Il conflitto si allarga e tocca direttamente il Regno Unito. Nella notte un drone di fabbricazione iraniana ha colpito la base della Royal Air Force di Akrotiri, a Cipro, poche ore dopo il via libera di Londra all’utilizzo delle proprie installazioni militari da parte degli Stati Uniti per operazioni difensive contro siti missilistici iraniani.
Secondo il ministero della Difesa britannico, l’attacco ha provocato danni limitati e nessuna vittima. Il livello di protezione delle forze dispiegate nella regione è stato però innalzato al massimo.
È il primo attacco diretto a un’infrastruttura militare britannica dall’inizio dell’escalation.
Il via libera di Londra e la risposta immediata
Il premier Keir Starmer aveva confermato poche ore prima che il Regno Unito avrebbe consentito agli Stati Uniti l’utilizzo di basi britanniche per colpire siti missilistici iraniani con finalità «specifiche e limitate» di difesa.
Downing Street ha ribadito che Londra «non è coinvolta negli attacchi contro l’Iran» e non partecipa ad azioni offensive. La decisione viene inquadrata nella cornice della legittima difesa collettiva, con l’obiettivo di proteggere cittadini e militari britannici.
Secondo indiscrezioni, Washington potrebbe utilizzare la base di RAF Fairford e quella di Diego Garcia per eventuali operazioni contro infrastrutture missilistiche iraniane.
Il presidente americano Donald Trump aveva già avvertito che l’uso di tali installazioni «potrebbe essere necessario» in caso di mancato accordo con Teheran.
La notte dell’attacco
Il drone, identificato come uno Shahed, ha colpito la Royal Air Force Station di Akrotiri intorno alla mezzanotte locale. Le autorità hanno immediatamente diramato un’allerta ai residenti invitandoli a rimanere nelle abitazioni.
L’amministrazione delle basi sovrane britanniche ha disposto la dispersione temporanea del personale non essenzialecome misura precauzionale. Nessuna evacuazione è stata richiesta per il vicino villaggio di Akrotiri e le altre strutture sull’isola continuano a operare.
Il presidente cipriota Nikos Christodoulides ha confermato la natura dell’attacco, precisando che Cipro «non partecipa in alcun modo a operazioni militari».

Escalation nel terzo giorno di guerra
L’attacco alla base britannica si inserisce nel terzo giorno consecutivo di ostilità in Medio Oriente, dopo l’offensiva coordinata di Stati Uniti e Israele contro la leadership e le infrastrutture militari iraniane.
Teheran ha risposto colpendo obiettivi legati alla presenza militare americana in Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Iraq, ampliando il raggio del conflitto.
L’attacco ad Akrotiri segna però un salto di qualità: un’infrastruttura militare di un Paese europeo viene colpita direttamente.
Il ruolo del Regno Unito
Londra insiste nel distinguere tra supporto logistico e partecipazione attiva ai raid offensivi. Downing Street sottolinea che il contributo britannico è limitato a operazioni difensive mirate a neutralizzare siti missilistici «alla fonte».
Tuttavia, il colpo alla base di Cipro mostra quanto sottile sia la linea tra supporto e coinvolgimento diretto.
L’innalzamento del livello di allerta indica che il Regno Unito considera concreto il rischio di ulteriori ritorsioni.
Uno scenario in espansione
Il Medio Oriente vive ore di estrema tensione. Con basi americane nel mirino, raffinerie colpite e ora una struttura britannica attaccata, la guerra assume un carattere regionale.
La domanda centrale è se Londra manterrà il proprio ruolo limitato al supporto difensivo o se l’escalation costringerà il Regno Unito a un coinvolgimento più diretto.
Per ora il bilancio è contenuto. Ma il segnale politico è forte.
La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti non resta confinata. Tocca l’Europa.















