Blitz antidroga ad Aprilia: sequestrati 60 chili di droga, due arresti

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Maxi sequestro di droga a Latina
Trovati 54 kg di hascisch in un appartamento a Latina

Un maxi-sequestro di droga è stato effettuato oggi ad Aprilia, nel Lazio, dalla squadra mobile durante un’operazione mirata contro il traffico di sostanze stupefacenti. Due persone, un uomo e una donna, entrambi cinquantenni, sono state arrestate e condotte in carcere su disposizione della procura.

L’operazione della Polizia

L’operazione antidroga ha preso il via dopo settimane di osservazione e controllo degli spostamenti dei sospetti. Gli investigatori hanno notato la donna recarsi presso l’abitazione dell’uomo e ricevere uno scatolone che poi ha caricato nella propria auto. A quel punto, la Polizia ha deciso di intervenire simultaneamente: la donna è stata fermata lungo il tragitto, mentre nella casa dell’uomo è stata eseguita la perquisizione.

Il maxi sequestro di droga

Durante l’operazione, la Polizia ha sequestrato un totale di 60 chili di sostanze stupefacenti:

  • 5,85 kg di hashish nella scatola trasportata in auto dalla donna.
  • 54 kg di hashish custoditi nel garage dell’abitazione dell’uomo.
  • 1 kg di cocaina nascosto in un cassetto della camera da letto.

Oltre alla droga, sono stati sequestrati 370 euro in contanti, appunti riconducibili all’attività di spaccio e materiale per il confezionamento, come macchina sottovuoto, bilancino di precisione, pellicola e buste.

Due arresti e indagini in corso

I due arrestati sono stati trasferiti in carcere. L’operazione della squadra mobile di Aprilia rappresenta un importante colpo al traffico di droga nel territorio del Lazio, confermando l’impegno delle forze dell’ordine contro lo spaccio di sostanze stupefacenti.


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occhio.com

Spagna-Usa, tensione sulle basi militari di Morón e Rota: Albares smentisce la Casa Bianca

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La Spagna smentisce la Casa Bianca
José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo

Il ministro degli Esteri spagnolo nega nuove autorizzazioni agli Stati Uniti: “Non è cambiata una virgola”

Si accende il caso diplomatico tra Spagna e Stati Uniti sull’utilizzo delle basi militari congiunte di Morón e Rota. In particolare, il ministro degli Esteri spagnolo ha voluto chiarire immediatamente la posizione del governo. Infatti, José Manuel Albares ha smentito in modo netto le dichiarazioni arrivate da Washington, respingendo l’ipotesi di nuove autorizzazioni concesse agli Usa.

«Lo smentisco categoricamente. Non è cambiata una virgola e non ho la minima idea a cosa si riferisca», ha dichiarato Albares. Dunque, secondo Madrid, non esiste alcuna modifica rispetto all’accordo già in vigore.

«Lo smentisco categoricamente. Non è cambiata una virgola e non ho la minima idea a cosa si riferisca», ha dichiarato Albares, replicando alle parole della portavoce della Casa Bianca.

Cosa ha detto la Casa Bianca

In precedenza, la portavoce della Casa Bianca aveva affermato che la Spagna avrebbe accolto il messaggio del presidente americano, accettando di cooperare con l’esercito degli Stati Uniti. Tuttavia, il governo spagnolo ha immediatamente respinto questa versione dei fatti.

Le basi di Morón e Rota al centro della polemica

Al centro della vicenda ci sono le basi di Morón e Rota, strutture strategiche per la presenza militare statunitense nel Mediterraneo. Per questo motivo, ogni eventuale ampliamento del loro utilizzo rappresenta un tema politicamente sensibile.

Le due strutture operano sulla base di un accordo bilaterale tra Madrid e Washington, che disciplina modalità e limiti dell’utilizzo da parte delle forze armate americane.

“Solo nel quadro dell’accordo bilaterale”

Albares ha voluto chiarire che non esiste alcuna novità rispetto all’intesa già in vigore.

«C’è un accordo bilaterale e al di fuori del quadro di questo accordo non ci sarà l’uso delle basi», ha precisato il ministro. In altre parole, non sono previste concessioni aggiuntive.

