L’uomo era ricoverato da febbraio dopo una violenta aggressione avvenuta nell’abitazione di famiglia a Castellammare di Stabia. Il fratello Luca è già in carcere e ora rischia l’accusa di omicidio
Dopo quattro mesi di ricovero e una lunga battaglia tra la vita e la morte, Daniele Cesarino è morto martedì mattina in ospedale. Aveva 51 anni. Da febbraio lottava contro le conseguenze delle gravissime ferite riportate durante una violenta aggressione avvenuta nell’abitazione di famiglia in via Martucci, nel rione San Marco di Castellammare di Stabia.
Per quella vicenda i carabinieri hanno già arrestato il fratello Luca Cesarino, 41 anni. L’uomo si trova nel carcere di Poggioreale dal 9 aprile scorso. La Procura di Torre Annunziata lo accusava di tentato omicidio. Dopo la morte di Daniele Cesarino, però, il quadro giudiziario potrebbe cambiare e trasformarsi in un’accusa di omicidio aggravato dai motivi abietti e futili.
Daniele Cesarino accusò il fratello prima di morire
Fin dalle prime ore successive all’aggressione, gli investigatori hanno nutrito dubbi sulla versione fornita ai sanitari.
Quando Daniele Cesarino arrivò al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo, il fratello raccontò che il 51enne era caduto accidentalmente in casa. Una ricostruzione che non convinse gli inquirenti.
Nonostante il grave trauma cranico e le condizioni disperate, Daniele Cesarino riuscì a parlare con i medici. Secondo quanto emerso dagli atti dell’inchiesta, raccontò di aver ricevuto diversi colpi e indicò nel fratello l’autore dell’aggressione. In particolare riferì di essere stato colpito con una sedia.
Gli investigatori ricostruirono inoltre che la violenza si sarebbe consumata davanti a tre minorenni presenti nell’abitazione.
Lite per l’eredità dietro l’aggressione
I carabinieri della compagnia di Castellammare di Stabia hanno lavorato per mesi insieme alla Procura di Torre Annunziata. Nel fascicolo sono confluiti messaggi, intercettazioni, testimonianze e documentazione medica.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la lite sarebbe scoppiata per motivi economici e per questioni ereditarie legate all’appartamento dei genitori defunti.
I due fratelli vivevano nella stessa casa e da tempo avrebbero avuto rapporti molto difficili. Gli investigatori ritengono che tensioni e contrasti si siano accumulati nel corso degli anni fino a sfociare nella brutale aggressione.
Daniele Cesarino temeva nuove violenze
L’inchiesta ha fatto emergere anche un precedente episodio avvenuto nel dicembre 2025.
In quell’occasione Daniele Cesarino finì in ospedale dopo un’altra aggressione. Alcuni familiari hanno riferito agli investigatori che il 51enne aveva manifestato forti preoccupazioni per la propria sicurezza e aveva espresso la volontà di denunciare quanto stava accadendo.
Durante l’interrogatorio di garanzia, assistito dall’avvocato Mariano Morelli, Luca Cesarino ha respinto ogni accusa. Ha sostenuto che il fratello fosse caduto durante una colluttazione e avesse battuto violentemente la testa.
Una versione che non ha convinto gli inquirenti e che resta al centro degli approfondimenti investigativi.

Le lettere dal carcere e gli accertamenti della Procura
Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno sequestrato alcune lettere che Luca Cesarino avrebbe inviato dal carcere ad alcuni parenti.
Secondo l’accusa, quelle missive contenevano indicazioni sulle dichiarazioni da rendere davanti ai magistrati. La Procura sta verificando attentamente il contenuto della corrispondenza.
Parallelamente gli esperti hanno analizzato alcune telecamere presenti nell’abitazione dove avvenne la lite. Gli accertamenti puntano a ricostruire ogni fase della vicenda e a consolidare il quadro probatorio.
Daniele Cesarino, disposta l’autopsia
Dopo la morte di Daniele Cesarino, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro della salma.
Nelle prossime ore verrà conferito l’incarico per l’autopsia. L’esame dovrà chiarire in modo definitivo il rapporto tra le lesioni riportate durante l’aggressione di febbraio e il decesso avvenuto dopo quattro mesi di ricovero.
L’esito dell’accertamento medico-legale potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per il futuro dell’inchiesta e per la possibile modifica del capo d’imputazione contestato al fratello della vittima.















