«Chiara Petrolini capace di intendere e volere»: la perizia spinge verso l’ergastolo

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Tribunale di Parma, processo Chiara Petrolini
Perizia psichiatrica su Chiara Petrolini
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La perizia psichiatrica disposta dalla Corte di assise di Parma segna una svolta decisiva nel processo a Chiara Petrolini, la 22enne accusata di aver ucciso e sepolto i suoi due figli neonati, partoriti a distanza di un anno l’uno dall’altro.

Secondo i consulenti nominati dal tribunale, la giovane era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Una valutazione che apre ora in modo concreto lo scenario della condanna all’ergastolo. La perizia esclude infatti qualsiasi patologia psichiatrica in grado di incidere sulla responsabilità penale dell’imputata.

La perizia psichiatrica: lucidità e consapevolezza

Le perite Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli hanno analizzato il profilo psicologico della giovane senza riscontrare disturbi mentali tali da compromettere la sua capacità di comprendere e controllare le proprie azioni.

La relazione parla di lucidità, consapevolezza e piena imputabilità. Chiara Petrolini, secondo i consulenti, era in grado di capire il disvalore delle proprie condotte e di autodeterminarsi. La Corte la ritiene anche capace di stare in giudizio, escludendo dunque ogni ipotesi di vizio di mente.

Imputabilità piena, ma profilo fragile

Pur confermando la totale imputabilità, la perizia descrive Chiara Petrolini come un soggetto immaturo e fragile, con caratteristiche personali che richiederebbero un percorso terapeutico strutturato.

Le perite sottolineano come il suo profilo psicologico sia più vicino, per dinamiche emotive e sviluppo, a quello di una persona molto giovane. Una fragilità che, però, non attenua la responsabilità penale e non incide sulla valutazione giuridica dei fatti contestati.

La difesa perde un punto chiave

Le conclusioni della perizia smontano uno dei principali pilastri della strategia difensiva. I legali avevano puntato sulla possibilità di una compromissione psichica capace di ridurre o escludere la responsabilità dell’imputata.

Il giudizio tecnico dei consulenti della Corte va invece nella direzione opposta. Con la conferma della piena capacità di intendere e di volere, il processo entra ora nella sua fase più delicata, quella che porterà alla richiesta di pena.

Il rischio ergastolo diventa concreto

Con l’imputabilità piena accertata, la 22enne rischia ora la pena dell’ergastolo. Le accuse sono tra le più gravi previste dall’ordinamento, legate all’uccisione dei due neonati e all’occultamento dei corpi.

La perizia rafforza la posizione dell’accusa e riduce drasticamente gli spazi per eventuali attenuanti legate alla capacità mentale. La valutazione finale spetterà comunque alla Corte, che dovrà tenere conto di tutti gli elementi emersi nel dibattimento.

Le prossime tappe del processo

Il calendario processuale è già definito. Sono previste:

  • 13 marzo: discussione e requisitoria dei magistrati della Procura di Parma
  • 27 marzo: arringa della difesa, eventuali repliche e interventi delle parti civili

Dopo queste fasi, il procedimento entrerà nella sua conclusione naturale. La sentenza di primo grado è attesa entro l’estate.

Un processo che segna l’opinione pubblica

Il caso di Chiara Petrolini ha scosso profondamente l’opinione pubblica per la sua drammaticità e per la giovane età dell’imputata. La perizia psichiatrica rappresenta uno snodo centrale, perché chiarisce in modo netto il quadro della responsabilità penale.

Ora il processo si avvia verso il verdetto, con una prospettiva che, alla luce degli atti, appare sempre più severa.

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