Il destino del Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si gioca sull’affluenza. È questo il dato politico più rilevante che emerge dall’ultimo sondaggio realizzato da YouTrend per Sky TG24: con una partecipazione elevata il Sì sarebbe in leggero vantaggio, mentre con un’affluenza più bassa prevarrebbe il No.
Lo scenario appare fluido e strettamente legato alla mobilitazione elettorale. Il dato politico, più che nel margine tra le due opzioni, risiede nella capacità dei fronti di portare i propri elettori alle urne.
Alta affluenza: Sì avanti di poco
Nello scenario che considera chi dichiara di votare “sicuramente o probabilmente”, il Sì raggiungerebbe il 51% (-1,6% rispetto alla rilevazione precedente), contro il 49% del No (+1,6%). L’affluenza stimata si attesterebbe al 59,6%.
Si tratta di un vantaggio minimo ma sufficiente, in questo scenario, a consegnare la vittoria alla riforma.
Bassa affluenza: il ribaltamento
Se invece si considera solo il perimetro di chi voterebbe “sicuramente”, dunque con un’affluenza più contenuta al 48%, i rapporti si invertono. Il No salirebbe al 51,5%, mentre il Sì scenderebbe al 48,5%.
La fotografia restituisce un quadro netto: il fronte contrario alla riforma appare più compatto e motivato tra gli elettori certi, mentre il Sì beneficia maggiormente dell’allargamento della partecipazione.

Una divisione politica marcata
La spaccatura segue linee politiche precise. Nel centrodestra oltre il 75% degli elettori si schiera per il Sì. Nel cosiddetto Campo Largo quasi otto su dieci voterebbero No.
Tra chi oggi vota altri partiti, l’orientamento risulta più equilibrato ma con una tendenza leggermente favorevole al Sì.
Il referendum, dunque, assume un carattere fortemente identitario.
Board of Peace: italiani scettici
Tra i temi affrontati dal sondaggio emerge anche il Board of Peace. Il 36% degli italiani ritiene che l’Italia non debba partecipare in alcun modo. Il 23% preferirebbe una partecipazione come osservatore, mentre solo l’11% sostiene l’ingresso come membro a pieno titolo. Il 30% non esprime un’opinione.
Anche su questo fronte la divisione è politica. Nel Campo Largo prevale nettamente la posizione di non partecipazione. Nel centrodestra, invece, domina la linea dell’osservatore, con una quota significativa favorevole all’adesione piena.
Fiducia nell’Unione Europea ai minimi storici
Il sondaggio evidenzia un altro dato significativo: la fiducia nell’Unione Europea si attesta al 37% tra chi dichiara molta o abbastanza fiducia, mentre il 50% esprime poca o nessuna fiducia.
Il dato è sopra la media tra gli elettori del Partito Democratico, di Avs e delle forze liberal-progressiste. Nel centrodestra e tra gli elettori M5s prevale invece la sfiducia.
Europa e Trump: mediazione o opposizione?
Rispetto alla politica estera di Donald Trump, il 42% ritiene che l’Unione Europea debba cercare una mediazione. Il 36% chiede una netta opposizione. Solo il 4% vorrebbe un atteggiamento di assecondamento.
Nel Campo Largo domina la linea dura contro Washington. Nel centrodestra prevale l’idea di mediazione.
Italia tra Ue e Usa
Alla domanda su dove debba collocarsi l’Italia, il 34% indica una maggiore vicinanza all’Unione Europea. Il 30% preferisce una posizione di mediazione tra Bruxelles e Washington. Il 14% vorrebbe un distanziamento da entrambe le sponde.
La distribuzione politica conferma l’orientamento europeista del Campo Largo e la preferenza per la mediazione nel centrodestra.
La leadership europea
Sul tema della guida carismatica dell’Europa, l’elettorato appare frammentato. Giorgia Meloni è al 21%, seguita da Mario Draghi al 20% e Pedro Sánchez al 15%.
Quote consistenti si concentrano su “nessuno” (19%) e “non so” (17%), segno di una leadership europea ancora percepita come incerta.

Ucraina: cresce l’incertezza
Sulla linea che l’Italia dovrebbe tenere rispetto alla guerra in Ucraina, aumenta l’indecisione. Il 25% non esprime un’opinione, in crescita rispetto a dicembre.
Il 7% valuterebbe l’invio di truppe. Il 20% continuerebbe a inviare armi senza truppe. Un altro 20% preferirebbe fermare l’invio di armi mantenendo il sostegno economico. Il 28% chiede di interrompere sia armi sia finanziamenti.
La frammentazione riflette un’opinione pubblica meno polarizzata e più cauta.
Intenzioni di voto: quadro stabile
Nelle intenzioni di voto Fratelli d’Italia resta primo partito al 28,6%, seguito dal Partito Democratico al 21,5%. Il distacco rimane attorno ai sette punti.
Il Movimento 5 Stelle si attesta all’11,7%. Forza Italia scende al 9,1%. Alleanza Verdi-Sinistra sale al 7,2%. La Lega è al 6,1%.
Astenuti e indecisi raggiungono il 35,7%, dato che conferma un’ampia area di elettorato ancora mobile.
Il giudizio sul governo
Il 32% esprime un giudizio positivo sul governo guidato da Giorgia Meloni, mentre il 56% lo valuta negativamente. La polarizzazione resta evidente: nel centrodestra l’apprezzamento supera l’80%, mentre nel Campo Largo i giudizi negativi sfiorano il 95%.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella mantiene il livello di fiducia più alto, al 63%.
Un quadro appeso alla mobilitazione
Il sondaggio restituisce un’Italia divisa su quasi tutti i principali dossier: giustizia, politica estera, Unione Europea, guerra in Ucraina.
Il Referendum Giustizia resta il punto più immediato di verifica politica. La differenza tra vittoria del Sì o del No dipenderà dalla partecipazione.
La campagna elettorale, dunque, non si giocherà solo sugli argomenti. Si giocherà sulla capacità di mobilitare gli elettori.