Nel frattempo, la questione si inserisce in un contesto internazionale delicato. Di conseguenza, la smentita di Albares mira a evitare fraintendimenti diplomatici e polemiche interne.

Rapporti Spagna-Usa: perché la questione è delicata

Il tema delle basi militari Usa in Spagna è storicamente sensibile sul piano politico interno e nei rapporti transatlantici. Ogni eventuale ampliamento dell’utilizzo militare richiederebbe un quadro giuridico chiaro e un consenso politico definito.

La smentita di Albares arriva quindi in un momento in cui la cooperazione militare internazionale è al centro del dibattito globale, e mira a evitare interpretazioni che possano alimentare tensioni diplomatiche o polemiche interne.

occhio.com

Sal Da Vinci rinvia la festa a Napoli nel giorno dei funerali di Domenico Caliendo: “Il bimbo prima di tutto”

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Sal Da Vinci rinvia festa per Domenico Caliendo
Sal Da Vinci ha deciso di rinviare la festa per la vittoria a Sanremo nel giorno dei funerali del piccolo Domenico Caliendo.

Un gesto di grande sensibilità e rispetto. Sal Da Vinci ha deciso di rinviare la festa prevista a Napoli per celebrare la sua vittoria al Festival di Sanremo, inizialmente fissata nello stesso giorno dei funerali del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto dopo un trapianto di cuore.

L’artista ha scelto di spostare l’evento per non sovrapporlo all’ultimo saluto al bambino, che si terrà nel Duomo di Nola.

La richiesta e la risposta immediata

La decisione è arrivata dopo una richiesta pubblicata sui social dal deputato Francesco Emilio Borrelli.

Nel post si legge il messaggio ricevuto da un cittadino:
«Francesco, ho sentito in Tv che mercoledì a Napoli Sal Da Vinci festeggerà la sua vittoria e siccome in concomitanza alle 15 ci saranno i funerali a Nola per il piccolo Domenico, tu forse puoi dirgli di posticipare al giorno seguente la festa».

La risposta del cantautore è stata immediata. Sal Da Vinci ha fatto sapere di aver già provveduto a spostare l’evento.

«Il bimbo prima di tutto», ha scritto l’artista.

Domenico Caliendo Ospedale Monaldi Napoli
La Procura di Napoli amplia l’inchiesta sul trapianto di cuore eseguito al piccolo Domenico.

L’ondata di commenti sui social

La decisione ha generato una forte reazione sui social. In molti hanno espresso stima e affetto nei confronti del cantante napoletano.

Sotto il post pubblicato dal deputato sono comparsi centinaia di commenti.

Diversi utenti hanno parlato di un gesto di grande umanità. Molti ricordano anche l’impegno di Sal Da Vinci nei confronti dei bambini malati, che spesso visita negli ospedali.

Per tanti follower la scelta dell’artista è stata naturale. Prima ancora che cantante, ricordano, Sal Da Vinci è un padre.

Il dolore della comunità

La festa per la vittoria a Sanremo può attendere. In queste ore la Campania si ferma per il dolore legato alla morte di Domenico Caliendo, il bambino di Nola al centro di una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.

Oggi l’intera comunità si stringe attorno alla famiglia per l’ultimo saluto.

Il gesto del cantautore ha così assunto un valore simbolico: fermare la musica per lasciare spazio al silenzio e al ricordo di una vita spezzata troppo presto.

occhio.com

Terremoto oggi in Sicilia, scossa di magnitudo 4.5 sull’Etna: paura a Catania, scuole chiuse

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terremoto Massa Carrara epicentro
Terremoto di magnitudo 4.0 Massa Carrara

Una forte scossa di terremoto ha svegliato la Sicilia orientale nella mattina di oggi, mercoledì 4 marzo. Il sisma è stato registrato alle 07:05 e ha raggiunto una magnitudo di 4.5.

L’epicentro si trova sull’Etna, a circa 14 chilometri da Catania, in una zona a nord-ovest di Ragalna. La scossa è stata avvertita chiaramente dalla popolazione in gran parte della Sicilia orientale.

Molti residenti sono usciti in strada per la paura.

