Milano, un uomo di 52 anni muore per delle ferite di arma da taglio

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Un uomo di 52 anni, Giovanbattista Austoni, è morto ieri sera intorno alle 22 a Milano accasciandosi davanti alla compagna cinquantenne al rientro a casa, in via Giovanni Ameglio, nella periferia Nord Ovest della città.

L’uomo presentava due ferite, una lieve al sopracciglio destro e una di due centimetri alla gamba destra, all’altezza della tibia, dove aveva una vena varicosa, che ha causato un abbondante perdita di sangue.

Alla donna poco prima aveva detto che sarebbe andato a prendere delle birre.
In strada, non lontano, la polizia ha trovato una grande pozza di sangue e dei cocci di bottiglia sporchi di sangue. La squadra mobile, la polizia scientifica e il medico legale sono al lavoro per appurare se la morte sia dovuta, come sembra, a una caduta accidentale e poi alla perdita di sangue che ha causato l’arresto cardiaco o se si sia trattato di un omicidio.

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Gaza, 10 morti per un raid israeliano

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La protezione civile palestinese a Gaza, emanazione di Hamas, ha annunciato domenica mattina la morte di 20 persone, tra cui quattro donne e tre bambini, in attacchi aerei israeliani, che hanno provocato decine di feriti, nella Striscia di Gaza.

L’attacco più sanguinoso, che ha causato la morte di 10 persone, ha preso di mira una casa nel campo profughi di al-Bureij, nel centro di Gaza, ha detto all’Afp il portavoce della Protezione civile Mahmoud Bassal.
L’ agenzia palestinese Wafa aveva parlato più genericamente di “decine di morti’.

Fabiana Pugliese

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Roma, incidente tra due volanti: muore un poliziotto di 32 anni

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Incidente tra due volanti della polizia nel quartiere Monte Mario, in via dei Monfortani, Roma, 18 novembre 2024. Un poliziotto di 32 anni è morto e altri due colleghi sono rimasti feriti. Dalle prime informazioni sembra si tratti dei due conducenti delle volanti: una donna trasportata al San Camillo e un uomo all'ospedale Santo Spirito ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Incidente nella notte tra due volanti della polizia nel quartiere Monte Mario a Roma.

Un poliziotto di 32 anni è morto. Tre complessivamente i feriti: i due agenti alla guida e un passeggero.

Una delle due volanti coinvolte nell’incidente si è ribaltata nell’impatto. Una donna è stata trasportata al San Camillo e un uomo all’ospedale Santo Spirito. E’ accaduto intorno alle 5 in via dei Monfortani. Sono ancora in corso i rilievi da parte della polizia locale del XIV Gruppo Monte Mario per ricostruire la dinamica dell’incidente.

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Morta per un intervento al naso, proseguono le indagini sullo studio medico

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“Lo studio del medico dove è stata operata Margaret Spada, non risulta autorizzato per attività procedurali”.

È quanto comunica il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.

La 22enne originaria del Siracusano, è morta al Sant’Eugenio dopo aver effettuato l’anestesia locale per un intervento di rinoplastica nell’ambulatorio di un centro medico della Capitale, in zona Eur.

“Daremo agli investigatori e ai Nas tutte le informazioni. Da una prima analisi, non ci risulta un’autorizzazione sanitaria valida. Queste sono le informazioni che ho assunto in via sommaria. Gli uffici stanno approfondendo”, afferma Rocca a margine di una conferenza al Sant’Andrea. 

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Omicidio di una73enne a Saraceno, il figlio confessa di averla uccisa

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Svolta nella indagini sulla morte di Silvana La Rocca, la 73enne originaria di Saraceno (Cosenza) trovata senza vita ieri sera nel giardino della sua villetta a Marina di Leporano (Taranto) con una profonda ferita all’addome.

A quanto si è appreso, il figlio, Salvatore Dettori, di 46 anni, rintracciato dai carabinieri e portato al comando provinciale per essere interrogato, ha confessato di aver accoltellato la donna e poi di essere fuggito.

Ora sarà sottoposto a fermo, su disposizione del procuratore Eugenia Pontassuglia e del pm Salvatore Colella, con l’accusa di omicidio volontario.

Il cadavere della donna era stato trovato riverso nel giardino della villetta in una pozza di sangue. L’appartamento invece era saturo di gas. Forse l’uomo intendeva depistare le indagini. Silvana La Rocca, insegnante in pensione, aveva due figli, uno dei quali vive in Francia. L’altro, residente a Pulsano, ex militare della Marina, è stato fermato per l’omicidio. Sarebbe stato proprio lui ieri sera ad allertare i carabinieri dicendo di essere preoccupato perchè non riusciva a mettersi in contatto con la donna da diverse ore. Durante l’interrogatorio, dopo essersi contraddetto sui suoi spostamenti, l’uomo ha poi confessato di aver accoltellato a morte la madre. Non è ancora chiaro quale sia il movente.

