Lerici, lutto cittadino per i due giovani deceduti domenica in un incidente stradale

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Lutto cittadino proclamato a Lerici per onorare la tragica scomparsa di Yuri Guarnaccia, 18 anni, e Michela Adamo, 19 anni, deceduti a seguito di un incidente stradale nella serata di domenica 7 settembre mentre percorrevano in moto la strada della Valdurasca.

I due giovani erano legati al borgo marinaro per ragioni sportive: lui vogava per la borgata marinara di San Terenzo ed era calciatore della Santerenzina che lo ricorda come “un ragazzo solare, gentile e sempre disponibile” mentre lei era una ballerina presso la scuola Pro Danza: “Non esistono parole per descrivere cosa si prova quando si deve affrontare la perdita.

Una giovane donna con un cassetto pieno di sogni, lascia solo spazio vuoto”, il messaggio di cordoglio dell’associazione.
Martedì serrande abbassate e bandiere a mezz’asta dalle 10.30 alle 11 in tutto il territorio comunale di Lerici. Vicinanza è stata espressa anche dai sindaci di Follo e Bolano, dove i due giovani risiedevano.

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Arriva “Noi non siamo napoletani”, dal 13 settembre al cinema

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Dopo aver raccontato Napoli con gli occhi di chi l’ha lasciata da tempo con il documentario Napolitaners, Gianluca Vitiello torna dietro la macchina da presa per indagare su coloro che al contrario hanno scelto di vivere e lavorare in questa città. Esce nelle sale dal 13 settembre Noi non siamo napoletani, conpremière a Casa Cinema Napoli (via Cisterna dell’Olio, 46) alle ore 19 alla presenza dell’autore.

«Sentivo l’esigenza di tornare a raccontare la mia città cambiando punto di vista – dichiara Vitiello, artista e speaker di Radio Deejay. Ho cercato personaggi con storie molto diverse e provenienti da posti lontani tra loro e dalla città. Ci sono Usa e Giappone, Russia e Palestina, Nigeria e Germania, una sorta di giro del mondo che finisce a Napoli. Ho provato a raccontare la loro vita prima di arrivare a Napoli ma soprattutto come il vivere la città ha cambiato il loro carattere e il loro destino».

Noi Non Siamo Napoletani rovescia positivamente il significato di quel triste coro da stadio che frange estreme del tifo usano come coro discriminatorio verso la città e la sua gente.

Per i protagonisti del film, il “noi non siamo napoletani” rappresenta un piccolo cruccio per non esserci nati, ma anche una straordinaria possibilità di osservare la città attraverso uno sguardo meno condizionato e più realistico. 

«Ho lasciato Napoli per vivere e lavorare a Milano circa 20 anni fa – aggiunge Vitiello – e se Napolitaners era un progetto molto più autobiografico per me, con Noi non siamo napoletani ho potuto raccontare un’altra parte del mio rapporto con la città». 

Artisti, professionisti, pizzaioli, religiosi, chi ci è arrivato dopo un viaggio in gommone dall’Africa, chi l’ha scelta per amore, chi perché affascinato dalla sua narrazione. Raccontano la loro prima volta, il loro arrivo, l’innegabile tripudio di sapori, sfidando i pregiudizi sulla pericolosità, e quello che la città gli ha regalato tra leggerezza, gioia di viveree reazione alle avversità.

Tra questi anche la testimonianza dell’artista e attività statunitense Jimmie Durham, Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia scomparso nel 2021, che ha vissuto la città come grande fonte di ispirazione per le sue opere e che si è sentito a casa «perché folle e piena di problemi», ha ammesso con ironia. 

Un racconto di 70 minuti accompagnati dalla colonna sonora originale di Simone Paleari che canta anche l’inedito “Doce e Sale” insieme allo stesso Vitiello. Nel film anche il brano “L’Unica” di Gabriele Esposito.

Prodotto da Dna Lab, Noi non siamo napoletani proseguirà il suo percorso a Milano all’ Anteo Palazzo del Cinema (20 -21- 22 settembre), Padova al Future Vintage Festival (27 settembre), e Torino al Cinema Fratelli Marx (10 ottobre).

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“L’invisibile filo rosso”, trionfo di emozioni e memoria al Festival di Venezia

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L’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stata la cornice di un evento cinematografico di rilievo: la proiezione de “L’invisibile filo rosso”. Il film, diretto da Alessandro Bencivenga, ha rivelato profonda sensibilità e coraggioso approccio narrativo ed ha saputo conquistare tutti, confermandosi come una delle rivelazioni della Mostra. L’accoglienza nella storica Sala Pasinetti, lo scorso 28 agosto, ha superato ogni aspettativa.