Epicentro sull’Etna

Secondo le rilevazioni dell’Ingv, il terremoto ha avuto una profondità di circa 3,8 chilometri. La bassa profondità ha reso la vibrazione molto intensa anche nei centri abitati vicini.

La scossa è stata percepita non solo nel Catanese ma anche in altre province della Sicilia orientale. Segnalazioni sono arrivate da Messina e Siracusa.

Al momento non risultano danni gravi a persone o edifici.

Le segnalazioni dei cittadini

Subito dopo il terremoto centinaia di persone hanno segnalato la scossa sui social.

Molti raccontano di aver avvertito un movimento molto forte e prolungato.

«Mai sentito un terremoto così forte e lungo», scrivono alcuni utenti. Secondo le testimonianze la scossa sarebbe durata circa venti secondi.

Le segnalazioni sono arrivate anche tramite l’app Rilevatore Terremoto, che consente di raccogliere dati in tempo reale sull’intensità percepita.

Scuole chiuse a Catania

Nonostante l’assenza di danni segnalati, il Comune di Catania ha deciso di chiudere le scuole per la giornata di oggi.

Il sindaco Enrico Trantino ha spiegato che la sospensione delle lezioni serve a consentire controlli sugli edifici scolastici.

La stessa decisione è stata presa anche in diversi comuni della provincia.

I tecnici effettueranno verifiche nelle strutture per escludere eventuali criticità.

La situazione resta sotto monitoraggio da parte della Protezione Civile e dell’Ingv.

occhio.com

Domenico Caliendo, oggi i funerali del bimbo morto dopo il trapianto: l’autopsia conferma che il cuore era sano

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Funerali Domenico Caliendo Duomo Nola
Il Duomo di Nola dove si celebrano i funerali del piccolo Domenico Caliendo.

Oggi Nola si fermerà per dare l’ultimo saluto a Domenico Caliendo, il bambino di due anni morto a Napoli dopo un trapianto di cuore fallito. I funerali saranno celebrati alle 15 nel Duomo di Nola.

La città ha proclamato il lutto cittadino. La comunità si stringe attorno alla famiglia del piccolo, colpita da una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica in tutta Italia.

Intanto arrivano i primi risultati dell’autopsia: secondo il medico legale non sarebbero emerse lesioni al cuore al momento dell’espianto.

L’autopsia: il cuore era sano al momento dell’espianto

Il via libera ai funerali è arrivato dopo l’autopsia eseguita il 3 marzo al Secondo Policlinico di Napoli. L’esame è durato oltre tre ore ed è stato preceduto dall’incidente probatorio davanti al giudice Mariano Sorrentino.

I primi risultati escludono danni evidenti all’organo al momento dell’espianto.

«Da un primo esame non sembrano esserci lesioni macroscopiche al cuore. Possiamo escluderle», ha spiegato il medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia del piccolo Domenico.

Il medico ha precisato che non risulta il presunto taglio sul ventricolo di cui si era parlato nei giorni scorsi.

All’autopsia hanno partecipato circa 25 tra periti e consulenti di parte, a testimonianza della complessità dell’indagine.

I prossimi passi dell’inchiesta

Il collegio peritale avrà 120 giorni di tempo per analizzare tutti gli elementi raccolti e depositare le conclusioni.

Il prossimo incontro tra gli esperti è previsto per il 28 aprile a Bari, quando verranno esaminati anche i campioni anatomopatologici prelevati durante l’autopsia.

Il procedimento giudiziario tornerà in aula l’11 settembre, quando i magistrati valuteranno i risultati delle consulenze tecniche.

L’ultimo saluto nel Duomo di Nola

La salma del piccolo Domenico è stata restituita alla famiglia per i funerali.

Il feretro è arrivato nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo dove è stata allestita la camera ardente. Cittadini, amici e parenti possono rendere omaggio al bambino prima della cerimonia.

La funzione funebre sarà celebrata dal vescovo di Nola Francesco Marino. Presente anche il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, che nei giorni scorsi aveva amministrato l’estrema unzione al piccolo.

Il lutto della città

Il sindaco di Nola Andrea Ruggiero ha proclamato il lutto cittadino e invitato la popolazione a partecipare con rispetto.

