Gli Stati Uniti parlano di negoziati, Teheran minaccia e Israele colpisce Teheran. Scontro anche sul caso Pizzaballa, interviene l’Italia
La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele entra in una fase ancora più delicata. Donald Trump annuncia un possibile accordo sul passaggio di petroliere nello Stretto di Hormuz, ma sul campo la tensione continua a crescere.
In sintesi: mentre Washington parla di negoziati, gli attacchi proseguono e Teheran minaccia escalation. Intanto scoppia anche un caso diplomatico tra Italia e Israele.
Trump e il “via libera” alle petroliere
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran permetterà il passaggio di 20 petroliere nello Stretto di Hormuz.
Secondo Trump, si tratterebbe di un segnale di apertura nelle trattative.
“Stiamo negoziando direttamente e indirettamente”, ha spiegato, sottolineando che un accordo potrebbe arrivare, anche se resta incerto.
Tuttavia, le parole del presidente si inseriscono in un contesto ancora altamente instabile.

Bombardamenti e minacce: la guerra continua
Sul terreno, infatti, il conflitto non si ferma.
L’esercito israeliano continua a colpire obiettivi militari a Teheran, mentre l’Iran promette una risposta durissima.
Secondo fonti iraniane, in caso di invasione terrestre da parte degli Stati Uniti, “gli daremo fuoco”.
Inoltre, nuovi attacchi e scontri si registrano anche in Libano e nella Striscia di Gaza.
Di conseguenza, il rischio di escalation resta molto elevato.
Gli Usa preparano nuove opzioni militari
Parallelamente ai negoziati, Washington continua a valutare scenari militari.
Secondo indiscrezioni, gli Stati Uniti starebbero preparando opzioni che includono anche un intervento di terra.
Inoltre, resta sul tavolo l’ipotesi di operazioni strategiche legate al controllo delle risorse energetiche e nucleari iraniane.
Questo doppio binario – diplomazia e pressione militare – complica ulteriormente la situazione.
Il caso Pizzaballa e lo scontro diplomatico
Nel frattempo, la crisi si estende anche sul piano diplomatico e religioso.
Israele ha inizialmente impedito al cardinale Pierbattista Pizzaballa di celebrare la messa al Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme.
La decisione ha provocato una forte reazione internazionale.
La premier Giorgia Meloni ha parlato di “offesa ai credenti”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano.
Successivamente, il governo israeliano ha fatto marcia indietro, garantendo al Patriarca accesso immediato.
Un equilibrio sempre più fragile
Il conflitto mostra segnali di crescente complessità.
Da un lato, gli Stati Uniti parlano di accordi e aperture. Dall’altro, le operazioni militari continuano e le posizioni restano distanti.
Per questo motivo, lo scenario resta incerto e in continua evoluzione.














