Tre persone arrestate, 17 indagati a piede libero e beni aziendali per un valore complessivo di almeno 2 milioni di euro sottoposti a sequestro. È il bilancio dell’operazione condotta nelle prime ore di giovedì 22 ottobre dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Latina, tra Aprilia e Ferrara, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Roma.
Le accuse contestate, a vario titolo, comprendono estorsione, tentata estorsione, autoriciclaggio e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, con contestazioni aggravate dal metodo mafioso. Le misure cautelari sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della Procura distrettuale antimafia.
Tre arresti e sequestri per 2 milioni di euro
Due degli indagati raggiunti dalla misura cautelare sono stati condotti in carcere, mentre per il terzo sono stati disposti gli arresti domiciliari.
I militari hanno inoltre sequestrato i beni aziendali di due associazioni sportive dilettantistiche che gestiscono kartodromi ad Aprilia e Ferrara. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è stimato in almeno 2 milioni di euro. Il provvedimento ha riguardato anche i conti correnti intestati ai rispettivi proprietari.
Le perquisizioni hanno coinvolto altre 17 persone indagate e sono state estese a diverse regioni italiane, nell’ambito degli accertamenti sui presunti reati contestati.
I presunti legami con le cosche Alvaro e Gallace
L’indagine è partita nel novembre 2023, dopo una denuncia per tentata estorsione. Gli approfondimenti investigativi avrebbero consentito di ricostruire una serie di episodi illeciti e di delineare i presunti collegamenti tra alcuni indagati e ambienti della criminalità organizzata calabrese.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, tra le figure centrali ci sarebbe un uomo originario della Calabria, da tempo radicato sul litorale pontino e storicamente in rapporti con la cosca Alvaro di Sinopoli. L’uomo sarebbe stato inoltre in grado di inserirsi negli ambienti riconducibili alla cosca Gallace, attiva sul litorale romano.
Gli investigatori ipotizzano che le attività contestate fossero finalizzate anche ad agevolare gli interessi del gruppo criminale legato alla cosca Gallace.
Tentata estorsione per ottenere la gestione di una pista di kart a Latina
Uno degli episodi principali ricostruiti dagli inquirenti riguarda il presunto tentativo di estorsione ai danni del proprietario di una pista di kart a Latina.
Secondo l’ipotesi accusatoria, due degli arrestati avrebbero esercitato pressioni sul titolare per ottenere la cogestione dell’impianto sportivo. La richiesta avrebbe riguardato anche l’imposizione di una specifica marca di kart e minimoto da utilizzare nella struttura.
Le intimidazioni sarebbero state accompagnate da riferimenti alla vicinanza degli indagati con ambienti della ‘ndrangheta, facendo leva sulla forza intimidatrice attribuita al gruppo criminale.
Minacce e aggressioni a un lavoratore per ritirare una causa
Un altro filone dell’inchiesta riguarda un lavoratore che aveva avviato una causa di lavoro contro un’azienda presso cui era dipendente.
Quattro persone sarebbero state coinvolte nel presunto episodio estorsivo, anche se soltanto una di loro risulta destinataria della misura cautelare. Secondo la ricostruzione investigativa, il lavoratore sarebbe stato minacciato e aggredito con l’obiettivo di costringerlo ad abbandonare la vertenza contro l’azienda.
Anche in questa circostanza, stando agli elementi raccolti dagli investigatori, sarebbero stati richiamati i legami con il gruppo criminale calabrese di riferimento.
Droga nel kartodromo di Aprilia: i proventi investiti nelle attività sportive
Tra le contestazioni rivolte ai tre arrestati figura anche un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, con particolare riferimento alla cocaina.
Secondo gli inquirenti, il kartodromo di Aprilia sarebbe stato utilizzato come base logistica per lo smercio della droga e avrebbe rappresentato un punto centrale nell’organizzazione delle attività illecite.
Una parte consistente dei presunti proventi del narcotraffico sarebbe stata successivamente trasferita nell’economia legale e reinvestita nelle attività legate alla gestione di impianti sportivi.
In particolare, gli investigatori avrebbero ricostruito flussi di denaro destinati a sostenere e sviluppare la gestione di due piste di kart situate ad Acerra, in provincia di Napoli, e a Ferrara. Le attività sarebbero state condotte attraverso due associazioni sportive dilettantistiche.
Per il presunto investimento dei proventi illeciti nella struttura di Acerra viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.
L’inchiesta della DDA di Roma prosegue
L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo dell’indagine avviata nel 2023 dai carabinieri del Nucleo investigativo di Latina e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.
Gli accertamenti puntano a ricostruire i presunti rapporti tra le attività estorsive, il traffico di stupefacenti e il reinvestimento dei relativi proventi nella gestione di impianti sportivi.
Le accuse dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento giudiziario. Per tutte le persone coinvolte resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.









