Emanuele Durante, arrestato il presunto killer: chi è e il legame con la famiglia Tufano

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Maxi blitz anticamorra a Napoli
Operazione della Dda tra centro storico e Sanità, arrestato killer Emanuele Durante

Il blitz è scattato quando fuori era ancora buio pesto. Oltre cinquanta persone portate via in una sola notte tra il centro di Napoli, il Borgo Sant’Antonio, la zona Mercato e la Sanità. Una maxi operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che segna un nuovo capitolo nella guerra alle stese e alle piazze di spaccio.

Tra gli arrestati c’è il terzo presunto killer dell’omicidio di Emanuele Durante, ucciso a marzo 2025 a Santa Teresa degli Scalzi. Ma la notizia che scuote davvero è un’altra: l’uomo fermato sarebbe legato alla famiglia Tufano, lo stesso cognome che richiama un’altra tragedia recente della città.

Un incrocio di sangue che racconta meglio di qualunque dossier come la criminalità napoletana sia un groviglio di parentele, alleanze e destini che si rincorrono.

Il legame con i Tufano

Il nome della famiglia Tufano è già scolpito nella cronaca nera di Napoli. Lo scorso ottobre, a piazza Mercato, un altro Emanuele, giovanissimo, perse la vita in quello che gli inquirenti definirono “fuoco amico”, colpito durante un’azione armata della sua stessa paranza.

Ora il cognome ritorna negli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Emanuele Durante. Un intreccio che non è solo giudiziario ma simbolico: due vicende distinte, due morti, un unico sottobosco criminale dove i legami familiari diventano anche vincoli operativi.

Per gli investigatori non si tratta di una coincidenza. È il segno di un sistema in cui le nuove generazioni ereditano non solo i territori ma anche i conflitti.

L’omicidio di Emanuele Durante

L’assassinio di Emanuele Durante avvenne a marzo 2025, in pieno giorno, nella zona di Santa Teresa degli Scalzi. Un agguato che segnò un ulteriore salto di tensione negli equilibri criminali del centro cittadino.

Con l’arresto del terzo presunto killer, la Procura prova a chiudere il cerchio su uno dei delitti simbolo della nuova camorra urbana: meno strutturata ma più imprevedibile, composta da gruppi giovanissimi e fluidi.

Emanuele Durante Era parente della 14enne Annalisa Durante uccisa per errore nel 2004 vittima innocente di camorra

L’asse dei clan: Mazzarella e Contini

Parallelamente all’arresto per l’omicidio, l’operazione ha colpito 39 soggetti ritenuti vicini ai clan Mazzarella e Contini, storici protagonisti della mappa camorristica napoletana.

Il Borgo Sant’Antonio e la zona Mercato rappresentano snodi strategici per il controllo delle piazze di spaccio e delle estorsioni. Qui si gioca una partita delicata: i vecchi assetti di Secondigliano cercano di non perdere terreno, mentre nuove leve provano a scalare gerarchie.

L’obiettivo della Dda è chiaro: spezzare le filiere operative prima che diventino strutture consolidate.

La Sanità e la “parata degli scooter”

L’ultimo fronte dell’operazione riguarda il quartiere Sanità, dove sono stati eseguiti 22 arresti.

Le immagini raccolte dagli investigatori restituiscono uno scenario che sembra cinematografico, ma è reale: batterie di giovanissimi che sfrecciano in scooter, pistole in vista, tatuaggi esibiti come marchi di appartenenza.

Non è solo criminalità organizzata. È una vera e propria estetica della violenza, studiata per intimidire, presidiare e comunicare potere.

Le cosiddette stese non sono soltanto azioni dimostrative: sono strumenti di controllo del territorio, messaggi in codice indirizzati ai rivali e alla popolazione.

Una città sotto pressione

L’operazione congiunta di carabinieri, polizia e Guardia di Finanza rappresenta una risposta muscolare dello Stato. Tre diverse ordinanze, un’unica regia investigativa.

Napoli vive da mesi una tensione sotterranea, alimentata da conflitti tra gruppi emergenti e clan storici. L’arresto del presunto killer di Emanuele Durante è un tassello importante, ma non definitivo.

Il vero nodo resta quello generazionale: ragazzi sempre più giovani, cresciuti in un sistema dove l’identità criminale diventa l’unica appartenenza possibile.