«Chiedo a tutti di vivere questo momento con compostezza e silenziosa solidarietà», ha dichiarato il primo cittadino.

L’accesso al Duomo sarà regolato dalla Polizia Municipale e dai volontari della Protezione Civile per garantire lo svolgimento ordinato della cerimonia.

Nola si prepara così a salutare Domenico Caliendo in un clima di raccoglimento e dolore condiviso.

occhio.com

Soldati italiani colpiti da un missile in Kuwait: “Eravamo appena usciti dal bunker per una doccia”

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Base Ali Al Salem Kuwait soldati italiani bunker
La base aerea Ali Al Salem in Kuwait dove sono presenti militari italiani del 51° Stormo

Momenti di grande tensione per i militari italiani schierati in Kuwait. Un missile è caduto all’interno del perimetro della base aerea di Ali Al Salem, dove opera anche un contingente dell’Aeronautica Militare italiana.

Tra i militari presenti ci sono quindici ufficiali e sottufficiali del 51° Stormo di Istrana. L’ordigno è esploso poco dopo le 8 del mattino, a breve distanza dal bunker in cui i soldati si rifugiano da giorni per proteggersi dagli attacchi legati alla guerra in Medio Oriente.

Il missile vicino al bunker

Il missile è caduto all’interno dell’aeroporto militare kuwaitiano. L’impatto è avvenuto a poca distanza dalla struttura di sicurezza dove i militari italiani si erano rifugiati già da sabato sera.

Da tre giorni i soldati vivevano praticamente blindati nel bunker. Gli attacchi precedenti avevano distrutto alcune palazzine degli alloggi e danneggiato la pista di decollo della base.

Ieri mattina, per la prima volta dopo giorni, i militari avevano lasciato il rifugio per pochi minuti. L’obiettivo era semplicemente lavarsi e fare una doccia.

Il sibilo del missile

La tranquillità è durata pochissimo. Poco dopo essere usciti dal bunker, i militari hanno sentito il sibilo tipico di un missile in arrivo.

I soldati, addestrati a riconoscere quel segnale, hanno immediatamente interrotto ogni attività. Hanno abbandonato ciò che stavano facendo e sono rientrati di corsa nel bunker.

Da quel momento sono rimasti al riparo senza uscire più.

I soldati italiani sono al sicuro

Nonostante la paura, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato sulle condizioni del contingente.

“I soldati italiani sono al sicuro e incolumi”, ha dichiarato.

Negli ultimi giorni gran parte dei militari italiani presenti in Medio Oriente è stata trasferita nei bunker delle basi militari per ridurre i rischi durante gli attacchi con missili e droni.

Gli alloggi distrutti dagli attacchi

La situazione resta però molto difficile. I primi bombardamenti hanno distrutto le palazzine degli alloggi nella base.

Molti militari hanno perso effetti personali, zaini e bagagli. “Negli attacchi abbiamo perso tutto”, ha raccontato un militare trevigiano.

Il bunker garantisce acqua e cibo, ma solo per alcuni giorni.

I contatti con la base di Istrana

Il 51° Stormo di Istrana, in provincia di Treviso, mantiene contatti costanti con il piccolo contingente schierato in Kuwait.

Il comandante dello stormo, il colonnello pilota Fabio Di Luca, segue la situazione in tempo reale. Il comandante ha rassicurato anche il sindaco di Istrana, Maria Grazia Gasparini, spiegando che tutti i militari stanno bene.

Molte famiglie dei soldati vivono proprio nel comune trevigiano e seguono con apprensione l’evoluzione della crisi.

Tensione crescente nella regione

La tensione resta altissima in tutta l’area. Il Kuwait continua a essere uno degli obiettivi dei missili e dei droni lanciati dall’Iran contro le basi militari occidentali.

Secondo fonti locali, alcuni reparti dell’esercito kuwaitiano hanno iniziato a lasciare la base. I militari italiani, invece, restano operativi. Nel Paese sono presenti circa 300 soldati italiani.

La testimonianza dal Kuwait

Il nunzio apostolico in Kuwait, Qatar e Bahrein, l’arcivescovo Eugene Martin Nugent, descrive una situazione sempre più difficile.

