La strage di Crans Montana entra ora in una fase decisiva. Dopo il devastante incendio scoppiato nella notte di Capodanno all’interno di un locale affollato della località svizzera, la magistratura ha aperto formalmente un’inchiesta ipotizzando i reati di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Il bilancio provvisorio è drammatico: almeno 40 morti e oltre 100 feriti, molti dei quali ancora in gravi condizioni.
Tra le vittime e i feriti figurano numerosi giovani. Diversi corpi risultano al momento irriconoscibili a causa delle ustioni, rendendo estremamente complesso il lavoro di identificazione. In questo quadro di dolore e incertezza, emerge con forza anche il coinvolgimento dell’Italia.
Strage di Crans Montana, l’origine del rogo e l’effetto flashover
Secondo le prime ricostruzioni tecniche, l’incendio sarebbe partito da candele posizionate sopra bottiglie di champagne, collocate troppo vicino al soffitto del locale. Una scelta che si è rivelata fatale. Le fiamme avrebbero innescato un fenomeno noto come flashover, una propagazione improvvisa e violentissima del fuoco in ambienti chiusi.
Nel giro di pochissimi istanti, il locale si sarebbe trasformato in una trappola. Il calore estremo e il fumo denso avrebbero impedito ogni possibilità di reazione a molti dei presenti, intrappolati soprattutto nella parte interrata del bar.

Indagini aperte su sicurezza e vie di fuga
L’inchiesta aperta dalle autorità svizzere si concentrerà ora su diversi aspetti cruciali: le misure di sicurezza del locale, i materiali utilizzati, il numero di persone presenti, le autorizzazioni, le vie di evacuazione e l’accessibilità degli spazi.
Secondo alcune testimonianze, l’unica via di fuga disponibile sarebbe stata una scala stretta, con una porta di uscita insufficiente a consentire un’evacuazione rapida. Un elemento che alimenta le polemiche sulla sicurezza della struttura e che potrebbe rivelarsi centrale nell’accertamento delle responsabilità.
Gli italiani coinvolti: sei dispersi e 13 feriti
La tragedia colpisce duramente anche l’Italia. Sei cittadini italiani risultano dispersi, mentre 13 sono rimasti feriti. Tra questi, una ragazza di 16 anni è ricoverata in coma in un ospedale di Zurigo. Altri giovani presentano ustioni gravi e traumi importanti.
Le famiglie vivono ore di angoscia, in attesa di notizie certe. Il coinvolgimento di tanti giovani rende il dolore ancora più profondo e diffuso, trasformando la strage di Crans-Montana in una ferita aperta anche per il nostro Paese.
Tajani: “Difficilissimo identificare le vittime”
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è recato personalmente a Crans-Montana, incontrando familiari delle persone coinvolte e autorità locali. Le sue parole restituiscono tutta la complessità del momento.
L’identificazione delle vittime è resa estremamente difficile dalle condizioni dei corpi e dal numero elevato di persone presenti nel locale. Tajani ha spiegato che ci vorrà tempo, invitando alla massima prudenza nella diffusione di nomi e informazioni non ufficiali.

Strage di Crans-Montana, l’impegno italiano tra sanità e supporto alle famiglie
L’Italia ha messo a disposizione protezione civile, sistema sanitario, centri per grandi ustionati e polizia scientificaper collaborare alle identificazioni. Un impegno che va oltre i confini nazionali e che mira a garantire assistenza non solo agli italiani, ma anche agli altri feriti trasferiti.
Sette pazienti ustionati sono stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano, struttura di riferimento per i grandi traumi. Altri feriti italiani saranno rimpatriati nelle prossime ore, mentre alcuni restano per ora non trasportabili.
Il dolore delle famiglie e il supporto psicologico
Accanto all’assistenza sanitaria, è stato attivato anche un supporto psicologico per i familiari di feriti e dispersi. Il ministro Tajani ha incontrato circa trenta italiani, mettendo a disposizione un canale diretto di comunicazione per fornire informazioni rapide e affidabili.
Il trauma non riguarda solo chi è rimasto coinvolto fisicamente, ma anche chi attende risposte, spesso con la paura di ricevere la notizia più temuta.

Il cordoglio istituzionale e unità nazionale
Il dolore per la tragedia ha unito le istituzioni italiane. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno espresso vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti.
Un messaggio di unità che attraversa le differenze politiche, come dimostrato anche dai gesti simbolici di solidarietà compiuti in diverse città italiane.
Una tragedia che interroga sicurezza e responsabilità
Mentre il bilancio resta in evoluzione e le indagini proseguono, la strage di Crans-Montana solleva interrogativi profondi sulla sicurezza dei locali, sull’uso di elementi potenzialmente pericolosi in ambienti chiusi e sulla prevenzione.
La ricerca della verità sarà lunga e complessa. Ma per le famiglie delle vittime e per l’opinione pubblica resta una certezza: questa tragedia non può essere archiviata come un incidente inevitabile. La strage di Crans-Montana chiede risposte, responsabilità e memoria.















