Morte Aurora Livoli, indagato un uomo di 56 anni

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Si è svolta all’istituto di Medicina legale di Milano l’autopsia sul corpo di Aurora Livoli, la 19enne trovata morta la mattina del 29 dicembre nel cortile di un condominio alla periferia del capoluogo lombardo, con dei lividi sul collo che fanno pensare sia stata strangolata. Intanto c’è un indagato: si tratta di un cittadino peruviano di 56 anni che i carabinieri hanno fermato il giorno successivo al ritrovamento del cadavere per una tentata rapina commessa poco prima dell’incontro con la ragazza.

Ancora diversi elementi restano da chiarire su quanto successo alla diciannovenne. “Non possiamo sapere assolutamente se avesse conosciuto attraverso i social qualche persona che l’abbia indotta o comunque invitata a venire a Milano. Milano per noi è una cosa incomprensibile, siamo distanti” ha detto lo zio, l’avvocato Massimo Basile, che ieri mattina ha accompagnato i genitori della ragazza all’istituto di Medicina legale di Milano dove è stata svolta l’autopsia per determinare esattamente la causa della morte. Proprio per questo sono stati analizzati anche gli indumenti che aveva addosso e sono stati trovati nelle vicinanze del suo corpo, quando la custode del palazzo si è accorta della sua presenza, pensando che si fosse addormentata, inclusi un paio di pantaloni rossi di un pigiama.

L’aggressore di Livoli, che ha precedenti per violenza sessuale ed è irregolare, è stato rintracciato e fermato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano e del Nucleo Operativo della Compagnia Milano Porta Monforte, con l’accusa di tentata rapina aggravata. In questo caso la tentata rapina è avvenuta la sera del 28 dicembre alla stazione della M2 di Cimiano, non lontano dal luogo in cui è stato trovato il giorno successivo il corpo di Aurora Livoli. Il 56enne aveva aggredito violentemente alle spalle la giovane peruviana rimasta sola sulla banchina, le aveva preso il cellulare stringendola al collo con un braccio e tenendole la bocca chiusa con l’altra mano. Ha cercato di trascinarla in un angolo della stazione, ma lei è riuscita a divincolarsi e riprendere il telefono mentre arrivava un treno.

Albina Celentano



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De Luca: “Querela a Report avanti anche a titolo personale, libertà di stampa non è diritto di mentire”

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De Luca querela report
Vincenzo De Luca interviene sulla querela a Report

Il caso politico e mediatico che coinvolge Vincenzo De Luca e la trasmissione televisiva Report si arricchisce di nuovi sviluppi. Dopo le indiscrezioni su un possibile ritiro della querela annunciata contro il programma, l’ex presidente della Regione Campania interviene direttamente per chiarire la propria posizione e sgomberare il campo da ogni equivoco.

De Luca ha spiegato che, anche qualora altri soggetti dovessero fare un passo indietro, l’azione legale andrà avanti comunque a titolo personale, ribadendo una linea di fermezza che va oltre la contingenza politica.

De Luca e la querela a Report: “Non è stata ancora depositata”

Nel suo intervento, De Luca ha innanzitutto chiarito un aspetto procedurale spesso trascurato nel dibattito pubblico. Secondo l’ex governatore, parlare di ritiro della querela è improprio, poiché la denuncia non è stata ancora formalmente depositata.

Un passaggio che assume rilievo non solo sul piano giuridico, ma anche su quello comunicativo. De Luca ha voluto precisare che nessuna decisione ufficiale è stata annullata o modificata, respingendo l’idea di un passo indietro già compiuto.

“Andrò avanti a titolo personale”

Il punto centrale dell’intervento è però la scelta annunciata dall’ex presidente campano. De Luca ha affermato con decisione che, anche in assenza di una iniziativa istituzionale condivisa, procederà personalmente con la querela.

Una scelta motivata, a suo dire, dalla necessità di difendere un principio che considera non negoziabile: la correttezza dell’informazione. Non una battaglia contro la libertà di stampa, ma contro ciò che De Luca definisce una rappresentazione non veritiera dei fatti.

