Bimbo trapiantato, la mamma del piccolo Domenico: «Non ci sono più speranze, iniziamo la terapia del dolore». Le lacrime del padre

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Fiaccolata Nola per Domenico
La comunità si stringe attorno alla famiglia.
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La parola più difficile è arrivata.
Dopo settimane di attesa, consulti, speranze e preghiere, la famiglia del piccolo Domenico ha scelto di avviare la terapia del dolore.

«Non ci sono più speranze» ha detto la madre, Patrizia, annunciando l’avvio della Pianificazione Condivisa delle Cure presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Una decisione maturata dopo l’ultimo parere medico e comunicata pubblicamente attraverso il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi.

«Non è eutanasia – ha voluto precisare – ma una procedura che serve a evitare l’accanimento terapeutico».

L’avvio della Pianificazione Condivisa delle Cure

La famiglia ha presentato istanza per la Pianificazione Condivisa delle Cure (Pcc), istituto previsto dalla normativa italiana che consente di concordare con l’equipe sanitaria il percorso terapeutico nelle situazioni cliniche irreversibili.

Il Monaldi ha accolto la richiesta. Il primo accesso del percorso terapeutico è stato avviato.

«Iniziamo le procedure per alleviare il dolore di mio figlio» ha dichiarato la madre. La scelta è arrivata dopo che un medico legale di parte ha escluso la possibilità di ulteriori margini terapeutici, anche all’estero.

La terapia del dolore non anticipa la morte. Serve a evitare sofferenze in presenza di un quadro clinico considerato irreversibile.

Il dramma di un padre

Accanto al linguaggio formale delle procedure mediche c’è la voce spezzata di un padre.

Durante una trasmissione televisiva, l’uomo ha raccontato il vuoto lasciato dalla malattia del figlio.

«La mattina quando mi svegliavo e andavo a lavorare mi diceva “ciao papà”. Mi manca giocare con lui, mi manca il suo sorriso, mi manca tutto di mio figlio».

L’ultimo ricordo nitido è quello del ricovero. «L’ultima volta che l’ho visto è stato quando l’abbiamo portato in ospedale. L’hanno preso e non l’ho visto più».

Parole che restituiscono il lato umano di una vicenda che ha commosso l’intero Paese.

L’inchiesta si allarga

Mentre si avvia il percorso di accompagnamento terapeutico, prosegue l’inchiesta giudiziaria.

Attualmente gli indagati sono sei, tutti operanti a Napoli, ma il numero potrebbe aumentare. L’attenzione si concentra anche su quanto avvenuto a Bolzano, dove il cuore destinato al trapianto era stato prelevato lo scorso 23 dicembre.

Due i punti centrali dell’indagine.

Il primo riguarda l’utilizzo del ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo. Secondo quanto emerso dalle verifiche interne, l’uso di ghiaccio a temperature estremamente basse avrebbe compromesso il muscolo cardiaco.

Il secondo nodo riguarda la tempistica dell’intervento al Monaldi: chi doveva verificare le condizioni dell’organo prima dell’espianto del cuore malato? Chi doveva coordinare la sequenza operatoria?

Gli inquirenti stanno valutando anche la possibilità che vengano iscritti nuovi nomi nel registro degli indagati.

I dubbi sulle alternative terapeutiche

Un altro interrogativo riguarda l’eventuale utilizzo di un dispositivo di assistenza ventricolare (Vad), alternativa all’Ecmo.

Secondo alcune ricostruzioni, un supporto diverso avrebbe potuto evitare i danni progressivi che hanno reso impossibile il secondo trapianto. Anche questo aspetto rientra nel quadro degli accertamenti.

Le indagini sono ancora nella fase preliminare e serviranno a chiarire eventuali responsabilità.

La fiaccolata e la preghiera

Intanto la comunità continua a stringersi attorno alla famiglia.

A Nola oltre cento persone hanno partecipato a una fiaccolata con palloncini a forma di cuore e uno striscione con la scritta «Per il nostro guerriero». La pioggia ha trasformato il corteo in un momento di preghiera nel duomo cittadino.

Un’altra celebrazione si era tenuta in mattinata nella parrocchia Maria Santissima della Stella.

La vicenda di Domenico ha attraversato l’Italia intera. Ora resta il silenzio di una scelta dolorosa, maturata nel tentativo di proteggere un figlio dalla sofferenza.

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