Bilancio pesante dopo le manifestazioni di sabato: migliaia di persone identificate, nove arresti e decine di denunce. Scontri a Bologna e Torino, mentre la Procura di Milano indaga sui canali social del movimento
Le proteste in Italia di sabato 24 ottobre 2026 hanno lasciato un bilancio di centinaia di persone fermate, arresti e feriti. Da Bologna a Torino, passando per Verona, le manifestazioni sono state accompagnate da tensioni e interventi delle forze dell’ordine. Intanto, a Milano, l’inchiesta sul Movimento 17 ottobre ha portato al fermo del suo presunto ideatore.
Secondo il bilancio diffuso dalle autorità, 4.292 persone sono state identificate e 371 accompagnate negli uffici di polizia, tra cui 110 minorenni. Si registrano inoltre nove arresti e 87 denunce.
I numeri mostrano la portata dei controlli effettuati durante una giornata complessa per l’ordine pubblico. Tuttavia, non tutte le persone identificate o accompagnate in questura sono accusate di aver commesso reati.
L’attenzione degli investigatori si concentra ora sia sui singoli episodi di violenza sia sulle modalità di organizzazione delle mobilitazioni.
Proteste in Italia, il bilancio degli scontri a Bologna
Tra le città maggiormente coinvolte figura Bologna, dove gli incidenti tra alcuni manifestanti e le forze dell’ordine hanno provocato diversi feriti.
Al termine degli scontri, 19 partecipanti alla manifestazione sono stati trasportati al pronto soccorso.
Le tensioni hanno interessato alcune zone centrali della città, creando disagi alla circolazione e alle attività commerciali.
Secondo Confesercenti Bologna, il nuovo fine settimana di proteste ha avuto conseguenze particolarmente pesanti per negozi, bar e ristoranti.
L’associazione denuncia prenotazioni cancellate e una diminuzione degli incassi che, secondo le proprie stime, avrebbe raggiunto il 50% per alcune attività del centro storico.
Inoltre, i rappresentanti dei commercianti chiedono maggiori garanzie per evitare che altri episodi di violenza compromettano l’andamento della stagione autunnale.
Torino, due arresti e 25 denunce durante il corteo
Anche a Torino si sono verificati incidenti durante una manifestazione contro il riarmo, promossa da attivisti riconducibili all’ex centro sociale Askatasuna.
Il corteo non era stato preavvisato alle autorità.
La Polizia ha eseguito due arresti per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato 25 persone per diverse ipotesi di reato.
Tra le contestazioni figurano resistenza a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere, travisamento e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.
Complessivamente, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno identificato 413 persone.
Un manifestante ferito durante gli incidenti è rimasto in ospedale per accertamenti. Altri partecipanti sono stati temporaneamente bloccati, identificati e poi rilasciati.
Verona, 18 minorenni tra le persone accompagnate in questura
Un altro elemento significativo delle proteste in Italia riguarda la presenza di giovanissimi tra le persone sottoposte a controlli.
A Verona, 22 persone sono state accompagnate negli uffici di polizia. Di queste, 18 sono minorenni e tra loro figura anche un ragazzo di 12 anni.
Durante le operazioni è stata inoltre sequestrata una spranga.
Gli accertamenti proseguono per verificare le singole posizioni e chiarire eventuali responsabilità.
È importante distinguere l’accompagnamento per identificazione dall’arresto: si tratta di provvedimenti differenti, che non devono essere confusi nel racconto dei fatti.
Movimento 17 ottobre, chi è Youssef Siher
Mentre proseguivano i controlli nelle città interessate dalle manifestazioni, la Procura di Milano ha disposto il fermo di Youssef Siher, 30 anni, ritenuto il presunto promotore del Movimento 17 ottobre.
Il trentenne, cittadino italiano, svolge attività di giornalista freelance e si occupa di ricerca sui movimenti politici islamici.
Secondo gli investigatori, avrebbe amministrato canali Telegram e pagine Instagram riconducibili al movimento, utilizzati per promuovere le mobilitazioni.
Nell’inchiesta vengono contestate ipotesi di reato che comprendono istigazione a delinquere, terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Siher è stato trasferito nel carcere milanese di San Vittore, in attesa degli sviluppi giudiziari.
Le accuse restano da accertare e il fermo deve essere sottoposto alla valutazione dell’autorità giudiziaria.