Libertà di stampa e responsabilità: il confine tracciato da De Luca

Nel suo discorso, De Luca ha dedicato ampio spazio al tema della libertà di opinione e di cronaca, definendola un diritto sacro e costituzionalmente garantito. Un valore che, secondo l’ex governatore, va difeso senza esitazioni.

Allo stesso tempo, però, ha posto l’accento su un altro principio che ritiene inseparabile dalla libertà: la responsabilità. Per De Luca, la libertà non può trasformarsi in arbitrio né può essere invocata per giustificare affermazioni ritenute false o diffamatorie.

De Luca sulla querela a Report
Vincenzo De Luca interviene sulla querela a Report

La critica alle “posizioni vittimistiche”

Un passaggio particolarmente duro dell’intervento riguarda il riferimento a quelle che De Luca definisce “posizioni vittimistiche”. Secondo l’ex presidente della Campania, non è accettabile nascondersi dietro il tema della libertà di stampa per evitare il confronto sulle responsabilità di ciò che viene comunicato.

In questo quadro, la querela assume un valore che va oltre il singolo caso, configurandosi come una battaglia di principio sul modo in cui l’informazione deve essere esercitata.

La difesa dei dipendenti regionali e del sistema sanitario campano

Uno degli elementi più rilevanti dell’intervento riguarda la motivazione personale e istituzionale che spinge De Luca a proseguire nell’azione legale. L’ex governatore ha spiegato di voler tutelare non solo la propria immagine, ma anche la dignità e il lavoro di centinaia di dipendenti regionali.

Medici, infermieri, funzionari e operatori sanitari vengono citati come esempio di una macchina amministrativa che, secondo De Luca, ha lavorato duramente per migliorare le liste d’attesa e l’erogazione delle prestazioni sanitarie urgenti.

“Un dovere morale verso chi ha lavorato per mesi”

Nel racconto di De Luca, la querela diventa anche una forma di difesa morale verso chi, durante periodi complessi, ha garantito servizi essenziali ai cittadini campani. Un impegno che l’ex presidente ritiene non possa essere messo in discussione da narrazioni giudicate ingiuste o fuorvianti.

Da qui la convinzione di dover andare avanti “fino in fondo”, anche a costo di sostenere personalmente il peso di un’azione legale lunga e complessa.

Il nodo politico e istituzionale della vicenda

La vicenda si inserisce in un contesto politico più ampio, segnato da tensioni tra informazione, istituzioni e protagonisti della vita pubblica. Il riferimento alle posizioni di Roberto Fico, chiamato in causa indirettamente nel dibattito, contribuisce ad amplificare la portata nazionale dello scontro.

Non si tratta più solo di un contenzioso giudiziario, ma di una questione che investe il rapporto tra potere politico, controllo mediatico e responsabilità pubblica.

Una linea di fermezza destinata a far discutere

Con il suo intervento, De Luca traccia una linea netta. Nessuna rinuncia, nessuna ambiguità. La querela a Report, ha ribadito, andrà avanti anche a titolo personale, come atto di difesa di principi che ritiene fondamentali.

Una posizione destinata a riaccendere il dibattito politico e mediatico nelle prossime settimane, ponendo ancora una volta al centro il delicato equilibrio tra libertà di stampa, diritto di critica e responsabilità dell’informazione.

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Strage di Crans Montana, si indaga per incendio, omicidio e lesioni: almeno 40 morti e oltre 100 feriti

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Incendio a Crans Montana durante il Capodanno
I soccorsi dopo l’incendio nel locale di Crans Montana durante la notte di Capodanno

La strage di Crans Montana entra ora in una fase decisiva. Dopo il devastante incendio scoppiato nella notte di Capodanno all’interno di un locale affollato della località svizzera, la magistratura ha aperto formalmente un’inchiesta ipotizzando i reati di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Il bilancio provvisorio è drammatico: almeno 40 morti e oltre 100 feriti, molti dei quali ancora in gravi condizioni.

Tra le vittime e i feriti figurano numerosi giovani. Diversi corpi risultano al momento irriconoscibili a causa delle ustioni, rendendo estremamente complesso il lavoro di identificazione. In questo quadro di dolore e incertezza, emerge con forza anche il coinvolgimento dell’Italia.