Prodotto da SLY Production di Silvestro Marino, in coproduzione con Screen Studio di Elio Voltolini, il film si è distinto per la sua capacità di affrontare temi delicati e complessi con una maestria rara, un’attenta visione nell’importanza di raccontare storie necessarie.

“L’invisibile filo rosso” non è solo una pellicola, ma un atto di profonda riflessione sulla memoria storica e sull’impegno civile. La storia di Gennaro, giovane infermiere ischitano che si confronta con le dure verità del manicomio di Pergine Valsugana, è stata narrata con una delicatezza e un realismo che hanno toccato le corde più intime. L’operato del regista Alessandro Bencivenga è stato fondamentale per la riuscita del film, riuscendo a trasformare una storia complessa in un’esperienza visiva toccante e autentica.

Il successo del film è indubbiamente merito, innanzitutto, di un cast di primissimo livello a partire da Massimo Bonetti, un gigante del cinema e della televisione italiana che ha saputo interpretare con maestria il suo personaggio. Con una lunga e luminosa carriera che lo ha visto lavorare con il gotha del cinema italiano, Bonetti ha regalato una prova attoriale di grande spessore e intensità. Fondamentale per la riuscita della pellicola. Con lui una vera e propria costellazione di talenti italiani che ha saputo diffondere vita e autenticità ad ogni personaggio: Ornella Muti, Paco de Rosa, Lello Arena, Antonio Catania, Francesco Villa (del Duo Ale e Franz), Gino Rivieccio, Rosario Terranova, Carlo Di Maio, Roberto Fazioli, Tommaso Bianco, Luisa Mariani, Vincenzo Leto, Antonio Riscetti.

Un ruolo di rilievo ha avuto anche la voce narrante di Luca Ward, che ha impreziosito la pellicola con il suo timbro solenne e carismatico.

La sceneggiatura, frutto di un anno di meticolosa ricerca storica da parte di Irene Cocco e Alessandro Bencivenga sotto la supervisione di Giacomo Scarpelli, ha permesso di ricostruire con fedeltà vicende realmente accadute, tra cui quelle di Giovanni Giulio Anesini e di Ida Dalser, la donna legata a Benito Mussolini.

Le location scelte – Pergine Valsugana, Levico Terme e Ischia – e la colonna sonora firmata da Giovanni Block, arricchita dalla partecipazione del trombettista Nello Salza e dall’omaggio a Ennio Morricone, hanno reso ancora più potente l’impatto emotivo.

Il regista Alessandro Bencivenga descrive il film come un atto di resistenza contro l’oblio, una metafora della battaglia di un popolo che non vuole dimenticare le proprie ferite. Attraverso un realismo crudo ma al tempo stesso delicato, il film mostra le pratiche manicomiali e le cure non convenzionali diffuse nella realtà degli anni ’50, invitando lo spettatore a riflettere sul ruolo della società e delle istituzioni nel processo di emarginazione dell’individuo.

Bencivenga con questo film – lavoro che segue tanti altri precedenti di alto livello – non si è limitato a raccontare una storia, ma è riuscito ad unire intrattenimento e riflessione senza mettere in secondo piano la memoria storica e parlare con forza al presente.

Venezia ha consacrato il film come una rivelazione, ma il suo percorso è appena iniziato: un viaggio che si preannuncia ricco di soddisfazioni.

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Corato, bimbo di cinque mesi muore in un incidente stradale

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Un bimbo di cinque mesi è morto nella notte a causa delle gravi ferite riportate nell’incidente stradale avvenuto nella tarda serata di ieri alla periferia di Corato, in provincia di Bari.

Secondo la ricostruzione fatta dagli agenti della polizia locale, il piccolo viaggiava a bordo dell’auto guidata dalla madre che avrebbe perso il controllo del mezzo per schivare un animale.

Le sue condizioni sono apparse subito preoccupanti. Trasportato dal personale del 118 al Policlinico di Bari, è morto nella notte. Ferita anche la madre che è ricoverata nel reparto di Chirurgia dell’ospedale di Corato: le sue condizioni non sarebbero gravi.
L’auto guidata dalla donna è finita contro un albero di pino.
L’impatto ha fatto attivare gli airbag e il neonato, che era stato sistemato sull’ovetto posizionato sul sedile anteriore di fianco a quello di guida, è stato sbalzato.

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Locri, due medici indagati per certificati falsi di malattia

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Il gruppo di Locri della Guardia di finanza ha arrestato due medici di base con l’accusa di falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e truffa ai danni dello Stato.

Ai domiciliari sono finite Nadia Giovanna Sorbara, di 62 anni, e Immacolata Iozzo, di 67.

