Domenico Caliendo, la dg del Monaldi rompe il silenzio: «Le dimissioni del responsabile, avevamo capito che qualcosa non andava»

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Domenico Caliendo
Accertamenti al Secondo Policlinico sul caso Domenico Caliendo.
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Dal cuore arrivato congelato alle responsabilità interne: la ricostruzione della direttrice apre nuovi scenari sul caso che ha scosso l’Italia

Il caso di Domenico Caliendo torna al centro del dibattito con nuovi elementi che rendono ancora più grave quanto accaduto. Non si tratta più solo di un errore tecnico, ma di una vicenda che solleva interrogativi profondi su tempi, responsabilità e gestione interna.

A parlare è la direttrice generale dell’Azienda dei Colli, Anna Iervolino, che rompe il silenzio e ricostruisce passaggi finora rimasti in secondo piano.

Il dato più sconvolgente resta uno: il cuore destinato al piccolo Domenico era inutilizzabile perché arrivato completamente congelato.

Ricostruzione dei fatti

Il 23 dicembre il bambino entra in sala operatoria per un trapianto che rappresenta l’unica possibilità di sopravvivenza.

Fuori, i genitori attendono per ore. Dentro, qualcosa si inceppa subito.

Le comunicazioni iniziali sono generiche. Si parla di un cuore che “non era partito” e del piccolo collegato alla macchina Ecmo. Nessuna spiegazione chiara, nessun dettaglio concreto.

La direttrice Iervolino racconta di aver percepito immediatamente un’anomalia, un clima diverso dal solito.

Poi arriva un passaggio che oggi appare decisivo. Il 29 dicembre il responsabile della parte cardiologica del trapianto si dimette.

Una scelta che, col senno di poi, assume un significato preciso e inquietante.

Il contesto della notizia

La verità emerge soltanto l’8 gennaio, sedici giorni dopo l’intervento.

Una relazione interna rivela il dettaglio più drammatico: il cuore era stato trasportato con ghiaccio secco non idoneo, trasformandosi in un blocco congelato.

Un errore che compromette completamente l’organo e rende impossibile il trapianto.

Secondo la direttrice, si tratta di una pratica che non dovrebbe mai essere utilizzata in ambito sanitario, perché distrugge i tessuti.

Ma c’è un elemento ancora più grave.

L’ospedale Monaldi disponeva già di tecnologie avanzate per il trasporto degli organi. Strumenti progettati proprio per evitare errori di questo tipo.

Eppure, il personale coinvolto nel percorso pediatrico non aveva completato la formazione necessaria per utilizzarli.

Le negligenze emerse

Il 9 gennaio viene avviato un audit interno che porta alla luce ulteriori criticità.

Dalle verifiche emerge che il ghiaccio utilizzato per il trasporto dell’organo sarebbe stato recuperato in un’officina ospedaliera.

Un dettaglio che rende ancora più grave quanto accaduto.

Il quadro complessivo evidenzia una serie di errori concatenati:

  • utilizzo di materiali non idonei
  • mancata formazione del personale
  • gestione approssimativa delle procedure
  • ritardi nella comunicazione

Non un singolo errore, ma una vera e propria catena di negligenze evitabili.

Reazioni e provvedimenti

Dopo la scoperta della verità, la direzione sanitaria ha adottato misure immediate.

Sono stati disposti:

  • sospensione dei medici coinvolti
  • revoca degli incarichi
  • attivazione di procedimenti disciplinari

Il reparto è stato profondamente segnato. Gli operatori sanitari sono descritti come sotto shock per quanto accaduto.

Per garantire la continuità delle cure, è stata attivata una collaborazione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, con presenza costante dei medici.

Cosa può succedere ora

Il caso Domenico Caliendo è destinato ad avere conseguenze importanti.

Sono in corso verifiche e accertamenti che potrebbero portare a sviluppi anche sul piano giudiziario.

Ma la questione va oltre il singolo episodio.

Si apre un tema più ampio:

  • sicurezza nei trapianti pediatrici
  • formazione del personale
  • gestione delle emergenze sanitarie

Il punto centrale resta uno: come sia stato possibile arrivare a un errore di questa portata senza che venisse individuato subito.

La direttrice Iervolino ha ribadito di aver trasmesso tutta la documentazione agli organi competenti.

Resta però il peso di una tragedia che segna profondamente.

La morte di Domenico Caliendo rischia di diventare un caso simbolo per l’intera sanità italiana.

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