Bimbo Napoli, dopo il no al secondo trapianto si parla di sedazione palliativa. La madre: “Finché respira non muore la speranza”

24
0
La mamma con il piccolo Domenico
Il piccolo resta ricoverato al Monaldi di Napoli
.occhio.com

Dopo la decisione del comitato di esperti di escludere un secondo trapianto di cuore, per il piccolo Domenico – il bambino di due anni ricoverato al Monaldi di Napoli – si apre uno scenario drammatico. I medici valutano ora la possibilità di un accompagnamento al fine vita in sedazione palliativa, mentre la madre ribadisce con fermezza: “Finché respira è vivo. Non mi arrendo”.

Il caso, già al centro di un’inchiesta giudiziaria per il danneggiamento dell’organo trapiantato, entra così in una fase ancora più delicata. La dimensione clinica si intreccia con quella etica e umana.

Le condizioni cliniche: perché non è possibile un nuovo intervento

Il team di specialisti ha escluso un secondo trapianto alla luce delle condizioni generali del bambino. A pesare in modo determinante è stata la presenza di un’emorragia cerebrale, emersa dagli ultimi esami diagnostici.

Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale Regina Margherita di Torino e componente dell’Heart Team, ha spiegato che l’impianto di un Ventricular Assistance Device sarebbe stato insostenibile.

“Con un’emorragia cerebrale in atto e un supporto extracorporeo già in corso, impiantare un dispositivo di assistenza ventricolare avrebbe comportato un rischio altissimo di spandimento ematico cerebrale”, ha chiarito lo specialista.

Il bambino è attualmente sostenuto da ECMO, una macchina che garantisce la circolazione extracorporea. Si tratta però di una soluzione temporanea, concepita come ponte verso un trapianto. Se il trapianto non è praticabile, l’ECMO perde la sua funzione strategica.

Sedazione palliativa: cosa significa

Il termine “sedazione compassionevole” – più correttamente definita sedazione palliativa profonda – indica una pratica medica prevista nei casi in cui il paziente si trovi in condizioni irreversibili e con sofferenze refrattarie ai trattamenti.

Non si tratta di eutanasia. La sedazione palliativa mira a ridurre la sofferenza quando non esistono terapie efficaci per invertire il decorso clinico.

Nel caso di Domenico, i medici starebbero valutando questa opzione qualora non vi siano più prospettive terapeutiche attive. Al momento, dall’ospedale non è arrivata conferma ufficiale sull’avvio della procedura.

Il principio di appropriatezza terapeutica

Il dibattito si concentra su due principi fondamentali della bioetica medica: beneficenza e proporzionalità.

Enrico Furlan, filosofo morale e bioeticista dell’Università di Padova, ha spiegato che il primo criterio guida è quello di proporre solo trattamenti appropriati, cioè interventi che offrano un beneficio superiore ai rischi.

Quando un intervento non aumenta le probabilità di sopravvivenza o comporta un danno maggiore rispetto al possibile vantaggio, i medici hanno il dovere di fermarsi.

La medicina, in questi casi, non persegue l’accanimento terapeutico ma la tutela della dignità del paziente.

Il tema delle risorse e la questione etica

Un altro elemento che ha pesato nella decisione dell’Heart Team riguarda la disponibilità limitata degli organi. Impiantare un cuore in un paziente con probabilità quasi nulle di sopravvivenza significherebbe sottrarre quell’organo a un altro bambino in lista d’attesa.

È un ragionamento che appartiene alla medicina dei trapianti e alla gestione delle risorse scarse. Tuttavia, applicarlo a un caso concreto che coinvolge un bambino in condizioni critiche rende la riflessione estremamente dolorosa.

Le domande ancora aperte

Parallelamente alla valutazione clinica, resta aperto il fronte giudiziario. L’inchiesta della Procura di Napoli dovrà chiarire eventuali responsabilità nella fase di trasporto dell’organo trapiantato.

La famiglia, attraverso il proprio legale, ha sollevato interrogativi sulle scelte terapeutiche successive. Perché non si è tentata prima una soluzione alternativa all’ECMO? Era possibile intervenire in tempi diversi?

Sono domande che troveranno risposta solo con il completamento delle indagini.

La posizione della madre

In questo quadro complesso, la voce della madre rompe la dimensione tecnica con la forza della speranza.

“Sono distrutta, ma fin quando mio figlio respirerà la speranza non muore. Non posso arrendermi ora. Continueremo a valutare anche strade estere”, ha dichiarato Patrizia Mercolino.

Le sue parole esprimono una posizione comprensibile sul piano umano. I genitori, di fronte alla prospettiva del fine vita, tendono naturalmente a cercare ogni possibilità residua.

Il ruolo dei medici nella decisione

Secondo il bioeticista Furlan, la decisione clinica finale spetta ai medici quando non esistono opzioni terapeutiche efficaci. I genitori non sono “proprietari” dei figli, ma ne sono i rappresentanti legali; tuttavia la responsabilità tecnica resta in capo all’equipe sanitaria.

Questo principio tutela sia il paziente sia la correttezza dell’atto medico.

Tra medicina, etica e dolore

Il caso di Domenico non è solo una vicenda clinica. È un punto di intersezione tra medicina avanzata, limiti scientifici, risorse sanitarie e speranza familiare.

La tecnologia consente oggi interventi un tempo impensabili. Ma esistono situazioni in cui anche la medicina più sofisticata incontra un limite.

Una decisione che segna un confine

La possibile attivazione della sedazione palliativa segna il passaggio dalla medicina curativa a quella di accompagnamento. È una transizione che richiede consenso informato, dialogo e grande sensibilità.

Il piccolo resta al centro di un percorso complesso. Attorno a lui si muovono medici, magistrati, istituzioni e una famiglia che continua a sperare.

La decisione dell’Heart Team non chiude la vicenda. Ma definisce un confine clinico oltre il quale la medicina non può più promettere guarigione.

agos_.it
iseofinestre.com
medi-market.it
Previous articleEpstein files, arrestato l’ex principe Andrea per abuso d’ufficio
Next articleSedazione palliativa nei bambini, cosa prevede la legge italiana sul fine vita

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here