C’è un momento preciso in cui il Festival smette di essere attesa e diventa realtà. Accade quando si aprono le porte della sala stampa dell’Ariston e le telecamere iniziano a trasmettere le prime immagini ufficiali. È in quell’istante che Sanremo 2026 entra nel vivo e riporta l’Italia dentro il suo rito collettivo più longevo.
La 77ª edizione si apre con una conferenza stampa che è molto più di un appuntamento istituzionale: è il primo banco di prova narrativo, il primo segnale del tono che avrà la settimana. Al centro, il direttore artistico Carlo Conti, alla sua quinta conduzione e – come annunciato – all’ultima volta sul palco dell’Ariston.
Accanto a lui, per la prima serata, c’è Can Yaman, volto internazionale chiamato a condividere la scena nella notte inaugurale. Due figure diverse, due linguaggi distinti, un unico palcoscenico che da oltre settant’anni scandisce il calendario emotivo del Paese.
Can Yaman apre il Festival tra ironia e debutto
È Can Yaman a rompere il ghiaccio. L’attore scherza sulla somiglianza con Carlo Conti – «separati alla nascita» – alleggerendo l’atmosfera. Ma dietro il sorriso si avverte la responsabilità del debutto. «Ho molta paura per la prima serata», ammette, mostrando un lato umano che raramente emerge nei grandi eventi televisivi.
Riferendosi al recente episodio di cronaca che lo ha coinvolto, precisa: «Non c’è mai stato alcun caso. Mi hanno fatto i controlli in Turchia, sono risultato negativo e sono stato rilasciato dopo 24 ore». Un chiarimento netto che chiude definitivamente la vicenda.
Sul versante professionale parla del progetto Sandokan, le cui riprese sono state rinviate per ragioni organizzative. «Avrei preferito iniziare subito, ma non dipende da me». E sulla musica c
onfessa con autoironia: «Ascolto tanta musica italiana, ma non so cantare». Alla domanda diretta risponde senza esitazioni: «No, non canterò sul palco».
Carlo Conti annuncia inoltre la presenza di Kabir Bedi per celebrare i cinquant’anni di Sandokan, omaggio che rafforza il legame tra televisione, memoria e immaginario collettivo.
Carlo Conti e il peso dell’ultima conduzione
Per Carlo Conti, questo Sanremo 2026 ha un significato particolare. Quinta conduzione e, nelle sue parole, l’ultima. Non c’è enfasi d’addio, ma consapevolezza. «Il mio compito è tenere l’ambiente sereno e risolvere eventuali intoppi», spiega, sintetizzando il suo stile fatto di equilibrio e ritmo.
Alla domanda se a Sanremo “vinca il disimpegno”, Conti sposta il piano della riflessione. Cita Gianna Capaldi Pratesi, testimone del primo voto alle donne, che salirà sul palco come simbolo vivente della Repubblica. «Non credo che il Festival debba essere due ore di proclami», osserva. «Una piccola riflessione può essere più forte».
Sul caso Andrea Pucci mantiene una linea misurata: rispetto istituzionale, dialogo con l’artista, nessuna forzatura. «Non posso obbligarlo», afferma, chiarendo che il Festival non sarà terreno di polemiche.
La scaletta della prima serata
Durante la conferenza viene comunicato l’ordine di uscita dei Big. Si partirà con Ditonellapiaga, seguita da Michele Bravi, Sayf, Mara Sattei, Dargen D’Amico, Arisa, Luchè, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Patty Pravo, Samurai Ray, Raf, J-Ax, Fulminacci, Levante, Fedez & Masini, Ermal Meta, Serena Brancale, Nayt, Malika Ayane, Eddie Brock, Sal Da Vinci, Enrico Nigiotti, Tredici Pietro, Bambole di Pezza, Chiello, Maria Antonietta & Colombre, Leo Gassmann, Francesco Renga e infine LDA & Aka 7even.
Un ordine che attraversa generazioni e stili, mettendo in dialogo tradizione e contemporaneità.
Dietro le quinte e prove generali
All’Ariston le prove proseguono a ritmo serrato. Orchestra disposta su tre livelli, tecnici al lavoro su audio e luci, artisti impegnati a perfezionare ogni dettaglio. Sal Da Vinci è tra i più coinvolgenti: durante una prova un problema tecnico interrompe l’esibizione, ma l’artista riparte senza esitazioni, sostenuto dal pubblico.
Le prove non servono solo a limare imperfezioni. Sono il primo vero test emotivo dell’edizione.
Un evento globale e un rito nazionale
I numeri confermano la portata dell’evento: 1492 accreditati tra Ariston Roof e Palafiori, centinaia di giornalisti, copertura internazionale. Sanremo 2026 viene raccontato in più lingue e seguito dagli italiani all’estero.

Parallelamente, il FantaSanremo registra un nuovo boom di iscrizioni. L’app è andata in tilt nelle ore precedenti alla chiusura, segno di un coinvolgimento che trasforma il Festival in un’esperienza collettiva anche digitale.
Quando le luci dell’Ariston si accendono, l’Italia si riconosce in un rito che attraversa generazioni. Il conto alla rovescia è finito. Ora è il palco a parlare.