E in questo groviglio di parentele e vendette, la linea tra vittima e carnefice si assottiglia fino quasi a scomparire.

occhio.com

Roma, carabiniera travolta a un posto di blocco: è grave. La 22enne alla guida: : “Avevo il vetro appannato”

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Posto di controllo carabinieri Campo di Mare
I rilievi dopo l’investimento della carabiniera sul litorale romano.

È stata travolta in pieno mentre era impegnata in un normale servizio su strada. Una carabiniera della Compagnia di Civitavecchia è stata investita intorno alle 21 a Campo di Mare, sul litorale romano, durante un posto di controllo in viale Benedetto Marini.

Alla guida della Fiat Panda che l’ha centrata una ragazza italiana di 22 anni, che si è fermata subito dopo per prestare soccorso. La militare è stata trasportata in elisoccorso al Policlinico Gemelli di Roma: non sarebbe in pericolo di vita, ma le sue condizioni hanno richiesto un trasferimento urgente.

La dinamica dell’investimento

Secondo una prima ricostruzione, la militare – carabiniera scelta in servizio presso la Compagnia di Civitavecchia – stava operando nell’ambito di un normale posto di controllo quando è stata improvvisamente colpita dalla vettura in transito.

L’impatto è stato violento: la donna è stata sbalzata sull’asfalto per diversi metri.

Un elemento rilevante è che, secondo quanto si apprende, all’automobilista non era stato intimato l’alt. Si tratterebbe quindi, sotto il profilo giuridico, di un incidente stradale a tutti gli effetti.

Proprio per questo motivo le indagini sono affidate alla Polizia Locale di Cerveteri, competente per territorio, che sta ricostruendo con precisione la sequenza dei fatti.

La giustificazione della conducente

La 22enne, visibilmente sotto choc, avrebbe spiegato agli agenti intervenuti e ai colleghi della militare di non essersi accorta della presenza della carabiniera sulla carreggiata.

Avevo il vetro appannato”, avrebbe dichiarato subito dopo l’impatto.

Una versione ora al vaglio degli inquirenti, che stanno verificando:

Le condizioni di visibilità al momento del fatto
L’illuminazione del tratto stradale
La velocità della vettura
L’eventuale presenza di dispositivi luminosi o segnalazioni del posto di controllo

La giovane si è fermata immediatamente per prestare soccorso e ha collaborato con le autorità.

I soccorsi e il trasferimento al Gemelli

Considerata la dinamica e la violenza dell’impatto, è stato richiesto l’intervento dell’elisoccorso.

La carabiniera è stata stabilizzata sul posto dal personale del 118 e poi trasferita d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma.

Dalle informazioni raccolte, la militare non sarebbe in pericolo di vita, ma resta sotto osservazione per le lesioni riportate nella caduta sull’asfalto.

Accertamenti in corso

Oltre ai rilievi tecnici, saranno valutati eventuali profili di responsabilità. In casi come questo, la magistratura dovrà stabilire se sussistano estremi per ipotesi di lesioni stradali o altre contestazioni.

L’episodio riaccende l’attenzione sui rischi connessi ai servizi di controllo su strada, attività quotidiana ma esposta a pericoli costanti per gli operatori in divisa.

Le prossime ore saranno decisive per chiarire la posizione della conducente e per monitorare le condizioni della militare ferita.

occhio.com

Domenico Caliendo, oggi autopsia e incidente probatorio: il caso del bimbo morto a Napoli dopo il trapianto entra nel vivo

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Domenico Caliendo
Accertamenti al Secondo Policlinico sul caso Domenico Caliendo.

Si gioca oggi un passaggio cruciale nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto lo scorso 21 febbraio a Napoli dopo un trapianto di cuore rivelatosi fatale. Presso l’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli sono in programma l’autopsia e l’incidente probatorio che dovranno chiarire i punti ancora oscuri della vicenda.

Dopo gli esiti tecnici, entrerà nel vivo la battaglia legale su una delle tragedie sanitarie che più hanno scosso l’opinione pubblica.

Le domande chiave

Il nodo centrale è uno: si poteva salvare Domenico?

Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, l’accertamento tecnico dovrà chiarire se esistesse un’alternativa terapeutica che avrebbe potuto mantenere il piccolo in condizioni compatibili con un secondo trapianto.