Indagata anche la moglie, sotto esame i dispositivi elettronici
L’indagine coinvolge anche la moglie del trentenne, una mediatrice interculturale di 32 anni, nata e cresciuta a Como.
La donna risulta indagata, in concorso con il marito, per istigazione a delinquere.
Secondo la ricostruzione investigativa, entrambi avrebbero gestito profili social e canali di comunicazione collegati al Movimento 17 ottobre.
Gli inquirenti stanno analizzando telefoni, computer e messaggi per ricostruire i contatti e verificare l’esistenza di una rete organizzativa.
Tra gli elementi esaminati figura anche il ruolo del cellulare della donna nelle operazioni che hanno permesso di rintracciare Siher.
L’obiettivo degli accertamenti è stabilire se i messaggi diffusi attraverso le piattaforme digitali abbiano contribuito all’organizzazione di episodi violenti.
Proteste in Italia, attesa per la decisione del giudice
Le indagini sulle proteste in Italia entrano ora in una fase importante, soprattutto per quanto riguarda il procedimento avviato a Milano.
La pubblico ministero Francesca Crupi presenterà la richiesta di convalida del fermo di Siher.
Spetterà al giudice per le indagini preliminari valutare la legittimità del provvedimento e i presupposti previsti dalla legge.
Nel frattempo, la Polizia continua a esaminare le posizioni delle persone coinvolte negli incidenti registrati nelle diverse città.
Sul piano politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha difeso le misure adottate per prevenire le violenze durante le manifestazioni.
Il confronto sulla gestione dell’ordine pubblico prosegue mentre gli investigatori cercano di chiarire le responsabilità individuali.
Il bilancio del 24 ottobre resta significativo: 4.292 identificati, 371 persone accompagnate negli uffici di polizia, 110 minorenni, nove arresti e 87 denunce.
Numeri che raccontano una giornata di forti tensioni, ma che richiedono una distinzione precisa tra controlli di polizia, provvedimenti restrittivi e responsabilità penali ancora da accertare.
Secondo i dati complessivi diffusi nelle ore successive ai cortei, sono state quasi 5mila le persone identificate, 371 quelle fermate, tra cui 110 minorenni, e nove gli arresti.
Gli episodi più rilevanti si sono verificati a Bologna, Torino e Verona. Nel frattempo, a Milano, un’inchiesta della Procura ha portato al fermo di Youssef Siher, 30 anni, ritenuto dagli investigatori il presunto ideatore del Movimento 17 ottobre.
Le indagini puntano ora a chiarire l’organizzazione delle proteste e l’eventuale ruolo dei canali social nella diffusione di messaggi che avrebbero incoraggiato episodi di violenza.
Bologna, 19 manifestanti in ospedale dopo gli scontri
Tra le città maggiormente interessate dalle tensioni figura Bologna, dove gli scontri tra alcuni partecipanti ai cortei e le forze dell’ordine hanno avuto conseguenze anche sul piano sanitario.
Diciannove manifestanti sono stati trasportati al pronto soccorso dopo gli incidenti avvenuti durante la mobilitazione.
Le proteste hanno provocato disagi nel centro cittadino, con ripercussioni sulle attività commerciali e sulla circolazione.
A denunciare le conseguenze economiche è stata Confesercenti Bologna, secondo cui le tensioni hanno determinato cancellazioni di prenotazioni nei ristoranti e un forte calo degli incassi per diversi esercizi.
L’associazione parla di una riduzione del fatturato fino al 50% nel fine settimana, richiamando l’attenzione sui danni subiti da negozi, bar e attività di ristorazione.
Si tratta di una stima fornita dall’organizzazione di categoria, che ha chiesto alle istituzioni interventi per tutelare la sicurezza e la continuità delle attività economiche.
Torino, due arresti e 25 denunce dopo il corteo contro il riarmo
Anche a Torino la manifestazione contro il riarmo è stata accompagnata da momenti di tensione.
La Polizia ha eseguito due arresti per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato 25 persone per diverse ipotesi di reato.
Tra le contestazioni figurano istigazione a delinquere, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, travisamento e resistenza a pubblico ufficiale.
Il corteo, promosso da attivisti riconducibili all’ex centro sociale Askatasuna, non era stato preavvisato.
Durante le operazioni, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno identificato complessivamente 413 persone.
