Teheran include il Libano nell’intesa e accusa Israele di violazioni: petroliere costrette a invertire la rotta, rischio escalation
La guerra Iran Usa torna a salire di intensità nonostante la tregua annunciata nei giorni scorsi. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che le forze statunitensi resteranno “schierate vicino all’Iran fino al raggiungimento di un vero accordo”, lasciando intendere che la fase militare non è ancora conclusa.
Nel frattempo, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha riacceso l’allarme internazionale. Le petroliere sono state costrette a invertire la rotta, mentre cresce il timore di un nuovo blocco dei traffici energetici globali.
Trump: forze Usa pronte fino a un accordo reale
In un messaggio pubblicato sui social, Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti manterranno navi, aerei e personale militare nella regione finché non sarà raggiunta un’intesa concreta e rispettata.
Il presidente ha anche avvertito che, in caso contrario, il conflitto potrebbe intensificarsi con scontri “più grandi e più intensi”. Un segnale che conferma come la tregua resti estremamente fragile.
Stretto di Hormuz chiuso e traffico marittimo in crisi
La situazione più critica riguarda lo Stretto di Hormuz, completamente chiuso dopo i raid israeliani in Libano. La decisione ha avuto effetti immediati sul traffico navale.
Le petroliere hanno dovuto fare inversione, mentre le autorità iraniane hanno sconsigliato il transito senza coordinamento con le Guardie Rivoluzionarie. Il rischio segnalato è quello della presenza di mine.

Teheran: il Libano rientra nella tregua
Secondo l’Iran, il cessate il fuoco non riguarda solo il territorio iraniano ma deve estendersi anche al Libano. Per questo Teheran considera i raid israeliani una violazione dell’accordo.
Il viceministro degli Esteri iraniano ha parlato apertamente di una grave rottura degli equilibri, accusando gli alleati occidentali di non rispettare i termini della tregua.
Gli attacchi in Libano e il rischio di rottura dell’intesa
Nelle ultime ore sono stati segnalati numerosi raid israeliani nel sud del Libano. Attacchi che, secondo osservatori internazionali, rischiano di compromettere definitivamente il cessate il fuoco.
Anche l’Onu ha espresso preoccupazione, parlando di un pericolo concreto per gli sforzi diplomatici in corso.
La posizione dell’Iran sulla riapertura di Hormuz
Teheran ha chiarito che lo Stretto di Hormuz potrà essere riaperto solo dopo la cessazione delle operazioni militari. Il passaggio delle navi sarà garantito, ma a condizioni precise.
Le autorità iraniane sottolineano che la sicurezza del traffico marittimo dipende da un equilibrio reciproco e che non verranno accettate presenze militari considerate ostili.
L’incontro Trump-Rutte e le tensioni nella Nato
Nel frattempo, alla Casa Bianca si è svolto un incontro tra Donald Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Il presidente americano ha espresso delusione per il comportamento di alcuni alleati.
Secondo quanto emerso, Trump avrebbe criticato il mancato sostegno ricevuto in momenti chiave, aprendo un nuovo fronte di tensione all’interno dell’Alleanza.
L’allarme economico e le conseguenze globali
La chiusura dello Stretto e l’instabilità nella regione stanno già producendo effetti sui mercati. Il rischio riguarda in particolare il prezzo del petrolio e la sicurezza delle forniture energetiche.
La premier Giorgia Meloni ha parlato di possibili “conseguenze economiche imponderabili”, sottolineando l’importanza di garantire la libertà di navigazione.
I colloqui diplomatici e la partita ancora aperta
Nonostante l’escalation, restano aperti i canali diplomatici. Una delegazione iraniana è attesa a Islamabad per i colloqui con gli Stati Uniti.
Il negoziato rappresenta al momento l’unico spazio per evitare un ulteriore deterioramento della situazione, ma il clima resta estremamente teso.