“Ci aspettiamo che emerga che si sarebbe potuta percorrere un’altra strada”, ha dichiarato il legale, che chiede anche un approfondimento su:

L’eventuale lesione al ventricolo sinistro
L’esatto orario del clampaggio aortico
La presenza della cartella anestesiologica, che – secondo la famiglia – non sarebbe stata ancora trasmessa

Il collegio dei periti

È stato intanto superato l’ultimo ostacolo che rischiava di far slittare l’incidente probatorio. Il gip Mariano Sorrentino ha accolto l’istanza di ricusazione avanzata dalla famiglia nei confronti del professor Mauro Rinaldi, sostituendolo con il professor Ugolini Livi.

Il collegio peritale dovrà sciogliere i nodi tecnici che ruotano attorno alla gestione dell’organo donato.

Il giallo dei tempi

Dalle conversazioni intercettate in sala operatoria emergono dettagli che aggravano il quadro.

Secondo la scansione degli orari, Domenico sarebbe rimasto senza cuore per almeno 45 minuti. Il nuovo organo sarebbe arrivato alle 14.30 del giorno dell’intervento. Alle 15 sarebbe stato scoperto che era conservato in un box con ghiaccio secco. Alle 15.14, secondo i verbali, i medici avrebbero tentato di scongelarlo passando l’organo sotto acqua tiepida per circa venti minuti.

Poi la decisione di impiantarlo comunque, ritenendolo “unica scelta possibile”.

Un buco temporale di circa venti minuti resta al centro delle verifiche investigative.

Le parole del cardiochirurgo

Nel frattempo è intervenuto pubblicamente il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha eseguito il trapianto.

“Ho operato bene, ho fatto il mio mestiere. Sono una vittima: ho salvato tremila bambini da quando lavoro in Campania”, ha dichiarato in un’intervista televisiva, definendosi anch’egli vittima della vicenda.

Oppido respinge ogni accusa diretta e punta sull’errore a monte: lo scambio tra ghiaccio normale e ghiaccio secco, che avrebbe “bruciato” l’organo.

La replica della madre del piccolo è stata secca: “La vittima è solo Domenico”.

Il nodo dell’espianto anticipato

Uno dei punti più controversi riguarda la decisione di procedere con l’espianto del cuore malato prima dell’arrivo effettivo dell’organo del donatore in sala operatoria.

Perché l’intervento è stato avviato senza avere certezza delle condizioni del cuore nuovo? È uno dei quesiti che il collegio dovrà chiarire.

Nella cartella clinica emergerebbe un quadro drammatico: tentativi di scongelamento e incertezze operative prima dell’impianto definitivo.

I funerali

L’esito dell’incidente probatorio potrebbe sbloccare anche la restituzione della salma alla famiglia per i funerali. Non è esclusa la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso vicinanza alla madre del bambino.

“L’obiettivo è liberare la salma del piccolo Domenico”, ha sottolineato il legale, ma i tempi dipenderanno dagli accertamenti tecnici.

Una vicenda che interroga la sanità

Il caso di Domenico Caliendo non è solo un’inchiesta giudiziaria. È una ferita aperta nel sistema sanitario e nella fiducia dei cittadini.

Le prossime ore saranno decisive. L’autopsia e l’incidente probatorio dovranno trasformare le ipotesi in certezze tecniche.

Poi sarà il tempo delle responsabilità.

occhio.com

Attacchi in Iran, Tajani: “In partenza da Abu Dhabi i circa 200 studenti italiani bloccati”

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Italiani in partenza da Abu Dhabi
Studenti italiani in attesa del volo di rientro da Abu Dhabi verso Milano.

Mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi, scatta il piano di rientro per i connazionali. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la partenza da Abu Dhabi di circa 200 studenti italiani bloccati negli Emirati, dove partecipavano a un corso a Dubai nell’area interessata dalla crisi.

Il volo diretto a Milano Linate è previsto nel pomeriggio. A bordo viaggiano anche alcuni cittadini italiani in particolari condizioni di salute.

La Farnesina parla di una situazione “complessa”, con decine di migliaia di italiani bloccati in varie parti del mondo.

Il piano di rientro

Nel dettaglio, per oggi 3 marzo sono previsti:

Due voli commerciali speciali da Mascate (Oman) verso Roma Fiumicino, per un totale di circa 300 persone
Il volo da Abu Dhabi per Milano con circa 200 passeggeri, in larga parte minorenni della World Students’ Connection
Due ulteriori voli Etihad da Abu Dhabi: uno per Milano alle 14:20 e uno per Roma alle 14:40

Per domani 4 marzo è già stato programmato un ulteriore volo da Mascate verso l’Italia.

