Il conflitto si allarga e il Medio Oriente brucia su più fronti. Nel secondo giorno di guerra contro l’Iran, Israele non esclude un’invasione di terra nel sud del Libano contro Hezbollah. La minaccia arriva da una fonte della sicurezza israeliana che parla di un’operazione «ampia e completa» e senza immunità «per nessun politico o figura militare».
Mentre l’asse Teheran–Hezbollah risponde con missili e droni, le capitali della regione registrano esplosioni, lo spazio aereo si svuota e le grandi compagnie sospendono i voli. La guerra non è più confinata all’Iran.
Israele prepara il fronte libanese
Nella notte l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi nel sud del Libano dopo il lancio di razzi e droni verso il nord di Israele. Secondo il governo libanese, gli attacchi avrebbero causato almeno 31 morti e oltre 140 feriti.
Una fonte della sicurezza israeliana ha dichiarato che la nuova offensiva contro Hezbollah «potrebbe includere un’invasione di terra». Parole che segnano un salto di qualità nello scontro e aprono lo scenario di una guerra su due fronti.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha alzato ulteriormente il tono, indicando il leader di Hezbollah Naim Qassem come «un bersaglio da eliminare», evocando lo stesso destino di Ali Khamenei.
Missili, droni e città sotto allarme
Esplosioni sono state avvertite a Gerusalemme, Tel Aviv e in diverse capitali del Golfo. L’esercito israeliano ha confermato nuovi lanci di missili iraniani e l’attivazione delle difese aeree.
Il Bahrein ha annunciato una vittima negli attacchi iraniani. L’Iran, dal canto suo, rivendica di aver colpito la base aerea Ali Al Salem in Kuwait e imbarcazioni nell’Oceano Indiano settentrionale con 15 missili da crociera.
La guerra si muove per cerchi concentrici.

Arabia Saudita e il nodo energetico
Un drone ha preso di mira la raffineria di Ras Tanura, uno dei principali hub petroliferi sauditi con una capacità di 550.000 barili al giorno. Le autorità hanno dichiarato di aver abbattuto il velivolo, ma l’episodio riporta il conflitto sul terreno energetico.
Il rischio è immediato: qualsiasi interruzione significativa della produzione o delle esportazioni potrebbe far schizzare i prezzi del greggio e innescare una nuova crisi globale.
Spazio aereo chiuso: la più grande interruzione dai tempi del Covid
La guerra ha provocato la più vasta interruzione mondiale del traffico aereo dai tempi della pandemia. Oltre 19.000 voli risultano in ritardo e più di 2.600 cancellati.
Iran, Iraq, Israele, Siria, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno chiuso o limitato lo spazio aereo. Compagnie come Emirates, Etihad, Lufthansa, Air France, British Airways e Turkish Airlines hanno sospeso collegamenti verso le principali città dell’area.
Lufthansa, che include Ita Airways, ha cancellato i voli da e per Tel Aviv, Beirut, Amman ed Erbil fino al 7 marzo. Il traffico globale ne risente in modo massiccio.
Trump: «Il conflitto potrebbe durare quattro settimane»
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di avere «tre ottime scelte» per la guida dell’Iran e ha prospettato un conflitto della durata di circa quattro settimane.
Secondo indiscrezioni, Stati Uniti e Israele avevano inizialmente pianificato l’attacco una settimana prima, poi rinviato per motivi operativi e di intelligence. I colloqui sul nucleare a Ginevra avrebbero rappresentato un’ultima finestra diplomatica.
L’Iran, però, ha respinto la proposta americana che prevedeva una moratoria decennale sull’arricchimento dell’uranio.

Teheran chiude alla diplomazia
Il capo del Consiglio supremo di sicurezza iraniano Ali Larijani ha dichiarato: «Non negozieremo con gli Stati Uniti». Una presa di posizione che segna la fine di qualsiasi spiraglio immediato di dialogo.
Anche il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha lanciato un allarme: «La situazione è molto preoccupante, non possiamo escludere un rilascio radiologico con gravi conseguenze».
Il rischio di escalation nucleare entra ufficialmente nel dibattito internazionale.
L’Italia prepara l’evacuazione
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito che in Iran si trovano meno di 500 italiani, quasi tutti residenti. L’ambasciata è pronta a organizzare evacuazioni verso l’Azerbaigian.
È stata convocata una riunione straordinaria con ambasciatori e consoli per valutare iniziative a tutela dei connazionali e delle imprese italiane attive nell’area.

Una regione sull’orlo del conflitto totale
Tra bombardamenti su Teheran, attacchi in Libano, droni sul Golfo e basi americane nel mirino, il conflitto si sta trasformando in una guerra regionale.
L’asse Iran–Hezbollah contro Israele e Stati Uniti ridisegna gli equilibri di sicurezza in Medio Oriente. La vera incognita resta la durata e l’eventuale coinvolgimento diretto di altri attori regionali.
Il secondo giorno di guerra segna già un punto di non ritorno. E l’ipotesi di un’invasione israeliana in Libano potrebbe trasformare una crisi in un conflitto esteso.















