Legge elettorale, settimana decisiva alla Camera: Meloni blinda lo Stabilicum contro i franchi tiratori

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Giorgia Meloni durante l'iter della nuova legge elettorale Stabilicum
Giorgia Meloni: settimana decisiva alla Camera per la nuova legge elettorale e per lo Stabilicum.
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Tra oggi e mercoledì i voti di fiducia sui primi tre articoli, poi giovedì il verdetto finale. Il nuovo sistema prevede un impianto proporzionale con premio di maggioranza sopra il 42%, preferenze e capilista bloccati

Settimana decisiva per la nuova legge elettorale. Lo Stabilicum torna al centro dell’Aula della Camera e il governo di Giorgia Meloni sceglie la fiducia per blindare i primi tre articoli del testo, modificato dal Senato e ora arrivato alla terza lettura a Montecitorio.

L’appuntamento è fissato per le 14 di oggi, lunedì 5 ottobre, quando inizierà l’esame con la posizione delle questioni di fiducia. Il percorso proseguirà nei prossimi giorni fino al voto finale, previsto per giovedì 8 ottobre. La Camera ha confermato ufficialmente la convocazione e le tre questioni di fiducia preannunciate.

Per la maggioranza non è soltanto una partita sulla riforma del sistema di voto. Meloni ha infatti legato più volte il destino politico del provvedimento alla tenuta dell’esecutivo, mettendo in guardia dalla possibilità che eventuali franchi tiratoripossano affossare la riforma nel passaggio parlamentare.

Tre fiducie per blindare la riforma

I primi due articoli sui quali il governo pone la fiducia riguardano anche il sistema delle preferenze, modificato durante il passaggio al Senato. Il terzo interviene invece sulla configurazione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone.

La scelta di ricorrere alla fiducia anche su quest’ultimo articolo punta a evitare possibili sorprese durante l’esame parlamentare. Il percorso prevede poi l’esame degli ordini del giorno e, infine, il voto complessivo sul provvedimento.

Il primo test a scrutinio segreto è già arrivato il primo ottobre. La Camera ha respinto le cinque questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. I voti contrari alle pregiudiziali sono stati 229, mentre quelli favorevoli 151.

In quella votazione la maggioranza ha retto. Ora, però, l’attenzione si sposta sull’ultimo tratto dell’iter.

Come funziona lo Stabilicum

Il cuore della riforma è un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza.

Il premio scatta per la coalizione o la forza politica che ottiene il maggior numero di voti, a condizione che raggiunga almeno il 42% dei consensi.

Il testo stabilisce inoltre un tetto massimo ai seggi assegnabili alla maggioranza: 220 deputati alla Camera e 113 senatori al Senato.

Per l’elezione dei parlamentari è previsto un sistema misto tra capilista bloccati e preferenze. Gli elettori potranno quindi esprimere la propria scelta sui candidati secondo le modalità previste dalla riforma, mentre il primo nome della lista resterà predeterminato.

Al momento del deposito del contrassegno sarà inoltre indicato il candidato alla presidenza del Consiglio collegato alla coalizione o alla lista.

Restano le soglie del Rosatellum

Sul fronte delle soglie di accesso al Parlamento, la riforma mantiene i livelli già previsti dal Rosatellum.

La soglia resta quindi al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni.

Non viene invece prevista una soglia specifica per concorrere al calcolo della cifra elettorale nazionale utilizzata ai fini dell’attribuzione del premio di maggioranza.

La combinazione tra proporzionale, premio e preferenze rappresenta uno dei principali elementi di discontinuità rispetto al sistema attualmente in vigore.

Più firme per presentarsi alle elezioni

Tra le altre modifiche c’è anche un aumento significativo delle firme necessarie per presentare le candidature.

Per le formazioni che non siedono già in Parlamento, il numero minimo passa da 1.500 a 6mila firme per collegio.

Sono previste alcune esenzioni legate alla presenza parlamentare dei gruppi. Le nuove regole incidono quindi anche sulle condizioni di accesso alla competizione elettorale delle formazioni che non dispongono già di una rappresentanza nelle Camere.

Cambia inoltre l’organizzazione della circoscrizione Estero. Per la Camera le ripartizioni geografiche scendono da quattro a due, Europa ed extra Ue, mentre per il Senato viene prevista una sola area.

Arriva il voto per i fuorisede

Un’altra novità riguarda il voto dei cittadini fuorisede.

Il testo introduce la possibilità di votare nel luogo in cui ci si trova temporaneamente domiciliati da almeno nove mesi, senza dover necessariamente rientrare nel proprio Comune di residenza.

Il requisito temporale scende a tre mesi per chi si trova fuori dal Comune per motivi di cura.

Durante il passaggio al Senato la possibilità è stata estesa anche ai caregiver, cioè alle persone che assistono familiari o altri soggetti non autosufficienti. La modifica era stata approvata a Palazzo Madama all’unanimità.

Meloni e il timore dei franchi tiratori

Sul percorso della riforma pesa il precedente della prima lettura alla Camera e, soprattutto, la possibilità che lo scrutinio segreto possa far emergere dissensi non dichiarati all’interno della maggioranza.

Meloni ha più volte sottolineato pubblicamente il peso politico che avrebbe una bocciatura della legge elettorale.

Per questo l’ultima settimana dello Stabilicum assume un significato che va oltre le nuove regole per le elezioni.

Dopo il passaggio al Senato, dove il testo è stato approvato con 113 voti favorevoli e 71 contrari, la Camera deve pronunciarsi nuovamente sulle modifiche apportate da Palazzo Madama.

La maggioranza ha già superato il primo voto segreto sulle pregiudiziali. Giovedì 8 ottobre arriverà però il voto finale, ultimo passaggio parlamentare previsto per la riforma. Ed è su quel voto che si concentrerà l’attenzione politica dei prossimi giorni.

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