Il gruppo degli studenti si trova già presso l’aeroporto di Abu Dhabi ed è assistito dal personale dell’Ambasciata e del Consolato Generale.

I primi rientri

Ieri sera è atterrato a Fiumicino il primo volo charter partito da Mascate con a bordo 127 italiani rimasti bloccati in Oman o trasferiti da Dubai.

Il piano di evacuazione prosegue mentre resta alta l’attenzione per le migliaia di connazionali ancora presenti nell’area del Golfo.

Unità di crisi rafforzata

Tajani, in accordo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha disposto il rafforzamento dell’unità di crisi della Farnesina.

È stata creata una task force composta da:

Tre diplomatici
Due carabinieri
Due finanzieri
Un rappresentante della Protezione Civile

Il personale è già operativo a Mascate dalle prime ore del mattino.

L’obiettivo è garantire assistenza, monitorare i trasferimenti verso l’Oman e prevenire truffe o speculazioni sui biglietti aerei.

“Situazione molto complessa”

Il ministro ha sottolineato che la crisi non riguarda solo il Medio Oriente.

“È una situazione molto complessa perché sono circa 60.000 gli italiani bloccati in altre parti del mondo: da Hong Kong allo Sri Lanka, dall’India alla Thailandia, fino alle Filippine e alle Seychelles”, ha spiegato Tajani.

Tutte le ambasciate e i consolati italiani sono mobilitati per garantire sostegno e informazioni ai connazionali.

Emergenza diplomatica globale

La guerra in corso ha generato una delle più vaste operazioni di assistenza consolare degli ultimi anni.

Tra voli charter, trasferimenti via terra verso l’Oman e coordinamento con compagnie aeree, la Farnesina sta gestendo un’operazione logistica su scala internazionale.

La priorità resta il rientro in sicurezza dei cittadini italiani, in un contesto geopolitico che continua a evolversi di ora in ora.

occhio.com

Guerra Iran, nuovi raid su Beirut e Teheran. L’Idf entra nel sud del Libano, Trump: “Presto grande ondata”

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Raid su Beirut notte 2026
Fumo e esplosioni a Beirut dopo i nuovi raid nel quarto giorno di guerra.

Il confitto entra nel quarto giorno e si allarga ulteriormente. Nuovi raid colpiscono Beirut e Teheran, mentre l’esercito israeliano annuncia incursioni via terra nel sud del Libano. Gli Stati Uniti promettono una risposta dopo l’attacco con droni contro l’ambasciata americana a Riad, andata in fiamme, e la morte di sei militari statunitensi.

La regione è ormai teatro di un’escalation che coinvolge direttamente Iran, Israele, Stati Uniti e diversi Paesi del Golfo.

L’Idf entra nel Libano meridionale

Secondo il portavoce dell’esercito israeliano, le Idf sono entrate via terra nel Libano meridionale, conquistando “diversi punti strategici nelle vicinanze”. Parallelamente proseguono i raid aerei contro obiettivi ritenuti legati a Hezbollah.

Media regionali riferiscono che l’esercito libanese si sarebbe ritirato da almeno sette posizioni lungo il confine con Israele. Intanto l’Unifil, la forza Onu in Libano, ha disposto l’evacuazione del personale non essenziale dal sud del Paese.

Raid e operazioni in Iran

Fonti arabe riportano che nella notte Israele avrebbe condotto un’operazione di terra in Iran con il coinvolgimento del Mossad e di forze speciali. Le informazioni non sono state ufficialmente confermate da Tel Aviv.

Le immagini satellitari diffuse dalla società di intelligence Vantor mostrano danni significativi all’impianto nucleare di Natanz, il principale centro di arricchimento dell’uranio iraniano. Washington e Tel Aviv parlano di colpi mirati contro infrastrutture strategiche.

L’attacco all’ambasciata Usa e la risposta americana

A Riad l’ambasciata americana è stata colpita da droni ed è andata in fiamme. Sei soldati statunitensi sono morti. La Casa Bianca ha promesso una ritorsione.