Strage di Crans Montana, l’origine del rogo e l’effetto flashover

Secondo le prime ricostruzioni tecniche, l’incendio sarebbe partito da candele posizionate sopra bottiglie di champagne, collocate troppo vicino al soffitto del locale. Una scelta che si è rivelata fatale. Le fiamme avrebbero innescato un fenomeno noto come flashover, una propagazione improvvisa e violentissima del fuoco in ambienti chiusi.

Nel giro di pochissimi istanti, il locale si sarebbe trasformato in una trappola. Il calore estremo e il fumo denso avrebbero impedito ogni possibilità di reazione a molti dei presenti, intrappolati soprattutto nella parte interrata del bar.

Indagini aperte su sicurezza e vie di fuga

L’inchiesta aperta dalle autorità svizzere si concentrerà ora su diversi aspetti cruciali: le misure di sicurezza del locale, i materiali utilizzati, il numero di persone presenti, le autorizzazioni, le vie di evacuazione e l’accessibilità degli spazi.

Secondo alcune testimonianze, l’unica via di fuga disponibile sarebbe stata una scala stretta, con una porta di uscita insufficiente a consentire un’evacuazione rapida. Un elemento che alimenta le polemiche sulla sicurezza della struttura e che potrebbe rivelarsi centrale nell’accertamento delle responsabilità.

Gli italiani coinvolti: sei dispersi e 13 feriti

La tragedia colpisce duramente anche l’Italia. Sei cittadini italiani risultano dispersi, mentre 13 sono rimasti feriti. Tra questi, una ragazza di 16 anni è ricoverata in coma in un ospedale di Zurigo. Altri giovani presentano ustioni gravi e traumi importanti.

Le famiglie vivono ore di angoscia, in attesa di notizie certe. Il coinvolgimento di tanti giovani rende il dolore ancora più profondo e diffuso, trasformando la strage di Crans-Montana in una ferita aperta anche per il nostro Paese.

Tajani: “Difficilissimo identificare le vittime”

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è recato personalmente a Crans-Montana, incontrando familiari delle persone coinvolte e autorità locali. Le sue parole restituiscono tutta la complessità del momento.

L’identificazione delle vittime è resa estremamente difficile dalle condizioni dei corpi e dal numero elevato di persone presenti nel locale. Tajani ha spiegato che ci vorrà tempo, invitando alla massima prudenza nella diffusione di nomi e informazioni non ufficiali.

Tajani (Foto Ansa)

Strage di Crans-Montana, l’impegno italiano tra sanità e supporto alle famiglie

L’Italia ha messo a disposizione protezione civile, sistema sanitario, centri per grandi ustionati e polizia scientificaper collaborare alle identificazioni. Un impegno che va oltre i confini nazionali e che mira a garantire assistenza non solo agli italiani, ma anche agli altri feriti trasferiti.

Sette pazienti ustionati sono stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano, struttura di riferimento per i grandi traumi. Altri feriti italiani saranno rimpatriati nelle prossime ore, mentre alcuni restano per ora non trasportabili.

Il dolore delle famiglie e il supporto psicologico

Accanto all’assistenza sanitaria, è stato attivato anche un supporto psicologico per i familiari di feriti e dispersi. Il ministro Tajani ha incontrato circa trenta italiani, mettendo a disposizione un canale diretto di comunicazione per fornire informazioni rapide e affidabili.

Il trauma non riguarda solo chi è rimasto coinvolto fisicamente, ma anche chi attende risposte, spesso con la paura di ricevere la notizia più temuta.

Il cordoglio istituzionale e unità nazionale

Il dolore per la tragedia ha unito le istituzioni italiane. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno espresso vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti.

Un messaggio di unità che attraversa le differenze politiche, come dimostrato anche dai gesti simbolici di solidarietà compiuti in diverse città italiane.

Una tragedia che interroga sicurezza e responsabilità

Mentre il bilancio resta in evoluzione e le indagini proseguono, la strage di Crans-Montana solleva interrogativi profondi sulla sicurezza dei locali, sull’uso di elementi potenzialmente pericolosi in ambienti chiusi e sulla prevenzione.

