Domenico Caliendo, oggi autopsia e incidente probatorio: il caso del bimbo morto a Napoli dopo il trapianto entra nel vivo

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Autopsia Domenico Caliendo
Accertamenti al Secondo Policlinico sul caso Domenico Caliendo.
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Si gioca oggi un passaggio cruciale nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto lo scorso 21 febbraio a Napoli dopo un trapianto di cuore rivelatosi fatale. Presso l’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli sono in programma l’autopsia e l’incidente probatorio che dovranno chiarire i punti ancora oscuri della vicenda.

Dopo gli esiti tecnici, entrerà nel vivo la battaglia legale su una delle tragedie sanitarie che più hanno scosso l’opinione pubblica.

Le domande chiave

Il nodo centrale è uno: si poteva salvare Domenico?

Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, l’accertamento tecnico dovrà chiarire se esistesse un’alternativa terapeutica che avrebbe potuto mantenere il piccolo in condizioni compatibili con un secondo trapianto.

“Ci aspettiamo che emerga che si sarebbe potuta percorrere un’altra strada”, ha dichiarato il legale, che chiede anche un approfondimento su:

L’eventuale lesione al ventricolo sinistro
L’esatto orario del clampaggio aortico
La presenza della cartella anestesiologica, che – secondo la famiglia – non sarebbe stata ancora trasmessa

Il collegio dei periti

È stato intanto superato l’ultimo ostacolo che rischiava di far slittare l’incidente probatorio. Il gip Mariano Sorrentino ha accolto l’istanza di ricusazione avanzata dalla famiglia nei confronti del professor Mauro Rinaldi, sostituendolo con il professor Ugolini Livi.

Il collegio peritale dovrà sciogliere i nodi tecnici che ruotano attorno alla gestione dell’organo donato.

Il giallo dei tempi

Dalle conversazioni intercettate in sala operatoria emergono dettagli che aggravano il quadro.

Secondo la scansione degli orari, Domenico sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. Il nuovo organo sarebbe arrivato alle 14.30 del giorno dell’intervento. Alle 15 sarebbe stato scoperto che era conservato in un box con ghiaccio secco. Alle 15.14, secondo i verbali, i medici avrebbero tentato di scongelarlo passando l’organo sotto acqua tiepida per circa venti minuti.

Poi la decisione di impiantarlo comunque, ritenendolo “unica scelta possibile”.

Un buco temporale di circa venti minuti resta al centro delle verifiche investigative.

Le parole del cardiochirurgo

Nel frattempo è intervenuto pubblicamente il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto.

“Ho operato bene, ho fatto il mio mestiere. Sono una vittima: ho salvato tremila bambini da quando lavoro in Campania”, ha dichiarato in un’intervista televisiva, definendosi anch’egli vittima della vicenda.

Oppido respinge ogni accusa diretta e punta sull’errore a monte: lo scambio tra ghiaccio normale e ghiaccio secco, che avrebbe “bruciato” l’organo.

La replica della madre del piccolo è stata secca: “La vittima è solo Domenico”.

Il nodo dell’espianto anticipato

Uno dei punti più controversi riguarda la decisione di procedere con l’espianto del cuore malato prima dell’arrivo effettivo dell’organo del donatore in sala operatoria.

Perché l’intervento è stato avviato senza avere certezza delle condizioni del cuore nuovo? È uno dei quesiti che il collegio dovrà chiarire.

Nella cartella clinica emergerebbe un quadro drammatico: tentativi di scongelamento e incertezze operative prima dell’impianto definitivo.

I funerali

L’esito dell’incidente probatorio potrebbe sbloccare anche la restituzione della salma alla famiglia per i funerali. Non è esclusa la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso vicinanza alla madre del bambino.

“L’obiettivo è liberare la salma del piccolo Domenico”, ha sottolineato il legale, ma i tempi dipenderanno dagli accertamenti tecnici.

Una vicenda che interroga la sanità

Il caso di Domenico Caliendo non è solo un’inchiesta giudiziaria. È una ferita aperta nel sistema sanitario e nella fiducia dei cittadini.

Le prossime ore saranno decisive. L’autopsia e l’incidente probatorio dovranno trasformare le ipotesi in certezze tecniche.

Poi sarà il tempo delle responsabilità.

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