Lavitola arrestato per l’attentato a Ranucci: spunta la foto con Tavares e quella frase sul «prestito»

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Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci e Gomes Tavares nella foto del 2022
Valter Lavitola, Sigfrido Ranucci e Gomes Tavares nella fotografia acquisita agli atti dell’inchiesta
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Il gip considera il giornalista estraneo al piano. Nelle carte dell’inchiesta anche una fotografia del 2022 con Lavitola e Gomes Tavares e una conversazione in cui il giornalista scherza: «Sono in difficoltà, devi prestarmelo»

Una fotografia scattata nel 2022 e una conversazione tra amici. Sono alcuni degli elementi che emergono dalle carte dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Valter Lavitola, accusato dalla Procura di Roma di essere il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci.

L’ex giornalista ed editore è finito in carcere con l’accusa di aver pianificato l’attacco contro il conduttore di Report. L’ordigno era stato collocato nell’ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia.

Secondo l’accusa, Lavitola avrebbe agito attraverso il suo factotum Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense attualmente ricercato. Gli investigatori ritengono che Tavares abbia avuto un ruolo di intermediario con il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’esplosivo.

La foto del 2022 con Ranucci, Lavitola e Tavares

Tra gli elementi acquisiti nell’inchiesta c’è una fotografia che risale al 2022. Nell’immagine compaiono insieme Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola e Gomes Tavares.

Lo scatto è diventato uno degli elementi attraverso i quali gli investigatori hanno ricostruito il rapporto tra i tre.

Ranucci conosceva quindi Tavares già da alcuni anni. Un rapporto che, secondo quanto emerge dalle carte, si inseriva nella più ampia relazione di amicizia tra il conduttore di Report e Lavitola.

La fotografia, da sola, non dimostra però alcun coinvolgimento di Ranucci nell’attentato. Ed è proprio questo uno degli aspetti sottolineati dal giudice nell’ordinanza.

«Sono in difficoltà, devi prestarmelo»: la frase di Ranucci

Nelle carte dell’indagine compaiono anche alcune conversazioni tra Ranucci e Lavitola.

In particolare, nell’ottobre 2024 il giornalista avrebbe scritto all’ex editore raccontandogli di trovarsi in una situazione difficile. Ranucci avrebbe comunque assicurato di voler andare avanti.

Quando Lavitola gli avrebbe chiesto come poterlo aiutare, il giornalista avrebbe risposto con una battuta.

«Sono in difficoltà su tutto», avrebbe scritto Ranucci. Poi la richiesta scherzosa di poter avere in prestito Gomes Tavares.

Una conversazione che, secondo quanto riportato nelle carte, avrebbe provocato l’ilarità di Lavitola.

Il gip: Ranucci non sapeva nulla dell’attentato

È uno dei passaggi più importanti dell’ordinanza.

Il gip esclude un accordo tra Lavitola e Ranucci. Dagli elementi raccolti, secondo il giudice, non emergerebbero prove di una partecipazione del giornalista al progetto.

Ranucci sarebbe stato invece vittima di una manipolazione.

Il giudice ricostruisce un rapporto molto stretto tra i due. Un legame che, secondo l’ordinanza, avrebbe contribuito alla reazione di sorpresa e incredulità del conduttore quando ha saputo dell’incriminazione dell’amico.

L’ipotesi accusatoria è quindi diversa da quella di un attentato organizzato con la consapevolezza della vittima.

Il piano: spingere Ranucci verso la politica

Secondo i magistrati, il movente dell’attentato sarebbe legato a un progetto politico attribuito a Lavitola.

L’idea, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stata quella di aumentare la popolarità di Ranucci e favorirne l’ingresso in politica.

Il gip parla di un progetto ambizioso. L’obiettivo sarebbe stato creare le condizioni per un successivo ruolo dello stesso Lavitola nel nuovo scenario politico.

L’attentato, sempre secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, avrebbe dovuto apparire come un avvertimento. L’intenzione non sarebbe stata quella di uccidere Ranucci, ma di intimidirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste.

Il piano avrebbe quindi dovuto produrre paura senza mettere realmente in pericolo la vita del giornalista.

Gomes Tavares è ricercato: «Non torno in Italia»

Per gli investigatori, Gomes Clesio Tavares avrebbe rappresentato il collegamento tra Lavitola e il gruppo incaricato di eseguire materialmente l’attentato.

Nei suoi confronti è stato emesso un provvedimento di arresto. L’uomo si troverebbe attualmente in Africa.

Interpellato dal Tg1, Tavares ha fatto sapere di non voler rientrare per il momento in Italia.

Ha sostenuto di voler conoscere le ragioni dell’arresto prima di prendere una decisione sul proprio rientro. Ha inoltre annunciato di voler fornire la propria versione dei fatti.

L’accusa del metodo mafioso

Nell’inchiesta viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.

L’accusa riguarda Lavitola, Tavares e le persone ritenute coinvolte nell’esecuzione dell’attentato.

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato una modalità intimidatoria riconducibile a quel contesto. L’ordigno era stato collocato davanti alla casa di Ranucci a Pomezia e aveva provocato ingenti danni alle automobili.

L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Lavitola respinge le accuse

Lavitola respinge le contestazioni che gli vengono mosse.

Durante una precedente perquisizione, secondo quanto riportato nelle carte, avrebbe fornito agli investigatori una propria ricostruzione dei fatti. L’ex editore avrebbe anche indicato una possibile pista alternativa legata ai servizi segreti.

Per il gip, invece, Lavitola avrebbe mostrato una particolare capacità di manipolazione e una forte spregiudicatezza.

Nell’ordinanza il giudice evidenzia anche i rapporti internazionali dell’indagato. Il giorno delle perquisizioni, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lavitola sarebbe stato pronto a lasciare l’Italia.

L’avvocato di Ranucci: «Fondamentale capire il movente»

Dopo l’arresto è intervenuto anche Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci.

Per l’avvocato, il provvedimento conferma la gravità e la complessità dell’attentato.

Resta ora da chiarire fino in fondo il movente e il contesto nel quale sarebbe maturato il progetto.

Nel frattempo, la posizione di Ranucci appare distinta da quella degli indagati: il gip non ha trovato elementi per considerarlo parte del piano e lo descrive come vittima della presunta strategia di Lavitola.

L’indagine dovrà ora stabilire tutti i passaggi dell’organizzazione dell’attentato, dal presunto mandante agli intermediari fino agli esecutori materiali.

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