Guerra Iran, nuovi raid su Beirut e Teheran. L’Idf entra nel sud del Libano, Trump: “Presto grande ondata”

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Raid su Beirut notte 2026
Fumo e esplosioni a Beirut dopo i nuovi raid nel quarto giorno di guerra.
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Il confitto entra nel quarto giorno e si allarga ulteriormente. Nuovi raid colpiscono Beirut e Teheran, mentre l’esercito israeliano annuncia incursioni via terra nel sud del Libano. Gli Stati Uniti promettono una risposta dopo l’attacco con droni contro l’ambasciata americana a Riad, andata in fiamme, e la morte di sei militari statunitensi.

La regione è ormai teatro di un’escalation che coinvolge direttamente Iran, Israele, Stati Uniti e diversi Paesi del Golfo.

L’Idf entra nel Libano meridionale

Secondo il portavoce dell’esercito israeliano, le Idf sono entrate via terra nel Libano meridionale, conquistando “diversi punti strategici nelle vicinanze”. Parallelamente proseguono i raid aerei contro obiettivi ritenuti legati a Hezbollah.

Media regionali riferiscono che l’esercito libanese si sarebbe ritirato da almeno sette posizioni lungo il confine con Israele. Intanto l’Unifil, la forza Onu in Libano, ha disposto l’evacuazione del personale non essenziale dal sud del Paese.

Raid e operazioni in Iran

Fonti arabe riportano che nella notte Israele avrebbe condotto un’operazione di terra in Iran con il coinvolgimento del Mossad e di forze speciali. Le informazioni non sono state ufficialmente confermate da Tel Aviv.

Le immagini satellitari diffuse dalla società di intelligence Vantor mostrano danni significativi all’impianto nucleare di Natanz, il principale centro di arricchimento dell’uranio iraniano. Washington e Tel Aviv parlano di colpi mirati contro infrastrutture strategiche.

L’attacco all’ambasciata Usa e la risposta americana

A Riad l’ambasciata americana è stata colpita da droni ed è andata in fiamme. Sei soldati statunitensi sono morti. La Casa Bianca ha promesso una ritorsione.

Il presidente Donald Trump, parlando dalla Casa Bianca, non ha escluso l’invio di truppe di terra in Iran. “Siamo i migliori del mondo e faremo tutto il necessario per raggiungere i nostri obiettivi”, ha dichiarato, aggiungendo che “in un’ora è stata eliminata la leadership iraniana” e che è in arrivo una “grande ondata”.

Washington invita i cittadini americani a lasciare immediatamente i Paesi del Medio Oriente.

Teheran: “Non negozieremo”

L’Iran non arretra. Il capo della sicurezza iraniana Ali Larijani ha ribadito che Teheran “non negozierà” con gli Stati Uniti.

La Guardia rivoluzionaria ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale. Gli Stati Uniti hanno però smentito che il passaggio sia stato effettivamente bloccato.

Nelle ultime ore i Pasdaran hanno rivendicato un attacco contro una base americana in Bahrein, sostenendo di aver distrutto il quartier generale con 20 droni e tre missili. Il portavoce Mohammad Ali Naeini ha parlato di 650 soldati Usa uccisi o feriti nei primi due giorni di guerra, numeri che non trovano al momento conferma indipendente.

La Francia mobilita i Rafale

La Francia ha mobilitato i propri caccia Rafale di stanza ad Abu Dhabi per garantire la sicurezza delle installazioni francesi negli Emirati Arabi Uniti, dopo l’impatto di un drone iraniano su una base dove sono presenti militari francesi.

Parigi ha confermato che i velivoli sono impegnati in operazioni di messa in sicurezza dello spazio aereo.

Italiani bloccati nel Golfo

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la partenza da Abu Dhabi di circa 200 studenti italiani che partecipavano a un corso a Dubai. Nelle scorse ore sono rientrati i primi connazionali bloccati nella regione.

La Farnesina parla di una situazione “complessa”, con decine di migliaia di italiani che si trovano in diverse aree del Medio Oriente.

Una guerra sempre più regionale

Tra incursioni terrestri, raid aerei, attacchi a basi militari e minacce sullo Stretto di Hormuz, il conflitto assume dimensioni sempre più ampie.

L’eventuale ingresso di truppe di terra americane o israeliane in Iran rappresenterebbe un salto di qualità destinato a cambiare radicalmente lo scenario.

Per ora il fronte resta multiplo: Libano, Iran, Golfo Persico, Arabia Saudita. Ma la sensazione è che la guerra abbia superato la fase degli attacchi mirati per entrare in una dinamica di scontro aperto e diffuso.

Il Medio Oriente è sull’orlo di un conflitto regionale totale.

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