Processo Chiara Petrolini: chiesti 26 anni per la morte dei due neonati sepolti a Traversetolo

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Chiara Petrolini:
Processo Chiara Petrolini, la ragazza parla per la prima volta in aula
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Le dichiarazioni della giovane in aula

Nel processo che sta attirando l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, Chiara Petrolini ha preso la parola in aula leggendo una dichiarazione durata circa sette minuti. La giovane, accusata della morte dei due neonati trovati sepolti nel giardino di casa a Traversetolo, ha negato di essere una madre assassina e ha sostenuto di non aver mai voluto fare del male ai suoi figli.

Durante il suo intervento, Petrolini ha affermato di non essere mai stata realmente certa delle gravidanze, spiegando di non aver mai fatto un test di gravidanza e di aver pensato che, se fosse stata incinta, le persone intorno a lei se ne sarebbero accorte. La giovane ha anche raccontato di ricordare poco dei momenti dei parti e di aver visto i bambini già morti.

La requisitoria dell’accusa

Subito dopo le dichiarazioni della ragazza, la pubblico ministero Francesca Arienti ha iniziato la requisitoria dell’accusa nel processo davanti alla Corte d’Assise.

Nelle prime parole del suo intervento ha ricordato i nomi dei due neonati: Domenico Matteo e Angelo Federico, registrati nei certificati di morte. Secondo l’accusa, i bambini sono realmente esistiti e sono stati partoriti rispettivamente il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, al termine di due gravidanze che la giovane avrebbe nascosto a familiari, amici e all’ex fidanzato.

La Procura di Parma sostiene che la ragazza fosse pienamente consapevole della gravidanza e che avrebbe messo in atto comportamenti incompatibili con una normale gestazione, tra cui consumo di sigarette, alcol e, secondo l’accusa, anche superalcolici e marijuana durante il travaglio.

Le ricerche sul cellulare

Uno degli elementi centrali dell’accusa riguarda le numerose ricerche trovate sul cellulare della giovane. Tra queste comparirebbero domande su come abortire, come nascondere la pancia e come accelerare il travaglio.

Secondo la pm Arienti, queste ricerche non sarebbero casuali ma dimostrerebbero una volontà precisa: non sarebbe stata trovata, infatti, alcuna ricerca relativa al benessere del bambino o alla gestione della gravidanza.

La richiesta di condanna

Il procuratore Alfonso D’Avino ha chiesto per Chiara Petrolini una condanna a 26 anni di carcere. La richiesta tiene conto delle attenuanti generiche legate alla giovane età e all’immaturità della ragazza, elementi evidenziati anche dai periti psichiatrici, che tuttavia l’hanno ritenuta capace di intendere e di volere.

Secondo l’impostazione dell’accusa, le attenuanti sarebbero equivalenti alle aggravanti contestate.

Le richieste di risarcimento

Nel processo si sono costituite parti civili anche alcune persone legate all’ex fidanzato della giovane. L’avvocato Monica Moschioni, che rappresenta Samuel Granelli e suo padre Cristian, ha chiesto risarcimenti rispettivamente di 800.000 euro e 350.000 euro.

Un’ulteriore richiesta di 500.000 euro è stata avanzata dall’avvocato Pierfrancesco Guido per la madre di Samuel.

Secondo i legali delle parti civili, l’obiettivo principale è dare voce ai due bambini, considerati vittime di una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica.

Le prossime tappe del processo

Il processo proseguirà il 27 marzo, quando prenderà la parola la difesa dell’imputata, rappresentata dall’avvocato Nicola Tria. La decisione della Corte d’Assise è invece attesa per il 24 aprile, quando verrà pronunciata la sentenza che stabilirà il destino giudiziario di Chiara Petrolini.

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