Strage di Crans-Montana: le testimonianze dei feriti italiani tra panico e uscite bloccate

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Crans Montana, dichiarazioni dei feriti sulla strage di Capodanno
Crans Montana, dichiarazioni drammatiche dei feriti
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La tragedia che ha colpito la località sciistica svizzera di Crans-Montana nella notte di Capodanno rimane uno dei casi più drammatici dell’anno. Un incendio all’interno del locale Le Constellation, durante una festa per il nuovo anno, ha provocato oltre 40 vittime e più di 100 feriti tra giovani italiani e stranieri.

Le testimonianze dei feriti italiani

Le dichiarazioni dei feriti italiani sulla strage di Crans-Montana stanno facendo emergere nuovi dettagli sulla tragedia avvenuta nella notte di Capodanno nella località sciistica svizzera. I sopravvissuti, ascoltati dagli inquirenti italiani, parlano di uscite di sicurezza chiuse, panico all’interno del locale e difficoltà nei soccorsi durante l’incendio che ha causato decine di morti e oltre cento feriti.

1. Uscite di sicurezza chiuse e vie di fuga inaccessibili

Secondo i sopravvissuti, uno degli elementi più ricorrenti emersi nelle testimonianze riguarda le uscite di sicurezza chiuse o non accessibili al momento dell’incendio. Questo ha generato panico tra i presenti e reso difficoltosa l’evacuazione. La possibilità di fuga è stata così compromessa da causare una maggior confusione e il rapido diffondersi dell’incendio prima che chiunque potesse reagire.

2. Assenza di indicazioni e soccorsi immediati

Un altro aspetto evidenziato nei racconti è la quasi totale assenza di indicazioni su cosa fare e di interventi immediati con estintori. I feriti affermano che nessuno all’interno del locale ha ricevuto istruzioni chiare o direttive su come mettersi in salvo.

Questa situazione ha contribuito a un clima di panico totale, con molti giovani che si sono ritrovati da soli a cercare una via d’uscita.

3. Accuse alla co-proprietaria del locale

Nelle testimonianze ascoltate dagli inquirenti italiani, alcuni feriti hanno riferito che una delle co-proprietarie del bar, identificata come Jessica Moretti, sarebbe fuggita dalla scena rapidamente, lasciando i presenti a fronteggiare la tragedia.

Questi elementi – insieme alle testimonianze sulle vie di fuga bloccate – sono ora al centro delle indagini per chiarire eventuali responsabilità penali e omissioni nelle misure di sicurezza.

Il lavoro della Procura di Roma

La Procura di Roma ha assunto un ruolo centrale nel raccogliere le dichiarazioni dei feriti italiani, coordinandosi con le autorità svizzere tramite rogatorie internazionali. Gli inquirenti stanno acquisendo verbali e cartelle cliniche dei ragazzi e delle ragazze coinvolti per ricostruire con precisione dinamica e responsabilità.

È prevista anche una collaborazione con la magistratura svizzera per un’indagine congiunta, che possa portare a una valutazione condivisa delle prove e delle testimonianze raccolte.

Perché le testimonianze contano

Le dichiarazioni dei feriti italiani non sono solo una fonte di verità personale o emotiva: sono pezzi chiave per capire eventuali violazioni delle norme di sicurezza, omissioni nello svolgimento dei controlli e responsabilità degli organizzatori dell’evento.

Nel corso delle settimane successive alla tragedia, le testimonianze raccolte hanno già evidenziato elementi potenzialmente rilevanti per l’inchiesta, come la gestione del locale e le condizioni strutturali delle vie di fuga.

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