“La situazione è drammatica e peggiora di giorno in giorno”, ha spiegato.

Le basi militari e gli aeroporti restano tra i principali obiettivi degli attacchi iraniani.

Domenica un raid ha provocato la morte di sei militari statunitensi in un centro operativo improvvisato in un porto civile del Paese.

Martedì, invece, due aerei militari americani sono stati abbattuti vicino alla base di Ali Al Salem. L’abbattimento è stato causato da un errore della contraerea kuwaitiana. I piloti sono riusciti a salvarsi lanciandosi con il paracadute.

Il rischio di nuovi attacchi resta alto e i militari continuano a vivere nelle strutture protette delle basi.

occhio.com

Guerra in Iran, pioggia di bombe su Teheran. Mojtaba Khamenei nuova Guida suprema

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Guerra in Iran bombardamenti su Teheran
Colonne di fumo sopra Teheran dopo i bombardamenti israeliani

La guerra in Iran entra in una fase ancora più drammatica. Nelle ultime ore sono partiti nuovi attacchi israeliani “su vasta scala” contro Teheran, mentre il Paese ha già scelto la nuova Guida suprema dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei.

La carica passa al figlio Mojtaba Khamenei, 56 anni, eletto dall’Assemblea degli Esperti. Il voto si è svolto poco prima di un raid che ha colpito il palazzo dove si riuniva l’organismo religioso. La sede è stata evacuata subito dopo la proclamazione.

Intanto il conflitto si allarga. Gli Stati Uniti schierano nuove truppe e Israele continua le operazioni contro Hezbollah in Libano.

Raid su Teheran

Nelle ultime ore Stati Uniti e Israele hanno lanciato nuovi bombardamenti sulla capitale iraniana. I raid hanno colpito in particolare le aree occidentali e nordorientali della città.

Dalla capitale si alzano dense colonne di fumo. I media locali parlano di attacchi mirati contro infrastrutture militari e centri strategici.

Secondo alcune ricostruzioni, uno degli obiettivi era il palazzo dove si riuniva l’Assemblea degli Esperti, l’organo incaricato di scegliere la Guida suprema.

L’assemblea aveva già concluso le operazioni di voto. L’edificio è stato evacuato poco dopo.

Mojtaba Khamenei nuova Guida suprema

La scelta è caduta su Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah ucciso nei raid. Il nuovo leader religioso ha 56 anni ed è considerato da tempo una delle figure più influenti del sistema politico iraniano.

La sua nomina arriva nel pieno della guerra. Teheran punta così a garantire continuità alla guida del Paese mentre il regime affronta la più grave crisi degli ultimi decenni.

Stati Uniti mobilitano 50 mila soldati

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato che circa 50 mila soldati sono assegnati alle operazioni militari contro l’Iran. Altri reparti sono in arrivo nell’area mediorientale.

Washington non esclude nuove fasi dell’intervento. Il presidente Donald Trump ha parlato di bombardamenti che potrebbero durare diverse settimane.

L’obiettivo dichiarato è indebolire il regime iraniano e ridurre la sua capacità militare.

Donald Trump firma il Board of Peace a Davos con i leader presenti

Israele colpisce Hezbollah in Libano

Nel frattempo l’esercito israeliano continua le operazioni contro Hezbollah. L’Idf ha confermato nuovi attacchi aerei nei quartieri meridionali di Beirut.

Secondo fonti militari israeliane, l’obiettivo degli attacchi era una riunione della milizia sciita. I raid hanno provocato danni agli edifici e acceso un nuovo fronte nel conflitto.

Teheran accusa Washington

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha attaccato duramente gli Stati Uniti.

Trump ha tradito la diplomazia e gli americani che lo hanno eletto”, ha dichiarato. Secondo il capo della diplomazia iraniana, Washington avrebbe distrutto i negoziati sul nucleare con l’offensiva militare.

Araghchi accusa gli Stati Uniti di aver “bombardato il tavolo delle trattative”.

Spazio aereo chiuso a Cipro

La tensione si estende anche nel Mediterraneo orientale. Le autorità di Cipro hanno chiuso lo spazio aereo sopra l’aeroporto di Larnaca dopo la segnalazione di un oggetto sospetto vicino allo spazio aereo libanese.