Il presidente Donald Trump, parlando dalla Casa Bianca, non ha escluso l’invio di truppe di terra in Iran. “Siamo i migliori del mondo e faremo tutto il necessario per raggiungere i nostri obiettivi”, ha dichiarato, aggiungendo che “in un’ora è stata eliminata la leadership iraniana” e che è in arrivo una “grande ondata”.

Washington invita i cittadini americani a lasciare immediatamente i Paesi del Medio Oriente.

Teheran: “Non negozieremo”

L’Iran non arretra. Il capo della sicurezza iraniana Ali Larijani ha ribadito che Teheran “non negozierà” con gli Stati Uniti.

La Guardia rivoluzionaria ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale. Gli Stati Uniti hanno però smentito che il passaggio sia stato effettivamente bloccato.

Nelle ultime ore i Pasdaran hanno rivendicato un attacco contro una base americana in Bahrein, sostenendo di aver distrutto il quartier generale con 20 droni e tre missili. Il portavoce Mohammad Ali Naeini ha parlato di 650 soldati Usa uccisi o feriti nei primi due giorni di guerra, numeri che non trovano al momento conferma indipendente.

La Francia mobilita i Rafale

La Francia ha mobilitato i propri caccia Rafale di stanza ad Abu Dhabi per garantire la sicurezza delle installazioni francesi negli Emirati Arabi Uniti, dopo l’impatto di un drone iraniano su una base dove sono presenti militari francesi.

Parigi ha confermato che i velivoli sono impegnati in operazioni di messa in sicurezza dello spazio aereo.

Italiani bloccati nel Golfo

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la partenza da Abu Dhabi di circa 200 studenti italiani che partecipavano a un corso a Dubai. Nelle scorse ore sono rientrati i primi connazionali bloccati nella regione.

La Farnesina parla di una situazione “complessa”, con decine di migliaia di italiani che si trovano in diverse aree del Medio Oriente.

Una guerra sempre più regionale

Tra incursioni terrestri, raid aerei, attacchi a basi militari e minacce sullo Stretto di Hormuz, il conflitto assume dimensioni sempre più ampie.

L’eventuale ingresso di truppe di terra americane o israeliane in Iran rappresenterebbe un salto di qualità destinato a cambiare radicalmente lo scenario.

Per ora il fronte resta multiplo: Libano, Iran, Golfo Persico, Arabia Saudita. Ma la sensazione è che la guerra abbia superato la fase degli attacchi mirati per entrare in una dinamica di scontro aperto e diffuso.

Il Medio Oriente è sull’orlo di un conflitto regionale totale.

occhio.com

Tragedia sul lavoro: morto Loris Costantino all’ex Ilva di Taranto

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Taranto, ancora una vittima sul lavoro
Stabilimento ex Ilva Taranto

Questa mattina Loris Costantino, ex operaio dell’Ilva di Taranto, è morto a causa di un incidente sul lavoro. È caduto da un’altezza di circa 10 metri mentre operava nello stabilimento. Trasportato d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, è deceduto poco dopo. Le autorità hanno avviato un’inchiesta per chiarire le dinamiche dell’incidente.

L’incidente sul lavoro a Taranto

Secondo le prime ricostruzioni, Loris Costantino Ilva Taranto stava lavorando in un’area a rischio. Il piano di calpestio ha ceduto improvvisamente, provocando la caduta. I colleghi hanno subito chiamato i soccorsi, ma l’uomo non ce l’ha fatta. Le autorità locali indagano per verificare eventuali violazioni delle norme di sicurezza.

Precedenti incidenti e sicurezza

Tragicamente, la morte di Loris Costantino all’Ilva di Taranto non è un caso isolato. Nel gennaio 2026, un altro operaio aveva perso la vita nello stesso stabilimento. Gli incidenti sul lavoro nell’Ilva di Taranto evidenziano rischi strutturali e carenze nella sicurezza. Sindacati e associazioni chiedono controlli più severi e prevenzione immediata.

Reazioni e responsabilità

La comunità e i colleghi hanno espresso profondo cordoglio per la morte di Loris Costantino. I sindacati sollecitano interventi urgenti nell’Ilva di Taranto. Le autorità e la direzione dello stabilimento stanno valutando possibili responsabilità. Si attendono misure correttive per evitare altre tragedie simili.