La ricerca della verità sarà lunga e complessa. Ma per le famiglie delle vittime e per l’opinione pubblica resta una certezza: questa tragedia non può essere archiviata come un incidente inevitabile. La strage di Crans-Montana chiede risposte, responsabilità e memoria.

occhio.com

Strage di Crans Montana, Tajani: “Difficilissimo identificare le vittime”. Mattarella e Meloni: vicini agli italiani colpiti

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strage Crans Montana
Crans Montana dopo l’incendio di Capodanno che ha causato decine di vittime

La strage di Crans-Montana continua a scuotere l’Europa e colpisce profondamente anche l’Italia. A più di ventiquattr’ore dal devastante incendio scoppiato durante la notte di Capodanno in un locale affollato della rinomata località sciistica svizzera, il bilancio è ormai drammaticamente chiaro: almeno 47 morti e oltre 100 feriti, molti dei quali in condizioni gravi.

Tra le vittime e i feriti figurano numerosi cittadini italiani. È su di loro, sulle loro famiglie e sulle difficoltà legate all’identificazione dei corpi che si concentra ora l’attenzione delle istituzioni. Nella giornata del 2 gennaio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è recato personalmente a Crans-Montana, seguendo da vicino l’evoluzione della situazione.

Tajani a Crans-Montana: “Un lavoro complesso e doloroso”

Arrivato sul luogo della tragedia, il ministro Tajani ha incontrato le autorità locali, i soccorritori e i rappresentanti consolari italiani impegnati nell’assistenza ai connazionali. Le sue parole restituiscono tutta la gravità del momento.

Secondo quanto riferito, l’identificazione delle vittime risulta estremamente difficile. Le condizioni in cui sono stati rinvenuti molti corpi, la violenza delle fiamme e il numero elevato di persone presenti nel locale rendono il lavoro degli esperti lungo e complesso.

Tajani ha sottolineato come l’obiettivo prioritario sia dare risposte certe alle famiglie, evitando errori e accelerazioni che potrebbero aggravare un dolore già immenso. In questo contesto, l’Italia sta collaborando pienamente con le autorità svizzere per garantire procedure accurate e rispettose.

Strage di Crans Montana, il bilancio definitivo: almeno 47 morti e oltre 100 feriti

Con il passare delle ore, il quadro numerico della tragedia si è consolidato. Le autorità parlano di almeno 47 vittime accertate, mentre il numero dei feriti supera quota 100. Molti di loro sono ricoverati in ospedali specializzati, alcuni in terapia intensiva.

Tra i feriti si contano anche cittadini italiani, alcuni dei quali trasferiti in strutture altamente specializzate per il trattamento delle ustioni. Le loro condizioni vengono monitorate costantemente, mentre le famiglie sono state raggiunte e assistite dal personale consolare.

Il timore, espresso con prudenza dalle autorità, è che il bilancio possa ulteriormente aggravarsi nelle prossime ore, vista la gravità delle condizioni di alcuni pazienti.

Italiani coinvolti: famiglie in attesa di risposte

La presenza di numerosi italiani a Crans-Montana in occasione delle festività natalizie rende il legame tra la tragedia e il nostro Paese particolarmente stretto. Giovani, famiglie e gruppi di amici avevano scelto la località svizzera per celebrare l’inizio del nuovo anno.

Ora, per molte famiglie italiane, l’attesa è carica di angoscia. In diversi casi si tratta di persone ancora non identificate, di cui non si hanno notizie certe. La Farnesina ha attivato tutti i canali di emergenza per fornire supporto psicologico, logistico e informativo ai parenti.

Il ministro Tajani ha ribadito che nessuna famiglia verrà lasciata sola, assicurando un impegno costante fino alla completa definizione di ogni singola posizione.

Il cordoglio delle istituzioni italiane

Il dolore per la strage di Crans-Montana ha unito le massime cariche dello Stato italiano. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso un messaggio di profondo cordoglio, manifestando la vicinanza dell’intera nazione alle famiglie delle vittime e ai feriti.

Parole di partecipazione e solidarietà sono arrivate anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sottolineato come l’Italia segua con apprensione ogni sviluppo e sia pronta a fornire pieno supporto ai propri cittadini coinvolti nella tragedia.

Le dichiarazioni istituzionali confermano la centralità dell’Italia in questa fase delicata, non solo sul piano umano ma anche su quello diplomatico e operativo.

