Spara e uccide pusher, Carmelo Cinturrino chiede scusa dopo l’omicidio a Rogoredo: «Ho tradito la divisa»

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Carmelo Cinturrino agente Polizia Rogoredo
L’assistente capo fermato per l’omicidio a Rogoredo.
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Carmelo Cinturrino rompe il silenzio dal carcere di San Vittore e ammette l’errore. L’assistente capo della Polizia fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri a Rogoredo, Milano, affida al suo avvocato parole di pentimento: «Ho sbagliato. Dovevo essere quello che faceva osservare la legge».

Carmelo Cinturrino si prepara a comparire davanti al giudice per le indagini preliminari per la convalida del fermo. Nel frattempo, attraverso il legale Piero Porciani, chiede scusa «a tutte le persone che indossano la divisa». Parole che pesano, pronunciate mentre l’inchiesta giudiziaria entra nel vivo.

Carmelo Cinturrino è al centro di un caso che scuote le istituzioni e riapre il dibattito sul ruolo e sulla responsabilità delle forze dell’ordine. L’omicidio contestato è avvenuto a Rogoredo, quartiere milanese noto per lo spaccio, dove la vittima, Abderrahim Mansouri, è stata colpita mortalmente.

Le scuse dal carcere di San Vittore

«Ho tradito la loro fiducia». È questa la frase che sintetizza il senso delle dichiarazioni rese dall’agente tramite il suo difensore.

L’avvocato Porciani ha spiegato che il suo assistito è «triste e pentito di quello che ha fatto». Ha aggiunto che sia lui sia la madre «sono andati a pregare in Chiesa», anche per la vittima.

Un gesto che la difesa presenta come segno di profondo turbamento.

L’interrogatorio davanti al gip

L’assistente capo comparirà davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia e la convalida del fermo.

Sarà un passaggio decisivo. Il gip dovrà valutare la legittimità del fermo e le esigenze cautelari.

L’indagine mira a chiarire la sequenza degli eventi, le motivazioni dello sparo e i comportamenti successivi.

La versione della difesa

Secondo quanto riferito dall’avvocato, Cinturrino «ha sparato perché aveva paura».

La difesa sostiene che la situazione sarebbe degenerata rapidamente e che l’agente avrebbe reagito in uno stato di forte tensione.

«Quello che ha fatto dopo lo sappiamo tutti, è stato un errore», ha aggiunto il legale, riferendosi alla presunta messinscena della pistola.

Il nodo della pistola nello zaino

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la presenza di un’arma nello zaino della vittima.

L’avvocato ha spiegato che la pistola «era in quello zaino da qualche tempo» e che un collega, incaricato di recuperarlo in commissariato, «non poteva non sapere».

Un elemento che sarà oggetto di approfondimento investigativo.

«Non ha mai preso un centesimo»

Il difensore ha inoltre precisato che l’assistente capo «non ha mai preso un centesimo da nessuno».

Un’affermazione che mira a escludere ipotesi di coinvolgimento in attività illecite diverse dall’episodio contestato.

La linea difensiva punta a circoscrivere il fatto a un errore grave, ma isolato.

Il peso delle parole del Capo della Polizia

Il caso ha suscitato reazioni istituzionali immediate.

Il prefetto Vittorio Pisani ha espresso parole dure sulla vicenda. L’avvocato Porciani ha commentato: «Che Cinturrino venga cacciato sono d’accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga».

Una distinzione netta tra errore e criminalità, che tuttavia dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie competenti.

Un caso che scuote la Polizia

Quando un appartenente alle forze dell’ordine è coinvolto in un omicidio, l’impatto non è solo giudiziario.

La fiducia dei cittadini nelle istituzioni si fonda sulla legalità e sulla trasparenza.

Le scuse pubbliche di Cinturrino aprono una dimensione morale che si affianca a quella penale.

Rogoredo e il contesto dello spaccio

Rogoredo è da anni uno dei punti più critici di Milano per quanto riguarda lo spaccio di droga.

La presenza di pusher e il degrado dell’area hanno generato numerosi interventi di polizia.

L’episodio si inserisce in un contesto di forte tensione sociale.

Le possibili conseguenze giudiziarie

L’inchiesta dovrà stabilire se lo sparo sia stato frutto di legittima difesa, eccesso colposo o altra ipotesi di reato.

Ogni elemento sarà vagliato: traiettoria del proiettile, distanza, eventuali testimoni, ricostruzione temporale.

La convalida del fermo rappresenta solo il primo passo di un percorso giudiziario complesso.

La linea tra errore e responsabilità

La vicenda solleva interrogativi profondi.

Un agente che ammette di aver sbagliato può chiedere perdono sul piano umano. Ma sul piano penale sarà la magistratura a decidere.

La divisa sotto esame

Il caso Cinturrino riporta al centro un tema delicato: la responsabilità individuale di chi indossa la divisa.

Le forze dell’ordine operano in contesti difficili. Tuttavia, proprio per questo, il rispetto della legge deve essere assoluto.

Le scuse pronunciate dall’assistente capo non cancellano i fatti. Rappresentano però un elemento che entrerà nella valutazione complessiva della vicenda.

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