Gli arresti sono stati fatti in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Locri su richiesta del procuratore della Repubblica, Giuseppe Casciaro, nell’ambito di un’inchiesta in cui sono indagate complessivamente 144 persone.
 L’inchiesta é stata avviata sulla base della denuncia presentata da un cittadino. Dalle indagini, riferisce in una nota stampa la Guardia di finanza, è emerso uno “scenario allarmante” in cui i medici di base arrestati procedevano, in maniera “spregiudicata” e “disinvolta”, al rilascio di numerosi certificati di malattia in favore di soggetti beneficiari, perlopiù braccianti agricoli, attestando periodi di infermità anche di lunga durata. I certificati di malattia rappresentavano la prosecuzione di precedenti attestazioni, senza effettuare alcuna visita medica.
Secondo gli inquirenti, si é trattato di un “esercizio distorto della professione medica” che avrebbe consentito ai destinatari delle false certificazioni di beneficiare indebitamente di numerose assenze sul posto di lavoro e la percezione illecita delle relative indennità di malattia, liquidate dall’Inps, per un importo complessivo di quasi 70 mila euro.
Nell’inchiesta è indagato anche un terzo medico, Alba Sorbara di 53 anni, accusata di aver coadiuvato la sorella Nadia Giovanna nell’emissione di alcuni certificati. Il Gip ha però rigettato la richiesta di arresto a suo carico.

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Cuba, italiano arrestato per aver causato la morte di una donna in un incidente stradale

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La Procura generale cubana ha reso noto che il 56enne italiano Mario Pontolillo, con residenza permanente a Cuba, sarebbe il responsabile di un incidente stradale avvenuto il 25 agosto scorso tra il centro della capitale e l’Avana vecchia.

Lo rende noto il sito Tribuna de la Habana, organo del comitato provinciale del partito comunista cubano.
L’incidente ha causato la morte della 35enne Mairovis Valier Heredia, e il ferimento di almeno otto persone.
Pontolillo, un ex carabiniere, è dal 25 agosto scorso in carcere preventivo e con divieto di lasciare l’isola, mentre proseguono le indagini per portarlo a processo con pene proporzionate “alla gravità dei fatti”.
L’annuncio è arrivato dopo giorni di silenzio ufficiale e voci su presunti tentativi di protezione di imprenditori stranieri legati al governo dopo che la famiglia della vittima aveva denunciato la mancanza di sostegno da parte delle autorità, rende noto il sito di Martí Noticias, precisando che il caso ha scosso l’opinione pubblica cubana e la comunità italiana locale, tra richieste di giustizia e sospetti di insabbiamenti.

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Pisa, Pro Pal bloccano i treni in stazione

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Centinaia di manifestanti Pro Pal stanno bloccando la circolazione dei treni alla stazione di Pisa.

Le persone si sono staccate da un corteo di circa 1500 manifestanti scesi in piazza per sostenere l’iniziativa della Global Sumud Flottilla. Il corteo ha attraversato pacificamente il centro fino a raggiungere la stazione. Raggiunta la piazza, centinaia di manifestanti sono entrati dentro la stazione occupando il primo binario. La circolazione dei treni è al momento interrotta. All’esterno prosegue invece il presidio degli altri. A parte l’occupazione dei binari, la situazione appare tranquilla. Disagi per i pendolari in rientro.
   

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E’ morto Giorgio Armani, il “Re” della moda

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In ogni mondo ci sono un prima e un dopo: per la moda, Giorgio Armani – un nome che da solo evoca uno stile inconfondibile – è lo spartiacque del ‘niente sarà più come prima’.

Perché in un tempo in cui chiunque dice senza vergogna tutto e il contrario di tutto, Giorgio Armani – mancato oggi a Milano a 91 anni, che aveva compiuto l’11 luglio – è stato simbolo assoluto di coerenza. Di pensiero, che si è fatto stile, in un’unità di intenti di una vita, iniziata l’11 luglio 1935 a Piacenza, e di una carriera, cominciata nel 1975, che ha portato ‘re Giorgio’ – come era affettuosamente chiamato – ad essere a capo di un gruppo, fieramente indipendente, simbolo del made in Italy.

La camera ardente per l’ultimo saluto sarà allestita da sabato 6 settembre e sarà visitabile fino a domenica 7 settembre, dalle 9 alle 18, a Milano, in via Bergognone 59, presso l’Armani/Teatro. Per sua espressa volontà, i funerali si svolgeranno in forma privata. In 50 anni di lavoro, consacrati da copertine su Time, dal successo a Hollywood, dalle One Night Only in giro per il mondo, dall’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferitagli dal presidente Mattarella, mai una contraddizione, uno sgarro a un’etica fatta di dedizione e passione.

