“Silana di Cariati”, grave incidente stradale: muore 37enne in moto

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E’risultato positivo all’alcol test il conducente della Fiat Punto che oggi si è scontrato con tre moto lungo la statale 108 bis “Silana di Cariati” che porta a Lorica.

Nell’urto un centauro 37enne di Settingiano (Catanzaro) è morto, e altri due sono rimasti gravemente feriti.
Dopo i risultati, i carabinieri della Compagnia di Cosenza hanno arrestato l’uomo, un 41enne, con l’accusa di omicidio stradale e lo hanno posto ai domiciliari.

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Perù, sei minatori estratti vivi dopo 18 ore sepolti sotto una frana

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Sei minatori sono stati estratti vivi, in Perù, dopo essere rimasti 18 ore sepolti sotto una frana su una collina nel distretto di Quiruvilca: lo rendono noto le autorità locali.
Il cedimento sarebbe stato causato dalle intense piogge cadute nella zona, dove intere comunità sopravvivono grazie all’estrazione del carbone, nonostante le precarie condizioni di sicurezza.
Tra i sei sopravvissuti al disastro, avvenuto nella frazione di Llaray, ci sarebbe anche un adolescente di 16 anni.

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Carpaneto, 57enne travolto e ucciso da un’auto pirata

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Carabinieri, 112

Sono in corso le indagini dei carabinieri per risalire al conducente dell’auto pirata che questa notte ha travolto e ucciso un uomo di 57 anni a Carpaneto, in provincia di Piacenza.

L’uomo, come spiega il quotidiano online IlPiacenza, è stato trovato riverso a terra in fin di vita poco prima di mezzanotte da un passante, a pochi metri dalla sua abitazione. Trasportato di urgenza all’ospedale di Piacenza è morto nel corso della notte a causa dei traumi. Stanno indagando i carabinieri che sono intervenuti. 

È avvenuto intorno alle 23, quando una donna di passaggio lungo via Leopardi ha notato un uomo a terra, sull’asfalto. A questo punto ha cercato aiuto nella vicina sede della pubblica assistenza e in breve è arrivato sul posto anche un mezzo di soccorso dell’ospedale di Fiorenzuola. Sono poi arrivati i carabinieri e della stazione di Carpaneto.

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Piombino, 10 persone accusate di sfruttamento di lavoro

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Operazione dei carabinieri del comando di Livorno in corso contro il caporalato.

I militari stanno eseguendo una misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di 10 persone gravemente indiziate, a vario titolo e in concorso tra loro, del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di 67 extracomunitari ospitati nel Cas di Piombino, impiegati per la raccolta di ortaggi e olive e per la pulizia di vigneti nelle province di Livorno e Grosseto.

Tutte di nazionalità pakistana le persone arrestate, loro connazionali e bengalesi gli stranieri che sarebbero stati sfruttati.
L’indagine, coordinata dalla procura livornese e condotta dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia dei carabinieri di Piombino con il supporto del nucleo carabinieri Ispettorato del lavoro di Livorno, avrebbe consentito di ricostruire, si spiega dagli inquirenti, “l’illecito utilizzo di manodopera posto in essere da 6 titolari di ditte individuali operanti nel settore agricolo, i quali, avvalendosi anche di altri soggetti per il reclutamento, il trasporto giornaliero e il controllo dei lavoratori” avrebbero impiegato, approfittando del loro stato di bisogno, 67 extracomunitari ospitati nel Cas di Piombino. I lavoratori non avrebbero avuto un regolare contratto di assunzione, sarebbe stata accertata “una reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro”, con “picchi di 10 ore giornaliere, senza le pause previste”, con una retribuzione “ampiamente al di sotto degli 10,56 euro previsti dalla contrattazione. In un caso addirittura pari a euro 0,97 all’ora, con sistematica violazione delle norme in materia di sicurezza e igiene”. Nel corso dell’operazione eseguito anche un decreto di sequestro preventivo di 45.000 euro “quale profitto accertato dall’Inps a seguito del mancato versamento dei contributi previdenziali ed assicurativi per i lavoratori illecitamente impiegati”.

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L’attore Depardieu in stato di fermo per abusi di sessuali

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E’arrivata la resa dei conti per Gérard Depardieu, l’attore francese più noto al mondo, noto per la sua esuberanza e simbolo degli abusi sessuali che hanno provocato una vera e propria rivolta – il cosiddetto #metoo – nel mondo del cinema francese.

