Nuova escalation nella notte: l’Iran colpisce Israele e rivendica attacchi contro infrastrutture energetiche. Raid israeliani su Teheran e interventi Usa in Iraq
Nuova escalation nel conflitto tra Iran e Israele: una pioggia di missili ha colpito Tel Aviv, causando almeno sei feriti e danni nel centro della città.
In sintesi: l’attacco iraniano segna un salto di tensione, mentre Israele risponde con raid mirati e gli Stati Uniti colpiscono milizie filo-Teheran in Iraq.
I missili iraniani colpiscono Israele e superano le difese
L’attacco è avvenuto nelle prime ore del mattino, quando l’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili verso Israele.
Secondo la televisione di Stato iraniana, alcuni ordigni avrebbero attraversato i sistemi di difesa israeliani, colpendo edifici nel nord del Paese e causando esplosioni avvertite anche a Gerusalemme.
A Tel Aviv, almeno un missile con una testata da circa 100 chilogrammi ha provocato ingenti danni e diversi feriti, alimentando i timori su una possibile vulnerabilità dello scudo difensivo.

La risposta di Israele: raid mirati e obiettivi militari
La reazione israeliana è stata immediata.
Le forze armate hanno avviato operazioni contro lanciatori di missili e infrastrutture militari nell’Iran occidentale, intensificando i raid nelle ore successive all’attacco.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la capacità offensiva iraniana e prevenire ulteriori lanci.
Teheran accusa: «Colpite le nostre infrastrutture energetiche»
Parallelamente, l’Iran denuncia attacchi statunitensi e israeliani contro il proprio settore energetico.
Secondo i media locali, nella provincia di Isfahan sarebbe stato colpito:
- un edificio dell’amministrazione del gas naturale
- una stazione di riduzione della pressione
A Khorramshahr, invece, sarebbe stato preso di mira un gasdotto collegato a una centrale elettrica.
Non si registrano vittime, ma gli attacchi vengono letti come un tentativo di colpire infrastrutture strategiche.
Raid Usa in Iraq e tensioni globali
Il conflitto si allarga anche oltre i confini diretti.
Un raid attribuito agli Stati Uniti nell’ovest dell’Iraq ha causato la morte di 15 miliziani filo-iraniani, aumentando ulteriormente la tensione nella regione.
Nel frattempo, anche la Corea del Nord entra nello scenario geopolitico, con Kim Jong-un che ribadisce che Pyongyang non rinuncerà alle armi nucleari, accusando Washington di “terrorismo di Stato”.
Cosa può succedere ora
La situazione resta estremamente instabile.
L’intensificarsi degli attacchi tra Iran e Israele, unito al coinvolgimento diretto degli Stati Uniti e alle tensioni globali, fa temere una escalation su scala più ampia.
Le prossime ore saranno decisive per capire se il conflitto resterà circoscritto o se si allargherà ulteriormente, coinvolgendo nuovi attori e nuovi fronti.