Nella sua Piacenza, in occasione della laurea honoris causa conferitagli dalla Cattolica, Armani aveva ricordato anche uno dei momenti più duri della sua vita, la morte del socio e compagno Sergio Galeotti, mancato nel 1985, dieci anni dopo aver fondato con lui la Giorgio Armani. Eppure all’inizio della carriera, arrivato da Piacenza a Milano, anche per lui non era stato semplice: dall’ormai mitico maggiolino Volkswagen venduto per lanciare l’attività alla paura di non essere all’altezza, ma poi “piano piano – raccontava a un’anteprima cinematografica qualche anno fa – ho preso forza e coraggio di voler essere qualcuno in questa avventura”. E lo ha fatto lasciando un’impronta indelebile, che non era fatta solo di stile, ma di una visione di grande rigore. “Ho fatto la mia rivoluzione, sottile e sussurrata, ma pesante – le sue parole – scardinando delle regole dell’abbigliamento che c’erano da 30-40 anni, come proporre un abito da sera con il tacco basso, togliere rigidità alla giacca, immaginare che una donna potesse essere vestita come un uomo”. Con una carriera del genere, chiunque avrebbe riposato sugli allori, ma lui no: infaticabile fino all’ultimo, dopo il ricovero in una clinica milanese, ha dovuto rinunciare a uscire in passerella a fine show, alle ultime sfilate maschili, ma ha assicurato che sarebbe stato sempre lui ad avere la parola finale su tutto, come nella splendida mostra allestita al Silos per i 20 anni della linea Privé, da lui personalmente curata, come ogni cosa a casa Armani.

Lui, l’uomo che dava del tu a Robert De Niro e Leonardo DiCaprio, che entrava a braccetto alla Scala con Sophia Loren, che era celebrato in tutto il mondo, era soprattutto questo: un signore nell’animo. Ed è questa la lezione di stile che ci ha consegnato, nei suoi 91 anni vissuti sotto il segno del Cancro e di una coerenza assoluta a un ideale tanto romantico quanto pragmatico: non rinunciare mai a inseguire un sogno, dosando passione e dedizione e restando sempre fedeli a sé stessi e ai propri valori. L’ultimo sogno realizzato, quello di acquistare per ridare vita a La Capannina di Forte dei Marmi dove negli anni Sessanta conobbe il suo amico e poi socio Sergio Galeotti, con un ultimo, gesto romantico. Oggi, mentre il sindaco di Milano proclama il lutto cittadino, a dirgli addio non è solo lo star system – da Julia Roberts a Anne Hathaway a Claudia Cardinale – ma anche il mondo della politica, dell’imprenditoria e dello sport. Lo saluta il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, come “maestro dello stile e della moda e simbolo del genio italiano nel mondo”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo definisce “un’icona, un lavoratore instancabile, un simbolo dell’Italia migliore”. Per il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, “ambasciatore del Made in Italy nel mondo”. Per la segretaria del Pd Elly Schlein, “Giorgio Armani ha segnato in modo indelebile la storia della moda. Con la sua eleganza ha contribuito a definire l’immagine dell’Italia nel mondo”.

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Acquasanta Terme, 71enne muore schiacciato da un escavatore

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Un uomo di 71 anni è stato trovato morto la notte scorsa a Valledacqua, frazione di Acquasanta Terme, probabilmente vittima di un incidente sul lavoro. A dare l’allarme sono stati i familiari non avendo sue notizie da diverse ore. Le ricerche hanno condotto nel luogo dove l’uomo stava effettuando alcuni lavori con un escavatore. Lì, intorno alle 2, è stato trovato, purtroppo ormai privo di vita. L’ipotesi principale è che il mezzo meccanico si sia ribaltato schiacciando il 71enne in maniera fatale. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 che hanno potuto solo constatare il decesso dopo che i vigili del fuoco erano riusciti ad estrarre il corpo, incastrato sotto l’escavatore. Sul tragico fatto stanno compiendo accertamenti i carabinieri.

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Napoli, donna uccide il marito dopo essere stata accoltellata

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Omicidio la scorsa notte a Napoli dove una donna aggredita e ferita con un coltello dal marito si è difesa e l’ha accoltellato a sua volta uccidendolo.

E’ accaduto tra le 2,30 e le 2,45. La donna ha chiamato i soccorsi e in via Sant’Arcancengelo a Baiano, nel quartiere Vicaria-Mercato, è giunta la Polizia di Stato, con pattuglie dell’Upg e del commissariato Decumani.
La signora è stata accompagnata nell’ospedale Vecchio Pellegrini della città dove è stata ricoverata in codice rosso ma non in pericolo di vita: la sua versione dei fatti e la sua posizione sono al vaglio della Squadra Mobile e della Procura di Napoli.
   

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