredulità. Nel quartiere dove Pietro viveva in molti si sono stretti attorno alla famiglia, manifestando vicinanza e solidarietà.

Sui social si moltiplicano i messaggi di cordoglio. Amici e conoscenti ricordano il giovane con parole di affetto e incredulità per una perdita che ha lasciato sgomenta l’intera comunità.

L’ultimo saluto

Pietro Citarella lascia il padre Nicola, la madre Cristina Ronza, la sorella Cristina e il fratello Paolo.

I funerali si terranno domani, venerdì 20 febbraio, alle ore 12, presso la parrocchia di Santo Spirito ad Aversa. Sarà un momento di raccoglimento e preghiera in cui familiari, amici e conoscenti potranno dare l’ultimo saluto al giovane.

La città si prepara così a stringersi attorno alla famiglia in un momento di grande dolore.

occhio.com

Sedazione palliativa nei bambini, cosa prevede la legge italiana sul fine vita

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Cure palliative pediatriche ospedale
La rete italiana di cure palliative pediatriche.

Il dibattito sulla sedazione palliativa nei bambini riemerge ogni volta che un caso clinico complesso porta l’opinione pubblica a confrontarsi con il tema del fine vita. In Italia la materia è regolata da norme precise, che distinguono chiaramente tra cure palliative, accanimento terapeutico ed eutanasia.

Comprendere cosa prevede la legge è essenziale per evitare confusione e interpretazioni improprie. La sedazione palliativa profonda non coincide con un atto finalizzato a provocare la morte, ma rientra nell’ambito delle cure mediche volte ad alleviare sofferenze refrattarie.

La legge di riferimento: la 219 del 2017

Il quadro normativo italiano trova il suo riferimento principale nella Legge 219/2017, intitolata “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.

La legge stabilisce che ogni paziente ha diritto a ricevere informazioni complete e a rifiutare trattamenti sanitari, compresi quelli necessari alla sopravvivenza, come ventilazione meccanica o nutrizione artificiale.

Nel caso dei minori, il consenso informato viene espresso dai genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale, sempre nell’interesse del bambino.

Cosa si intende per sedazione palliativa profonda

La sedazione palliativa consiste nella riduzione intenzionale della coscienza di un paziente che si trova in condizioni cliniche irreversibili e con sofferenze non controllabili con altri mezzi.

L’obiettivo non è anticipare la morte, ma alleviare il dolore o altri sintomi insopportabili quando ogni altra terapia si è rivelata inefficace.

La legge italiana riconosce il diritto del paziente a ricevere cure palliative appropriate e a evitare trattamenti sproporzionati o inutili.

Differenza tra sedazione palliativa ed eutanasia

La distinzione è giuridicamente fondamentale. In Italia l’eutanasia attiva resta un reato, mentre la sedazione palliativa rientra tra gli atti medici leciti se praticata nel rispetto delle linee guida.

La sedazione non ha come scopo la morte del paziente, ma la gestione del sintomo. La morte può sopraggiungere come conseguenza naturale della malattia in fase terminale.

La Corte Costituzionale ha più volte ribadito che il principio centrale resta quello della dignità della persona e della proporzionalità delle cure.

Il ruolo dei genitori nel caso di minori

Quando il paziente è un bambino, la decisione coinvolge i genitori, ma anche l’equipe medica. La legge prevede che le scelte terapeutiche siano orientate al “miglior interesse del minore”.

Se emergono conflitti tra medici e genitori, il giudice tutelare può intervenire per dirimere la controversia.

I genitori non sono considerati “proprietari” del figlio, ma rappresentanti legali che agiscono nell’interesse del minore. Il medico, tuttavia, mantiene la responsabilità clinica sulle scelte terapeutiche.

Accanimento terapeutico e proporzionalità

La Legge 219/2017 vieta l’accanimento terapeutico, cioè il ricorso a trattamenti sproporzionati o privi di beneficio clinico.

Quando una terapia non offre più possibilità di miglioramento o sopravvivenza significativa, i medici possono proporre la sospensione del trattamento attivo e il passaggio alle cure palliative.

La decisione deve sempre essere motivata e documentata.

Le cure palliative pediatriche

L’Italia dispone di una rete di cure palliative pediatriche, disciplinata anche dalla Legge 38/2010, che garantisce l’accesso alla terapia del dolore.

Le cure palliative nei bambini non riguardano solo la fase terminale, ma accompagnano il percorso di malattia cronica o inguaribile, con attenzione alla qualità della vita.

