L’Italia sceglie di esserci. Al Board of Peace convocato a Washington da Donald Trump, il governo italiano è rappresentato dal ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. Una presenza che non è solo formale ma che riflette una precisa strategia: incidere nel processo di stabilizzazione di Gaza e difendere l’interesse nazionale nel Mediterraneo allargato.
La partecipazione italiana si colloca in un quadro europeo segnato da divisioni e cautela. Roma, tuttavia, opta per una linea pragmatica: essere presenti significa poter influenzare le decisioni, anche in qualità di osservatori.
L’interesse strategico italiano
La stabilità del Medio Oriente ha ricadute dirette sull’Italia. Energia, sicurezza marittima, flussi migratori e cooperazione economica sono tutti ambiti che risentono delle dinamiche regionali.
Gaza non è una crisi lontana. È un nodo che incide sugli equilibri del Mediterraneo, area considerata da Roma prioritaria sul piano geopolitico.
La linea di Tajani
Antonio Tajani ha chiarito che la partecipazione italiana mira a contribuire alla costruzione di una pace stabile e alla ricostruzione della Striscia. L’Italia è già presente in Israele con militari e diplomatici nel comitato di controllo.
La scelta di Washington è coerente con una diplomazia che punta alla stabilità come interesse nazionale.

L’Italia tra Europa e Stati Uniti
La posizione italiana si colloca tra due poli: da un lato la necessità di coordinamento europeo, dall’altro il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti.
Partecipare al Board of Peace significa anche rafforzare il dialogo transatlantico su un dossier sensibile.
Ricostruzione e realismo
Il Board of Peace prevede impegni finanziari rilevanti. L’Italia, pur nei limiti costituzionali, intende contribuire al percorso politico e diplomatico.
Il realismo guida la scelta: incidere nei processi dove si decide.
Un ruolo da protagonista discreto
Roma non cerca visibilità, ma influenza. In un contesto multilaterale complesso, la capacità di mediazione e di proposta può fare la differenza.
Il Board of Peace rappresenta per l’Italia un banco di prova della propria proiezione internazionale.















