L’Iran è precipitato in una delle fasi più violente degli ultimi anni. La repressione delle proteste antigovernative ha provocato un bilancio drammatico di vittime e arresti, mentre sul piano internazionale cresce la tensione con gli Stati Uniti e l’Unione europea valuta nuove sanzioni contro Teheran.
Secondo le ultime stime, sarebbero almeno 545 i morti accertati durante la repressione, con altri 580 decessi ancora in fase di verifica. Gli arresti superano quota 10.700. Video diffusi sui social mostrano decine di corpi ammassati sull’asfalto, immagini che stanno scuotendo l’opinione pubblica mondiale.
Trump apre al negoziato ma valuta l’intervento
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i leader iraniani avrebbero contattato Washington per avviare un dialogo. “Hanno chiamato, vogliono negoziare. Una riunione è in preparazione”, ha affermato a bordo dell’Air Force One, lasciando intendere un possibile spiraglio diplomatico.
Allo stesso tempo, Trump ha chiarito che l’esercito americano sta valutando “opzioni molto concrete”. Parole che alimentano il timore di un’escalation militare, mentre da ambienti vicini alla Casa Bianca trapela l’ipotesi di operazioni informatiche mirate contro infrastrutture iraniane.

Teheran tra dialogo e minacce
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il Paese è “pronto alla guerra e al dialogo”. Una posizione ambigua che riflette le tensioni interne e la pressione internazionale.
Araghchi ha anche affrontato il tema del blackout digitale imposto dal regime, assicurando che Internet verrà ripristinato in coordinamento con le autorità di sicurezza. Secondo il ministro, la situazione sarebbe tornata “sotto controllo totale”, una versione che contrasta con le testimonianze che filtrano dall’interno del Paese.
Internet bloccato e repressione capillare
Da oltre ottanta ore l’Iran vive con la rete quasi completamente oscurata. Le autorità hanno interrotto le comunicazioni per ostacolare l’organizzazione delle proteste e limitare la diffusione di immagini e notizie.
La polizia ha iniziato a inviare messaggi di testo alle famiglie, invitando i genitori a tenere i figli lontani dalle manifestazioni. Nei messaggi si parla di “rivoltosi armati” e di una linea di tolleranza zero contro qualsiasi forma di protesta.
L’Unione europea: “Inaccettabile uccidere manifestanti”
L’Unione europea ha condannato con fermezza la repressione. Bruxelles considera inaccettabili le uccisioni e gli arresti di persone che manifestano pacificamente per la libertà.
La Commissione europea ha espresso solidarietà ai cittadini iraniani, sottolineando il coraggio di donne e giovani scesi in piazza nonostante il rischio per la propria vita. L’Ue chiede il rilascio immediato dei manifestanti incarcerati e il pieno ripristino dell’accesso a Internet.
Sul tavolo resta l’ipotesi di nuove sanzioni contro Teheran, motivate dalla “brutale repressione” in atto.
Tajani: “No alla pena di morte contro i manifestanti”
Anche l’Italia ha preso posizione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha lanciato un appello al regime iraniano affinché non utilizzi la pena di morte come strumento di repressione.
Roma ribadisce la necessità di lavorare per la pace e il rispetto dei diritti umani, in un contesto internazionale già segnato dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina.
“Donna, Vita, Libertà”: una ferita mai chiusa
Per molti iraniani, le proteste attuali rappresentano la prosecuzione diretta della rivolta esplosa nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini. Quel movimento ha spezzato la paura e reso impossibile il silenzio.
Tre anni dopo, la società iraniana è tornata in piazza, schiacciata dalla repressione politica e da una crisi economica sempre più profonda. Molti attivisti all’estero parlano di un punto di non ritorno per la Repubblica islamica.
Ucciso anche un ex campione di culturismo
Tra le vittime delle proteste figura anche Mehdi Zatparvar, ex campione mondiale di bodybuilding e allenatore, ucciso durante una manifestazione nel nord del Paese. La sua morte è diventata un simbolo della violenza che sta colpendo ogni strato della società iraniana.
Poco prima di essere ucciso, Zatparvar aveva scritto sui social un messaggio diventato virale: “Vogliamo solo i nostri diritti”.
Manifestazioni pro-regime e propaganda
La televisione di Stato iraniana ha trasmesso immagini di manifestazioni a sostegno della Repubblica islamica in diverse città. Secondo la versione ufficiale, si tratterebbe di cittadini “uniti contro il terrorismo”.
Il regime accusa Stati Uniti e Israele di fomentare le proteste e presenta la rivolta come una manovra destabilizzante dall’estero. Una narrazione che non convince gran parte della comunità internazionale.
Un equilibrio sempre più fragile
Mentre Washington valuta le prossime mosse e Teheran alterna aperture e minacce, l’Iran resta sospeso su un crinale pericoloso. La repressione continua, il blackout informativo persiste e il rischio di un allargamento del conflitto cresce.
Tra dialogo e guerra, il destino del Paese sembra appeso a decisioni che potrebbero cambiare l’equilibrio dell’intera regione.