La sedazione palliativa rappresenta l’ultima opzione quando il dolore o altri sintomi diventano refrattari.

Il principio di beneficenza e dignità

La bioetica medica si fonda su principi come beneficenza, non maleficenza e proporzionalità. Ogni intervento deve offrire un beneficio reale e non aggravare inutilmente la sofferenza.

Nel caso di un minore in condizioni critiche, la valutazione diventa ancora più delicata. L’obiettivo resta sempre la tutela della dignità del bambino.

Il ruolo del medico e la responsabilità professionale

Il medico ha il dovere di proporre trattamenti appropriati e di evitare procedure che non offrano beneficio clinico.

La decisione di avviare una sedazione palliativa non può essere automatica. Richiede valutazione collegiale, consenso informato e rispetto delle linee guida.

Ogni caso viene analizzato singolarmente, sulla base delle condizioni cliniche specifiche.

Un tema che richiede equilibrio

Il fine vita nei bambini rappresenta uno dei temi più complessi della medicina contemporanea. Le norme italiane cercano di bilanciare diritto alla vita, dignità, autonomia e responsabilità medica.

La sedazione palliativa non costituisce una scelta ideologica, ma uno strumento terapeutico previsto in situazioni estreme.

Il dibattito pubblico spesso si accende attorno a casi concreti. La legge, però, stabilisce criteri chiari: proporzionalità delle cure, tutela del minore, consenso informato e divieto di accanimento.

Conoscere il quadro normativo consente di affrontare questi temi con maggiore consapevolezza e rispetto.

occhio.com

Bimbo Napoli, dopo il no al secondo trapianto si parla di sedazione palliativa. La madre: “Finché respira non muore la speranza”

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La mamma con il piccolo Domenico
Il piccolo resta ricoverato al Monaldi di Napoli

Dopo la decisione del comitato di esperti di escludere un secondo trapianto di cuore, per il piccolo Domenico – il bambino di due anni ricoverato al Monaldi di Napoli – si apre uno scenario drammatico. I medici valutano ora la possibilità di un accompagnamento al fine vita in sedazione palliativa, mentre la madre ribadisce con fermezza: “Finché respira è vivo. Non mi arrendo”.

Il caso, già al centro di un’inchiesta giudiziaria per il danneggiamento dell’organo trapiantato, entra così in una fase ancora più delicata. La dimensione clinica si intreccia con quella etica e umana.

Le condizioni cliniche: perché non è possibile un nuovo intervento

Il team di specialisti ha escluso un secondo trapianto alla luce delle condizioni generali del bambino. A pesare in modo determinante è stata la presenza di un’emorragia cerebrale, emersa dagli ultimi esami diagnostici.

Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita di Torino e componente dell’Heart Team, ha spiegato che l’impianto di un Ventricular Assistance Device sarebbe stato insostenibile.

“Con un’emorragia cerebrale in atto e un supporto extracorporeo già in corso, impiantare un dispositivo di assistenza ventricolare avrebbe comportato un rischio altissimo di spandimento ematico cerebrale”, ha chiarito lo specialista.

Il bambino è attualmente sostenuto da ECMO, una macchina che garantisce la circolazione extracorporea. Si tratta però di una soluzione temporanea, concepita come ponte verso un trapianto. Se il trapianto non è praticabile, l’ECMO perde la sua funzione strategica.

Sedazione palliativa: cosa significa

Il termine “sedazione compassionevole” – più correttamente definita sedazione palliativa profonda – indica una pratica medica prevista nei casi in cui il paziente si trovi in condizioni irreversibili e con sofferenze refrattarie ai trattamenti.

Non si tratta di eutanasia. La sedazione palliativa mira a ridurre la sofferenza quando non esistono terapie efficaci per invertire il decorso clinico.

Nel caso di Domenico, i medici starebbero valutando questa opzione qualora non vi siano più prospettive terapeutiche attive. Al momento, dall’ospedale non è arrivata conferma ufficiale sull’avvio della procedura.

Il principio di appropriatezza terapeutica

Il dibattito si concentra su due principi fondamentali della bioetica medica: beneficenza e proporzionalità.

Enrico Furlan, filosofo morale e bioeticista dell’Università di Padova, ha spiegato che il primo criterio guida è quello di proporre solo trattamenti appropriati, cioè interventi che offrano un beneficio superiore ai rischi.

Quando un intervento non aumenta le probabilità di sopravvivenza o comporta un danno maggiore rispetto al possibile vantaggio, i medici hanno il dovere di fermarsi.