La misura resta precauzionale, ma conferma l’allarme crescente nella regione.

L’Italia valuta aiuti ai Paesi del Golfo

Anche l’Italia segue con attenzione l’evoluzione del conflitto. Il governo valuta possibili iniziative di sostegno ai Paesi del Golfo coinvolti indirettamente nella guerra.

La Farnesina continua a monitorare la situazione e mantiene attive le unità di crisi per assistere i cittadini italiani presenti nell’area.

Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti rischia ormai di trasformarsi in una guerra regionale. L’elezione della nuova Guida suprema segna un passaggio cruciale per il futuro politico di Teheran.

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Iran colpisce gli Emirati: 3 morti e 68 feriti. Teheran avverte l’Europa: “Se intervenite sarà guerra”

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Iran colpisce Emirati con missili e droni
Missili iraniani intercettati nei cieli degli Emirati Arabi Uniti.

Il conflitto si allarga e supera nuovi confini. Nel quarto giorno di guerra, l’Iran ha colpito gli Emirati Arabi Uniti con missili e droni. Il bilancio provvisorio parla di 3 morti e 68 feriti, secondo il ministero della Difesa emiratino.

Teheran lancia un avvertimento diretto all’Europa: se l’Unione Europea interverrà a sostegno delle basi occidentali nel Golfo, sarà considerato un atto di guerra.

Pioggia di missili sugli Emirati

Secondo le autorità di Abu Dhabi, l’Iran ha lanciato contro il territorio emiratino 186 missili e 812 droni. Le difese aeree hanno intercettato la quasi totalità degli ordigni: 172 missili sono stati distrutti, 13 dei quali in mare. Un missile ha colpito il territorio nazionale. Su 812 droni, le forze emiratine ne hanno abbattuti 755.

Nonostante l’elevato numero di intercettazioni, alcuni ordigni hanno raggiunto l’obiettivo, causando vittime e danni.

L’attacco segna un salto di qualità nel conflitto e coinvolge direttamente uno dei principali alleati occidentali nella regione.

Teheran minaccia l’Europa

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha reagito alle dichiarazioni di Germania, Francia e Gran Bretagna su possibili “azioni difensive” contro i missili iraniani sulle proprie basi nel Golfo.

L’Iran lo considera un atto di guerra e una complicità con gli aggressori”, ha dichiarato.

Baghaei ha respinto anche l’ipotesi di un negoziato. “Tutto ciò che viene detto sul processo negoziale è una menzogna”, ha affermato, accusando Washington di distorcere la realtà.

Israele entra nel Libano meridionale

Intanto l’Idf ha avviato un’operazione di terra nel sud del Libano. Il portavoce dell’esercito israeliano conferma che le truppe hanno conquistato diversi punti strategici nelle aree di confine.

L’aviazione israeliana ha colpito anche posizioni di Hezbollah nei quartieri meridionali di Beirut. Secondo fonti libanesi, i raid hanno causato gravi danni agli edifici.

Il fronte si amplia dunque su più direttrici: Iran, Libano, Golfo Persico.

Ambasciata Usa in fiamme a Riad

La tensione resta altissima anche in Arabia Saudita. Un attacco con droni ha colpito l’ambasciata americana a Riad, provocando un incendio. Sei militari statunitensi sono morti nei giorni precedenti in altri attacchi contro basi Usa nella regione.

Il presidente Donald Trump promette una risposta. “Presto scoprirete quale sarà”, ha dichiarato, senza escludere un intervento militare via terra in Iran. La Casa Bianca valuta i prossimi passi in base agli esiti delle operazioni aeree.

Washington invita i cittadini americani a lasciare immediatamente i Paesi del Medio Oriente.

Danni al sito nucleare di Natanz

Stati Uniti e Israele continuano a colpire infrastrutture strategiche iraniane. Immagini satellitari mostrano danni significativi all’impianto nucleare di Natanz, il principale centro di arricchimento dell’uranio del Paese.

