Venezuela, Salini: “La deportazione di Maduro sembra concordata”

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Il dibattito politico internazionale sul caso Maduro.
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Il caso Venezuela continua a scuotere il dibattito politico internazionale e coinvolge direttamente anche l’Italia. Secondo Massimiliano Salini, vicepresidente del Partito Popolare Europeo ed esponente di Forza Italia, la deportazione dell’ex presidente Nicolás Maduro presenta elementi che lasciano spazio a più di un interrogativo.

Intervenendo in un dibattito pubblico, Salini ha sottolineato come le dinamiche che hanno portato all’allontanamento di Maduro dal potere appaiano tutt’altro che improvvisate.

La posizione dell’Italia e il linguaggio delle istituzioni

Secondo Salini, nel valutare la posizione italiana sul Venezuela è necessario distinguere tra il linguaggio formale delle istituzioni e la sostanza politica delle decisioni. In alcuni casi, ha spiegato, la politica è costretta a scegliere parole e tempi rapidi per rispondere a situazioni complesse, privilegiando la concretezza rispetto alla narrazione.

Questa esigenza, secondo l’esponente di Forza Italia, non deve però far perdere di vista il contesto più ampio in cui si inseriscono gli eventi venezuelani.

Il nodo del narcotraffico e il regime chavista

Salini ha riconosciuto che il tema del narcotraffico rappresenta un problema reale e strutturale legato al regime chavista. Tuttavia, a suo giudizio, questo aspetto non costituisce la principale ragione che giustifica quanto accaduto nelle ultime ore in Venezuela.

Dal 1999, ha ricordato, il Paese vive sotto un regime che reprime la volontà popolare. In questo arco di tempo, la comunità internazionale non è riuscita a mettere in campo un’azione efficace, anche a causa del diritto di veto esercitato da Cina e Russia all’interno delle Nazioni Unite.

Trump e la crisi delle organizzazioni internazionali

Nel ragionamento di Salini, l’intervento dell’amministrazione Donald Trump non rappresenta l’origine del problema, ma piuttosto la conseguenza di una crisi più profonda. Una crisi che riguarda il funzionamento stesso delle organizzazioni internazionali e la loro incapacità di incidere su situazioni di stallo politico e istituzionale.

Secondo il vicepresidente del Ppe, l’azione americana si inserisce in un vuoto lasciato da anni di immobilismo diplomatico.

Donald Trump
Donald Trump

“Deportazione concordata”, i dubbi sull’operazione

Il passaggio più delicato dell’intervento di Salini riguarda la modalità con cui si è svolta la deportazione di Maduro. I pochi minuti in cui l’operazione si è consumata, ha osservato, aprono numerosi interrogativi sulla possibilità che si sia trattato di una deportazione concordata.

A rafforzare questo sospetto contribuisce il fatto che, nei mesi precedenti, si fosse parlato di un processo accompagnato dall’entourage dello stesso Maduro. Un’ipotesi che oggi appare accantonata, mentre la principale figura dell’opposizione, Machado, non viene considerata un’opzione concreta nel nuovo scenario politico.

Un quadro ancora pieno di interrogativi

Le parole di Salini restituiscono l’immagine di una crisi tutt’altro che risolta. Il futuro del Venezuela resta appeso a equilibri fragili, in cui pesano tanto le scelte delle grandi potenze quanto le debolezze strutturali della governance internazionale.

Nel dibattito italiano ed europeo, il caso Maduro continua così a sollevare interrogativi su legalità, sovranità e ruolo delle istituzioni globali, lasciando aperta una riflessione che va ben oltre i confini del Paese sudamericano.

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