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San Pietro di Caridà, 21enne ucciso in un agguato

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E’ rimasto vittima di un agguato Stefano Cirillo, il 21enne ucciso ieri a San Pietro di Caridà, comune del Reggino al confine con la Provincia di Vibo Valentia.

Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, il giovane stava rientrando a casa a piedi in contrada Corruttò, nella frazione Monsoreto di San Pietro di Caridà, quando qualcuno gli ha sparato contro alcuni colpi di pistola, uno dei quali lo ha raggiunto alla testa uccidendolo sul colpo. Sarà l’autopsia, che sarà effettuata nei prossimi giorni nell’ospedale di Locri, a stabilire se Cirillo – noto alle forze dell’ordine per resistenza a pubblico ufficiale – sia stato raggiunto anche in altre parti del corpo.
Al momento i carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro e del Reparto operativo del Comando provinciale di Reggio Calabria che conducono le indagini coordinate dalla Procura di Palmi, non escludono alcuna ipotesi. Una delle piste sulla quale gli investigatori starebbero lavorando è che nella zona sia in atto una faida per il taglio dei boschi.
Con quello di Cirillo, infatti, sono tre i delitti compiuti negli ultimi due anni – oltre un tentato omicidio – nel piccolo paese dell’entroterra reggino o nelle immediate vicinanze e che hanno visto come vittime tutti giovani. L’8 aprile scorso era stato assassinato un operaio 24enne, Domenico Oppedisano, ucciso a colpi di pistola in località Prateria mentre stava lavorando.
Il 10 settembre 2022 a cadere sotto i colpi di sicari era stato Alessandro Morfei, di 30 anni, ucciso a colpi di lupara mentre lavorava la terra su un trattore nelle campagne di Dinami, comune del Vibonese situato a pochi chilometri da San Pietro di Caridà. Il padre di Alessandro, Pietro Morfei, ritenuto legato all’omonima famiglia di ‘ndrangheta della zona, era stato ucciso davanti ad un bar a Dinami il 17 luglio del 1998.
Il 6 agosto scorso, infine, sempre a San Pietro di Caridà, un altro giovane, Pietro Morfei, di 20 anni, era stato ferito al collo da un colpo di fucile caricato a pallini mentre era in auto con la fidanzata che aveva riportato solo lievi escoriazioni.
Adesso, gli investigatori dell’Arma stanno indagando per accertare se i quattro episodi siano legati tra loro e se dietro vi sia un’unica matrice che potrebbe portare a contrasti nella gestione dei boschi della zona.

Kateryna Fruttaldo
   

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Bimba di 17 mesi muore dopo aver ingerito una pila

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Una bambina di un anno e mezzo è morta all’ospedale di Massa (Massa Carrara) dove era stata trasferita d’urgenza dal policlinico senese le Scotte.

In quest’ultimo ospedale la piccola sarebbe stata portata due volte dai genitori: dopo un primo accesso sarebbe stata dimessa dopo alcuni accertamenti. Poche ore dopo il ritorno a casa si sarebbe reso necessario portare di nuovo la bambina alle Scotte dove sarebbe rimasta ricoverata per alcuni giorni venendo poi trasferita all’ospedale di Massa, specializzato nel trattamento dei problemi cardiovascolari anche in pazienti pediatrici. E’ quanto riporta oggi La Nazione, spiegando che sul caso la procura di Massa Carrara ha aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di omicidio colposo.

I genitori della bambina vogliono sapere cosa sia accaduto e per questo si sono rivolti all’avvocato Vincenzo Bonomei. Il legale a La Nazione si è limitato a dire “che i genitori sono disperati e piegati dal dolore per una perdita così grave, ma c’è da parte loro la ferma volontà di capire perché è morta la figlia. Di cercare la verità. In questa fase delicata non posso proprio aggiungere altro”. Per chiarire le cause sarà necessaria l’autopsia che dovrebbe svolgersi lunedì, una volta consentito anche alla famiglia di nominare un proprio consulente che assista agli accertamenti medico legali. Intanto sarebbero state acquisite le cartelle cliniche relative al caso: gli accertamenti sono stati affidati dalla procura ai carabinieri. 

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Inchiesta Moby Dick, 47 misure cautelari e sequestri per oltre mezzo milione di euro

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L’inchiesta l’hanno chiamata Moby Dick, come la enorme, astuta e feroce balena bianca di Melville, per dare il senso della pericolosità dell’organizzazione criminale transnazionale su cui per anni hanno indagato.