Teheran non arretra. Il capo della sicurezza iraniana, Larijani, ribadisce che l’Iran non negozierà con Washington. La Guardia Rivoluzionaria annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico petrolifero mondiale. Gli Stati Uniti smentiscono che il passaggio sia stato effettivamente bloccato.

Ahmadinejad è vivo

Nel caos delle ultime ore, il canale di opposizione “Iran International” afferma che l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad è sopravvissuto a un tentativo di uccisione. Fonti citate dall’emittente sostengono che l’ex leader si trovi ora in un luogo sicuro. Nei giorni scorsi alcuni media iraniani avevano diffuso notizie non confermate sulla sua morte durante i raid.

Farnesina in allerta

Alla Farnesina il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riunito gli ambasciatori dell’area di crisi. Il ministro ha ribadito l’impegno a garantire assistenza agli italiani presenti nella regione.

La guerra entra in una fase ancora più instabile. Il coinvolgimento diretto degli Emirati e le minacce rivolte all’Europa segnano un nuovo punto di non ritorno.

occhio.com

Maxi operazione di carabinieri e polizia, decapitata la camorra più potente di Napoli: 81 indagati, colpiti Mazzarella e Alleanza di Secondigliano

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Maxi operazione camorra Napoli, blitz di carabinieri e polizia
Carabinieri e polizia durante la maxi operazione camorra Napoli che ha portato a 81 indagati.

Lo Stato colpisce al cuore la camorra napoletana. All’alba carabinieri del Nucleo Investigativo e agenti della Squadra Mobile hanno eseguito quattro ordinanze cautelari coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’operazione riguarda 81 indagati legati ai cartelli Mazzarella e Alleanza di Secondigliano.

Settantuno persone finiscono in misura cautelare. Altre dieci restano indagate a piede libero. È uno dei blitz più imponenti degli ultimi mesi nel capoluogo partenopeo.

La nuova mappa criminale

Le indagini ricostruiscono l’assetto attuale nei quartieri Forcella, Duchesca, Maddalena, Sanità, Vasto, Arenaccia, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, Rione Amicizia e San Giovanniello.

Gli investigatori descrivono un controllo stabile del territorio. Gli affiliati presidiano le strade. Molti girano armati. I clan dispongono di armi da fuoco e mostrano una forte capacità offensiva contro i gruppi rivali.

La Procura individua anche le strategie di alleanza tra organizzazioni. I clan si sostengono a vicenda. Condividono uomini, armi e informazioni. Gestiscono insieme estorsioni, piazze di spaccio e fondi destinati ai detenuti e alle loro famiglie.

L’omicidio di Emanuele Durante

Un filone centrale riguarda l’omicidio di Emanuele Durante, ucciso il 15 marzo 2025. L’agguato nasce dallo scontro tra gruppi della Sanità e di Piazza Mercato.

I magistrati contestano a uno degli indagati il ruolo di secondo esecutore materiale del delitto. L’inchiesta collega quell’omicidio alla morte di Emanuele Tufano, ferito mortalmente il 24 ottobre 2024 durante un conflitto tra fazioni rivali.

Due omicidi. Una sola faida. Lo scontro ruota attorno al controllo delle piazze e all’egemonia criminale nei quartieri storici.

Sequestri e colpo ai patrimoni

La Procura non si limita agli arresti. I magistrati dispongono il sequestro preventivo di conti correnti, immobili e società riconducibili ad alcuni indagati. Alcune attività si trovano anche fuori dalla Campania.

L’obiettivo è chiaro: tagliare le risorse economiche e indebolire la capacità finanziaria dei clan.

I nomi degli indagati

Il giudice applica la custodia cautelare in carcere a Luigi Acone, Alessandro Borriello, Salvatore Capasso, Leonardo Cimminiello, Gennaro Ciotola, Gennaro Corvino, Carmine De Luca, Gennaro De Luca, Maurizio Di Lorenzo, Gaetano Donzetti, Gaetano Esposito, Stefano Esposito, Pietro Falco, Carlo Finizio, Gaetano Girgenti, Vincenzo Grossi, Francesco Laezza, Vincenzo Lanzetta, Gioele Lucarelli, Emanuela Longobardi, Salvatore Longobardi, Pasquale Luongo, Pasquale Martinelli, Salvatore Martinelli, Vincenzo Merolla, Antonio Montagna, Emmanuele Palmieri, Giovanni Piccirillo, Francesco Piscopo, Gennaro Riccio, Giovanni Risi, Gennaro Ruggiero, Antonio Russo, Gennaro Russo, Giovanni Russo, Antonio Sepe, Pasquale Sepe, Antonio Trambarulo, Antonio Venezia.