La medicina, in questi casi, non persegue l’accanimento terapeutico ma la tutela della dignità del paziente.

Il tema delle risorse e la questione etica

Un altro elemento che ha pesato nella decisione dell’Heart Team riguarda la disponibilità limitata degli organi. Impiantare un cuore in un paziente con probabilità quasi nulle di sopravvivenza significherebbe sottrarre quell’organo a un altro bambino in lista d’attesa.

È un ragionamento che appartiene alla medicina dei trapianti e alla gestione delle risorse scarse. Tuttavia, applicarlo a un caso concreto che coinvolge un bambino in condizioni critiche rende la riflessione estremamente dolorosa.

Le domande ancora aperte

Parallelamente alla valutazione clinica, resta aperto il fronte giudiziario. L’inchiesta della Procura di Napoli dovrà chiarire eventuali responsabilità nella fase di trasporto dell’organo trapiantato.

La famiglia, attraverso il proprio legale, ha sollevato interrogativi sulle scelte terapeutiche successive. Perché non si è tentata prima una soluzione alternativa all’ECMO? Era possibile intervenire in tempi diversi?

Sono domande che troveranno risposta solo con il completamento delle indagini.

La posizione della madre

In questo quadro complesso, la voce della madre rompe la dimensione tecnica con la forza della speranza.

“Sono distrutta, ma fin quando mio figlio respirerà la speranza non muore. Non posso arrendermi ora. Continueremo a valutare anche strade estere”, ha dichiarato Patrizia Mercolino.

Le sue parole esprimono una posizione comprensibile sul piano umano. I genitori, di fronte alla prospettiva del fine vita, tendono naturalmente a cercare ogni possibilità residua.

Il ruolo dei medici nella decisione

Secondo il bioeticista Furlan, la decisione clinica finale spetta ai medici quando non esistono opzioni terapeutiche efficaci. I genitori non sono “proprietari” dei figli, ma ne sono i rappresentanti legali; tuttavia la responsabilità tecnica resta in capo all’equipe sanitaria.

Questo principio tutela sia il paziente sia la correttezza dell’atto medico.

Tra medicina, etica e dolore

Il caso di Domenico non è solo una vicenda clinica. È un punto di intersezione tra medicina avanzata, limiti scientifici, risorse sanitarie e speranza familiare.

La tecnologia consente oggi interventi un tempo impensabili. Ma esistono situazioni in cui anche la medicina più sofisticata incontra un limite.

Una decisione che segna un confine

La possibile attivazione della sedazione palliativa segna il passaggio dalla medicina curativa a quella di accompagnamento. È una transizione che richiede consenso informato, dialogo e grande sensibilità.

Il piccolo resta al centro di un percorso complesso. Attorno a lui si muovono medici, magistrati, istituzioni e una famiglia che continua a sperare.

La decisione dell’Heart Team non chiude la vicenda. Ma definisce un confine clinico oltre il quale la medicina non può più promettere guarigione.

occhio.com

Epstein files, arrestato l’ex principe Andrea per abuso d’ufficio

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Principe Andrea caso Epstein
Andrea Mountbatten-Windsor al centro di nuove verifiche giudiziarie.

Secondo quanto riportato dalla BBC, Andrea Mountbatten-Windsor, noto come principe Andrea e fratello di Carlo III, sarebbe stato arrestato nell’ambito di un’indagine collegata agli Epstein files.

L’emittente britannica riferisce che l’accusa riguarda un presunto abuso d’ufficio. Gli investigatori contestano la possibile condivisione di informazioni riservate con il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, morto nel 2019 in carcere negli Stati Uniti.

L’arresto sarebbe avvenuto nella residenza di Sandringham, nel Norfolk. Alcuni testimoni hanno segnalato la presenza di veicoli non contrassegnati riconducibili alla polizia nelle prime ore della mattina.

Le autorità, al momento, non hanno diffuso un comunicato dettagliato. La polizia di Thames Valley ha confermato soltanto che “un uomo di 66 anni è stato arrestato e resta in custodia”.

Le accuse legate al ruolo di trade envoy

Le contestazioni si riferiscono al periodo tra il 2010 e il 2011, quando Andrea ricopriva l’incarico di inviato commerciale del governo britannico. In quegli anni svolgeva missioni ufficiali in Asia per promuovere relazioni economiche del Regno Unito.

Secondo le ricostruzioni della stampa britannica, alcuni documenti relativi a missioni istituzionali potrebbero essere stati trasmessi a Epstein. Gli inquirenti stanno valutando la rilevanza penale di tali informazioni.

