Prima la rissa al parco Margherita Hack, poi l’agguato mortale un’ora dopo: fermato un 17enne, la famiglia chiede giustizia
La morte di Hamza Salama, 20 anni, ha sconvolto la città di Crema, dove il giovane è stato ucciso con estrema violenza nella notte di Pasquetta. Colpito prima a sprangate e poi accoltellato, è morto poco dopo il ricovero in ospedale, intorno alle 23. Un delitto brutale che, secondo quanto emerso, sarebbe maturato al termine di una tensione già esplosa poche ore prima.
Il delitto di Crema si è consumato nel quartiere San Bernardino, in via Brescia, dove il ragazzo è stato raggiunto dal suo aggressore. La famiglia e gli amici lo descrivono come un giovane tranquillo, lontano da qualsiasi contesto pericoloso: «Era buono e senza nemici», ripetono.
La rissa al parco prima dell’omicidio
Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto sarebbe iniziato intorno alle 21:30 al parco Margherita Hack, dove tra Hamza Salama e il presunto aggressore sarebbe scoppiata una violenta lite.
Calci e pugni, un confronto acceso che sembrava essersi concluso senza conseguenze gravi. I due si sarebbero allontanati, lasciando pensare che l’episodio fosse finito lì.
L’agguato un’ora dopo in via Brescia
Circa un’ora più tardi, però, i due si sono ritrovati faccia a faccia. Questa volta il 17enne era armato. Prima una spranga, poi un coltello.
L’aggressione è stata estremamente violenta. Il giovane è stato colpito più volte, fino al colpo finale che si è rivelato fatale. Dopo l’attacco, l’aggressore si è dato alla fuga.
Il fermo del 17enne e l’accusa di omicidio aggravato
I carabinieri hanno individuato in poche ore il presunto responsabile: un 17enne di origine marocchina, fermato a casa del fratello a Sergnano, a pochi chilometri da Crema.
Il giovane è ora detenuto nel carcere minorile Beccaria di Milano. L’accusa nei suoi confronti è di omicidio volontario aggravato, in attesa della convalida del fermo.
Le indagini tra videosorveglianza e armi scomparse
Le indagini si basano anche sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza, che avrebbero ripreso parte della fuga del 17enne. Proprio grazie a questi elementi gli investigatori sono riusciti a ricostruire le fasi precedenti all’omicidio.
Restano però ancora da trovare le armi utilizzate, che il giovane avrebbe abbandonato durante la fuga. Un elemento fondamentale per completare il quadro probatorio.

Il movente: regolamento di conti tra giovani
Gli inquirenti non hanno molti dubbi sulla natura dell’episodio. Si tratterebbe di un regolamento di conti, maturato dopo tensioni già esistenti tra i due.
Il movente preciso resta ancora da chiarire, ma è evidente che il delitto non sia stato improvviso. La rissa al parco rappresenterebbe solo l’ultimo episodio di un conflitto più lungo.
Il dolore della famiglia: “Non aveva nemici”
I familiari di Hamza Salama chiedono rispetto e giustizia. Il giovane viene descritto come una persona tranquilla, senza legami con ambienti pericolosi.
«Non aveva mai fatto nulla di male e non aveva nemici», ribadiscono. Un messaggio chiaro, rivolto anche a chi in queste ore potrebbe avanzare ipotesi o speculazioni.
Lo choc della comunità e la paura nel quartiere
La morte del 20enne ha avuto un forte impatto sulla comunità locale. Il ragazzo era conosciuto nel quartiere, dove viveva con la famiglia, descritta come ben integrata.
Tra i residenti cresce la preoccupazione. Alcuni parlano apertamente di una zona diventata difficile, chiedendo maggiore sicurezza e interventi concreti.
Le reazioni politiche e la richiesta di sicurezza
Il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi, ha espresso cordoglio per la famiglia della vittima. Tuttavia, dalle opposizioni arrivano richieste più incisive.
Secondo alcuni esponenti politici, non bastano più le parole: serve un rafforzamento dei controlli e una maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle aree più critiche della città.
Gli elementi chiave su cui si concentrano le indagini
Gli investigatori stanno lavorando su diversi aspetti:
- la dinamica completa dell’aggressione
- il movente preciso
- il rapporto tra vittima e aggressore
- il ritrovamento delle armi
- l’analisi delle immagini di videosorveglianza
Sono questi i punti su cui si gioca la ricostruzione definitiva del delitto.