Futuro dell’ex Ilva

La vicenda di Loris Costantino all’Ilva di Taranto riapre il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione degli impianti. Recenti provvedimenti prevedono la sospensione delle aree a caldo se non rispettano le norme. La tragedia mette in evidenza la necessità di tutelare i lavoratori e migliorare le procedure di sicurezza.

Cordoglio e comunità

La morte di Loris Costantino ha scosso Taranto e l’intera comunità industriale. Il dibattito sulla sicurezza sul lavoro nell’Ilva di Taranto continua, con richieste di azioni concrete da parte dei cittadini e dei sindacati.

occhio.com

Studentessa 24enne in Erasmus morta in Spagna: indagini in corso sulle cause del decesso

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Studentessa 24enne morta in Spagna
Emma Cerretelli, studentessa 24enne morta durante l'Erasmus in Spagna

La giovane si trovava nella città universitaria per il programma Erasmus. Aperta un’inchiesta per chiarire cosa sia accaduto nelle ultime ore prima della tragedia.

Una studentessa di 24 anni, Emma Cerretelli, in Spagna per il programma Erasmus, è morta nelle scorse ore nella città di Cordoba. La notizia ha scosso la comunità universitaria e il paese d’origine della giovane, Castel Del Piano, provincia di Grosseto, dove la famiglia è stata informata dalle autorità consolari.

Secondo le prime informazioni diffuse dai media locali, la ragazza sarebbe stata trovata priva di sensi nel suo alloggio/studentato. Inutili i tentativi di soccorso da parte dei sanitari intervenuti sul posto.

Chi era la studentessa morta in Erasmus in Spagna

La 24enne, Emma Cerretelli, studiava Medicina Veterinaria presso l’Università Federico II di Napoli e si trovava a Cordoba per un periodo di studio all’estero nell’ambito del progetto Erasmus. Amici e colleghi la descrivono come una studentessa brillante e molto appassionata del suo percorso accademico.

L’ateneo spagnolo ha espresso cordoglio attraverso una nota ufficiale, stringendosi attorno alla famiglia e ai compagni di corso.

Indagini aperte sulle cause della morte

Le autorità spagnole hanno aperto un’indagine per chiarire le cause del decesso. Al momento non si esclude nessuna ipotesi, ma secondo fonti investigative non vi sarebbero segni evidenti di violenza. Saranno gli accertamenti medico-legali, compresa l’autopsia, a fornire risposte più precise nelle prossime ore.

Sul caso sta lavorando la polizia locale di Cordoba, in coordinamento con il consolato italiano in Spagna.

Il dolore della famiglia e della comunità

La famiglia della giovane è attesa in Spagna per il riconoscimento ufficiale e per il rimpatrio della salma. Numerosi i messaggi di cordoglio apparsi sui social network, dove amici e conoscenti hanno voluto ricordare la 24enne con parole di affetto.

Anche l’università italiana di appartenenza ha annunciato un momento di raccoglimento in memoria della studentessa.

Erasmus in Spagna: sicurezza e assistenza agli studenti

Il programma Erasmus rappresenta una delle esperienze formative più importanti per migliaia di studenti italiani ogni anno. Le università ospitanti garantiscono assistenza e supporto, ma in caso di emergenze intervengono anche le autorità consolari.

Restano ora da chiarire le circostanze che hanno portato alla morte della studentessa 24enne in Erasmus in Spagna, mentre la comunità accademica attende gli esiti ufficiali delle indagini.

occhio.com

Agguato a Napoli, ucciso in pieno giorno il 34enne Salvatore De Marco

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Via Sorrento San Giovanni a Teduccio Napoli
Il luogo dell’agguato in via Sorrento a San Giovanni a Teduccio.

Un agguato in pieno giorno, nel cuore della periferia orientale di Napoli. È stato ucciso a colpi d’arma da fuoco Salvatore De Marco, 34 anni, raggiunto dai proiettili in via Sorrento, nel quartiere San Giovanni a Teduccio.

L’uomo è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale del Mare, ma è arrivato al pronto soccorso già privo di vita a causa delle gravi ferite riportate.

L’agguato in strada

Secondo le prime ricostruzioni, De Marco sarebbe stato avvicinato e colpito con diversi colpi d’arma da fuoco. L’azione è avvenuta in pieno giorno, in un’area densamente abitata, alimentando paura e tensione tra i residenti.

Non si esclude che i killer abbiano agito con modalità tipiche degli agguati mirati, facendo perdere rapidamente le proprie tracce subito dopo aver sparato.