Al momento non risultano dettagli pubblici sulla natura specifica dei documenti oggetto di indagine.

Il precedente legame con Epstein

Il nome di Andrea era già emerso nelle indagini internazionali sul caso Epstein. Negli anni scorsi l’ex principe aveva negato ogni coinvolgimento in attività illecite.

Nel 2022 aveva raggiunto un accordo extragiudiziale con una donna che lo accusava di abusi sessuali quando era minorenne. L’intesa non ha comportato un’ammissione di responsabilità, ma ha inciso profondamente sulla sua immagine pubblica.

Dopo quella vicenda, Andrea aveva perso incarichi ufficiali e funzioni rappresentative all’interno della famiglia reale.

La posizione della monarchia britannica

La monarchia non ha ancora diffuso una dichiarazione ufficiale sugli sviluppi odierni. Nei giorni scorsi, tuttavia, Carlo III si era detto disponibile a sostenere eventuali verifiche richieste dalle autorità competenti.

La Casa reale ha sempre mantenuto una linea prudente nelle vicende giudiziarie che coinvolgono membri della famiglia.

Il contesto politico

Il primo ministro Keir Starmer aveva affermato che nessuno è al di sopra della legge, riferendosi alla valutazione di eventuali responsabilità penali legate agli Epstein files.

L’eventuale formalizzazione delle accuse segnerebbe un passaggio senza precedenti nei confronti di un membro senior della famiglia reale britannica.

Le prossime tappe

Secondo quanto riferisce la BBC, Andrea verrà interrogato nelle prossime ore. Gli investigatori valuteranno la possibilità di un rilascio su cauzione o di ulteriori misure restrittive.

La polizia di Thames Valley coordina l’indagine. Gli agenti hanno effettuato perquisizioni nel Norfolk e in una residenza nel Berkshire.

Gli sviluppi dipenderanno dagli esiti dell’interrogatorio e dall’analisi del materiale documentale acquisito.

Un caso destinato a pesare sull’opinione pubblica

La notizia ha già generato forte attenzione mediatica nel Regno Unito e a livello internazionale. La monarchia britannica rappresenta un’istituzione centrale nella vita costituzionale del Paese.

Un arresto, se confermato nei termini riportati dalla stampa, avrebbe inevitabili ripercussioni politiche e simboliche.

Resta ora da attendere comunicazioni ufficiali più dettagliate da parte delle autorità competenti.

occhio.com

Incidente sul Grande raccordo anulare a Roma, scontro tra auto e moto: una vittima e traffico paralizzato

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Incidente GRA Roma traffico bloccato
Traffico rallentato sul GRA dopo lo scontro tra auto e moto.

Un grave incidente sul Grande Raccordo Anulare a Roma ha provocato la morte di una persona e pesanti ripercussioni sulla viabilità della Capitale. Lo scontro tra un’automobile e una moto è avvenuto al chilometro 58,900, nel tratto compreso tra l’EUR e la via del Mare, uno dei segmenti più trafficati dell’anello autostradale che circonda la città.

Il bilancio è drammatico: il conducente dello scooter ha perso la vita. L’impatto ha reso necessario l’intervento immediato dei soccorsi e la chiusura delle corsie di marcia, con il transito consentito esclusivamente lungo la corsia di emergenza. Le conseguenze sul traffico sono state immediate, con lunghe code e rallentamenti che hanno interessato l’intero quadrante sud-ovest di Roma.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Stradale e il personale Anas, impegnati nella gestione dell’emergenza e nel ripristino delle condizioni di sicurezza.

La dinamica dell’incidente sul Grande Raccordo

Secondo le prime ricostruzioni, il conducente dello scooter sarebbe caduto sull’asfalto per cause ancora in fase di accertamento. Non è chiaro, al momento, se la caduta sia stata determinata da una manovra improvvisa, da un ostacolo sulla carreggiata o da un contatto con un altro veicolo.

Dopo la caduta, il motociclista sarebbe stato travolto da un’auto sopraggiunta che non sarebbe riuscita a evitare l’impatto. L’automobilista, secondo quanto trapela, non si sarebbe accorto in tempo della presenza del mezzo a terra.

La Polizia Stradale ha avviato i rilievi tecnici per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi. Saranno fondamentali le testimonianze degli altri automobilisti e le eventuali immagini delle telecamere di sorveglianza presenti lungo il tratto del GRA.

