Domenico, bambino morto dopo il trapianto fallito: gli indagati salgono a sette, la Procura chiede l’incidente probatorio

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La Procura di Napoli amplia l’inchiesta sul trapianto di cuore eseguito al piccolo Domenico.
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L’inchiesta sulla morte di Domenico entra in una fase decisiva. A quasi due mesi dal trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso e a pochi giorni dal decesso del bambino, la Procura di Napoli amplia il perimetro delle responsabilità ipotizzate e punta a cristallizzare le prove.

Gli indagati passano da sei a sette. Alla prima tranche si è aggiunta una dirigente medico dell’ospedale Monaldi di Napoli. L’ipotesi di reato formulata allo stato dai magistrati è omicidio colposo in concorso.

Parallelamente, è stata presentata richiesta di incidente probatorio al giudice per le indagini preliminari. La decisione è attesa nei prossimi giorni e potrebbe segnare una svolta nella ricostruzione tecnico-giuridica della vicenda.

L’incidente probatorio e la verifica delle linee guida

Con l’incidente probatorio la Procura intende fissare in modo definitivo gli elementi tecnici dell’indagine. Non si tratta di un semplice approfondimento, ma di un accertamento anticipato che consente di cristallizzare prove destinate ad avere peso nel futuro dibattimento.

Ai consulenti tecnici verrà chiesto di verificare la corretta applicazione delle linee guida in tutte le fasi della procedura: dal prelievo dell’organo al trasporto, fino al trapianto eseguito al Monaldi.

L’attenzione si concentrerà sulle condizioni dell’organo cardiaco al momento dell’impianto, sull’adeguatezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche e sulla corretta esecuzione dell’intervento in relazione ai tempi di arrivo dell’equipe di espianto in sala operatoria.

L’obiettivo è ricostruire in modo puntuale l’intera catena decisionale e operativa.

Il nodo del trasporto dell’organo

Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda le modalità di conservazione del cuore durante il trasferimento da Bolzano a Napoli.

Secondo quanto emerso nelle prime verifiche, nel contenitore destinato al trasporto sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale impiegato per mantenere l’organo in stato di ipotermia controllata.

Il ghiaccio secco raggiunge temperature molto più basse rispetto a quelle normalmente previste dai protocolli di conservazione. Gli inquirenti dovranno accertare se tale scelta abbia compromesso l’integrità del muscolo cardiaco prima dell’impianto.

Sarà compito dei consulenti stabilire se vi sia stata una violazione delle procedure o un errore materiale nella fase preparatoria.

Le tempistiche dell’intervento al Monaldi

Altro aspetto oggetto di approfondimento riguarda la gestione dei tempi chirurgici al Monaldi.

Gli investigatori dovranno chiarire chi fosse responsabile della verifica delle condizioni dell’organo prima dell’espianto del cuore malato di Domenico e chi avesse il potere decisionale finale sulla prosecuzione dell’intervento.

Si dovrà valutare se, alla luce delle condizioni dell’organo ricevuto, vi fossero margini per sospendere o riconsiderare l’operazione.

La ricostruzione temporale degli eventi rappresenta uno snodo fondamentale dell’inchiesta.

La posizione della Procura e la richiesta della famiglia

L’ipotesi attualmente contestata resta quella di omicidio colposo in concorso, configurabile in presenza di negligenza, imprudenza o imperizia.

Il legale della famiglia di Domenico, l’avvocato Francesco Petruzzi, ha tuttavia chiesto un aggravamento dell’imputazione in omicidio volontario con dolo eventuale, qualificazione giuridica più grave che presuppone l’accettazione consapevole del rischio di un evento letale.

Sarà l’autorità giudiziaria a valutare se vi siano elementi per sostenere una simile impostazione.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e tutte le persone coinvolte devono considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

Le presunte lacune nella documentazione clinica

Ulteriore elemento segnalato dalla difesa riguarda la documentazione sanitaria.

Secondo il legale, nella cartella clinica mancherebbe il diario di perfusione, ossia il tracciato della circolazione extracorporea che consentirebbe di individuare con precisione il momento in cui è stato espiantato il cuore di Domenico prima dell’impianto dell’organo donato.

Sono stati inoltre sollevati dubbi sulla precisione del minutaggio delle fasi operatorie, ritenuto essenziale per una ricostruzione completa.

Il difensore ha annunciato l’intenzione di chiedere formalmente l’acquisizione integrale della documentazione.

La posizione di Bolzano

Dal versante altoatesino, l’assessore provinciale alla Salute ha espresso fiducia nell’operato del personale sanitario coinvolto nel prelievo e nel trasporto dell’organo.

Ha sottolineato l’esperienza maturata negli anni dal team e ha invitato ad attendere l’esito delle indagini prima di formulare valutazioni definitive.

Un caso complesso sotto il profilo medico-legale

La vicenda di Domenico presenta una complessità tecnica elevata. Coinvolge profili di cardiochirurgia pediatrica, protocolli di conservazione degli organi, responsabilità organizzative e decisioni cliniche prese in tempi ristretti.

L’eventuale ammissione dell’incidente probatorio consentirà di fissare dati tecnici fondamentali, riducendo il margine di incertezza nella ricostruzione dei fatti.

Le prossime settimane saranno decisive per comprendere se vi siano state responsabilità individuali, errori di sistema o una concatenazione di eventi non prevedibili.

La Procura prosegue gli accertamenti con l’obiettivo di ricostruire in modo completo e rigoroso quanto accaduto nel percorso che ha portato al trapianto e, infine, alla morte del piccolo Domenico.

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