Un’associazione con teste in mezza Europa, affari in tutto il mondo e legami con mafia e camorra che, grazie a una maxi frode dell’Iva, in tre anni o poco più, ha evaso imposte per 520 milioni di euro, generando fatture false per oltre un miliardo e 300 milioni.

A scoprirla sono stati i pm degli uffici di Milano e Palermo della Procura Europea (Eppo) che hanno chiesto e ottenuto dal gip del capoluogo lombardo 47 misure cautelari e sequestri di beni per oltre mezzo miliardo di euro tra Spagna, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Bulgaria, Cipro, Olanda, Svizzera ed Emirati Arabi. Nel registro degli indagati sono finite 200 persone e 400 società di mezza Europa. “È passato molto tempo da quando abbiamo iniziato a far suonare il campanello d’allarme sul forte coinvolgimento di pericolosi gruppi criminali organizzati nelle frodi al bilancio dell’Ue. Al di là dei danni colossali che creano, abbiamo messo in guardia sulla minaccia alla nostra sicurezza interna rappresentata dalla loro attività in questo campo”, ha commentato il procuratore capo europeo Laura Kövesi.

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Stuprarono le nipoti, nonno e zio condannati per violenza sessuale

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A salvarla dall’orrore vissuto per anni tra le mura di casa è stata l’insegnante con la quale ha scelto di confidarsi.

A lei ha raccontato di essere stata violentata per anni dal nonno e dallo zio nell’indifferenza dei genitori che erano al corrente di tutto. Stessa sorte – ha svelato l’inchiesta – ha avuto la sorella maggiore.

Una storia terribile accaduta in provincia di Palermo che oggi, a distanza di un anno dagli arresti dei responsabili, si è conclusa con la condanna a 16 anni ciascuno dei due stupratori e a 12 anni e 12 anni e 8 mesi dei genitori della vittima.

L’indagine, condotta dai carabinieri, è stata coordinata dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro. La madre e il padre delle vittime, dunque, non avrebbero mai denunciato, anzi, secondo gli inquirenti, la donna avrebbe agevolato le violenze cercando di coprire i responsabili. Entrambi finirono in manette insieme al nonno e allo zio delle bambine con le accuse di violenza sessuale di gruppo e lesioni personali con l’aggravante di aver commesso il fatto – gli episodi vanno dal 2011 al 2023 – in danno di parenti, con abuso di autorità e nei confronti di minori di 10 anni.

Le due sorelle, che oggi hanno 14 e 20 anni, sono state trasferite in una struttura protetta subito dopo la segnalazione del caso. Nell’ordinanza di custodia cautelare vennero riportate le parole della minore delle due vittime che descriveva in dettaglio le violenze.

“Mio zio ha qualche problema con me e anche mio nonno. Era una giornata come questa e io stavo dormendo. La nonna non c’era…”, aveva detto la tredicenne raccontando che i due parenti approfittavano del fatto che spesso a casa non c’era nessuno e le due bambine erano sole. “Quando mi ha trovato mio padre mi ha chiesto perchè piangevo e io ho detto che mio nonno e mio zio mi hanno fatto questo. Mio padre si è’ arrabbiato tantissimo sia col nonno che con lo zio. Poi non l’ho detto più a nessuno. Ma poi è successo di nuovo e di nuovo. Io poi ho detto basta”, ha spiegato agli inquirenti. “Tutta la famiglia sa di questa cosa – aveva voluto precisare la ragazzina – Il nonno non l’ho più visto dal mio compleanno. Quel giorno ho festeggiato il mio compleanno con torta, palloncini e i regali. C’era tutta la mia famiglia e i nonni, anche questo nonno. Questa cosa è capitata anche altre volte”. Un orrore che, con la condanna dei due uomini, ora ha trovato una risposta nella giustizia. 

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San Pietro di Caridà, 21enne ucciso con un colpo di pistola

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Un giovane di 21 anni è stato ucciso, giovedì sera, con un colpo di pistola alla testa nel comune di San Pietro di Caridà, in provincia di Reggio Calabria.

Giunti sul luogo dell’omicidio, in contrada Monsoreto, i carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro hanno trovato il corpo senza vita di Stefano Cirillo, un ragazzo di Cinquefrodi, a circa 29 km di distanza dal paese in cui è morto. Il 21enne era già noto alle forze dell’ordine per oltraggio a pubblico ufficiale.

Nell’aprile del 2024 anche Domenico Oppedisano, un operaio di 24 anni, fu ucciso a colpi di pistola a San Pietro di Caridà.

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