Un manifestante è rimasto ferito negli incidenti e ha trascorso la notte in ospedale per accertamenti. Altri partecipanti sono stati temporaneamente bloccati, identificati e successivamente rilasciati.
Verona, 22 persone accompagnate in questura: 18 sono minorenni
I controlli hanno interessato anche Verona, dove 22 persone sono state accompagnate in questura.
Il dato che emerge riguarda soprattutto l’età dei soggetti coinvolti: 18 sono minorenni, tra i quali figura anche un ragazzo di 12 anni.
Durante le attività di polizia è stata inoltre sequestrata una spranga.
Gli accertamenti dovranno chiarire le singole posizioni e l’eventuale coinvolgimento dei soggetti controllati negli episodi verificatisi durante le manifestazioni.
Il numero di giovanissimi coinvolti nei controlli rappresenta uno degli elementi più rilevanti del bilancio nazionale della giornata.
Youssef Siher è stato fermato su disposizione della Procura di Milano
Parallelamente agli interventi nelle piazze, prosegue l’inchiesta della Procura di Milano sul Movimento 17 ottobre.
Nella serata di sabato è stato fermato Youssef Siher, cittadino italiano di 30 anni, giornalista freelance e ricercatore nell’ambito dei movimenti politici islamici.
Gli investigatori lo ritengono il presunto amministratore di canali Telegram e pagine Instagram riconducibili al movimento, utilizzati per promuovere le mobilitazioni.
Nei suoi confronti vengono contestate, secondo gli aggiornamenti sull’inchiesta, ipotesi di reato che comprendono istigazione a delinquere, terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Il trentenne è stato trasferito nel carcere milanese di San Vittore.
Il fermo è stato disposto nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura e dovrà essere sottoposto alla valutazione del giudice.
Le accuse sono ancora oggetto di accertamento e non costituiscono una dichiarazione di colpevolezza.
Indagata anche la moglie, sotto esame telefoni e messaggi
Nell’inchiesta risulta coinvolta anche la moglie di Siher, una donna di 32 anni, mediatrice interculturale nata e cresciuta a Como.
La donna è indagata in concorso con il marito per istigazione a delinquere.
Secondo l’ipotesi investigativa, entrambi avrebbero avuto un ruolo nell’amministrazione dei profili social e delle chat utilizzati dal Movimento 17 ottobre.
Gli investigatori stanno esaminando dispositivi elettronici e comunicazioni per ricostruire contatti, collegamenti e modalità organizzative delle iniziative.
Tra gli elementi al vaglio figura anche il ruolo del telefono della donna nell’individuazione del trentenne, che nelle ore precedenti al fermo non risultava raggiungibile attraverso il proprio cellulare.
L’analisi dei dispositivi sequestrati potrebbe fornire ulteriori elementi utili a chiarire la struttura del movimento e le responsabilità individuali.
Attesa per la convalida del fermo, decide il giudice
La prossima fase dell’inchiesta si concentrerà sulla valutazione del provvedimento adottato nei confronti di Siher.
La pubblico ministero Francesca Crupi presenterà la richiesta di convalida del fermo, sulla quale dovrà pronunciarsi il giudice per le indagini preliminari.
La decisione riguarderà la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge per il provvedimento restrittivo.
Nel frattempo, gli investigatori proseguono gli accertamenti sui contenuti pubblicati online e sui possibili collegamenti tra gli amministratori dei canali e le manifestazioni.
Resta da verificare se e in quale misura le comunicazioni diffuse attraverso le piattaforme digitali abbiano avuto un ruolo concreto negli episodi di violenza.
La posizione del Governo e il bilancio delle proteste
Sulla gestione delle manifestazioni è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha rivendicato l’impiego di strumenti più efficaci per prevenire le violenze.
Le dichiarazioni della premier si inseriscono nel confronto politico sulle misure di ordine pubblico e sulla gestione delle proteste.
Il bilancio del 24 ottobre resta comunque significativo: quasi 5mila identificazioni, 371 fermi, 110 minorenni coinvolti nei controlli e nove arresti.
I numeri descrivono una giornata di forte mobilitazione, segnata da episodi di violenza in diverse città e da un’intensa attività delle forze dell’ordine.
Ora l’attenzione si sposta sulle indagini, sulle singole posizioni delle persone coinvolte e sulle decisioni dell’autorità giudiziaria.