Chi era la vittima

Salvatore De Marco, 34 anni, aveva precedenti penali per associazione semplice e reati contro il patrimonio. Gli investigatori stanno verificando se l’omicidio possa essere collegato a dinamiche criminali locali o a contrasti maturati nell’ambito di contesti già attenzionati dalle forze dell’ordine.

Il suo profilo è ora al centro degli accertamenti per ricostruire eventuali moventi e frequentazioni recenti.

Le indagini

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile e al commissariato di Ponticelli, che stanno lavorando per ricostruire la dinamica dell’agguato.

Gli investigatori stanno acquisendo:

Eventuali immagini di videosorveglianza
Testimonianze dei presenti
Elementi balistici repertati sul luogo

L’obiettivo è individuare gli autori e comprendere il contesto in cui è maturato l’omicidio.

San Giovanni a Teduccio sotto tensione

L’omicidio riaccende i riflettori sulla periferia orientale di Napoli, territorio spesso segnato da episodi di violenza legati alla criminalità organizzata e ai contrasti tra gruppi.

La risposta investigativa è scattata immediatamente. Gli inquirenti puntano a chiarire in tempi rapidi la matrice dell’agguato e a individuare eventuali responsabili.

Un altro omicidio che scuote la città. E una scia di sangue che riapre interrogativi sulla tenuta del territorio.

occhio.com

Roma, auto in fuga non si ferma all’alt e provoca strage in via Collatina: morti padre, madre e figlio

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Incidente via Collatina Roma notte
I rilievi dopo l’incidente mortale in via Collatina a Roma

Una corsa folle nella notte romana si è trasformata in una tragedia familiare. Erano circa le 22 quando una pattuglia della Polizia ha intimato l’alt a una Toyota Yaris con a bordo tre uomini nella zona del Quarticciolo. Invece di fermarsi, il conducente ha premuto sull’acceleratore dando il via a un inseguimento tra le strade del quartiere.

Pochi minuti dopo, in via Collatina, l’auto in fuga ha invaso la corsia opposta travolgendo una Fiat Punto su cui viaggiava una famiglia. Il bilancio è drammatico: morti padre, madre e figlio.

L’inseguimento e l’impatto

Secondo le prime ricostruzioni, all’inseguimento si sono uniti anche i Carabinieri. La Yaris avrebbe continuato a sfrecciare a velocità sostenuta, mentre gli agenti cercavano di mantenere una distanza di sicurezza per evitare ulteriori rischi.

All’altezza di via Collatina, la vettura in fuga ha improvvisamente invaso la corsia opposta proprio mentre sopraggiungeva la Fiat Punto con a bordo la famiglia.

L’impatto è stato violentissimo. Padre e madre sono morti sul colpo. Il figlio, trasportato in condizioni gravissime in ospedale, è deceduto poco dopo.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco, ma per la famiglia non c’è stato nulla da fare.

Cosa è stato trovato nell’auto

All’interno della Toyota Yaris gli agenti hanno trovato cacciaviti, grimaldelli e alcuni jammer, dispositivi elettronici in grado di interferire con i sistemi antifurto.

Il materiale è stato immediatamente sequestrato insieme ai veicoli coinvolti.

Un elemento che rafforza l’ipotesi investigativa secondo cui i tre uomini potessero essere impegnati in attività illecite e che spiegherebbe la decisione di non fermarsi al controllo.

Arresti e accuse

I tre occupanti della Yaris, di origine sudamericana, sono stati fermati dalla Polizia. Due di loro sono rimasti feriti nello schianto e sono stati accompagnati in pronto soccorso; il terzo è stato arrestato sul posto.

Le accuse contestate sono pesanti:

Omicidio stradale plurimo
Resistenza a pubblico ufficiale
Possesso di strumenti atti allo scasso

La loro posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Strada chiusa per ore

Per consentire i rilievi tecnici e la messa in sicurezza dell’area, via Collatina è rimasta chiusa per ore nel tratto compreso tra via dell’Acqua Vergine e via di Salone.

Gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio la sequenza degli eventi, analizzando:

La velocità del veicolo in fuga
Le modalità dell’inseguimento
La traiettoria dell’impatto
Le eventuali comunicazioni tra pattuglie

Una tragedia che riapre il dibattito

La morte di un’intera famiglia riapre il dibattito sulla gestione degli inseguimenti in ambito urbano e sulla sicurezza stradale nelle aree periferiche della Capitale.

