La prima classifica provvisoria di Sanremo 2026 arriva al termine di una serata densa di memoria, spettacolo e qualche inciampo tecnico. A comunicarla è Carlo Conti, affiancato dai co-conduttori Can Yaman e Laura Pausini, davanti a un’Ariston ancora carico di energia. A votare, nella serata inaugurale, è stata esclusivamente la Giuria della Sala Stampa, Tv e Web.
I cinque artisti più votati – senza ordine di piazzamento – sono: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez & Masini. È una top 5 che fotografa un equilibrio tra tradizione e contemporaneità, tra ritorni solidi e sensibilità più nuove.

La prima classifica provvisoria
La graduatoria non assegna ancora gerarchie definitive, ma offre un primo orientamento sul sentiment della stampa. Arisasi conferma presenza autorevole, capace di tenere il palco con intensità e misura. Fulminacci convince per scrittura e interpretazione, con una cifra che resta personale anche nel contesto sanremese. Serena Brancale, tra le performance più emozionanti della serata, conquista consenso grazie a una prova carica di autenticità. Ditonellapiaga intercetta invece un linguaggio generazionale che parla anche oltre l’Ariston. E la coppia Fedez & Masini porta sul palco un incontro inatteso che incuriosisce e divide, ma non lascia indifferenti.
È solo l’inizio, ma il Festival entra subito nel vivo.

L’apertura nel segno della memoria
Per il suo quinto Festival, Carlo Conti sceglie di affidarsi al nume tutelare di Pippo Baudo. È la sua voce a dare ufficialmente il via alla gara: «Buonasera, benvenuti al Festival della canzone italiana, benvenuti al Festival di Sanremo». L’Ariston risponde con un coro spontaneo: «Pippo, Pippo». Conti rende un omaggio “doveroso” al maestro a cui ha voluto dedicare questa edizione.
Il passaggio di testimone si completa con il ritorno sul palco di Olly, vincitore del 2025, e con l’introduzione ideale di Laura Pausini attraverso le immagini del 1993, quando Baudo la lanciò appena diciottenne con “La Solitudine”. «Sono molto felice, grazie per questo sogno», dice Pausini, ricordando la telefonata ricevuta proprio da Baudo quando Carlo Conti le propose la co-conduzione: «Laura sei pronta, non aver paura».

L’effetto nostalgia e l’ovazione per Vessicchio
Il momento nostalgia si amplifica quando all’Ariston risuona la frase: «Dirige l’orchestra il maestro Peppe Vessicchio». È una formula che attraversa generazioni. Sullo schermo scorrono immagini di Mike Bongiorno, Fabio Fazio, Raffaella Carrà, Gianni Morandi. Un’ideale carrellata nella storia del Festival.
Laura Pausini ricorda Vessicchio con parole affettuose, mentre Carlo Conti omaggia anche Angela Luce, Tony Dallara, Sandro Giacobbe, Gianni Pettenati e Maurizio Costanzo, scomparso esattamente tre anni fa. Un segmento che rafforza la dimensione memoriale della serata.

Il momento civile: Gianna Pratesi e la “RepuPPlica”
Tra i passaggi più intensi c’è l’ingresso di Gianna Pratesi, 105 anni, simbolo vivente del primo voto alle donne. «In casa mia erano tutti di sinistra, ho votato per la Repubblica», racconta con lucidità e orgoglio. Carlo Conti invita il pubblico ad applaudire: «La sua testimonianza deve essere un esempio per i più giovani».
L’emozione, però, viene incrinata da un clamoroso refuso grafico: sul ledwall compare “RepuPPlica”. Un errore che sui social diventa immediatamente oggetto di ironie e critiche, trasformando un momento solenne in un piccolo caso mediatico.

Le performance che hanno segnato la serata
Tra gli ospiti, Tiziano Ferro festeggia 25 anni di carriera con un set travolgente. Inizia a cappella con “Ti scatterò una foto”, poi attraversa il repertorio con “La differenza tra me e te”, “Lo stadio”, “Xdono” e il nuovo brano “Sono un grande”. Il pubblico canta, l’Ariston vibra. E poi la battuta che fa discutere: «Il prossimo anno io e te insieme, se Carlo se ne va, vengo io», rivolta a Pausini.
La carrambata arriva con l’ingresso di Kabir Bedi, storico Sandokan, che abbraccia Can Yaman e lo benedice come «degno successore». Un momento televisivo che mescola nostalgia e rilancio.
Sul fronte gara, Serena Brancale emoziona con “Qui con me”, dedicata alla madre scomparsa. Chiude con gli occhi lucidi, mentre la sala stampa si alza in piedi. Fulminacci convince con “Stupida sfortuna”, confermando solidità autoriale. Ermal Meta canta la sua ninna nanna “Stella Stellina” e porta cucito sulla camicia il nome di Amal, piccola vittima di Gaza. Carlo Conti, consegnandogli il bouquet, commenta: «Che i fiori siano solo per far festa e non sulle tombe dei bambini che non c’entrano niente con le follie degli uomini».

Si balla con Max Pezzali sul palco galleggiante, con “Voilà” di Elettra Lamborghini e con Sal Da Vinci, accolto dall’Ariston tra cori e applausi. Raf dedica “Ora e per sempre” alla moglie Gabriella Labate, ribadendo la dimensione sentimentale della sua proposta.
Un avvio che accende il dibattito
La prima serata di Sanremo 2026 si chiude con una classifica che non assegna ancora vincitori, ma definisce un primo perimetro narrativo. La stampa premia equilibrio e autenticità. Il pubblico reagisce tra entusiasmo e polemiche social.
Il Festival è appena iniziato. Ma la corsa è già partita.