Risultano inoltre indagati Alessandro Aprea, Luis Antonio Rnodio, Antonio Bonavolta, Alexandr Babalyan, Iemmúa Cardilloli, Biagio D’Alterio, Carmine De Cham, Gennaro De Marino, Antonio Di Giovanni, Luca Di Vicino, Cito Esposito, Mario Moschella, Salvatore Anilo, Salvatore Frattini, Emanuele Frenna, Gianluca Galeota, Luigi Gherardi, Carmine Grosso, Salvatore La Marca, Salvatore La Salvia, Vincenzo Leonardo, Salvatore Matrone, Vittorio Maumno, Carlo Mariani, Mauro Aro, Giovanni Nacarlo, Vincenzo Nacarlo, Assunta Napoletano, Salvatore Palumbo, Vincenzo Peluso, Valentina Peluso, Vincenzo Pitoni, Simone Quagliarella, Giuseppe Repetti, Luigi Santagata, Salvatore Savarese, Salvatore Savarese, Luigi Scapolatiello, Nicola Sequino, Vincenzo Taiani, Salvatore Verdicchio.

Un segnale forte alla città

La maxi operazione colpisce la camorra nel cuore operativo. Carabinieri e polizia smantellano una rete radicata nei quartieri storici. La Dda punta a interrompere le alleanze tra i cartelli e a fermare l’espansione delle nuove leve.

La pressione dello Stato resta alta. Ma la partita per il controllo dei territori napoletani continua.

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Tragedia a Maddaloni, precipita dal balcone e muore cinque giorni dopo: Francesco Pingue aveva solo 20 anni

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Tragedia in via Carrarone a Maddaloni morto Francesco Pingue
Tragedia in via Carrarone a Maddaloni morto Francesco Pingue

Non ce l’ha fatta Francesco Pingue, il giovane di 20 anni caduto dal balcone della sua abitazione in via Carrarone, a Maddaloni, nella giornata di giovedì 26 febbraio. Dopo alcuni giorni di ricovero in condizioni disperate, il ragazzo è deceduto in ospedale.

La notizia ha scosso profondamente la comunità cittadina, che in queste ore si stringe attorno alla famiglia, molto conosciuta e stimata in città.

Il ricovero in condizioni critiche

Subito dopo la caduta erano intervenuti i sanitari del 118, che avevano trasportato il giovane d’urgenza in codice rosso. Le sue condizioni erano apparse gravissime fin dai primi momenti.

Ricoverato in terapia intensiva, era stato sottoposto a intubazione e monitorato costantemente dal personale medico. Nonostante i tentativi dei sanitari di stabilizzarlo e di strapparlo alla morte, il suo cuore ha cessato di battere dopo giorni di lotta.

Le indagini sulla dinamica

Sulla vicenda stanno ora indagando le forze dell’ordine per chiarire con precisione quanto accaduto.

Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore del ragazzo e verificando ogni elemento utile a comprendere la dinamica della caduta dal balcone dell’abitazione di via Carrarone.

Al momento nessuna ipotesi viene esclusa. Tra quelle al vaglio resta anche la possibilità del gesto volontario, ma saranno gli accertamenti tecnici e le testimonianze a fornire un quadro più chiaro.

Una comunità sotto choc

La morte di Francesco Pingue ha lasciato sgomenta Maddaloni. In città il giovane era conosciuto e benvoluto, e in queste ore sono numerosi i messaggi di cordoglio e vicinanza alla famiglia.

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Un dolore che attraversa non solo i parenti e gli amici, ma un’intera comunità che si trova improvvisamente a fare i conti con una perdita così drammatica.

Le prossime ore saranno decisive per chiarire i contorni della vicenda, mentre Maddaloni si prepara a dare l’ultimo saluto a un ragazzo di appena vent’anni.

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