La Procura dovrà stabilire con precisione responsabilità e concause. Ma un dato è già chiaro: una fuga per evitare un controllo si è trasformata in una strage familiare.

Tre vite spezzate in pochi secondi. E una città che si risveglia sotto shock.

occhio.com

Tram deragliato a Milano, indagato l’autista per disastro ferroviario colposo: due morti e 50 feriti

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Tram 9 deragliato Milano viale Vittorio Veneto
Il tram 9 deragliato in viale Vittorio Veneto a Milano.

Si allarga l’inchiesta sul deragliamento del tram 9 a Milano avvenuto il 27 febbraio e costato la vita a due persone. Il conducente del mezzo è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di disastro ferroviario colposo. Secondo indiscrezioni, nel fascicolo figurano anche le ipotesi di omicidio colposo e lesioni colpose.

La relazione investigativa della Polizia locale è stata trasmessa questa mattina alla Procura della Repubblica di Milano. L’indagine è coordinata dalla pm Elisa Calanducci insieme al procuratore Marcello Viola.

Il bilancio dell’incidente è pesantissimo: due vittime e una cinquantina di feriti.

Il racconto dell’autista: “Era diventato tutto nero”

L’autista, 60 anni, in servizio da trentacinque anni, ha raccontato agli investigatori di aver accusato un malore pochi istanti prima del deragliamento.

“Ho avuto prima un dolore alla gamba e poi un mancamento. Era diventato tutto nero e ho perso il controllo”, avrebbe dichiarato poco prima di lasciare l’ospedale Niguarda.

Secondo quanto riferito, avrebbe anche battuto la testa contro il vetro del mezzo, riportando un occhio nero. Per il resto, le sue condizioni fisiche sono risultate buone.

Accanto a lui, in ospedale, la moglie. “Moralmente è distrutto”, avrebbe confidato. In trentacinque anni di servizio non aveva mai avuto incidenti.

Nei prossimi giorni il conducente sarà nuovamente ascoltato dagli inquirenti.

La dinamica del deragliamento

Il tram 9 è uscito dai binari finendo contro un palazzo in viale Vittorio Veneto. Secondo le prime ricostruzioni, il mezzo non avrebbe deviato correttamente uno scambio.

L’ipotesi investigativa è che il mancato cambio di scambio possa essere stato causato dal malore denunciato dal conducente, che avrebbe perso il controllo del mezzo proprio in quel frangente.

La magistratura intende però verificare ogni elemento tecnico e procedurale.

Sequestri nella sede Atm

Questa mattina sono in corso acquisizioni e sequestri di documenti nella sede di Atm in via Monte Rosa.

Tra gli atti acquisiti:

  • Specifiche tecniche del modello Tramlink, entrato recentemente in servizio nella flotta milanese
  • Registrazioni audio e messaggi tra il conducente e la centrale operativa
  • Documentazione procedurale relativa alla gestione degli scambi

L’obiettivo è ricostruire il quadro ingegneristico e operativo per capire se vi siano state anomalie tecniche, errori umani o eventuali criticità nei protocolli.

Un’indagine su più livelli

L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto per consentire accertamenti tecnici irripetibili con le garanzie difensive previste dalla legge.

Gli investigatori stanno lavorando su più fronti:

Verifica delle condizioni di salute del conducente
Analisi dei sistemi di sicurezza del mezzo
Controllo della manutenzione della linea
Ricostruzione delle comunicazioni operative

Non si esclude la possibilità che vengano effettuate perizie medico-legali per accertare la natura e la tempistica del presunto malore.

La città sotto shock

Il deragliamento ha scosso Milano. Il tram 9 è una delle linee storiche e più frequentate del capoluogo lombardo. L’incidente ha riacceso il dibattito sulla sicurezza del trasporto pubblico e sulla gestione delle nuove flotte.

Atm ha assicurato piena collaborazione con la magistratura.

L’inchiesta dovrà chiarire se si sia trattato di una tragica fatalità o se vi siano responsabilità ulteriori.

La verità passa ora attraverso perizie tecniche, analisi dei dati e ricostruzione puntuale di quei pochi secondi che hanno trasformato un normale turno di lavoro in una tragedia.

occhio.com
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