A denunciare Depardieu in questo filone delle numerose accuse a sfondo sessuale che lo riguardano, sono due donne.

Davanti alla polizia, da oggi, l’attore deve rispondere di violenze sessuali e molestie sui set di due film: nel 2014 mentre si girava “Le Magicien et les Siamois” di Jean-Pierre Mocky, e nel 2021, sul set di “Les Volets verts” di Jean Becker.

La prima a denunciarlo, una scenografa, parla di fatti accaduti nel settembre 2021. Depardieu partecipava alle riprese del film di Becker quando, un giorno, mentre era seduto in un corridoio, avrebbe afferrato la donna con le gambe bloccandola fra le sue cosce. La presunta vittima afferma di essere stata allora palpeggiata all’altezza dell’addome, sui seni e sulle natiche. L’attore le avrebbe detto anche “Ti pianterò il mio grosso ombrellone nel tuo sesso”.

La donna è una madre di famiglia di 53 anni, che agli inquirenti ha parlato di una “trappola per lupi” che ha sentito chiudersi su di lei, con una “forza fenomenale” da parte di lui. Tanto che ci sarebbe voluto l’intervento di una terza persona per liberarla dalle gambe di Depardieu che la tenevano stretta. L’equipe del film spinse l’attore a scusarsi e, a quanto raccolto dalle testimonianze, lui l’avrebbe fatto affermando “mi scuso perché devo scusarmi…”. Ma in seguito, l’avrebbe poi insultata per tutto il tempo delle riprese, chiamandola “puttana”. In seguito, la donna ha spiegato di non riuscire più a lavorare da allora, di soffrire di crisi di angoscia e di uno stress post-traumatico. In una lettera inviata a Le Figaro lo scorso ottobre, Gérard Depardieu ha fornito la sua “verità”, smentendo le accuse.

La seconda a sporgere denuncia ha raccontato al giornale regionale Le Courrier de l’Ouest che, qualche giorno prima delle riprese del cortometraggio “Le Magicien et les Siamois” del marzo 2014, tutto lo staff tecnico e gli attori si recarono a casa di Depardieu, nella centralissima rue du Cherche-midi a Parigi, per preparare le riprese. In quell’occasione, un’assistente che aveva all’epoca 24 anni, afferma di aver subito molestie sessuali. Depardieu le avrebbe toccato il fondo schiena, rivolgendoli frasi oscene. All’inizio delle riprese, l’attore la incrociò di nuovo e ripeté le molestie fisiche, poi la toccò nelle parti intime pronunciando frasi esplicite.

Infine, Depardieu è indagato dal 2020 per stupro e violenza sessuale nei confronti dell’attrice Charlotte Arnould. Anche l’attrice Hélène Darras lo aveva denunciato per violenze sessuali avvenute durante le riprese di un film nel 2007, ma il reato è caduto in prescrizione. In Spagna, Depardieu è oggetto di una denuncia della giornalista e scrittrice Ruth Baza, che lo accusa di averla violentata nel 1995. “Mai e poi mai – ha scritto Depardieu nella lettera a Le Figaro – ho abusato di una donna”.

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Milano, 20enne riporta la frattura del setto nasale durante una rapina

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Un ragazzo di 20 anni ha subito la rottura del setto nasale nel corso di una rapina messa a segno da un gruppo di una decina di persone che l’ha preso a calci e pugni derubandolo del suo IPhone 15.

L’episodio è accaduto alla 5 di ieri mattina in piazza XXV aprile, zona della movida di Milano.

Il ragazzo era in compagnia di quattro amici in attesa di un taxi quando – hanno raccontato gli amici agli agenti della questura – il gruppo li ha circondati e ha preso di mira soprattutto il ventenne.

I giovani hanno anche visto dei cocci di bottiglia in mano a uno degli aggressori i quali dopo il raid sono fuggiti. I ragazzi non sono riusciti a dire se fossero italiani o meno.
La vittima della rapina è stata curata dagli operatori del 118 sul posto ma non ha voluto andare in ospedale.

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Monza, operaio muore cinque giorni dopo l’incidente sul lavoro

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Un muratore egiziano di 42 anni è morto in ospedale dove era stato ricoverato il 24 aprile scorso per le ferite riportate in un incidente sul lavoro avvenuto in un cantiere edile a Monza.

L’uomo era stato colpito alla testa da un pezzo di ferro di una gru che si era staccato all’improvviso ed era stato trasportato all’ospedale San Gerardo di Monza in gravi condizioni.
Sulle cause dell’infortunio stanno tuttora indagando la Procura e i tecnici di Ats.

