Vaticano e Board of Peace, perché la Santa Sede resta fuori dal vertice di Trump

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Vaticano e Board of Peace vertice Washington
La Santa Sede non partecipa al vertice Board of Peace a Washington
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L’assenza del Vaticano dal Board of Peace convocato a Washington da Donald Trump non è un dettaglio protocollare. È una scelta che pesa sul piano politico e simbolico, soprattutto perché riguarda un’iniziativa che si propone di promuovere la pace e la stabilizzazione di Gaza. La Casa Bianca ha definito “profondamente spiacevole” la mancata partecipazione della Santa Sede, sottolineando che la pace non dovrebbe essere oggetto di divisioni.

La decisione del Vaticano apre così un interrogativo più ampio: quali sono le ragioni che hanno portato la diplomazia pontificia a non sedersi al tavolo del Board of Peace? E quali conseguenze può avere questa scelta nei rapporti tra Washington e la Santa Sede?

Il ruolo storico del Vaticano nei processi di pace

La Santa Sede, nel corso del Novecento e dei primi decenni del nuovo millennio, ha spesso svolto un ruolo discreto ma significativo nei processi di mediazione internazionale. Dalla crisi cubana agli accordi tra Colombia e FARC, il Vaticano ha esercitato una diplomazia morale fondata su neutralità e credibilità.

La partecipazione a un organismo a trazione dichiaratamente americana avrebbe potuto essere interpretata come un’adesione politica più che come un contributo neutrale. È possibile che la scelta di non partecipare sia legata alla volontà di preservare un ruolo di interlocutore super partes.

La natura del Board of Peace

Il Board of Peace nasce con un’impronta fortemente statunitense. Pur presentandosi come piattaforma multilaterale, l’iniziativa è guidata direttamente dalla Casa Bianca e dal presidente Trump.

Per la Santa Sede, che tradizionalmente privilegia contesti multilaterali più inclusivi o sotto egida internazionale, la cornice potrebbe essere stata considerata non sufficientemente equilibrata. La prudenza diplomatica è spesso parte integrante della strategia vaticana.

Un segnale politico?

Non si può escludere che la decisione abbia anche una dimensione politica. Il Medio Oriente è attraversato da tensioni profonde e ogni iniziativa rischia di essere percepita come sbilanciata verso uno degli attori coinvolti.

Restare fuori dal Board of Peace può essere stato considerato il modo migliore per non compromettere la capacità futura di interlocuzione con tutte le parti.

Le possibili conseguenze

La definizione di “profondamente spiacevole” utilizzata dalla Casa Bianca indica una certa irritazione, ma difficilmente la divergenza si tradurrà in uno scontro aperto. Più probabile è che si tratti di una differenza di approccio.

Il Vaticano continua a promuovere la pace in Medio Oriente attraverso i propri canali diplomatici. Washington, dal canto suo, intende imprimere una leadership politica e operativa.

Diplomazia morale e diplomazia politica

Il caso del Board of Peace mette in luce una differenza di impostazione: da un lato una diplomazia politica, orientata a risultati immediati e sostenuta da risorse finanziarie; dall’altro una diplomazia morale, che privilegia neutralità e continuità nel tempo.

Non è uno scontro ideologico, ma un diverso modo di intendere la costruzione della pace.

Il peso simbolico dell’assenza

In un vertice dedicato alla pace, l’assenza della Santa Sede assume inevitabilmente un valore simbolico. Tuttavia, il processo diplomatico non si esaurisce in una riunione.

Il vero banco di prova sarà la capacità del Board of Peace di produrre risultati concreti. Solo allora sarà possibile valutare se la scelta del Vaticano avrà inciso realmente sul percorso.

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