Guerra Iran-Usa, Trump: “Blocco navale resterà fino alla firma dell’accordo”

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Donald Trump durante un intervento sulla crisi con l’Iran
Il presidente americano conferma il mantenimento del blocco a Hormuz
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Il presidente americano annuncia che il blocco nello Stretto di Hormuz resterà attivo fino all’intesa finale con Teheran. Netanyahu: “L’Iran non avrà mai armi nucleari”. I pasdaran frenano sui negoziati

Nuova svolta nella crisi tra Stati Uniti e Iran. Il presidente Donald Trump ha confermato che il blocco navale americano nello Stretto di Hormuz resterà “pienamente in vigore” fino alla firma di un accordo definitivo con Teheran per porre fine alla guerra e alla crisi nucleare.

L’annuncio arriva mentre proseguono i contatti diplomatici tra Washington, Israele e i Paesi del Golfo. Secondo diversi media internazionali, i colloqui tra Stati Uniti e Iran potrebbero riprendere ufficialmente il 5 giugno dopo una bozza preliminare di intesa.

Trump: “Non faremo accordi sbagliati”

In un lungo messaggio pubblicato su Truth, Trump ha spiegato di aver ordinato ai suoi emissari di non accelerare i tempi dei negoziati.

“Il blocco resterà in vigore fino a quando non verrà raggiunto, certificato e firmato un accordo”, ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo che “non ci possono essere errori”.

Trump ha ribadito che l’Iran dovrà rinunciare definitivamente alla possibilità di sviluppare armi nucleari. Il tycoon ha anche attaccato il precedente accordo sul nucleare firmato durante la presidenza di Barack Obama, definendolo “uno dei peggiori accordi mai conclusi”.

Secondo la Casa Bianca, però, serviranno ancora diversi giorni prima di arrivare a una firma definitiva.

Possibile tregua di 60 giorni e colloqui il 5 giugno

Secondo il Financial Times, sul tavolo ci sarebbe una nuova tregua di 60 giorni. Alcuni funzionari iraniani parlano anche della possibile sospensione delle ostilità in Libano e dello sblocco di circa 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all’estero.

Le indiscrezioni riferiscono inoltre di possibili colloqui ufficiali tra Washington e Teheran il prossimo 5 giugno.

Gli Stati Uniti ritengono che la guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei abbia dato un primo via libera politico alla bozza di accordo.

Il nodo del nucleare iraniano

Uno dei punti centrali della trattativa riguarda l’uranio altamente arricchito accumulato dall’Iran negli ultimi anni.

Secondo fonti americane, Teheran avrebbe accettato in linea di principio di smaltire parte del materiale nucleare in cambio della revoca graduale del blocco americano e di un alleggerimento delle sanzioni.

Washington pretende però garanzie vincolanti sullo stop definitivo all’arricchimento dell’uranio per scopi militari.

Trump ha ribadito che “l’Iran deve capire che non può sviluppare o procurarsi una bomba atomica”.

Netanyahu: “Smantellare gli impianti nucleari”

Durissima la posizione del premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Dopo un colloquio telefonico con Trump, Netanyahu ha spiegato che qualsiasi accordo definitivo dovrà eliminare completamente la minaccia nucleare iraniana.

Secondo il leader israeliano sarà necessario:

  • smantellare gli impianti di arricchimento iraniani;
  • rimuovere dal territorio iraniano il materiale nucleare arricchito;
  • mantenere il diritto di Israele alla difesa militare.

Netanyahu ha poi pubblicato sui social una foto generata con l’intelligenza artificiale insieme a Trump accompagnata dalla frase: “L’Iran non avrà mai armi nucleari”.

I pasdaran frenano: “Trump fa propaganda”

Mentre i negoziati proseguono, dai pasdaran arrivano segnali molto più freddi.

Secondo fonti vicine ai Guardiani della Rivoluzione, l’annuncio di Trump sarebbe “incompleto e incoerente con la realtà”.

Gli ambienti militari iraniani sostengono che lo Stretto di Hormuz resti sotto controllo iraniano e negano che esista già un accordo definitivo sul nucleare.

Le tensioni restano alte anche sul fronte regionale, soprattutto dopo i raid israeliani nel sud del Libano e le nuove polemiche sulle operazioni israeliane contro la Flotilla diretta verso Gaza.

La crisi economica in Iran

Nel frattempo cresce la pressione interna sulla Repubblica islamica. Le autorità sanitarie iraniane hanno denunciato un aumento vertiginoso del costo dei farmaci a causa dell’inflazione e della svalutazione della moneta nazionale.

Secondo i dati ufficiali diffusi da Teheran, l’inflazione avrebbe superato il 73% su base annua.

Il ministro della Salute iraniano Mohammad-Reza Zafarghandi ha ammesso che il governo fatica a contenere l’emergenza sociale e sanitaria.

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