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Castelnuovo Rangone, 37enne muore dissanguato dopo essere stato accoltellato

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Efferato omicidio intorno all’ora di pranzo a Castelnuovo Rangone dove, in una casa all’angolo tra via Montanara e via Casette Zanasi, un giovane di 37 anni è morto dissanguato dopo essere stato accoltellato. Nonostante un lungo tentativo per rianimarlo, il giovane – di origine marocchina – è morto appena arrivato al pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara. Pare che i carabinieri abbiano fermato una o due persone sospettate di essere gli aggressori del giovane di 37 anni

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Chernobyl, oggi 38 anni dal più grande incidente nucleare della storia

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CHERNOBYL, UKRAINE, USSR - MAY 1986: Chernobyl nuclear power plant a few weeks after the disaster. Chernobyl, Ukraine, USSR, May 1986. (Photo by Igor Kostin/Laski Diffusion/Getty Images)

Era il 26 aprile del 1986. Un guasto al reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl cambiò il corso della storia e l’esistenza di intere generazioni. È stato classificato come il più grave incidente nucleare con circa 4mila vittime stimate dall’Onu e 116mila sfollati dalla regione circostante. Le particelle radioattive trasportate dalle masse d’aria raggiunsero un’area vastissima e arrivarono addirittura in Europa. La quantità di radiazioni era altissima. A peggiorare la situazione è stata poi la mancanza di informazioni tempestive nei confronti delle popolazioni coinvolte che ha drammaticamente contribuito all’esposizione. Il disastro di Chernobyl rilasciò una quantità di radiazioni almeno 100 volte in più rispetto alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Il fall-out nucleare interessò l’Ucraina, la Russia e per il 70% la Bielorussia, Paese più colpito dalla catastrofe. A lasciare la zona furono solo 350.000 persone. Gran parte della popolazione colpita rimase nelle zone colpite complice, oltre alla disinformazione, l’impossibilità a spostarsi a causa delle difficili condizioni economiche.

Gravissimi gli effetti a lungo termine anche sull’ambiente, a carico di ecosistemi, flora e fauna. La contaminazione del suolo avvenne principalmente per mezzo di alcuni elementi radioattivi come lo Stronzio-90 e gli isotopi del Cesio, il 134 e il 137. Sotto il profilo sanitario, nel corso degli anni, oltre all’abbassamento delle difese immunitarie e all’aumento di numerose patologie legate a una dieta fortemente contaminata da radionuclidi, si è palesato un fortissimo incremento di casi di tumore alla tiroide che ha colpito soprattutto i più piccoli a causa dello iodio radioattivo fuoriuscito dalla centrale nella prima fase del disastro. A questo si sono aggiunte una serie di gravi patologie di natura psicologica legate alla cosiddetta “sindrome di Chernobyl” che hanno presentato sintomi connessi alla consapevolezza di vivere in un territorio fortemente contaminato e senza futuro per sé e per la propria famiglia.

Molte le iniziative italiane ed internazionali organizzate per celebrare la Giornata Internazionale della Memoria del Disastro di Chernobyl.

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Bologna, disposta l’autopsia per una donna morta sei mesi dopo un’operazione

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La Procura di Bologna ha disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte di una donna di 65 anni, deceduta nei giorni scorsi all’ospedale Bellaria per una serie di complicazioni successive ad un intervento di ottobre al Sant’Orsola.

L’incarico è stato affidato dal pm Michela Guidi al medico legale Matteo Tudini che eseguirà l’esame sul corpo nelle prossime ore.

Il fascicolo, per omicidio colposo a carico di ignoti, è stato aperto dopo un esposto dei familiari, assistiti dall’avvocato Chiara Rinaldi, che ha nominato come consulente di parte Donatella Fedeli, per partecipare all’accertamento tecnico.
A fine ottobre, quando era in ottime condizioni di salute, la 65enne era stata sottoposta ad un intervento di asportazione di una cisti nel canale uditivo al Sant’Orsola e da lì in avanti la sua situazione si è complicata. In seguito ad una caduta, a dicembre, è stato scoperto un idrocefalo e poi un’infezione cerebrale, motivi per cui è stata più volte operata all’ospedale Bellaria. Dopo sei mesi di agonia è morta e ora i familiari chiedono di valutare il comportamento dei medici che hanno trattato la paziente, valutando imprudenze e negligenze e sequestrando la documentazione clinica. 
   

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