Il tratto interessato e la viabilità

Il chilometro 58,900 del Grande Raccordo Anulare si colloca tra l’uscita per l’EUR e quella per la via del Mare, un segmento ad alta densità di traffico, soprattutto nelle ore di punta.

A seguito dell’incidente, le corsie centrali sono state chiuse per consentire i soccorsi e i rilievi, con il transito deviato sulla corsia di emergenza. La misura, necessaria per garantire la sicurezza degli operatori, ha inevitabilmente generato un effetto domino sulla circolazione.

Le code si sono estese per diversi chilometri, coinvolgendo anche gli svincoli limitrofi e le arterie di collegamento verso Ostia e il centro città.

L’intervento di Anas e delle forze dell’ordine

Anas ha comunicato che il proprio personale è intervenuto immediatamente sul posto insieme alle forze dell’ordine per gestire la viabilità e accelerare il ripristino delle condizioni di sicurezza.

La priorità è stata garantire il deflusso dei veicoli e mettere in sicurezza l’area dell’impatto. Operazioni delicate, che richiedono coordinamento e rapidità, soprattutto su un’infrastruttura strategica come il GRA.

Il Grande Raccordo Anulare: un’infrastruttura cruciale

Il Grande Raccordo Anulare rappresenta una delle principali arterie stradali italiane. Ogni giorno vi transitano centinaia di migliaia di veicoli, tra pendolari, mezzi pesanti e traffico locale.

La conformazione ad anello e l’elevato volume di traffico rendono particolarmente complessa la gestione degli incidenti. Anche un singolo evento può avere ripercussioni su larga scala, paralizzando interi quadranti della città.

Sicurezza stradale e motociclisti

Gli incidenti che coinvolgono motociclisti hanno spesso esiti più gravi rispetto a quelli tra veicoli chiusi. L’assenza di una protezione strutturale espone il conducente a rischi elevati in caso di caduta o collisione.

La dinamica preliminare dell’incidente suggerisce che la caduta sia stata il momento cruciale, trasformando una situazione potenzialmente gestibile in un evento fatale.

I rilievi e le indagini

La Polizia Stradale sta raccogliendo elementi utili a definire eventuali responsabilità. Sarà necessario stabilire:

  • Le cause della caduta dello scooter
  • La velocità dei veicoli coinvolti
  • Le condizioni dell’asfalto
  • L’eventuale presenza di ostacoli

Gli accertamenti potrebbero richiedere diverse ore, con conseguente prolungamento dei disagi alla circolazione.

L’impatto sul traffico cittadino

Il blocco parziale del GRA ha avuto effetti immediati sulla viabilità romana. Le code hanno coinvolto anche la via Cristoforo Colombo e la Pontina, arterie già congestionate nelle ore centrali della giornata.

La chiusura delle corsie su un tratto così strategico dimostra quanto sia fragile l’equilibrio del traffico nella Capitale.

Una tragedia che riaccende il tema della sicurezza

Ogni incidente mortale su un’arteria come il Grande Raccordo Anulare riporta al centro il tema della sicurezza stradale. Velocità, distrazione, condizioni del manto stradale e rispetto delle distanze sono fattori determinanti.

Il GRA, pur essendo dotato di sistemi di controllo e monitoraggio, resta un’infrastruttura complessa, in cui l’errore umano può avere conseguenze irreparabili.

Il tempo della ricostruzione

Nelle prossime ore gli inquirenti cercheranno di definire con maggiore precisione quanto accaduto. L’identità della vittima non è stata ancora resa nota.

La riapertura completa delle corsie avverrà solo dopo la conclusione dei rilievi e la messa in sicurezza definitiva dell’area.

Il Grande Raccordo tra emergenze e quotidianità

Il GRA è una sorta di “spina dorsale” della mobilità romana. Ogni incidente interrompe un flusso continuo e genera ripercussioni immediate.

L’episodio odierno si inserisce in una lunga serie di eventi che evidenziano la vulnerabilità di una rete stradale sottoposta a pressione costante.

Una giornata segnata dal dolore e dai disagi

Mentre gli automobilisti restano bloccati in coda, la notizia della vittima aggiunge una dimensione tragica a una giornata già complicata per la viabilità romana.

L’incidente sul Grande Raccordo Anulare non è solo un fatto di cronaca, ma un evento che incide sulla vita di una città intera, tra traffico paralizzato e una famiglia colpita da una perdita improvvisa.

Le prossime ore saranno decisive per chiarire la dinamica e ristabilire la piena circolazione.

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