Il ruolo della Farnesina e dell’Unità di crisi

Dietro le dichiarazioni pubbliche si muove una macchina organizzativa complessa. L’Unità di crisi del Ministero degli Esteri è attiva sin dalle prime ore dopo l’incendio, in coordinamento con ambasciata e consolati.

Il lavoro riguarda l’identificazione dei cittadini italiani, l’assistenza ai feriti, l’organizzazione dei rientri e il supporto alle famiglie che stanno raggiungendo la Svizzera. Un impegno silenzioso ma fondamentale, che proseguirà finché ogni situazione non sarà chiarita.

Tajani ha evidenziato come la cooperazione con le autorità svizzere sia costante e improntata alla massima collaborazione, nel rispetto delle competenze e delle procedure locali.

Una comunità sconvolta e un dolore che attraversa l’Europa

Crans-Montana, località simbolo del turismo alpino internazionale, vive ore di profondo shock. Le immagini del dopo-incendio raccontano una comunità ferita, segnata da una tragedia che ha trasformato una notte di festa in un incubo.

Il dolore, però, supera i confini svizzeri. La presenza di vittime e feriti di diverse nazionalità rende la strage un evento che coinvolge l’intera Europa. In questo contesto, la forte attenzione italiana riflette il numero di connazionali coinvolti e il legame storico tra Italia e Svizzera.

Attesa, verità e rispetto per le vittime

Mentre proseguono le indagini per chiarire le cause dell’incendio, l’attenzione resta concentrata su due elementi fondamentali: la verità e il rispetto per le vittime. Nessuna conclusione affrettata, nessuna speculazione, ma un lavoro paziente e rigoroso.

Le parole di Tajani riassumono il sentimento di queste ore: dolore, prudenza e responsabilità. La strage di Crans-Montana non è solo un fatto di cronaca, ma una ferita profonda che tocca da vicino anche l’Italia e che richiederà tempo, attenzione e umanità per essere elaborata.

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Mattarella: “Ripugnante il rifiuto di chi nega la pace”

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“La nostra vera forza è stata la coesione sociale nella libertà e nella democrazia: ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi”.

In 15 minuti di discorso a reti unificate Sergio Mattarella alimenta la festa laica del Capodanno aggiungendo a cenone e spumante una ragionata dose di spunti di riflessione. Soprattutto per i più giovani che sono il futuro della Repubblica.

Proprio da questa parola parte il capo dello Stato illustrando una sorta di “album immaginario” degli 80 anni trascorsi dalla scelta referendaria che tra monarchia e Repubblica, nel 2 giugno del 1946, scelse quest’ultima. E invita i cittadini a seguirlo nel rapido tuffo in un passato che ha reso piano piano l’Italia “un Paese di successo”. Si tratta di un “mosaico” faticosamente composto ma che, avverte, deve essere osservato nel suo complesso, allontanandosi dalle singole tessere. Parte dai padri costituenti che “la mattina” litigavano per il governo e “il pomeriggio” sapevano trovare compromessi per il bene del Paese. Rifuggendo – spiega citando papa Leone XIV – da violenti scontri verbali e da accuse reciproche” per dare tutti insieme una Costituzione all’Italia. Un richiamo che vale certamente oggi e che Mattarella consegna alla classe politica, affinchè sulle riforme fondamentali cessino le partigianerie politiche. E’ un discorso denso, l’undicesimo per questo presidente, che volutamente lascia da parte i temi più squisitamente politici, sia interni che internazionali, per concentrarsi sulla pace, sul suo significato profondo. Eppure conferma agli italiani che sulla politica internazionale non sono ammessi cedimenti o distinguo: la collocazione dell’Italia repubblicana era chiara sin dalla nascita e tale rimane.

Soprattutto, e qui viene il j’accuse del presidente, è “ripugnante il rifiuto di chi nega la pace perché si sente più forte”. Una condanna netta che il presidente sillaba dopo aver ricordato sia i “bombardamenti sulle città ucraine” sia la “devastazione di Gaza”. “Si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace”, osserva amaramente.
   

