Scontri a Minneapolis, Trump apre alla possibilità che Ice lasci città

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Proteste a Minneapolis contro agenti federali Ice
Manifestanti davanti al municipio di Minneapolis contro le operazioni dell’Ice
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Minneapolis vive giorni di forte tensione politica e sociale. Decine di persone hanno sfilato fino all’area antistante il municipio per chiedere il ritiro degli agenti federali impegnati nelle operazioni anti-immigrazione. I manifestanti accusano il governo federale di aver trasformato la città in un teatro di violenza. Da settimane, sostengono, la presenza degli agenti ha prodotto solo paura e instabilità.

Nel giro di un mese, due cittadini americani sono morti durante interventi federali. L’ultimo caso ha acceso lo scontro istituzionale tra lo Stato del Minnesota e l’amministrazione centrale. Le autorità federali parlano di legittima difesa. Video e testimonianze raccontano una versione diversa. La città resta sull’orlo dell’escalation.

Proteste davanti al municipio e richiesta di ritiro degli agenti

Il corteo ha attraversato il centro di Minneapolis fino allo spazio davanti al municipio. I manifestanti hanno chiesto una cosa sola: l’uscita immediata degli agenti federali dalla città. Secondo gli organizzatori, le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement hanno aggravato il clima sociale.

Cartelli e slogan hanno puntato il dito contro le politiche migratorie federali. I partecipanti parlano di una presenza armata che avrebbe spezzato l’equilibrio urbano. La protesta si è svolta senza incidenti gravi, ma la tensione è rimasta alta per tutta la giornata.

Due morti in un mese e una città sotto shock

Nell’ultimo mese, Minneapolis ha contato due vittime americane durante operazioni federali. Un dato che ha scosso profondamente l’opinione pubblica locale. Il secondo episodio ha avuto un impatto nazionale. Ha riaperto il dibattito sul ruolo delle forze federali nelle città che limitano la collaborazione con l’Ice.

Le famiglie delle vittime chiedono verità. I manifestanti chiedono responsabilità politiche. Le istituzioni statali denunciano una gestione opaca degli interventi.

Il caso Alex Pretti e la sparatoria contestata

L’episodio più grave riguarda Alex Pretti, infermiere di 37 anni. Un agente dell’Ice lo ha ucciso durante uno scontro armato. Secondo la versione federale, l’agente avrebbe reagito per difendersi. La dinamica ufficiale parla di una minaccia imminente.

Diversi video, però, mostrano una scena diversa. Le immagini indicano che Pretti non impugnava alcuna arma. Testimoni oculari confermano questa versione. Durante lo scontro sarebbero partiti dieci colpi. Il materiale video ha alimentato proteste e indignazione in tutto il Paese.

Walz attacca la Casa Bianca: “Diffamano la vittima”

Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha usato parole durissime. Ha accusato i funzionari federali di aver infangato la reputazione di Pretti. Si è rivolto direttamente al presidente degli Stati Uniti.

Secondo Walz, “l’uomo più potente del mondo sta trascinando nel fango il figlio di qualcuno senza alcuna prova”. Il governatore parla di una campagna di delegittimazione. Denuncia un uso politico della vicenda. Lo scontro tra Stato e governo centrale appare ormai aperto.

Il procuratore Ellison denuncia l’esclusione degli investigatori

Il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, ha aggiunto un elemento decisivo. In conferenza stampa ha dichiarato che gli investigatori statali non hanno potuto accedere subito alla scena del crimine, nonostante un mandato già ottenuto.

Ellison parla di una violazione della sovranità statale. “Il governo federale ci sta negando i nostri poteri”, ha affermato. Secondo il procuratore, la situazione è ormai fuori controllo. Lo Stato valuta azioni legali per ristabilire le proprie competenze.

Trump accusa i democratici e rilancia sulle città santuario

Il presidente Donald Trump ha reagito attribuendo la responsabilità ai democratici. Secondo Trump, il “caos” delle città santuario avrebbe creato le condizioni per la tragedia. Il presidente ha chiesto al Congresso di porre fine a questo modello amministrativo.

Allo stesso tempo, Trump ha aperto a una possibile uscita dell’Ice da Minneapolis. Una mossa che appare tattica. Oggi è prevista un’udienza sulla richiesta dello Stato di un’ordinanza restrittiva temporanea contro le attività federali.

Donald Trump
Donald Trump

Indagine bipartisan dopo la morte di Pretti

Il caso ha superato gli steccati politici. Alcuni senatori repubblicani hanno affiancato i democratici nella richiesta di un’indagine completa. Il senatore Bill Cassidy ha parlato di una credibilità istituzionale in gioco.

Anche altri esponenti repubblicani hanno chiesto trasparenza. Vogliono un’indagine congiunta tra livello federale e statale. La pressione sul Dipartimento per la sicurezza interna cresce.

Le aziende del Minnesota chiedono cooperazione

La tensione preoccupa anche il mondo economico. Oltre 60 amministratori delegati di grandi aziende del Minnesota hanno firmato una lettera congiunta. Chiedono alle autorità di collaborare. Invocano soluzioni concrete per riportare stabilità.

I manager temono effetti negativi sul clima sociale e sugli investimenti. Vedono nella contrapposizione istituzionale un rischio per l’intero Stato.

Giornalisti Rai intimiditi, reazioni dall’Italia

La crisi ha assunto un profilo internazionale dopo le denunce di minacce a giornalisti Rai. Secondo le segnalazioni, agenti federali avrebbero intimidito una troupe italiana durante il lavoro sul campo.

La presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha chiesto un intervento immediato del governo italiano. Ha definito l’episodio gravissimo. Anche Nicola Fratoianni ha parlato di un silenzio inaccettabile da parte dell’esecutivo.

Minneapolis al centro di uno scontro istituzionale

Minneapolis è diventata il simbolo di uno scontro più ampio. In gioco ci sono sicurezza, immigrazione e diritti civili. Le prossime decisioni giudiziarie potrebbero cambiare il quadro operativo. Il possibile ritiro dell’Ice resta sul tavolo.

Nel frattempo, la città vive giorni di incertezza. Le proteste continuano. Il caso Pretti resta una ferita aperta. Lo scontro tra Stato e governo federale segna una frattura che va oltre il Minnesota.

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