Guerra nel Golfo, raid Usa su Qeshm: l’Iran colpisce Kuwait e Bahrein con missili e droni

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guerra nel Golfo fumo e fuoco dopo raid Usa su Qeshm
Fumo e fiamme dopo i raid che hanno colpito obiettivi sull’isola iraniana di Qeshm.
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Notte di massima tensione dopo gli attacchi americani sull’isola iraniana. Teheran rivendica azioni contro obiettivi legati agli Usa, mentre Kuwait e Bahrein denunciano danni, feriti e missili intercettati

La guerra nel Golfo entra in una fase ancora più pericolosa. Nella notte gli Stati Uniti hanno condotto nuovi raid sull’isola iraniana di Qeshm, colpendo una torre radio e obiettivi definiti “difensivi”. La risposta di Teheran è arrivata poche ore dopo, con missili e droni contro il Kuwait e il Bahrein.

Secondo le autorità kuwaitiane, alcuni droni iraniani hanno colpito un terminale passeggeri dell’aeroporto internazionale del Kuwait, causando diversi feriti e la sospensione del traffico aereo. Il Bahrein ha invece annunciato di aver intercettato tre missili e diversi droni diretti verso obiettivi civili.

Pasdaran rivendicano anche danni alla base della Quinta Flotta americana in Bahrein. Washington smentisce e parla di attacchi andati a vuoto. Intanto il prezzo del gas sale e le borse europee aprono in calo, mentre cresce il timore per la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Raid Usa su Qeshm, cosa è successo nella notte

La nuova escalation è iniziata con i raid americani sull’isola di Qeshm, nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno parlato di operazioni difensive contro infrastrutture militari iraniane.

Secondo la ricostruzione diffusa da Washington, i raid hanno colpito una torre radio e strutture usate per il coordinamento delle attività militari. L’azione segue giorni di tensione crescente dopo gli attacchi a navi e obiettivi strategici nell’area.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti mantiene alta l’allerta nelle basi regionali. Le forze americane monitorano Kuwait, Bahrein, Qatar e Arabia Saudita, dove le sirene sarebbero entrate in funzione durante la notte.

La Casa Bianca sostiene di voler contenere l’escalation. Tuttavia, la sequenza degli ultimi attacchi mostra un confronto sempre più diretto tra Washington e Teheran.

Guerra nel Golfo, Teheran colpisce il Kuwait

La risposta iraniana ha coinvolto direttamente il Kuwait. Le autorità locali hanno riferito che droni e missili hanno raggiunto il terminale T1 dell’aeroporto internazionale.

L’attacco ha provocato danni materiali alla struttura e diversi feriti. I soccorritori hanno prestato le prime cure alle persone coinvolte, mentre le autorità hanno attivato il piano di emergenza.

Il traffico aereo è stato sospeso per motivi di sicurezza. Le forze armate kuwaitiane hanno elevato lo stato di allerta e hanno avviato il coordinamento con le strutture civili.

Il portavoce del ministero della Difesa del Kuwait ha definito l’attacco una “aggressione criminale iraniana”. Il governo segue ora l’evoluzione della crisi insieme agli alleati regionali.

Bahrein sotto attacco, intercettati missili e droni

Anche il Bahrein denuncia un attacco diretto. Le forze armate del Regno hanno annunciato l’intercettazione di tre missili e diversi droni iraniani.

Secondo Manama, Teheran avrebbe preso di mira infrastrutture civili. Il comando militare bahreinita parla di un “approccio ostile sistematico” da parte dell’Iran.

I Pasdaran sostengono invece di aver danneggiato la base della Quinta Flotta Usa. Gli Stati Uniti respingono la ricostruzione e affermano che gli attacchi iraniani non avrebbero raggiunto gli obiettivi militari.

La tensione resta altissima. Il Bahrein ospita asset strategici americani e rappresenta uno dei punti chiave della presenza statunitense nel Golfo.

Lo Stretto di Hormuz fa tremare i mercati

La crisi militare si riflette subito sui mercati. Il prezzo del gas ad Amsterdam ha aperto in rialzo, mentre le borse europee hanno registrato un avvio negativo.

Gli investitori guardano soprattutto allo Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per il commercio mondiale di petrolio e gas. Ogni blocco o minaccia nell’area può far salire i prezzi dell’energia in poche ore.

Il Gme ha indicato l’Italian Gas Index a 50,45 euro al megawattora, in aumento rispetto al giorno precedente. Anche il Ttf di Amsterdam ha mostrato un rialzo nelle prime contrattazioni.

La pressione sui prezzi energetici rischia di pesare su famiglie, imprese e industria europea. L’Italia osserva con particolare attenzione, perché dipende ancora da una quota rilevante di energia importata.

L’Ocse taglia le stime: pesa la guerra in Medio Oriente

La nuova fase della guerra nel Golfo preoccupa anche l’economia mondiale. L’Ocse ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026.

L’organizzazione segnala il peso dei prezzi dell’energia, dei fertilizzanti e dei trasporti marittimi. In uno scenario di perturbazioni limitate, la crescita mondiale scenderebbe al 2,8%.

Se il conflitto dovesse proseguire a lungo, la crescita potrebbe rallentare ancora. In quel caso molte economie rischierebbero una fase di forte debolezza, con più inflazione e minore fiducia.

Per l’Italia, l’Ocse indica una crescita allo 0,5% nel 2026. Il nuovo shock energetico pesa su consumi, investimenti ed esportazioni.

Libano e Israele, l’altra crisi che complica i negoziati

La notte di tensione nel Golfo si intreccia con il fronte libanese. Israele continua le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano, mentre la milizia sciita rivendica nuovi lanci di razzi verso il nord di Israele.

Il ministero della Salute libanese ha riferito cinque morti e 48 feriti nei raid israeliani. Tra gli obiettivi colpiti ci sarebbe anche un ospedale a Tebnine, con feriti tra personale sanitario e civili.

Secondo alcune ricostruzioni, la crisi libanese avrebbe provocato anche uno scontro durissimo tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Il presidente americano avrebbe chiesto a Israele di fermare l’escalation per non compromettere i colloqui con l’Iran.

La diplomazia resta dunque appesa a un equilibrio fragile. Da una parte proseguono i contatti per evitare una guerra più ampia. Dall’altra, nuovi raid e rappresaglie continuano ad allargare il fronte della crisi.

Le prossime ore decisive per la de-escalation

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto colloqui con diversi omologhi, tra cui quelli di Francia, Turchia, Qatar, Egitto, Pakistan e Arabia Saudita.

Teheran presenta gli attacchi contro Kuwait e Bahrein come risposta all’aggressione americana. Washington contesta questa versione e accusa l’Iran di colpire infrastrutture civili.

Il rischio maggiore riguarda ora una catena di nuove rappresaglie. Un altro attacco contro basi americane o aeroporti del Golfo potrebbe far precipitare la situazione.

La guerra nel Golfo resta quindi il dossier più urgente per le cancellerie internazionali. Nelle prossime ore si capirà se la diplomazia riuscirà a riaprire uno spazio di dialogo oppure se l’escalation continuerà a correre.

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