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Sassari, elettricista muore schiacciato su un carrello elevatore

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Morto sul lavoro, in Sardegna, nell’ultimo giorno dell’anno. Un elettricista di 56 anni è stato schiacciato su un carrello elevatore mentre stava lavorando per una manutenzione elettrica nel capannone della ditta distribuzione alimentare Gruppo Alimentare Sardo, nella zona industriale di Predda Niedda a Sassari. Secondo quanto appreso l’uomo si trovava sul cestello azionato da un altro operatore a terra, quando, per cause non ancora accertate, è rimasto schiacciato contro la parete della struttura. Nonostante l’intervento di un’ambulanza del 118, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Sul posto anche i vigili del fuoco e lo Spresal mentre le indagini sono affidate ai carabinieri. 

occhio.com

Crans-Montana, 10 morti per un’esplosione all’interno di un bar

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Almeno 10 persone sono morte e altre 10 sono rimaste ferite nell’esplosione che si è verificata in un bar nella lussuosa stazione sciistica alpina di Crans-Montana, in Svizzera. Lo ha riferito la polizia a Sky News, secondo quanto scrive l’emittente sul suo sito. La polizia ha anche confermato che l’incidente non viene trattato come un attentato terroristico.  

L’esplosione di origine sconosciuta è avvenuta intorno all’1:30 in un bar chiamato Le Constellation, molto frequentato dai turisti, mentre si svolgevano i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno, ha aggiunto Lathion. Le immagini pubblicate dai media svizzeri mostrano un edificio in fiamme e i soccorsi nelle vicinanze. “L’intervento è ancora in corso”, ha aggiunto il portavoce. Il rogo è scoppiato nella notte in seguito a una o più esplosioni, riporta la Radiotelevisione Svizzera sul suo sito. La prima esplosione si sarebbe verificata attorno alla 1:30 nel seminterrato del bar. Il locale poteva accogliere fino a 400 persone. I servizi di emergenza sono sul posto e gli elicotteri di Air-Glaciers sono stati mobilitati.
Anche numerose ambulanze sono state mobilitate.

La polizia ha istituito una linea di assistenza per le famiglie ed è stata convocata una conferenza stampa per le 10. 

occhio.com

Roma, 63enne muore per l’esplosione di un petardo

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Un uomo è morto questo pomeriggio alla periferia di Roma a causa dello scoppio di un petardo.

Il fatto è avvenuto intorno alle 17,30 in via Cortemaggiore ad Acilia, una zona non lontana dal litorale di Ostia. Sul posto un’ambulanza del 118 che ha trovato l’uomo a terra con ferite al torace, al volto e a un arto. Inutili i tentativi di rianimarlo. La vittima è un moldavo di 63 anni.
Sulla vicenda sono al lavoro i carabinieri di Ostia per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

Albina Celentano
   

occhio.com

Mira, trovato il cadavere di un uomo con una ferita di arma da fuoco

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Si procede per l’ipotesi di reato di omicidio dopo il rinvenimento del cadavere di un giovane uomo con una ferita di arma da fuoco alla tempia, avvenuto nel primo pomeriggio di oggi a Mira (Venezia), nella frazione di Malcontenta, a poca distanza dalla gronda lagunare veneziana.

La zona in cui è stato visto il corpo è a pochi chilometri di distanza dalla zona industriale di Porto Marghera e dal terminal di Fusina, in una vasta proprietà agricola incolta, lontana da edifici.

Non sono state trovate armi da fuoco, e tra le possibili ipotesi vi è anche quella che il giovane – forse un cittadino dell’Est Europa – possa essere stato vittima di un regolamento di conti. Gli accertamenti stanno proseguendo anche con il calare della luce, alla presenza del magistrato di turno, il sostituto procuratore Christian Del Turco. L’autopsia dovrebbe essere svolta venerdì 2 gennaio.
   

occhio.com

Cariati, trovato il cadavere di un uomo sulla spiaggia

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Il cadavere in avanzato stato di decomposizione di un uomo di carnagione chiara è stato trovato stamattina sulla spiaggia in località San Cataldo di Cariati, sul litorale ionico della provincia di Cosenza.
A fare la scoperta é stata una persona che stava passeggiando sulla spiaggia con il proprio cane e che ha segnalato il ritrovamento al numero d’emergenza 112.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e la Guardia costiera.
L’ipotesi che viene fatta dagli investigatori é che il corpo possa essere quello di un migrante morto nel corso di un tentativo di sbarco.

Albina Celentano

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